Macroregione, Oneto: Maroni, datti una mossa. Facci vedere le carte

di GILBERTO ONETO

È arrivato il momento di vedere le carte. Maroni ha voluto liquidare il Cerchio Magico e c’è riuscito. Voleva essere proclamato Segretario Federale della Lega e gli è andata bene.  Ha fatto un po’ di pulizia ed è stato meglio così.  Si è fatto una sua lista elettorale che ha funzionato. Ha deciso di diventare Presidente della Lombardia e ce l’ha fatta. Ha messo insieme una Giunta e ha fatto nomine come ha voluto. Prepara espulsioni a manetta e riuscirà a fare anche questo. Tutto bene: ce ne felicitiamo per lui. Ha però messo in piedi questo ambaradan promettendo la Macroregione del Nord e di trattenere almeno il 75% delle tasse sul territorio. Tutti i preliminari si sono esauriti, tutte le condizioni si sono realizzate: oggi più nulla osta all’inizio del cammino verso gli obiettivi proposti, il cui gradimento da parte dei cittadini gli ha permesso di arrivare dov’è ora.

È il momento di darsi una mossa, di lavorare, di mostrare i primi risultati concreti e – soprattutto – di tirar fuori le carte del progetto: tutti vogliono sapere come ci si arriva, con quali costi, mediante quale road map di concreti passi politici e decisioni istituzionali. Insomma i lombardi (ma anche tutti gli altri padani) che hanno comperato una casa sulla fiducia espressa al venditore, adesso vogliono vedere i disegni, i permessi, i preventivi, vogliono guardare in faccia il direttore dei lavori e l’impresario edile e la sua squadra, ma vogliono assolutamente assistere all’apertura del cantiere, al montaggio delle gru e vedere arrivare i camion col materiale di costruzione.

La gente ha dato fiducia ancora una volta ma è l’ultima. Per vent’anni e più i cittadini (e i leghisti in particolare) sono stati menati per il naso con tutta una serie di promesse, di progetti favolosi e fumosi, di slogan e belle immagini e non hanno mai visto un tubo di niente. Questa Via Crucis della presa per i fondelli si è snodata su di una serie di stazioni e di “misteri” che, contrabbandati per “gaudiosi” o “gloriosi”, si sono sempre rivelati “dolorosi”: il federalismo, la Repubblica del Nord, la riforma costituzionale, l’autonomia speciale, la Padania, la secessione, la devolution, il federalismo fiscale…  Siamo arrivati alla Macroregione (qualche volta chiamata Euroregione e già il doppio nome insospettisce) e questa volta non si può non dare qualcosa a chi ha speso quattro e più lustri in speranze, in sopportazione, illusioni e spesso anche impegno personale.

Vogliamo che venga illustrato in dettaglio come si intende procedere e cosa sarà il risultato finale. Vogliamo vedere in faccia gli esperti cui Maroni ha affidato l’elaborazione di questo difficile cammino: nessuno sopporterebbe più vedersi ancora una volta proporre il Calderoli come improbabile tessitore di una sottile trama istituzionale. Troppe volte lo abbiamo visto salterellare fra una baita e un rogo di leggi inesistenti spandendo alchimie legislative, diffondendo miraggi di riforme costituzionali come la polvere di pirimpimpina. Sempre ci siamo ritrovati con un pugno di mosche. Lo stesso Calderoli ce l’ha menata per decenni con il mantra molto bersaniano del “Piuttosto di niente, è meglio piuttosto”: il niente è sicuro ma anche il piuttosto è sempre stato molto evanescente.

Non ci vengano a raccontare altre balle, non si trovino altre scuse: dove sono quelli che devono tracciare il percorso? Dov’è il disegno di dettaglio? Come e quando, che faccia avrà la Macroregione? Esigiamo di saperlo. Adesso.

Ci rendiamo tutti perfettamente conto che non sia roba facile, soprattutto per un partito che per vent’anni ha fatto fuori con sistematicità chiunque avesse qualche capacità, un coefficiente di intelligenza normale, qualche titolo di studio e un po’ di conoscenza. Ma ci è anche stato detto che le cose erano e sarebbero cambiate e molta gente ci ha creduto, la maggioranza degli elettori lombardi in particolare.

Bene Presidente e Segretario Maroni, è arrivato il momento di fare. Non si accettano altre ciulate.

Di mosche ne abbiamo dei pugni pieni: adesso ci stanno saltando al naso.

(da lindipendenzanuova.com nell’aprile 2013)

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