Mafia Capitale e la voglia di Vaticano

di FRANCESCO PEPIGreece Financial Crisis

“Mamma mia cacciano pure er Papa…tu t’immagini entri a far parte da sicurezza ar Vaticano?”. Ernesto Diotallevi, boss settantenne indagato come referente di Cosa Nostra a Roma, parla con il figlio Mario delle prospettive di un nuovo incontro. Mario Diotallevi – documenta un’intercettazione del 21 febbraio 2013 agli atti dell’inchiesta – ha agganciato Paolo Oliverio, faccendiere vicino ad ambienti religiosi, che vanta legami con servizi segreti e Guardia di Finanza. Oliverio, finito in carcere a novembre 2013 per la truffa all’Ordine dei Camilliani, viene chiamato “Paolo” da Diotallevi junior, che lo presenta al padre come “un colonnello della Finanza” ma “uno corrotto”. Il broker promette affari che ingolosiscono il vecchio boss in passato vicino alla Banda della Magliana e – anche ora – alla mafia. “Diventamo miliardari – dice Ernesto Diotallevi -…se quello c’ha una mossa per questi prelati…”. ‘Paolo’ viene identificato dal Ros carabinieri che indaga come Oliverio, poi accusato di sequestro di persona e corruzione di pubblici ufficiali: avrebbe truffato 10 milioni ai Camilliani, dei quali aveva una procura. Nel febbraio 2013, quando vengono intercettati i Diotallevi, non e’ ancora emerso nulla. In seguito verra’ delineata una vasta rete di rapporti. “E’ un colonnello della Finanza – dice Mario Diotallevi al padre -. Finisce l’incarico e va a fare il capo della sicurezza al Vaticano. ‘Me pigli a lavora’ con te?’, gli ho detto. ‘Aspetta che vado in Vaticano…’ mi ha risposto”. L’11 marzo 2013 i tre si incontrano, scrive il Ros. Nella stessa intercettazione Mario Diotallevi parla anche di un certo Fabio Carignola, “poliziotto e uomo dei servizi”, di un ‘Giuseppe’ presunto agente della Cia. All’epoca del rapporto Ros i due non erano stati identificati.

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