Madrid spara, tranquilla, sui clandestini

ceutadi ROMANO BRACALINI – Sulla rocca di Gibilterra sventola orgoglioso l’Union Jack e a poche miglia di mare, sulla costa africana, nelle enclave marocchine di Ceuta e Melilla, domina la bandiera giallo-rossa spagnola in quest’ultimo residuo di dominio europeo d’Africa. Ma, quasi per ironia del destino, è proprio dalle antiche colonie africane che si raccoglie e si forma l’inarrestabile flusso migratorio che dall’Africa nera giunge fino al Mediterraneo per tentare l’ultimo balzo in Europa. Da tempo la Spagna ha blindato le sue frontiere continentali ed è diventata pressoché impermeabile ai clandestini. Tutto ciò che galleggia tra Tangeri e le coste andaluse non sfugge al controllo elettronico della Guardia civil spagnola.

Dall’Africa occidentale l’itinerario più breve è il Marocco. Gli africani fanno ormai il percorso inverso a quello dei negrieri nell’Ottocento. Vengono loro a offrirsi spontaneamente sui nostri banchi vendita di carne umana. Le associazioni umanitarie di qualunque genere assecondano questo turpe mercato invece di favorire un programma di sviluppo nei Paesi d’origine. È una carità che ha poca attinenza con la dignità dell’uomo; ma il Terzo Mondo nelle sue elementari aspirazioni ha fallito.

Si vorrebbe che l’Europa spalancasse le frontiere come se questa fosse la soluzione per milioni di poveri, mentre avrebbe ripercussioni catastrofiche per lo stesso Occidente. Ceuta e Melilla, in terra africana, parevano più accessibili e meno rischiose d’un viaggio in barca. Una specie di cavallo di Troia. Una volta dentro eri già in Spagna senza aver attraversato il mare. Ma la Spagna, a differenza dell’Italia, ha mostrato compattezza politica e orgoglio nazionale.

Di fronte all’ondata dei clandestini africani, Madrid non ha ceduto a nessuna sirena di finto umanitarismo, e ha adoperato ogni mezzo di dissuasione che ha boccato per ora qualunque altro tentativo. Per l’occasione gli accordi del 1992 tra Madrid e Rabat per il controllo dell’immigrazione clandestina hanno funzionato a dovere. Nessuna delle due parti ha mancato alla parola data. Invece l’Italia con Gheddafi non è riuscita a stabilire nessuna intesa efficace e duratura, anzi il colonnello libico s’è rimangiato ogni promessa e ha
nuovamente bussato a quattrini con la richiesta di risarcimento all’Italia per i suoitrascorsi coloniali e ha restaurato la “giornata d’odio” contro gli italiani. Al mercato dei cammelli di Tripoli si  fanno affari migliori.

Quanto è avvenuto a Ceuta e Melilla rende ancora più insopportabile lo spettacolo di abbietta debolezza e viltà che l’Italia continua a dare con Lampedusa ormai sommersa dagli sbarchi. Non li rimandiamo indietro. Li accogliamo col caffè caldo. Una volta erano i fortini europei nei deserti africani  a essere presi d’assalto dai ribelli che volevano cacciare gli invasori e vivere da indipendenti a casa propria. Era un giusto principio che a quanto pare non vale per noi europei. Oggi la situazione s’è capovolta. Gli immigrati rigorosamente clandestini (altrimenti non li vogliamo) assaltano gli ultimi presidi europei per venire da noi e sfuggire alle tirannie che li hanno affamati.

Molto meglio il vecchio “colonialismo” europeo. Sono loro a dirlo. A Ceuta e Melilla è successo esattamente questo. Oltre 500 africani d’origine subsahariana hanno tentato di forzare le frontiere e la Polizia spagnola, dopo gli avvertimenti di rito, ha fatto fuoco uccidendo sei clandestini.
Non c’è stata la bagarre che sarebbe scoppiata in Italia. Tutti i partiti spagnoli, da destra a sinistra, hanno ritenuto legittimo ricorrere alla forza per difendere la sovranità e l’onore del Paese. I clandestini sono stati presi tra due fuochi. Alle loro spalle sono intervenuti i poliziotti marocchini e i clandestini hanno dovuto arrendersi senza opporre resistenza. Sapevano che i marocchini non hanno gli scrupoli “umanitari” degli europei. Parecchi erano rimasti feriti o contusi nel tentativo di scavalcare la recinzione metallica.

I clandestini prigionieri sono stati deportati in una località nel sud del Marocco, in pieno deserto, ai confini
con l’Algeria. Secondo gli accordi ispano- marocchini saranno prima processati in Marocco e poi rimpatriati nei Paesi d’origine. Per adesso sono stati concentrati in una sperduta oasi a quasi mille chilometri dalle coste mediterranee da dove sarà difficile scappare o ritentare la marcia verso Nord.

L’episodio ha avuto scarso rilievo sulla stampa italiana “indipendente”. Non fa meraviglia. Criticare Zapatero non pareva il caso, così si è preferito sorvolare sull’intera faccenda anche perché citarla d’esempio non conveniva. Ma il malumore della sinistra era palese nell’apprendere che il Governo spagnolo aveva inviato 500 soldati per difendere dall’invasione i confini delle colonie africane.

Ed è stato proprio Zapatero, idolo della sinistra radicale, a dare a tutti una lezione di dignità nazionale.

La Spagna ha da tempo avviato una decisa politica di espulsioni forzate e nessuno l’ha criticata per
questo, essendo ciascun Governo sovrano in casa propria. Nei giorni scorsi Madrid ha rimandato
in Marocco 73 clandestini che due settimane fa erano stati espulsi da Melilla e trasferiti a Malaga (la provincia di appartenenza di Ceuta e Melilla). Da Malaga sono stati trasferiti ad Algesiras, nell’estremo Sud spagnolo, e in battello rispediti a Tangeri. L’Italia invece non impara mai. Vi immaginate Prodi al posto di Zapatero? Avrebbe sbrodolato una delle sue incomprensibili litanie e consegnato il Paese ai grassatori e ai criminali

Così Ceuta e Melilla, da mira ingorda e facile preda di clandestini, sono diventate l’esempio che si spera venga presto imitato in tutta Europa. Ceuta e Melilla sono ciò che resta alla Spagna del suo dominio coloniale nel Nordafrica. Melilla, durante la rivolta berbera del Riff, venne occupata da Abd El Krimm nel 1921 e rioccupata definitivamente dagli spagnoli nel 1926. Ceuta è territorio spagnolo da oltre tre secoli, esattamente dal 1688. Ed è da Ceuta che ebbe inizio il moto insurrezionale franchista nel 1936 che dall’Africa dilagò in Spagna.

Vi si respira il clima romantico e un po’ demodè della vecchia colonia, con gli antichi usi e pose del tempo andato, con la piccola guarnigione militare e la popolazione in gran parte d’origine marocchina, ma con passaporto spagnolo, che non tornerebbe in Marocco per tutto l’oro del mondo, mentre la maggioranza dei sudditi marocchini farebbero carte false per vivere a Ceuta e Melilla e trasferirsi poi nel territorio metropolitano. Sono le contraddizioni della storia recente, che ha condannato il colonialismo europeo e ora sono proprio gli antichi colonizzati a rivalutarlo.

Recentemente a Gibilterra, i cittadini spagnoli con passaporto inglese hanno espresso con un referendum il desiderio di restare “inglesi”. Gibilterra, unico lembo d’Europa, è popolata dalle scimmie. Ma non costituiscono l’unica attrazione per i turisti che visitano l’antica rocca con l’illusione di trovarsi in un angolo di vecchia Inghilterra sulle rive del Mediterraneo. Quasi di fronte, dall’altra parte dello stretto, Ceuta e Melila sono l’ultimo autentico ricordo della Spagna moresca. Qui comincia l’Europa, il sogno infinito dell’Africa “indipendente” disperata e povera.

(da “Il Federalismo”)

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One Comment

  1. RENZO says:

    Gente seria!
    Niente bulli toscani… preti pedoili.. onlus criminali.. ecc ecc
    WSM

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