Basta col “Made in Italy”. Resistenza passiva contro lo Stato unitario

di EMILIANO BAGGIANI

Lo Stato italiano, come sappiamo, vive una crisi economica, sociale e, diciamocelo, anche morale, senza precedenti. Lo Stato italiano ormai piagato dal debito pubblico e da una spesa pubblica che non accenna a diminuire in maniera sostanziale, ha condotto tutte le varie realtà territoriali ad un passo dal fallimento. Un fallimento, che se dovesse avvenire, comporterebbe la riduzione drastica della spesa pubblica (licenziamenti di massa nella Pubblica Amministrazione, dimezzamento delle pensioni, azzeramento delle spese militari, ecc.), che a sua volta sarebbe foriera di importantissime conseguenze.

L’Italia, come sappiamo, ha sempre sorretto la propria unità su un fragile equilibrio, che però finora, bene o male, ha funzionato, soprattutto ai tempi della lira: il Nord produttivo finanziava, e finanzia, con il suo gettito fiscale la spesa pubblica elefantiaca dello Stato, che ha sede a Roma, con cui vengono tenute buone alcune importanti clientele e giri di potere, in parte anche settentrionali, ma che soprattutto servono a mantenere buoni larghi strati sociali del meridione che altrimenti insorgerebbero come al tempo del Brigantaggio. E non è un caso che , come affermano alcune fonti del Ministero dell’Interno, ben cinque regioni del Sud italia (Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, ovvero oltre 15 milioni di persone) siano in mano alla criminalità organizzata. E’ l’ora di svegliarci, questa è l’applicazione “de facto” del famoso adagio nordirlandese “Prepared For Peace, Ready For War” (Preparati per la Pace, pronti per la Guerra).

Come sapete la Sicilia ha 21 miliardi di euro di debito. Vedrete che lo Stato italiano, questo debito, lo ripianerà (coi soldi del Nord), in “du’ balletti senza manco fiatare” come si dice dalle mie parti . Se malauguratamente non lo facesse, e se qualche “temerario” obbligasse la Sicilia a licenziare anche solo una parte dei suoi “inutili” dipendenti pubblici (oltre 60.000), state sicuri che inizierebbe la III Guerra Mondiale. Il Nord dell’Italia, invece, è disarmato e indifeso come un pulcino bagnato e nemmeno se ne rende conto. Il Nord probabilmente non si ribellerà mai se continuerà questo “status-quo”, mentre è chiaro che il Sud si ribellerebbe un secondo dopo che l’ordine costituito smettesse di garantire le copiose e puntuali elargizioni di miliardi di euro; cosa che sta facendo perfino adesso, col Governo Monti, nel bel mezzo di questa crisi senza precedenti. Parliamoci chiaro: l’unità d’Italia fondamentalmente si basa su questa  gigantesca estorsione, su questo immenso “pizzo”, forse senza precedenti nella storia umana, che va a tutto vantaggio, ovviamente, della burocrazia romana e statale, e, poi a cascata, del Sud che è il vero gendarme dell’unità, fidejussore militare della assurda congerie italiana.

Lascia un po’ di succo, solo un pochino, tanto da lasciare ad ognuno di noi qualcosa da perdere, e un po’ di succo per consentire alla macchina industriale e commerciale di funzionare al minimo sindacale. Solo chi non ha niente da perdere, come ci insegna la storia, è più propenso a ribellarsi, anche con metodi, ahimé, violenti. Ora, come chiedere ad un padano, ad un imprenditore , ad un avvocato, ad un impiegato, ma anche ad un operaio, insomma a qualcuno della società civile con un minimo di reddito, e di proprietà, che insomma vive del suo, di lottare seriamente, non per scherzo come si è fatto fino ad adesso, per la libertà e contro l’oppressione romana? Come chiedere di lottare per la libertà da Roma se anche al più “povero” il sistema ha lasciato, Equitalia garantendo, almeno la casa di proprietà? Come fare a capire a questa gente, che è la spina dorsale (in affanno) dell’economia, che se non ci fosse Roma avrebbe 10 volte tanto, come in Germania o in Francia? E’ la stessa vecchia domanda: meglio un uovo oggi, o una gallina domani? E tutti i “pecoroni” del nord ci hanno risposto fino ad oggi in coro: meglio un uovo!

Eppure il fallimento dell’Italia dovrebbe essere accolto con la più grande letizia da chi a cuore una implosione di questo sistema. Come spesso accade non tutto il male vien per nuocere e la crisi potrebbe essere l’occasione che molti aspettavano per destabilizzare il fragile equilibrio su cui si basa l’unità del paese. Questo perché il fallimento dell’Italia comporterebbe scenari nuovi, anche in termini di equilibri internazionali, offrendo nuove opportunità per potersi finalmente affrancare dall’odioso giogo centralista. A questo punto noi indipendentisti, dovremmo farci un baffo degli antichi proclami di Mussolini all’autarchia, che ancora, sotto le ceneri non si sono spenti. Dovremmo farci un baffo, di tutti i richiami alla difesa delle nostre produzioni e del cosiddetto “Made in italy” con cui ci fanno continuamente il lavaggio del cervello sulle televisioni nostrane (oltretutto non è vero che il “Made In Italy” è sempre qualitativamente migliore, anzi).

No, ve lo confesso, voglio dare a questo punto il mio piccolo contributo alla corsa verso il baratro dello Stato italiano. Per farlo , da oggi mi applicherò, con metodo scientifico, nel non comprare più “italiano”, esercitando la mia libertà di consumatore. Né alimenti, né vestiario, né automobili, né nient’altro: cercherò di scartare, per quanto possibile, ogni cosa con su scritto “Made in Italy”. E vi invito a fare altrettanto, nonostante gli innegabili problemi pratici, e a volte qualitativi, che potrebbero crearsi. Alla faccia del “chilometro zero” di Zaia.

Il nuovo “mantra” degli indipendentisti, dovrebbe diventare “non compro più Made in Italy”, da ripetersi come fa un buddista in raccoglimento. Questo perché se i territori più produttivi si sono accontentati dell’ uovo di Roma, forse si meritano, anche moralmente, di sprofondare economicamente. A me personalmente non fanno alcuna pena, ben compresa la mia “amata-odiata” Toscana. Non contribuirò, certo, con le mie esangui palanche a farli salvare per, alla fine, consentire allo Stato italiano di sopravvivere. Basti vedere cosa hanno fatto gli operatori del tessile a Prato alla manifestazione sulla crisi: hanno pensato di srotolare il più grande tricolore mai fatto nella storia come se il problema fossero solo i cinesi e non lo Stato italiano che invece è il principale responsabile per aver ridotto sul lastrico il maggior distretto tessile del paese con tasse e vessazioni di ogni genere. All’epoca pensai dentro di me “Stolti!” e andai a comprare, con somma goduria, cinque camice “Made in China” per pochi euro. Disoccupazione al Nord? Chi se ne frega, anzi ben venga, se serve da lezione e per risvegliare la coscienza di “popolo” e di appartenenza.

Far crollare il consumo interno – cosa che già avviene come confermano i dati – con questa forma di resistenza passiva, per tentare di accelerare il dissolvimento dello Stato canaglia e sanguisuga è un obiettivo ambizioso che va ricercato con determinazione e costanza. Saremo in pochi a farlo, un goccia nel mare, ma il mare è fatto anche di tantissime piccole gocce. E questo non solo per i semplici acquisti al supermercato, ma anche per chi può decidere, con un semplice clic, di comprare bulloni tedeschi, o vetri cinesi, o arance spagnole, anziché merci italiane, che, tra l’altro, non sono quasi mai convenienti nel prezzo. Far saltare lo “status quo” è una delle poche strade rimaste per far finalmente riprendere coscienza alla massa sonnacchiosa. Per ribadire, con grande chiarezza, che il male, il tumore maligno, era , e rimane, Roma. Sì, lo so, non è carino, ma mi auguro quindi che l’economia crolli definitivamente al Nord, al livello della Grecia, anzi peggio, per far finalmente capire alla gente che l’unica strada per salvarsi è, come dicono i sudtirolesi, “Los Von Rom”, “Via da Roma”. E per fare come il Sud: “Prepared for peace, ready for war”. E non comprare più “Made In Italy” potrebbe aiutarci, perché no, a conseguire più velocemente questo obiettivo.

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28 Comments

  1. MauroLIB says:

    Io compro italiano solo se me lo vendono in nero!

  2. Andrea says:

    Sono contento di non essere l’unico ad augurarsi la bancarotta come unica via al cambiamento e alla rinascita… 🙂

  3. grem says:

    Ottima idea!
    invece delle capsule x caffè espresso illy, prendiamo quelle della svissera nestlè (ahh i fratelli svissari..)
    invece della cioccolata ferrero, prendiamo lindt
    (ahh i fratelli svissari..)
    invece delle muzzarelle, latte, formaggio (ex) padano, parmalat/gabani, prendiamo direttamente quelle prodotte ad herbignac x lactalis, eurial ecc.. con latte francese..(ah i cugini galli!)
    http://www.lequotidienlesmarches.fr/la-fromagerie-d-herbignac-depasse-les-20-000-tonnes-de-mozzarella-art293676-7.html
    oppure quelle tedesche..(ah i cognati gemanici!)
    invece del parmigiano, prendiamolo sbrinz(ahh i fratelli svissari..)
    ecc..

    Ma tu guarda quanta concorrenza hanno i prodotti “padani”…stranamente i “coraggiosi padani” invece di reagire contro il trio lescano franco-crucco-svissaro che praticamente è riuscito a mettere sotto scacco gli industrialotti “padani”…i quali invece di reaagire preferiscono addossare tutte le colpe dei loro mali al sud…
    chissà se i lor signori allargheranno i confini della nuova svissera in salsa padania verso la slovenia, la polonia, la cina e tutti gli altri paesi con manodopera a basso costo…
    per quanto riguarda i paradisi fiscali sono già li che sbavano per entrare in svissara…

    • mr1981 says:

      Vivendo all’estero, ho già fatto il suo ragionamento e funziona benissimo. Posso aggiungere anche che al posto del prosciutto di Parma o San Daniele sono passato al jamón Serrano e al posto del salame al chorizo (ah i generi spagnoli). Con la frutta e la verdura non ho problemi, gli stessi prodotti italiani possono essere sostituiti con quelli spagnoli, olandesi oppure dal Marocco/Tunisia senza perdita di qualità.
      Francia e Spagna sono anche dei buoni fornitori di vini, altrimenti si può andare in California, Sud-Africa o Australia per qualche Cabernet-Sauvignon…
      Guardando l’export italiano dall’estero, praticamente l’Italia si ferma alla Toscana: c’è qualche timido tentativo di buttare sul mercato i prodotti del Sud (vedi il vino Nero d’Avola siciliano oppure il Montepulciano d’Abruzzo) a prezzi stracciati nei negozi, ma rimane comunque lì invenduto o comperato tutt’al più solo da emigrati.

      • grem says:

        continui così amico padano, così in futuro i suoi figli o ancora meglio i suoi nipoti andranno a misurare i cetrioli in marocco, le banane in tunisia, oppure andranno a raccogliere le ghiande per i maiali spagnoli, oppure l’uva in francia… tuttalpiù se le cose dovessero andare male possono sempre darsi all’impacchettamento manuale del chorizone iberico…
        bravo padano,devi sentirti orgoglione di essere la servetta a basso costo x crucchi e francesi
        bene così..he he he

  4. alekos80 says:

    Non comprare made in Italy.

    Se il meridione applicasse alla lettera tale “comandamento”, con i suoi 20 milioni di consumatori di merci prodotte al nord, e con la spiccata propensione degli inetti industriali nordici a produrre solo ed esclusivamente per il mercato iperprotetto interno meridionale, l’intero distretto industriale nordico fallirebbe domani mattina (già si vedono gli effetti del calo dei consumi al sud, la chiusura delle fabbriche al nord).

    Ma ciò non avverrà mai, perchè il nord non rinuncerà mai al mercato protetto del sud, e mai sia che il sud alzi la testa a scoprire una propria “vocazione” imprenditoriale – oggi, come 150 anni fa.

    I meridionali «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere»
    Carlo Bombrini – Governatore della Banca Nazionale del Regno d’Italia dal 1861 al 1882.

    Bombrini fu tra i promotori dello smantellamento delle grandi industrie del meridione d’Italia subito dopo l’unificazione “rapina”

    alekos

    • mr1981 says:

      Guardi che il fatto stesso che il Sud debba prendere i prodotti dal Nord è sinonimo di PARASSITISMO. C’è stato qualche suo antenato che un paio di anni fa ha visto che era molto meglio chiudere le fabbriche al Sud, perché fonte di lavoro che non si voleva fare, e rifornirsi al Nord, sia di prodotti sia di soldi. Infatti è quello che avviene è il meccanismo che il Nord operoso mantiene il Sud parassita con i traferimenti fiscali, i quali servono a comperare il loro prodotti.
      Ad un livello più alto avviene lo stesso tra le nazioni europee rigorose e i paesi del Club Méd: i primi comperano i titoli di stato delle nazioni con debiti astronomici, in maniera tale che possano esportare le merci in questi paesi e tenere alto un certo standard di vita; solo che ultimamente si sono accorte che questo giochetto non rende più, perché i soldi prestati non ritorneranno più ai legittimi proprietari e sono stati chiusi i rubinetti.
      Lo stesso deve fare il Nord Italia nei riguardi del Mezzogiorno…

      • mr1981 says:

        Qui c’è un articolo per chi volesse più informazioni sul tasso di sostenibilità e parassitismo: http://www.rischiocalcolato.it/2012/08/tasso-di-sostenibilita-e-parassitismo-2011-confronti-mondiali-nazione-per-nazione.html

        • alekos80 says:

          L’autrice dell’articolo è tale Gpg Imperatrice

          Gpg Imperatrice Oscura e’ nello staff di Scenari Politici da oltre 2 anni.

          Dirigente aziendale, Ingegnere, Milanese, sotto i 40, mamma.
          Appassionata di Sondaggi, Statistiche ed Analisi, da circa 3 anni fornisce regolarmente le sue proiezioni elettorali.
          Politicamente Liberista, Conservatrice, NORDISTA.

          http://www.rischiocalcolato.it/info/gpg-imperatrice-oscura

          Una fonte davvero indipendente e qualificata.

          alekos

          • mr1981 says:

            Quando non si sa più a cosa attaccarsi, se la si prende con l’autore del testo. A parte che la fonte dei dati è il CIA Worldfact Book e Eurostat, se trova degli errori nell’esposizione dei fatti è benvenuto a segnalarli. Altrimenti se non si è capace di portare degli argomenti validi a sostegno di un’altra opinione, è meglio tacere, piuttosto di fare simili tragedie meridionaliste!
            Le dico una cosa, me ne sono andato anche dalla Brianza perché non sopportavo più questi piagnistei dei suoi corregionali emigrati al Nord: al di fuori dei confini italici hanno almeno il pudore di tenere la bocca chiusa (per manifestata inferiorità linguistica e altro)…

            • alekos80 says:

              Quando si sostiene l’equivalenza delle transazioni commerciali tra due parti del paese, con un non meglio specificato “parassitismo”, si sa bene, invece, a cosa attaccarsi.
              Per questo penso che debba essere Lei ad argomentare validamente a sostegno della Sua opinione

              Quanto alle Sue “perle” di argomenti quali

              “Le dico una cosa, me ne sono andato anche dalla Brianza perché non sopportavo più questi piagnistei dei suoi corregionali emigrati al Nord: al di fuori dei confini italici hanno almeno il pudore di tenere la bocca chiusa (per manifestata inferiorità linguistica e altro)…”

              Le rispondo che due miei figlioli sono all’estero anch’essi, Uno lavora in Germania come ingegnere, l’altra fa la ricercatrice in una università nella Francia del Nord.
              Sono andati via dalla loro Terra perchè non sopportavano la disoccupazione endemica a cui ci hanno costretti 150 anni di continua rapina e sfruttamento, e lo hanno fatto senza piagnistei.
              Da quello che mi raccontano e che ho constatato personalmente non mi risultano le “manifeste inferiorità” da Lei riferite.
              D’altronde all’estero sono molto più esigenti che in Brianza, e questo Lei dovrebbe saperlo.

              Sarò benevolo con Lei e mi limiterò a definire il Suo intervento come “rancoroso qualunquismo, inspiegabile fuori dal contesto di Sue peculiarissime esperienze di Vita, che evidentemente L’hanno negativamente segnato”

              Un’ultima cosa, il piagnisteo lo sta facendo Lei, e da un pò di tempo rilevo che tali sceneggiate sono diventati prerogativa sempre più frequentemente dei Suoi conterranei.

              E con questo chiudo.

              Le auguro una buona serata.

              alekos

      • alekos80 says:

        …Già…già, chiudere i rubinetti

        …il nord (nodde) lo sta continuando a fare da 150 anni…
        sono pronto a dimostrarlo quando volete.

        …ma queste cose già le conoscete bene.

        …la mucca che non può dar più latte (il meridione), si accoppa.

        Bisogna trovare solo la scusa ufficiale per placare i sensi di colpa dei burattinai e il pensiero rintontito delle masse del nodde.

        alekos

    • Don Ferrante says:

      Sandrin, fa’ el bravo !
      Desmett de cuntà sò stupidat, tira sò el cù dalla cadrega e va in posta a ritirà el pacc de roba buna che el Nord te manda regularment per tegnètt in pè !
      So minga però fino a quant, perchè forsi l’è mej tegn in pè el mercà magrebin !

      Ciao nè, balabiòtt !

      • alekos80 says:

        …e questo con chi ce l’ha?

        …no…è che non si capisce proprio il senso…

        …comunque…è sempre un bel dialogo…si fa per dire.

        alekos

        • Don Ferrante says:

          Mè, de giùin, ho studià el grèc antìc e ho imparà, insemm ala leteratura, che Αλέκος l’è el diminutif de Αλέξανδρος (Alessandro), che dì mè part se dess Sandrin !

          Te capìset minga la lingua de chi che te dàn de mangià !

          Però te sarèt sicurament un genio in greco !
          Fa meno el pirla, senò te resteret κερατάς και ζημιωμένος !!!

          • alekos80 says:

            …peccato che ci guardiamo in faccia sulla linea del fronte, altrimenti sarebbe un piacevole dialogare.

            Tanto di cappello, Don Ferrà.

            Conosco il Greco, la lingua del padre, ma anche il Latino.

            Vabbuò ti faccio contento – ti do comunque ragione alle ragioni tue e ti dico: “ibis et redibis non morieris in bello”- la “virgola” metticela tu, secondo come ti aggrada e le convenienze tue, così avrai sempre ragione.

            Senza rancore, Statte bbuono, guagliò, si ‘na putenza o frate tuojo.

            Salam Aleikum – la pace a Te e alla Tua Famiglia.

            alekos

  5. Pietro Caldiera says:

    Analisi lucidissima della situazione italiana. Siccome lo stato italiano sta consumando e estinguendo il sistema produttivo del Nord, si arriverá a una situazione in cui i flussi di ricchezza saccheggiata verso Sud si esauriranno. A quel punto sará la fine dell’Italia. Il Nord dovrá soffrire per una generazione per risollevarsi. Il Sud finirá nel Terzo Mondo nel giro di una notte. Il Nord (gli stati del Nord) dovrá prontamente dotarsi di forze armate efficienti e ottimamente equipaggiate, perché il Sud, prima o poi, sará tentato di usare le armi ereditate dallo stato italiano (e quelle di cui dispongone le varie mafie).

  6. DOLFINI BRUNO says:

    E’ veramente pazzesco! Siamo arrivati,con Erasmo da
    Rotterdam,all’ “Elogio della follia”. Possibile che l’On.
    Monti non lo capisca? Abbiamo un Governo pazzo che
    continua a” rattoppare un vestito vecchio ricucendovi
    sopra pezze ritagliate malamente da stoffe nuove” .
    Rimando il lettore addirittura ai Vangeli ,Marco(2,21) e
    Luca(5,36) ,per esprimere il concetto,un concetto
    espresso piu’ di duemila (2000)anni fa. Proprio l’On.
    Monti che si professa cristiano dovrebbe saperlo,
    oppure diventa necessario chiudere la Bocconi.
    Lo ripeto : siamo alla follia! Se non andiamo subito ad
    elezioni,cadremo sempre piu’ giu’ nel baratro in cui
    stiamo rotolandoci.E MANCA IL PANE SULLA TAVOLA
    DEGLI ITALIANI. Sinceri Saluti. Grazie.

  7. Veritas says:

    Se puoì interessare: durante una mia recente vacanza in una località Toscana (Versilia), la mia attenzione è stata attirata dac qualcosa che, nello stesso luogo, non avevo visto negli anni pecedenti: C’erano, su due prodotti serviti a colazione, le scritte “Fatto unicamente con latte prodotto in Toscana (uno Yogourt), e “Prodotto Toscano” (fette biscottate). Forse ci saranno state le stesse indicazioni su altri prodotti, che non ho visto perchè non ho consumato o acquistato, ma non avevo assolutamente visto, prima di quest’anno, qualcosa del genere….

    • liugi says:

      I marchi di produzione locale del tipo “made in toscana” stanno spuntando come funghi, ma solo in relazione ai generi alimentari. Almeno in quel settore la gente ha capito che il made in italy è una cretinata.

      • alekos80 says:

        Uno studio dell’economista Paolo Savona ha messo in evidenza il fatto che su 72 miliardi l’anno di spesa fatta dai cittadini del Sud, ben 63 sono di beni e servizi prodotti al Nord. Solo una parte dei restanti 9 miliardi resta poi nel Mezzogiorno, essendo compresa in essi anche la quota di spese estere.
        Ufficiale è il fatto che la bilancia commerciale delle Regioni settentrionali sia positiva verso il sud Italia e negativa verso l’estero – fatta eccezione per il Veneto – che ha entrambe le voci positive. Questo cosa vuol dire?
        Che le Regioni del sud Italia sono il mercato di riferimento delle aziende del Nord, le quali senza la nostra quota di consumi, sarebbero in passivo e destinate al fallimento.

        Io, a Napoli, acquisto una colomba “Le Tre Marie”, prodotto a Milano da una società con sede a Via Bistolfi, 31 – 20134.
        Gli utili della società – a cui ho dato il mio modesto contributo – versati in tasse verranno usati per costruire scuole, strade, ospedali, ferrovie, teatri…….DOVE?
        A MILANO! E I NORDICI RINGRAZIANO!
        Domanda
        Cosa posso fare perché, invece, i miei soldi restino in Campania, Abruzzo, Calabria, Basilicata, Puglia, Molise, Sicilia?
        Risposta
        Compro una pastiera, un casatiello, un migliaccio, un sanguinaccio….di produzione merdidionale.
        Effetto
        I miei soldi – tradotti in tasse – verranno usati per costruire scuole, strade, ospedali, ferrovie, asili nido…….DOVE?
        NELLE NOSTRE REGIONI ! E I NOSTRI FIGLI RINGRAZIANO!!!!

        Ho scoperto che nel sud Italia produciamo ogni sorta di prodotto e che alcune catene di supermercati – non quelle nazionali, ma quelle nate e cresciute sul territorio – ne sono ben forniti. Certo è fastidioso dover leggere le etichette ogni volta che si acquista un prodotto, però gli effetti – anche in termini di soddisfazione personale – sono notevoli, per cui vi invito a fare un piccolo sforzo.
        Per aiutarvi, ho scritto un elenco di prodotti cui potete fare riferimento.

        http://gruppobriganti.blogspot.it/p/comprasud.html

        alekos

        • eric says:

          Non dimenticare però l’importantissima ed enorme quantità di prodotti certificati che il meridione ha esportato e continua ad esportare nel Nord:
          Mafia, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unità !!!

          Perchè questi vergognosi prodotti delle vostra civiltà peninsulare non ve li consumate in loco assieme alla pastiera ed alla cassata ?

          Verrà il giorno…che vi faremo assaggiare “el tabac del moro” ! Gratis !

          • alekos80 says:

            ….Grazie del Suo profondo contributo.

            …continuate pure così!

            alekos

            • eric says:

              Prego!

              Non riesci neppure a condannare l’endemica delinquenza della tua terra !

              “Gruppobriganti” ! L’avete nel sangue !

              • alekos80 says:

                …dico solo questo:

                Briganti (con la maiuscola) e mafia (con la minuscola) non sono la stessa cosa.

                Io (e la maggior parte del Mio Popolo) le mafie le combattiamo quotidianamente…

                …che ne sai tu…

                E poi…che parlo a fare con uno come te!

                alekos

                • Eric says:

                  A furia di combattere le mafie vi è cresciuto l’appetito !

                  • alekos80 says:

                    Sapete qual’è il problema vostro?

                    Che volete a tutti i costi avere l’ultima parola.

                    E vabbuò, a Voi sia data l’ultima parola.

                    Vi contentate di poco.

                    Bla…bla…bla

                    Siete soddisfatti?

                    te salutu.

                    alekos

  8. Dan says:

    Ma scusa, tu riuscivi ancora a comprare made in italy e non essere in miseria ? Io sono anni che vado avanti a cinese, pakistano, albanese, serbo e ogni sorta di made by disgraziati di sto mondo.

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