Macroregioni 3 / Quando Zaia sfidò Renzi

 

veneto zaiaLE MACROREGIONI PD ACCENDONO LO SCONTRO «SI IMPEGNI RENZI»

(da  https://geograficamente.wordpress.com)

di Claudio Baccarin, da “Il Mattino di Padova” del 28/12/2014

PADOVA – «Sfido Matteo Renzi a presentare una proposta, degna di questo nome, di ridisegno delle Regioni. A quel punto io illustrerò la mia e ci confronteremo». Il presidente del Veneto, Luca Zaia, non prende troppo in considerazione il progetto di legge costituzionale, elaborato da due parlamentari democratici, il deputato Roberto Morassut e il senatore Raffaele Ranucci, che punta all’accorpamento di alcune Regioni, riducendo il numero dalle attuali venti a dodici.

In particolare, nella proposta Morassut-Ranucci, il Veneto verrebbe accorpato al Friuli-Venezia Giulia e al Trentino-Alto Adige, per dare vita alla Regione Triveneto. Restando al Nord la Regione Lombardia rimarrebbe invariata, mentre dall’unione di Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria, verrebbe istituita la Regione Alpina.

Ma non mancano altre ipotesi. Al deputato forzista Massimo Palmizio basterebbero tre macroregioni: quella del Nord metterebbe insieme Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli–Venezia Giulia (per una popolazione complessiva di 23.376.208 abitanti e una superficie di 97.796 chilometri quadrati); quella del Centro accorperebbe Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Marche e Sardegna (per una popolazione di 18.069.625 abitanti e una superficie di 104.993 chilometri quadrati); quella del Sud dovrebbe fondere Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia (19.236.297 abitanti e una superficie di 98.929 metri quadrati).

cartina_macroregioni DDL Morassut e Ranucci
cartina_macroregioni DDL Morassut e Ranucci

   Ancor più suggestiva l’ipotesi di Edmondo Cirielli e Giorgia Meloni (Fdi-An). In questo caso nascerebbero 36 REGIONI. Il Veneto verrebbe smembrato a fra quattro enti: Verona e Legnago finirebbero nella regione del Garda insieme con Brescia e Mantova; Rovigo e Adria andrebbero nella Padania orientale con Ferrara; Feltre, Agordo, Belluno e Cortina sarebbero destinate alla regione Trentino; nella Regione Veneto ritroveremmo l’area metropolitana di Venezia e le province di Padova, Vicenza e Treviso.

«Credo di essere stato il primo, nel 2010», sottolinea il governatore Zaia, «a parlare della necessità di accorpare le attuali Regioni. Quindi posso considerare miei discepoli tutti quelli che ne parlano adesso. Orbene, la proposta dei parlamentari Pd è a dir poco imbarazzante. L’attuale Lazio viene infatti smembrato in tre: una parte andrebbe con la Toscana, un’altra con la Campania. Ma la peggio monnezza vomitevole sarebbe quel francobollo ritagliato intorno a Roma per la Regione di Roma Capitale. Insomma, da Mafia Capitale a Roma Capitale. Allora, io non so se Renzi condivida questo progetto di legge; il ministro Boschi non ha detto una parola sul tema. Io allora invito il premier a presentare un progetto del governo e ad aprire il confronto. Anche se io non credo che Renzi creda nel federalismo».

L’onorevole Simonetta Rubinato (Pd) ricorda che la macroregione Triveneto era già contenuta nello studio elaborato nel 1992 dalla Fondazione Agnelli e anticipa che riproporrà, come emendamento al disegno di legge costituzionale Boschi, la sua proposta d’inserire il Veneto tra le Regioni a statuto speciale. «Credo che il mio potrebbe essere un mattone utile sulla strada della costruzione di una macroregione del Nordest». Quanto ai Comuni, «la Germania ne aveva 22 mila e li ha ridotte a diecimila, pur contando 80 milioni di abitanti. In proporzione l’Italia dovrebbe averne novemila».

«Quella dei miei colleghi Morassut e Ranucci», chiosa l’onorevole Roger De Menech, segretario regionale del Pd, «è una proposta seria, anche se non mi nascondo che sarà molto complicato realizzarla».

Per Leonardo Padrin, capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, «più che di proclami c’è bisogno di concretezza. Allora una legge costituzionale stabilisca che i Comuni montani devono avere minimo 5 mila abitanti e gli altri minimo 10 mila abitanti. E si aboliscano le Province».

Un tema caro anche ad Enrico Cappelletti. «Renzi», afferma il senatore del Movimento Cinque Stelle, «aveva promesso di abolirle ed invece ha cancellato solo il diritto dei cittadini a eleggere i loro rappresentanti. Il nostro candidato governatore Jacopo Berti ha affermato che gli piacerebbe avere in Italia tutte le Regioni a statuto speciale. E io non posso che sottoscrivere».

«Il ridisegno delle Regioni», dicono in coro il vicepresidente del Veneto Marino Zorzato e il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato, «è ormai un’urgenza imprescindibile». Un Triveneto a statuto speciale, per Ruffato, sarebbe cosa buona e giusta. (Claudio Baccarin)

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STEFANO CALDORO: “BASTANO SEI MACROAREE, CORREGGIAMO L’ERRORE DI PARTIRE DALLE PROVINCE”

di Ottavio Lucarelli da “la Repubblica” del 23/12/2014

NAPOLI – Rivendica la primogenitura dell’idea di creare le macroregioni. Il berlusconiano Stefano Caldoro, presidente della Campania, propone di inserire tutto nella riforma costituzionale all’esame del Parlamento.

Presidente Caldoro, lei ne parla da quasi due anni. Ora anche i governatori del Pd chiedono l’accorpamento delle Regioni. Cosa è successo?

“Voglio ricordare che la mia proposta fu lanciata in uno splendido isolamento mentre oggi ha largo consenso. È dunque il momento di accelerare. Ne ho parlato con il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, e siamo d’accordo “.

Quale sarà il percorso?

“Questo regionalismo è al capolinea. La riforma si fa adesso o mai più. Credo che bisogna lavorare sulle macroaree di funzioni perché gli attuali perimetri amministrativi non risolvono i problemi. Oggi c’è troppa confusione di ruoli”.

Quali funzioni dovranno avere le macroregioni?

“Dovranno essere organi di programmazione e pianificazione, non più di gestione come, peraltro, era scritto nella prima stesura della Costituzione. Sei, al massimo otto grandi aree. Bisogna creare enti che siano regolatori dei diritti territoriali a partire dai servizi e dalle tariffe”.

Come si arriva concretamente a questo obiettivo?

“Occorrono limitate modifiche della Costituzione, il resto si potrà fare con legge ordinaria”.

Chi gestirà la sanità che oggi divora l’ottanta per cento dei bilanci?

La nuova pianificazione dovrà cominciare dalla sanità. Anche in questo caso alle Regioni rimarrà il potere di programmare, così come per il ciclo integrato delle acque e per il trasporto pubblico. In alcuni casi la gestione riguarderà lo Stato, in altri le città metropolitane e i Comuni. Credo che l’errore della riforma costituzionale sia stato concentrare l’attenzione sulle Province, ma siamo in tempo per correggere”.

Ne avete parlato con Renzi?

“Posi il problema un anno fa durante il suo primo incontro con la Conferenza delle Regioni. Renzi mi interruppe, disse che era d’accordo, ma in quel momento l’idea non era condivisa”.

E Berlusconi?

“È d’accordo. Come la Lega”.

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MACROREGIONI: IL DIBATTITO E’ APERTO

da http://www.regioni.it/ del 22/12/2014

“Non dobbiamo commettere l’errore, emerso sulle Province, di affidarsi agli slogan o ai colpi di mano solo nell’idea di tagliare lo Stato per risparmiare. Queste riforme vanno fatte con l’obiettivo di riorganizzare lo Stato, ma per farlo funzionare meglio. Come la vedo io, un’autoriforma delle Regioni mira anche a fornire servizi di qualità ai cittadini mettendo in comune certe funzioni di governo. C’è molto di concreto che si può già fare senza fare nuove leggi”. Così, in un’intervista pubblicata dal quotidiano “La Repubblica”, Nicola Zingaretti, governatore del Lazio.

“I governatori hanno voglia di rinunciare ciascuno ai propri poteri esclusivi? Da presidente del Piemonte e della Conferenza delle Regioni – spiega Sergio Chiamparino – ne ho già parlato al governo. Le circoscrizioni regionali furono definite in un’altra era, quando la società era ancora molto agricola e non esisteva il mercato unico europeo. I confini regionali non corrispondono più necessariamente ad ambiti ottimali per il buon governo: quasi 70 anni dopo che sono stati disegnati e dopo 40 anni di funzionamento, si può pensare a rivedere lo stato di cose”.

un tipo di Macroregione possibile
un tipo di Macroregione possibile

   “Le Regioni – puntualizza Zingaretti – possono iniziare subito a mettere insieme alcune attività, in modo da ridurre i costi e alzare la qualità dei servizi. Poi si potrà pensare realisticamente a ridurre il numero delle Regioni stesse per arrivare a ambiti più ampi”. Zingaretti indica i mestieri che andrebbero messi in comune. “L’attività di zooprofilassi lo è già e dimostra che si può fare. Ci si può arrivare su alcuni servizi sanitari, anche attraverso la specializzazione di centri di eccellenza facilmente raggiungibili. La protezione civile, la tutela dal rischio idrogeologico, i trasporti, le agenzie regionali per l’ambiente. E naturalmente anche certi enti e società partecipate. Le istituzioni regionali devono avere la lungimiranza di perdere qualche pezzo di ciò che per alcuni continua ad essere un potere, anche elettorale, a vantaggio dell’efficienza per i cittadini e le imprese”.

“Il punto è smettere di pensare che lo Stato sia una bad company irriformabile – sottolinea il presidente della Regione Lazio – .Non dobbiamo chiudere e smantellare le strutture, ma accettare la sfida dell’autoriforma. Con le risorse disponibili, a maggior ragione dopo gli ultimi tagli alle Regioni, gli apparati non tengono più. Perché i cittadini dovrebbero credere a un’autoriforma, con quello che hanno sotto gli occhi? Perché esistono misure che si possono prendere subito per togliere ossigeno alla corruzione. Vanno ridotte drasticamente le centrali appaltanti. Vanno semplificate le procedure e i cosiddetti pareri di competenza, e serve trasparenza totale, consultabile su internet, su ogni gara d’appalto e chi le vince. La complessità dei processi amministrativi è il brodo della corruzione, dunque è importante che si sappia sempre chi esattamente fa cosa”.

Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania (e Vicepresidente della Conferenza delle regioni) è convinto che “debito e disservizio si siano creati nel rapporto tra Stato e Regioni, quel rapporto è una neoplasia”, anche per questo occorre superare l’attuale assetto istituzionale regionale. “Siamo in una situazione – ha affermato – in cui dobbiamo sapere chi fa che cosa. Siccome in parlamento sono aperte le riforme, occorre agire adesso. Lavoriamo per sciogliere le Regioni – ha aggiunto – perché se non si arriva a a una riforma dell’attuale regionalismo, tutti i sacrifici che sono stati fatti si riverseranno sugli enti nuovi”.

“La Città metropolitana – spiega poi il presidente della Campania in un articolo pubblicato da ‘Il mattino’ il 21 dicembre – nasce tra tante incertezze, come dimostrano le incognite sul futuro dei dipendenti della Provincia, perché lo Stato non è organizzato bene. Le Città metropolitane non possono da sole affrontare la crisi, avranno solo debiti, partiranno con un grande fardello. II TEMA CENTRALE DA AFFRONTARE È QUELLO DELLO SCIOGLIMENTO DELLE REGIONI. Se non si supera l’attuale regionalismo, anche tutti i sacrifici fatti dalla buona politica, come quella che ha governato la Provincia di Napoli in questi cinque anni, si riverseranno sui nuovi enti. Sono sempre stato contrario alla legge Delrio – prosegue Caldoro – anche se riconosco al sottosegretario di essere stato, a differenza di tanti amministratori di centrosinistra del Sud, un bravo sindaco. Il suo modello non funziona. Che significato ha sciogliere le Province, cioè gli unici enti che avevano i bilanci in pareggio? Si potevano superare le Province, ma si doveva partire dalle Regioni”. Secondo l’analisi di Caldoro, immaginando le Regioni “i costituenti, con il vecchio articolo 118, non avevano disegnato enti di gestione”.

la proposta di MACROREGIONE ADRIATICO-IONICA
la proposta di MACROREGIONE ADRIATICO-IONICA

Anche secondo il presidente della Campania il problema è chiarire chi fa e che cosa. LA VIA D’USCITA È UN PROCESSO DI RIFORMA CHE PORTI ALLA COSTITUZIONE DI MACRO-AREE. “La Lombardia che conta 10 milioni di abitanti e che già da sola costituisce una macro-regione – dice Caldoro – ha, non a caso, tutti i parametri in ordine”. Tornando poi sulla città metropolitana, spiega ancora il Presidente campano, siamo di fronte ad “un dibattito surreale: i nostri rappresentanti in sede di discussione della Città metropolitana hanno posto problemi di merito, mentre il centrosinistra e de Magistris hanno scelto una strada diversa. Una strada tutta politica, tutta legata ai posti di potere. Un grave errore, ma come presidente della Regione ribadisco la mia disponibilità a trovare soluzioni”. Insomma nelle forze politiche nazionali ma anche fra i politici regionali si sta rapidamente facendo spazio l’idea di accorpare le Regioni. A fare il punto è un articolo del “Il Messaggero” che ricorda come il dibattito sia stato aperto da un disegno di legge dei parlamentari del Pd Roberto Morassut e Raffaele Ranucci. “Poi a sorpresa – scrive il Messaggero – il presidente della Conferenza delle Regioni, nonché presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, si è detto favorevole all’accorpamento e a una ridefinizione della missione di questi istituti. Anzi, Chiamparino ha fatto di più. Ha preso carta e penna e ha scritto al premier Matteo Renzi per chiedere un incontro urgente proprio per discutere (quello che segue è letterale) «di prospettive e ruolo delle Regioni”.

Infine anche il Presidente del Veneto, Luca Zaia, affida alle agenzie (a margine della firma a Trieste di due accordi operativi in materia di protezione civile e sanità con la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e col Presidente della Carinzia, Peter Kaiser) la propria simpatia per l’ipotesi di futuri accorpamenti: “io sono per l’accorpamento delle regioni e credo che un ridisegno della logistica istituzionale a livello regionale rafforzi e potenzi ancora di più l’offerta in materia federalista. La verità è che il Governo ora nicchia nel farlo, perché sa che nel momento in cui lo fa rafforza le regioni e non le distrugge”.

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MACROREGIONE A NORDEST, DIVIETI E POLEMICHE IN FVG

di F.G., da VENEZIEPOST del 15/1/2015 (http://www.veneziepost.it/)

– Il riordino del territorio, con il disegno di legge per la riduzione delle regioni, scalda gli animi. In Fvg si teme la macroregione del Nordest che potrebbe rinverdire i fasti della Serenissima e fagocitare la regione –

Paese che vai, leghista che trovi. Così succede che il governatore della Lombardia Roberto Maroni plauda alle macroregioni, esaltando quella alpina che sta già trovando rapida applicazione, mentre a Est il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini le definisce «un grave passo indietro».

Il tutto nasce a valle della conferenza delle Regioni e delle Province autonome che si è tenuta ogi a Roma, in cui si è discusso anche di riordino territoriale e di aggregazioni tra regioni. «Una trasformazione che penalizzerà la nostra regione riportandola indietro al periodo della dominazione veneta» commenta Fontanini, riferendosi al progetto di costituire la macroregione con Fvg, Veneto e Trentino.

La proposta è contenuta in un disegno di legge che mira a ridurre il numero delle regioni da 20 a 12 con accorpamenti. «Se quest’operazione andrà in porto il Friuli Venezia Giulia scomparirà annullato nella nuova conformazione che vedrà il predominio del Veneto. La storia rischia di ripetersi: la nostra regione è già stata sottomessa alla Repubblica Veneta che la occupò dal 1420 e fino all’arrivo di Napoleone (1797) per sfruttare il suo posizionamento strategico, tra terre germaniche, slave e italiche».

Preoccupato, Fontanini risale addirittura alle «devastanti incursioni subite dal Friuli da parte dei Turchi», evidentemente ritenendo che ci possa essere un pericolo simile, e sostiene che «il disegno delle macroregioni cancellerà l’autonomia e la specialità del Fvg».

Per questo si rivolge alla presidente del Fvg auspicando che «Serracchiani, la quale recentemente ha fatto intendere di non essere preoccupata dalla prospettiva di una macroregione del Nordest che possa cancellare la specialità del Fvg, si impegni a fondo per garantire al Friuli Venezia Giulia di mantenere la condizione di regione autonoma come verrà previsto per il Trentino Alto Adige per salvaguardare la minoranza ladina e tedesca».

Quel che è certo è che le Regioni vogliono dire la loro sul processo di riforma costituzionale all’ordine del giorno del Parlamento e che va verso la creazione del Senato federale. Chiedono che si ritorni al testo uscito dal Senato, e che si rimetta mano al loro ruolo, come sottolinea il presidente della Conferenza Sergio Chiamparino.

«Si sta cambiando il Titolo V della Costituzione e superando il bicameralismo: crediamo sia importante non perdere questo treno ad alta velocità». L’idea dei governatori, ha spiegato Chiamparino, è di presentare una proposta di riordino dell’assetto delle Regioni: «dopo 44 anni, una revisione si impone. Io sono favorevole ad avviare un processo di aggregazione, in modo non illuministico, su compiti e materie che possano essere messe in comune». (…)

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