Macroregione, Rizzi: il futuro passa solo da qui, non dalla manovra del popolo…

 

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di MONICA RIZZI – In politica la memoria è una brutta bestia. Se ce l’hai, è ingombrante. Ma ci sono atti politici che diventano storia e la storia non si rinnega, sta tutto scritto.

Oggi il tema delle riforme istituzionali sa di vecchio, persino di bruciato. Hanno bruciato la devolution, hanno bruciato il federalismo, hanno bistrattato l’indipendentismo e banalizzato l’autonomia. Lo Stato centrale è e resta il baricentro dei partiti di governo. Non abbiamo ancora capito cosa ne pensino i partiti di opposizione, perché il tema della macroregione,  della macroregione del Nord, alpina che dir si voglia, è l’ultima frontiera di una modernità politica che metterebbe al riparo i territori dal punto di vista politico, economico, sociale. E’ l’unica coesione ancora vivente in un paese disgregato. E’ l’unica realtà che regge l’euro, è l’unico sistema culturale e imprenditoriale che non genera debito ma Pil e che parla europeo più di qualsiasi altro lembo di penisola.

C’era una volta, ed era il 15 ottobre 2013, una notizia. Eccola.

REGIONI: GOVERNATORI NORD, VENERDI’ ATTO NASCITA MACROREGIONE ALPINA

(ASCA) – Milano, 15 ott – ”Il 18 ottobre prossimo i presidenti delle Regioni e delle Province autonome alpine italiane si troveranno riuniti a Grenoble, in Francia, per la firma di uno storico accordo paritetico tra Stati e Regioni sulla creazione di una ‘Strategia Macroregionale per la Regione Alpina’, uno strumento di coordinamento delle politiche e dei fondi transnazionali, per garantire crescita, equita’ e sviluppo sostenibile nelle Regioni piu’ sviluppate d’Europa, quelle intorno alla catena alpina, una Macroregione di 70 milioni di abitanti su piu’ di 450mila chilometri quadrati”. 

Ci fermiamo qui, non dobbiamo citare chi governava. Potremmo semmai chiederci oggi che cosa pensano, che cosa fanno. L’esatto opposto. O silenti o adeguati al corso del sovranismo nazionalista antieuropeo e antifederalista. Rileggiamo quella nota d’agenzia:  “I governatori delle regioni del Nord ricordano che ”questo processo di costruzione di una strategia macroregionale europea e’ stato avviato – per la prima volta nella storia delle strategie europee – dalle Regioni” sottolineando che ”lo stesso Parlamento Europeo, nello scorso mese di maggio 2013, ha avuto modo di esprimersi favorevolmente nei confronti della Strategia alpina, riconoscendone il valore aggiunto per l’intera Unione
Europea”.
”I presidenti delle Regioni e Province autonome alpine italiane, apprezzando l’adesione del Governo italiano all’iniziativa, confermano – dice ancora la nota – la forte e comune volonta’ di realizzare al piu’ presto la Macroregione Alpina, che rappresentera’ un’occasione di ripensamento delle politiche per lo sviluppo, a partire da quei territori e da quei popoli che intorno all’Arco Alpino hanno saputo costruire l’asse portante della crescita europea”.

Non è uno scherzo, ma è da lì che dobbiamo ripartire.

L’allora governatore lombardo affermava…. l’8 novembre 2013: “Prima di Natale organizzerò, qui in Regione Lombardia, un incontro tra i presidenti delle 7 regioni italiane” che fanno parte della Macroregione alpina. Lo annuncia il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, a margine dell’Assise sul ruolo dei Parlamenti regionali in Europa, a Palazzo Pirelli, a Milano. “La Macroregione alpina -continua il governatore lombardo- è un grande progetto che disegna la nuova Europa, più federale, democratica ed efficiente”. Maroni sottolinea poi di aver avuto “mandato dalla Conferenza delle Regioni per coordinare l’azione delle 7 regioni italiane, su 46 che costituiranno la Macroregione alpina”. La nascita ufficiale della macroregione sarà sancita, informa il governatore, “proprio in Italia, nel semestre di presidenza italiano”. Il presidente conclude notando che “è la strada giusta, quella che voglio seguire perché è la strada della nuova Europa”.

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Mah… e che ne è stato mai del progetto? Cosa organizza oggi la Lombardia? Cosa escogita chi vi governa per uscire dalla crisi e dallo spread che tira giù, detto chiaro e tondo, le imprese del Nord?

Persino ai tempi dei saggi di Napolitano, il senatore Filippo Bubbico, era ancora il 2013, aveva ha rilanciato l’idea della costituzione in Italia delle macroregioni, su piattaforma federale… “Questo – dice Bubbico – contribuirebbe ad abbattere i costi della politica, svecchierebbe l’attuale sistema istituzionale e amministrativo, rilancerebbe il Paese”.

Alla fine, gira e rigira, era il principio del progetto di Miglio. Ma siccome Miglio è morto allora deve morire tutto il resto. Così pensano i giovani al governo oggi.

Poi mi pongo anche un’altra domanda, che fine ha fatto quella gazebata per la macroregione? Parla l’Adnkronos. “Una “gazebata” fatta lo scorso autunno nel nord (2’12, ndr)ha prodotto una “vendemmia” generale di 400 mila firme per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare in favore dell’istituzione nella Carta Costituzionale della Macroregione, con l’obiettivo ulteriore di fissare che il 75% degli introiti fiscali resti sul territorio. Le firme sono state depositate stamattina al Senato dal leghista Roberto Calderoli, 35 scatole per 64 mila firme. 14 mila in più per la sicurezza delle 50 mila necessarie. Con l’ex Ministro della Semplificazione, Roberto Centinaio (leghista del gruppo GAL), Patrizia Bisinella, Raffaela Bellot”. Oh bella, era il 13 aprile 2013. Oggi è un’eresia, prima il reddito di cittadinanza, e un bella “fanculata” ai tetti di bilancio dell’Europa per mantenere qualche promessa elettorale.

Ma restiamo “sul pezzo”. Eccoci di nuovo ai vertici del Pirellone. MARONI, MACROREGIONE NORD VOLANO FONDAMENTALE PER CRESCITA

(ANSA) – MILANO, 10 APR 2013 – Il governatore della Lombardia Roberto Maroni, rispondendo a una domanda dei giornalisti a margine della sua visita al Salone del Mobile in Fiera, ha commentato la dichiarazione ironica di Matteo Renzi secondo il quale Wall Street sta gia’ tremando per la macroregione del Nord.
‘A Renzi rispondo con le parole ben piu’ autorevoli delle mie del magnifico Rettore del Politecnico di Milano (Giovanni Azzone, ndr) che – ha detto Maroni – forse ha qualche titolo in piu’ di Renzi. Il Rettore ha recentemente auspicato la formazione di una grande regione del nord da Torino a Trieste perche’ sarebbe un volano di crescita economica fondamentale’.

Ma certo, peccato che sia il referendum per l’autonomia che il progetto per far uscire il Nord dal pantano italiano siano lettera morta. Forse qualcuno, dopo un pizzicotto, rialza la testa, ma solo per far finta di rivendicare la paternità di un’idea fatta soffocare dal sovranismo leghista e dai partiti dei social.NUMERI MACROREGIONE

Lo scriveva di recente anche uno studio di Eupolis. “Quanto a cifre e grandezze fisiche ed economiche, la Macroregione Veneto-Lombardia-Piemonte-Emilia raggiungerebbe il 39,2 per cento della popolazione italiana, ma con un Pil pari al 47,5 per cento sul valore nazionale. Anche il paragone con l’Europa è felice: il soggetto aggregato potrebbe competere alla pari con la Macro-Land Renania, ossia il territorio che comprende i due Länder renani Vestfalia e Palatinato (ipotesi di fusione allo studio nel dibattito in merito alla riforma dello Stato tedesco). Anzi, la Macroregione Nord risulterebbe economicamente più forte, con 30.850 euro di Pil a prezzi di mercato per abitante, contro i 28.490 euro della Renania unificata. Dall’insieme è escluso il Friuli-Venezia Giulia, che in quanto Regione a statuto speciale, gode già di una propria autonomia”. (fonte tempi.it)

Cosa c’è da aggiungere? Non è forse questa una base programmatica sufficiente per ragionare sul futuro del Nord, sulle sue alleanze, sulle sue vie d’uscita dal cappio dello spread e dei falsi miraggi leghisto-pentastellati?

Monica Rizzi, segretario organizzativo Confederazione Grande Nord

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