Mafia Capitale, la Cassazione: è associazione mafiosa. Perché non sciolgono il Comune?

di REDAZIONEmafia capitale

Con il rigetto dei principali ricorsi presentati dagli indagati nell’inchiesta su mafia Capitale, resta in piedi l’impianto accusatorio delineato dalla Procura di Roma. I giudici della sesta sezione penale della Cassazione, presieduti da Antonio Agro’, hanno evidentemente condiviso la decisione dei pm romani di contestare ad alcuni degli indagati il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Le motivazioni della decisione  saranno depositate entro un mese.

Restano in carcere Salvatore Buzzi, Luca Odevaine e Franco Panzironi tre dei principali indagati nell’inchiesta Mafia Capitale. Lo ha deciso la Cassazione che ha confermato l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. La Suprema Corte ha respinto anche la maggior parte dei ricorsi di altri 17 indagati.

In particolare la VI Sezione Penale della Cassazione ha rigettato il ricorso di Panzironi, Odevaine e Buzzi. I supremi giudici hanno inoltre rigettato i ricorsi di Carlo Guarany e di Agostino Gaglianone, hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Rosanna Calistri, di Paolo Di Ninno, di Claudio Caldarelli, di Raniero Lucci, di Alessandra Garrone, di Pierina Chiaravalle e di Nadia Cerrito. E’ stata invece annullata l’aggravante di mafia per Giovanni De Carlo e le connesse esigenze cautelari. Per quanto riguarda l’esigenze cautelari, il tribunale del Riesame di Roma dovra’ riesaminare la posizione di Giuseppe Mogliani, di Emanuela Bugitti e di Mario Schina. In sostanza la Suprema Corte ha convalidato le misure cautelari di diverso tipo convalidate dal tribunale del Riesame con ordinanza dello scorso 17 dicembre.

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