Macroregioni 2/ Il Pd accorpa e sogna il dominio del Centro Italia

italia-storicaDALL’ALPINA AL LEVANTE: LE QUATTRO PROPOSTE CHE RIDISEGNANO L’ITALIA

(da https://geograficamente.wordpress.com)

di Tommaso Ciriaco, da “la Repubblica” del 23/12/2014

– Accorpare le Regioni, ghigliottinare gli sprechi. Intervistato su Repubblica il governatore del Lazio Nicola Zingaretti si sbilancia: «Sono troppe, serve un piano per accorparle ». E anche in Parlamento qualcosa si muove, con l’obiettivo di abbattere un monumento allo sperpero insostenibile in tempi di crisi. Almeno quattro proposte di legge hanno visto la luce alla Camera in questa legislatura. Con il format a venti Regioni nel mirino –

La carica l’ha suonata di recente il Pd. Due deputati dem, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, hanno preso carta e penna per ridisegnare la cartina d’Italia. Ne è uscito fuori uno stivale diviso in dodici aree, omogenee per «storia, area territoriale, tradizioni linguistiche e struttura economica». Alcune sono frutto di una semplice addizione (il Triveneto con Friuli, Trentino e Veneto, oppure l’Alpina con Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria). Altre invece mettono assieme province di Regioni diverse: il Levante “ospita” Puglia, Matera e Campobasso, mentre la Tirrenica tiene assieme Campania, Latina e Frosinone. Solo Sicilia e Sardegna manterrebbero il privilegio dello statuto speciale.

Per stringere i tempi e tagliare il traguardo, Ranucci ha pure contattato il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. Le ha chiesto di assorbire le novità nel suo ddl costituzionale. «Si può costituire il nuovo Senato, incentrato sugli eletti delle Regioni – domanda il suo collega Morassut – senza riformare le Regioni stesse? Il pacchetto va portato avanti senza lasciare vagoni staccati». Una prima sponda è quella del capo della conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino: «Si sta riformando la Costituzione, se il Governo vuole noi siamo pronti a discutere del riordino anche territoriale delle Regioni».

Suonerà sorprendente, ma il partito della ghigliottina è capeggiato proprio dai governatori di peso. Zingaretti e Chiamparino, come detto, ma anche il neo eletto Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini: «Ragioniamo se avere un po’ meno Regioni delle venti attuali».

La proposta di MACROREGIONI con il ddl Morassut e Ranucci
La proposta di MACROREGIONI con il ddl Morassut e Ranucci

   È UN MOVIMENTO D’OPINIONE BIPARTISAN, che supera i confini del centrosinistra. Certo, non tutti quelli che reclamano una riforma pensano a un’improvvisa rivoluzione. Debora Serracchiani – presidente del Friuli Venezia Giulia e soprattutto vicesegretaria del Pd – invita le Regioni a mettere in comune alcune attività, a partire dalla sanità e dai trasporti.

Quando intervenire, come intervenire? Le ricette si moltiplicano. Il progetto di legge del deputato azzurro MASSIMO PALMIZIO assomiglia a una “cura shock”: TRE REGIONI, PER LUI, POSSONO BASTARE. VIA IN UN COLPO ANCHE GLI STATUTI SPECIALI, via soprattutto l’autonomia sancita dall’articolo 116 della Carta.

Idee che si ritrovano anche nell’appello pubblico per UN «NUOVO REGIONALISMO MACROREGIONALE» sottoscritto dai deputati dem Dario Ginefra, Enzo Amendola, Ernesto Carbone. A ben vedere, però, non tutti i progetti depositati dalla primavera del 2013 vanno nella stessa direzione. La ricetta di Edmondo Cirielli (FdI) prevede “matrimoni” tra Regioni, ma non esclude la possibilità di crearne di nuove. L’unico requisito è che abbiano «un minimo di un milione di abitanti». Giorgia Meloni, invece, in un’altra proposta sottoscritta con Cirielli chiede di cancellare del tutto le Province, istituendo alcune decine di Regioni nuove di zecca. Tra queste, la Padania orientale, Tanaro, Etruria, Salento, Valsesia, Ciociaria e Napoletano. In tutto, trentasei. (Tommaso Ciriaco)

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ACCORPAMENTI DELLE REGIONI, A GENNAIO IN PARLAMENTO

di Diodato Pirone, da IL MESSAGGIERO del 28/12/2014

– La legge di riforma della Costituzione, quella che abolisce il bicameralismo e il Cnel e riduce i poteri delle Regioni fissate nel titolo V, potrebbe prevedere anche un accorpamento delle Regioni riducendone il numero da 20 fino a 5 –

Per ora si tratta di una semplice ipotesi di lavoro ma, approfittando della pausa natalizia, in queste ore si stanno moltiplicando i contatti informali a livello politico e di consiglieri di vario livello. L’obiettivo è ormai chiaro: a gennaio la riforma della Costituzione (che per diventare legge ha bisogno di quattro passaggi parlamentari) entrerà nel vivo della discussione nell’aula della Camera e ora si tratta per trovare un accordo fra i partiti e i presidenti delle Regioni per inserire nel testo alcune modifiche agli articoli 131 e 132 che stabiliscono il numero delle Regioni e le loro missioni principali.

LA VOLATA

Come non è mai successo prima, a tirare la volata all’accorpamento sono proprio molti presidenti di Regione. Alla tesi sostenuta da sempre dal presidente della Campania, Stefano CALDORO di Forza Italia si sono recentemente uniti il presidente del Lazio, Nicola ZINGARETTI, e soprattutto quello del Piemonte, Sergio CHIAMPARINO, che è anche presidente della Conferenza delle Regioni.

Sia Chiamparino che Zingaretti hanno pubblicamente sostenuto tesi dirompenti. Primo: LE REGIONI COSÌ COME SONO NON FUNZIONANO PIÙ e rischiano di rimanere schiacciate sotto una montagna di debiti. Secondo: fin da subito LE REGIONI POTREBBERO DECIDERE AUTONOMAMENTE DI SVOLGERE ASSIEME ALCUNE FUNZIONI per risparmiare denaro pubblico ma anche per rendere più efficienti i loro servizi.

Esempi di macroregioni possibili (AUTORE Maria Carmela Fiumana FONTE AGENZIA DIRE_ WWW.DIRE.IT)
Esempi di macroregioni possibili (AUTORE Maria Carmela Fiumana FONTE AGENZIA DIRE_ WWW.DIRE.IT)

   Tesi che a livello politico stanno trovando un terreno fertile soprattutto nel Pd ma anche nella Lega da sempre favorevole alle Macroregioni e che negli ultimi mesi è impegnata in un processo di trasformazione in partito di livello nazionale. Non a caso negli scorsi mesi alcuni parlamentari romani del Pd, in particolare il deputato ROBERTO MORASSUT e il senatore RAFFAELE RANUCCI, hanno presentato un disegno di legge che, trasformando ROMA in una sorta di CITTÀ-STATO con un unico livello amministrativo a governarla, ridisegna l’intero sistema delle Regioni portandole da 20 a 12.

Proposte analoghe sono state presentate da parlamentari di Forza Italia come Paolo Russo, l’ex ministro Maria Stella Gelmini e il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. Per costoro il numero delle Macroregioni potrebbe scendere a cinque anche se è tutto da analizzare il nodo delle Regioni a statuto speciale fra le quali spicca il CASO ALTO ADIGE sul quale vige anche un’INTESA CON L’AUSTRIA.

FRANCIA E GERMANIA

Tra l’altro è l’Europa a dare una mano a chi vuole semplificare il sistema italiano di governo del territorio. In Francia il presidente socialista FRANCOIS HOLLANDE il mese scorso ha deciso di ridurre LE REGIONS DA 22 A 14 e ha semplificato le funzioni dei 100 Dipartimenti (così oltralpe chiamano le Province). Anche nella GERMANIA FEDERALE, che ha 16 POTENTISSIMI LAENDER, sta accadendo l’impensabile: i Laender più piccoli, in particolare quello della Saar, stanno chiedendo di unificarsi ad altri perché non ce la fanno più a ripagare i debiti.

In questo scacchiere in rapida evoluzione fa rumore il gran silenzio del governo Renzi. In realtà, sotto la superficie da calma piatta è chiaro che si stanno muovendo molte cose. Anche perché il progetto di accorpamento delle Regioni piace moltissimo a Matteo Renzi. Lo conferma un episodio accaduto lo scorso 20 marzo quando il premier incontrò per la prima volta la Conferenza dei presidenti regionali e di fronte alle prime, timide, ipotesi di accorpamento pronunciò una significativa frase riportata dall’Ansa: «Cari presidenti se siete tutti d’accordo alzate la palla che io poi la schiaccio». (Diodato Pirone)

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PERCHÉ DICIAMO SÌ ALLE MACROREGIONI

di Ettore Bonalberti, dal sito http://www.formiche.net/ del 28/12/2014

L’Italia vive la realtà istituzionale regionale diversificata tra cinque Regioni a statuto speciale e 15 regioni a statuto ordinario; 20 Regioni che hanno raggiunto un livello di costi non più sostenibile dal bilancio nazionale

Una congerie di COMPETENZE  accumulate in maniera confusa e progressiva: dai decreti delega che, dal 1977, hanno affidato alle regioni molte competenze amministrative; alle caotiche funzioni relative al CONTROLLO DEL TERRITORIO, ripartite e spesso rimpallate tra regioni, province e comuni, sino al decentramento delle leggi Bassanini e alla modifica del Titolo V della Costituzione con l’invenzione delle competenze concorrenti, fonti del caos permanente dei ricorsi presso la Corte Costituzionale.

E’ questa la TRISTE REALTÀ IN CUI VERSA IL NOSTRO REGIONALISMO permanendo l’ormai incomprensibile, iniqua e anti storica differenziazione tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale.

proposta macreregioni_(da IL MESSAGGIERO)
proposta macreregioni_(da IL MESSAGGIERO)

   Se a questa gravissimo ircocervo istituzionale si aggiunge una sostanziale irresponsabilità amministrativa delle Regioni che vivono una schizofrenica situazione, tra competenze dirette  in materia di spesa e competenze pressoché nulle in materia di entrate, in larga parte derivate dallo Stato, e, dulcis in fundo, gli immorali comportamenti sperimentati con i casi di corruzione-concussione (MOSE e affini)  e scandalo di rimborsopoli, appare pressoché impossibile difendere l’attuale assetto istituzionale regionale.

Della lezione regionalista sturziana si è data una interpretazione fuorviante che si è accompagnata da un esercizio distorto delle competenze che, in origine, avrebbero dovuto restare quelle di legislazione, programmazione e controllo e che, viceversa, sono diventate sempre più funzioni di gestione diretta e indiretta attraverso una congerie di enti e aziende partecipate che concorrono in larga misura all’enorme deficit strutturale dell’Italia.

Di qui la necessità di ripensare al nostro assetto istituzionale ricollegandoci a una corretta interpretazione del pensiero regionalista sturziano e alla lezione del prof Miglio che, per primo, teorizzò L’IDEA DELLE MACROREGIONI come possibile soluzione al complesso e disorganico processo di formazione storico politica dell’unità nazionale.

E’ un tema che è presente anche in Francia, dove Il primo ministro francese, Manuel Valls, ha proposto di “ridurre della metà il numero delle regioni” entro il 2017 e di sopprimere i consigli dipartimentali (province) “entro il 2021″.Le Regioni passerebbero dalle attuali 22 a 12 con un risparmio di spesa  annuo previsto tra i 12 e i 15 miliardi di €: una robustissima riduzione di spesa pubblica.

Sostenitori della tesi del  prof Miglio, DA ANNI PROPONIAMO IN ITALIA  IL PASSAGGIO DALLE ATTUALI 20 REGIONI A 5- 6 MACROREGIONI.  E’ di questi giorni la presentazione di un progetto di legge da parte di due deputati PD, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, che prevede la riduzione delle attuali 20 regioni a dodici regioni così individuate: Regione Alpina (Piemonte-Liguria – Val d’Aosta)-Lombardia- Regione Triveneto- Regione Emilia-Romagna-Regione Appenninica- Regione Adriatica- Regione Roma Capitale- Regione Tirrenica-Regione del Levante-Regione del Ponente- Regione Sicilia-Regione Sardegna. Insomma la proposta comincia a farsi strada.

tra le varie proposte di MACROREGIONI
tra le varie proposte di MACROREGIONI

Nel Veneto viviamo l’ormai insostenibile condizione di terra di confine con due regioni a statuto speciale quali il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige.

E’ stata l’intuizione dei democratici cristiani veneti a sviluppare agli inizi degli anni’80 l’idea di ALPE –ADRIA, nella concezione berniniana dell’EUROPA DELLE REGIONI, nella quale un ruolo trainante poteva e doveva essere assunto dall’area del Nord-Est o del Triveneto.

Esaurita la falsa prospettiva dell’indipendenza del Veneto assai più realistica può diventare quella della costruzione della macroregione del Nord-Est o del Triveneto.

Non si tratta di togliere o ridurre l’autonomia che, seppur in maniera diversa, godono oggi il Friuli V. Giulia e  il Trentino Alto Adige, ma di spalmare su tutte e tre le regioni la stessa autonomia.

Ci soccorrono due articoli della nostra Costituzione ai quali possiamo ricorrere:

Articolo 116 (vedi ultimo comma)

Il Friuli Venezia Giulia [cfr. X], la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

E’ la strada che è stata avviata dalla Regione Veneto e che ci auguriamo possa essere accolta positivamente dal Parlamento e dal governo.

Articolo 132

SI PUÒ CON LEGGE COSTITUZIONALE, SENTITI I CONSIGLI REGIONALI, DISPORRE LA FUSIONE DI REGIONI ESISTENTI o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse [cfr. XI].

Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediantereferendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

Questa dell’art.132, è l’ultima possibilità che ci rimarrebbe da sostenere, anche attraverso il referendum consultivo, certamente privo di efficacia giuridica concreta, ma dall’indubbio valore politico, sull’autonomia del Veneto.

Di questo abbiamo discusso a Verona il 20 dicembre scorso, sulla  base di una lectio magistralis sul federalismo regionale del prof Luca Antonini,  con Mario Mauro (Popolari per l’Italia), Flavio Tosi (Lega) e Mario Blocket (CSU) riscontrando una grande condivisione strategica e di prospettiva politica.

E’ tempo di passare dalle parole ai fatti e procedere secondo le strade indicate dalla nostra Carta. (Ettore Bonalberti)

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3 Commenti

  1. Giancarlo says:

    Hai proprio ragione caro Renato.
    Ormai provo solo nausea a sentir parlare i politici italiani, nessuno escluso .
    Continuano a perseverare nei loro interessi che sono poi quelli dei vari… loro partiti.
    Mai che parlino seriamente di come affrontare la realtà che vede ormai il Nord schiacciato dalle differenze di tassazione con gli altri paesi europei, ed il Sud che annaspa ormai nelle paludi della mala politica e dalla indifferenza degli stessi meridionali, mai sazi di sperare negli aiuti statali o dei loro “beniamini politici”.
    Gli statali, la stragrande maggioranza ruba ore e giornate di lavoro senza che vengano licenziati in tronco e così pure i dirigenti omertosi che rispondono alla politica.
    L’italia è già entrata in un fallimento pilotato e salvo l’europa ( la germania) non intenda sostenerla all’infinito i Veneti che ancora sperano di salvarsi rimanendo dentro l’italia faranno bene a svegliarsi d’improvviso per non perdere altro tempo.
    W l’indipendenza W il VENETO LIBERO !!!
    WSM

  2. Giancarlo says:

    Si cambia tutto per non cambiare nulla. La solita minestra italiana.
    Il Veneto si guardi bene dal cadere nelle solite trappole politiche italiote.
    L’indipendenza e basta è la soluzione non ve ne sono altre.
    WSM

  3. renato says:

    Prima, quando erano padroni della situazione, si sono schierati lancia in resta contro la proposta ventilata dal compianto prof. Miglio, tirando in ballo la costituzione e mille altre faziosità. Poi, alle prime avvisaglie di una tendenza al decentramento si sono detti a favore di una maggiore autonomia degli enti locali ma solo a livello propositivo perché la cassa la volevano gestire loro a Roma. Ora, dopo gli scandali delle Coop, del Monte dei Paschi e di Roma Capitale in mano ai loro mafiosi, si pongono come futuri salvatori della disastrosa situazione economica da loro stessi causata. Siamo alle solite, le facce da culo non si smentiscono mai e trovano pure i coglioni che le sostengono, magari col voto.

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