Parlano di Macroregione, ma non sanno nemmeno cosa sia un “progetto”

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

I politici che ci affliggono sempre più con i loro chilometrici e vuoti discorsi danno dimostrazione di sapere molto parlare e poco fare. Ora si sono innamorati della parola Macroregione e ne illustrano i vantaggi senza minimamente accennare alla via da percorrere ed ai mezzi da utilizzare. Sono sincero: l’ultima cosa che mi interessa è quella di essere governato assieme ad altre Regioni, mentre la prima è quella che siano disponibili strumenti che mi facilitino la vita.

Uno degli strumenti fondamentali, per una vita facilitata, è quello di dipendere operativamente sempre meno da Roma, secolare nota sentina di tutti i mali. Che cosa dovrebbero fare  quelli che sempre più ci affliggono con tantissimi paroloni e con pochissimi fatti? Semplicemente cominciare a guardarsi in casa per verificare se vi siano ( ve ne sono tantissimi) punti di eccessivo costo e di inaccettabile complicazione.

Uno dei punti dolenti è rappresentato dal binomio Leggi  Regionali-Regolamenti attuativi. Le leggi le fanno i rappresentanti  eletti nei consigli regionali, ma i regolamenti li fanno i burocrati, ergo sono i burocrati che tengono in mano il mestolo. Vogliono quindi decidersi gli “eletti dal popolo” a emanare leggi già regolamentate per impedire che il potere sia in mano alla burocrazia? Per quello che sono pagati gli “eletti “dovrebbero fare questo ed altro e, se non ne sono capaci, non sottraggano fruttuose braccia al corpo dei badilanti. A questa tecnica è indispensabile unirne altre due:

La prima è quella dei “testi unici”, ossia di un’unica Legge che tratti completamente di un ampio settore, senza avere per i piedi leggi, leggine in quantità enormi, spesso in contraddizione tra di loro.

La seconda tecnica è quella delle “release”, ossia delle revisioni periodiche (e relativo aggiornamento) dei testi unici.

In parallelo, nell’ambito regionale, dovrebbero essere rigorosamente posti dei budget annuali con due chiari e imprescindibili obbiettivi: ridurre i costi e aumentare l’efficienza (misurabile questa in termini assolutamente obbiettivi). In occasione di questa fase operativa, sarebbe di estrema importanza che le componenti della sognata macroregione si accordassero verso l’emissione di testi unici unificati, con un’unica variante costituita da appendici volte a soddisfare esigenze tipicamente locali. Purtroppo i politici,che  in gran numero di casi hanno capacità gestionali ridotte se non nulle, in quanto non provengono da esperienze aziendali, sono capaci di generare soltanto situazioni come quella europea in cui è stato fatto, per primo, (la moneta unica) il passo che secondo una ferrea logica organizzativa avrebbe dovuto essere fatto per ultimo, con tutti i disastri che ne sono derivati.

E ancora. I politici confondono costantemente il concetto di “Progetto” , che richiede che venga studiato accuratamente prima di essere presentato (esso è composto da stadi diversi: Studio, Definizione di obbiettivi, Metodologie di raggiungimento dei medesimi, Tempi, Costi ,Vantaggi tecnico-economici) con il concetto di “Desiderio”, che richiede solamente di alzarsi la mattina di buon umore, stiracchiarsi e lanciare un’idea “che faccia notizia”.

Un “dettaglio” non trascurabile: i politici che dovrebbero realizzare la struttura di una macroregione, hanno le conoscenze tecniche di base, l’esperienza ed il curriculum per realizzare il Progetto di cui sopra? O nel loro curriculum ci sono solo la presenza a innumerevoli gazebo, e partecipazioni a manifestazioni vocianti ad esclusiva base di slogan?  Oltre che , naturalmente, il servile ossequio ai cosiddetti “capi”?

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11 Comments

  1. Franco says:

    Macroregione,venti anni fa aveva un senso,oggi è una parola vuota.Ne parla Maroni soltanto in senso geografico,in senso politico è un non senso.Che senso ha parlare di macroregione quando sei sempre ROMADIPENDENTE ?

  2. Franco says:

    Corretto dire che il cancro del paese è la burocrazia, figlia del centralismo e inquinante dei rapporti politici. La burocrazia è il risultato dello statalismo comunista. Ridurla in termini e funzioni è imperativo, perchè la buroccrazia ha un solo fine: riptodurre se stessa.

    • Rinaldo C. says:

      giusto ai centrato la problematica, sono d’accordo con te la burocrazia è la rovina dei popoli, buona parte di questa burocrazia italoica è da licenziare per tutti i danni che hanno fatto, le leggi li fa il parlamento ma le leggine le fanno loro, sono loro i corruttibili e sono i veri padroni dello stato italico e regionale.

      Rinaldo Cometti

      • Culitto Salvatore says:

        quando si parla di burocrazia mi sembra si tratti l’argomento in modo generico e superficiale, ce n’è tanta, troppa, anche troppo corrotta, ma dire che è la burocrazia è la rovina dei popoli mi sembra sbagliato, senza burocrazia, senza regolamenti, senza leggi che stabiliscano un equità tra i grandi e i piccoli, cosa succederebbe? certo come scrivevo sopra c’è troppa burocrazia ma questa va ridotta e ripulita non eliminata

        vi ricordo cosa dovrebbe essere (e non è) la burocrazia:
        Con burocrazia si intende l’organizzazione di persone e risorse destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità, che si struttura intorno a regole impersonali ed astratte, procedimenti, ruoli definiti una volta per tutti e immodificabili dall’individuo che ricopre temporaneamente una funzione

        • lombardi-cerri says:

          Lei legge qualche volte testi in lingua italiana ?
          Mi sembra che il termine “burocrazia” suoni dispregiativo , in lingua italiana.
          Nell’articolo non mi sono mai sognato di scrivere che una corretta staff di impiegati pubblici, capaci di comprendere l’italiano, preparati tecnicamente ed onesti , oltre che in numero adeguato alla bisogna, siano inutili.

  3. Dan says:

    Ma quando mai un politico ha accennato ad una via da seguire all’interno dei propri discorsi ?
    Durante i loro blablabla non hanno neanche il coraggio di cacciare fuori due disegnini in modo da far capire veramente alla gente cosa intendono fare.
    O sono loro i primi a non sapere come fare le cose o, proprio perchè lo sanno, fanno di tutto per non informare chiaramente la gente e non fare mai i passi necessari

  4. Luciano says:

    gli svizzeri a suo tempo non sapevano ne leggere ne scrivere ma l’hanno fatto, prima si butta l’idea di base e poi si va su con la casa. una piccola regione da sola è preda di cesare, la storia a te non ha insegnto niente.

  5. MatteoG says:

    La macro regione del nord è solo un progetto centralista per far fuori la regione veneto e per impedire ai veneti di percorrere la strada della indipendenza privandoli di una rappresentanza “nazionale” propria. Come se facessimo la macro regione della Spagna del nord per far fuori la Catalogna.
    Da qua si capisce a chi rende davvero il conto la Lega Nord.

    • Culitto Salvatore says:

      vista in quest’ottica come non darti ragione, però il veneto come territorio non è quello definito dalla regione, storia e cultura veneta non corrispondono all’attuale regione veneto e per poter creare una regione veneto culturalmente omogenea si può parlare di macro regione (certo senza lombardia e piemonte che con il veneto non hanno nulla da spartire)

      • Giorgio Bianchessi says:

        Beh, che la Lombardia non abbia proprio nulla da spartire con il Veneto non è esatto. Insieme hanno costituito uno Stato, il regno Lombardo Veneto (la Lombardia da par suo è stata austriaca per 160 anni), che aveva un suo esercito, batteva moneta ed era la “provincia più bella dell’impero asburgico” (definizione di Cecco Beppe), senza contare che Cremona, Brescia, Bergamo fecero parte della Serenissima. Su un’estremità occidentale (ma proprio estremità, individuabile in una fetta di quella che è oggi la provincia di Pavia) della Lombardia e soprattutto il Piemonte, posso essere d’accordo.

        • Confermo, molti territori della attuale lombardia erano parte intergrante della serenissima prima e del lombardo-veneto poi; ad ogni modo qualsiasi iniziativa della lega ha come scopo la nascondere l’iniziativa indipendentista veneta e lombarda

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