Salta il “Pacto Fiscal”. Catalani al voto per l’autodeterminazione

di SALVATORE ANTONACI

Mentre gli sguardi speranzosi degli indipendentisti di tutto il continente europeo e quelli invece timorosi dei governi centrali erano quasi ipnotizzati dalla sfida prossima ventura sul destino della Scozia (prevista per il 2014) una notizia esplosiva,  anche se non del tutto inaspettata per gli osservatori attenti, giunge da Barcellona. Artur Màs, Presidente della Catalogna,  una delle comunidad spagnole più importanti, ha  deciso di sciogliere anticipatamente il Parlamento locale, eletto da nemmeno due anni, e di indire un nuovo voto per il prossimo 25 novembre.

Sin qui l’annuncio. Nulla di nuovo, si direbbe, non fosse per la forma inusuale ed anche un poco solenne che ha accompagnato lo stesso. Màs, infatti, non ha esitato ad utilizzare la parolina magica che tanto inquieta palazzi e burocrazie apparentemente inamovibili: autodeterminazione. Il precipitare della crisi segue a stretta posta il fallimento totale della trattativa con il Governo di Mariano Rajoy riguardante il cosiddetto Pacto Fiscal, un complesso accordo-quadro che avrebbe dovuto regolare il delicato contenzioso contributivo e finanziario fra la capitale del Regno di Spagna e la più avanzata tra le sue province.

Di sicuro l’acuirsi del dissesto economico centrale che ha avuto come corollari  la drammatica crisi del credito ed  l’oramai inevitabile richiesta di aiuto ai custodi dell’ortodossia europeista (con a capola BCE) ha contribuito grandemente alla repentina svolta. Fin qui, per 21 mesi, il Presidente della Generalitat era riuscito a destreggiarsi piuttosto abilmente con una strategia di alleanze variabili, ora con i popolari ora con gli altri gruppi rappresentati nella sua assemblea, riuscendo persino ad ammortizzare quasi del tutto l’impopolarità delle misure di austerity varate con l’avallo di Rajoy. Ma, con la richiesta di soccorso allo speciale fondo federale di sostegno agli enti locali e , soprattutto, con le condizioni capestro dettate dal centro diventava impossibile per il timoniere arginare la delegittimazione del suo esecutivo  ed il discredito da parte dell’elettorato e dell’opinione pubblica locale.

Così, per non apparire ai posteri come l’affossatore della specificità catalana, Màs  tenta di ritagliarsi il ruolo nobile di traghettatore verso la piena sovranità. Questo anche se, pudicamente, il termine “indipendenza” non ha fatto capolino nel testo ufficiale del discorso succitato sostituito, per l’appunto, da “autodeterminazione”. Scrivevo tuttavia poc’anzi che è difficile parlare di un fulmine a ciel sereno a proposito di quanto accaduto. In primis per l’importanza e l’imponenza del favore popolare che hanno sempre accompagnato le iniziative rivolte a far ottenere alla Catalogna il suo posto nel consesso delle entità pienamente sovrana. Non ultima, ovviamente, la grandiosa manifestazione dello scorso 11 settembre che portò un milione e mezzo di persone di ogni età e colore politico a sfilare per le vie della città-capitale testimoniando in favore dell’agognato obiettivo.

Fossimo inclini al romanticismo si potrebbe congetturare che più dei freddi numeri delle (terrificanti) statistiche economiche e degli altrettanti algidi calcoli di opportunità politica siano state proprio queste miriadi di mani alzate e di voci festanti a risolvere Màs al gran passo. Forse non sarà così, ma il loro peso lo avranno senz’altro avuto.

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6 Comments

  1. GABRIELE V. says:

    L’11 settembre a Barcellona io c’ero,
    non ho visto qualche partitino qua o la manifestare, ho visto la GENTE, il POPOLO, DONNE, BAMBINI RICCHI E POVERI invadere pacificamente la città, loro ci credono, hanno finito da tempo di fare le pecore . AVANTI TUTTA
    VENETI, UNIAMOCI AL DI LA DEI VERDI, ROSSI O BLU E PRENDIAMOCI LA NOSTRA INDIPENDENZA, PER NOI E PER I NOSTRI FIGLI.
    Ricordiamoci, L’INDIPENDENZA A DI UN POPOLO NON e’ di DESTA e NON è di SINISTRA, E’ DELLA GENTE CHE LO COMPONE.

  2. D’accordo con Nicola e Luigi bisogna evidenziare di più la causa con slogan e maglie e adesivi e cartelloni e e e insomma qualsiasi cosa ne parli, molti non sanno nemmeno cos’è l’indipendenza altri ne sono consapevoli ma non sanno dove ottenere informazioni, dovremmo essere in piazza ogni domenica per motivare tutti. Dopo, tornando a battere sempre lo stesso chiodo, tutti i movimenti dovrebbero unirsi o perlomeno, per essere coerenti, mettere nel proprio sito un collegamento dove trovare tutti i siti dedicati anche se di avversari.

  3. nicola says:

    Verissimo dalle mie parti (alto vicentino) quasi nessuno sa che c’è gente che si sta muovendo per l’indipendenza Veneta…. servono maggiori spinte e che la gente ne parli…. molti addirittura quando ne parlo mi ridono in faccia!!!!

  4. Luigi Cifra says:

    Bisogna portare in piazza più veneti possibile, bisogna far vedere la bandiera del leon il più possibile, ognuno la compri e la faccia vedere fuori dal balcone, ci vogliono magliette con la nostra bandiera, dobbiamo essere più visibili!!!! ognuno si impegni!!!!

  5. Paolo Ceriani says:

    Sì, tanta invidia, ma proprio tanta….

  6. piero says:

    Quanta invidia…spero che la futura indipendenza della Catalunya avrà ripercussioni anche da noi..

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