Macroregione: entità della Repubblica italiana o Stato sovrano?

di PAOLO BAMPO

Sicuramente l’appellativo di MACROREGIONE è suggestivo ed orecchiabile per chi ha sempre sperato nell’affrancamento dagli impicci dell’affaristico centralismo italiano. Se poi pensiamo alle macroregioni del caro prof. Miglio entra in ballo persino il sentimento. Sarebbe però da capire, visto che si parla di macro-REGIONE, se con tale terminologia si intenda  la definizione di un nuovo soggetto istituzionale, articolato all’interno della struttura  repubblicana italiana, con la rimodulazione dei confini delle tre regioni maggiori, o se si intenda, invece, ragionare su di una entità territoriale indipendente, con dignità di nuovo Stato.

Reputo che non sia corretto, né degno di rispetto, il silenzio eventuale sulla mancanza di chiarezza e di trasparenza in merito a tale fondamentale questione. Rimanere nell’equivoco non conviene neppure alla Lega Nord che ha rilanciato la proposta .

Siccome ormai ciò che, a livello politico, abbia come interlocutore Roma, raccoglie ben scarsa attenzione tra gli argomenti di mio interesse, non riesco ad appassionarmi ad una ridefinizione delle regioni italiane, siano esse micro, medie o macro. Non intenderei pertanto perdere tempo dietro italiche bolle di sapone o miraggi ipotizzati attraverso slogan più o meno credibili.

Zaia, ricordandosi probabilmente del riscontro consensuale delle iniziative di INDIPENDENZA VENETA, a Pontida, riferendosi alla macroregione, ha parlato di referendum indipendentista. Maroni e la Lega però parlano di trattenere il 75% delle risorse al Nord, riconoscendo implicitamente, così, la dipendenza da Roma.  In definitiva, pertanto, smentendo il governatore veneto, il segretario del Carroccio esclude altrettanto implicitamente che si possa ragionare di sovranità.

Sarebbe utile che la Lega facesse  quindi chiarezza sull’ equivoco indicato nel titolo di questo intervento. Non si può, infatti, parlare di regione (anche se macro) e contemporaneamente auspicare il referendum indipendentista come hanno fatto Maroni e Zaia all’adunanza di domenica scorsa, esibendosi in uno sperimentato duetto leghista di strategia cerchiobottistica (questa volta, però, forse involontario).

Mai, inoltre, vorrei che si dicesse: ”Intanto facciamo la macroregione e poi, ottenuta questa, faremo il referendum per l’indipendenza.”  …e così, intanto, aspettando, restiamo in Italia per altri 150 anni !!

Altrettanto improbabile da concretizzare sarebbe, comunque, l’ ipotesi indipendentista, con percorso referendario, se riferita ad un soggetto articolato sulle tre regioni maggiori (pur garantito dalla Trinità governatoriale Cota, Maroni, Zaia).

A parte il fatto che il trattato di New York, sottoscritto dall’Italia, parli di riconoscimento della “autodeterminazione dei Popoli” e non, quindi,  “della autodeterminazione delle Regioni”, su quali basi giuridiche (anche internazionali) si vorrebbe far poggiare tale richiesta referendaria? Ricordiamoci sempre che la tesi leghista è impostata su tre regioni (Piemonte, Lombardia e Veneto).  Non stiamo quindi parlando di un solo referendum ma, a legislazione vigente ed obbligatoriamente, di tre e, sottolineo, di tre referendum regionali singoli e distinti, il cui risultato non è scontato, sia nell’auspicata risposta positiva e sia nell’omogeneità dell’esito nelle tre diverse regioni.

A questo punto Maroni potrebbe anche dire che intende  avvalersi del trattato di New York, puntando sull’autodeterminazione del popolo padano. Ma il popolo padano esiste? È riconosciuto? Come si identifica? Non credo di essere io a cadere in contraddizione, se ricordo che la Padania sempre sbandierata in Italia ed all’estero, ricomprendeva anche altre regioni quali: Toscana, Emilia, Romagna, Friuli, TTA, Val d’Aosta e Liguria ed ultimamente anche Umbria e Marche. Cosa facciamo? Aspettiamo che qualcuno riconosca la padanità? E poi aspettiamo di fare il referendum anche in queste regioni? O eliminiamo tout court sia loro, (infischiandocene della condivisione ricevuta sulle battaglie leghiste) e sia il popolo simil-padano ivi residente?

Ora, però, mi fermo  perché la vicenda sta diventando troppo complicata per le mie capacità e non so se qualcuno sia in grado di dipanare la matassa.

Nonostante le accentuate perplessità, voglio, comunque, inviare un messaggio di distensione e collaborazione alla Lega Nord ed in primis a Maroni e a Zaia, perché se, per affrontare la questione “step by step”(la storia degli Orazi e Curiazi ci ricorda la redditività della tattica “un nemico per volta”), si dovrà andare a singoli referendum regionali, siccome il Veneto, grazie ai vari Pizzati, Azzano Cantarutti, Morosin, Busato e tanti altri, è già avanti e può dare il via, dando l’esempio e segnando un percorso, chiedo ai vari governatori e politici della Lega Nord che collaborino al progetto indipendentista già avviato presso il Consiglio regionale del Veneto. Ricordo loro, inoltre, che è partita l’iniziativa dei sindaci veneti che, attraverso un apposito ODG, stanno sollecitando lo stesso Zaia ad accelerare l’iter del Progetto di legge regionale di istituzione del referendum per l’INDIPENDENZA VENETA .

Leghisti, date una mano e vorrà dire che la futura Repubblica Veneta, che avrà fatto da apripista, aspetterà tutti gli altri. Magari un giorno ci ritroveremo nuovamente insieme a discutere di Macro Stato Confederale del Nord.

 

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18 Comments

  1. Fabrizio Barban says:

    Credo sia arrivato il momento, dopo 50 giorni di stallo a Roma, di prendere atto che il Centralismo è imploso su se stesso e perciò impotente ad uscire dalla crisi istituzionale. Una possibile soluzione, potrebbe essere la costituzione di un GOVERNO PROVVISORIO al Nord per gestire la situazione politica ingessata e dare governabilità all’area del Centro-Nord per salvare l’economia e il lavoro.
    Riunire una Dieta delle Regioni a Bologna (dalla Valle d’Aosta all’Umbria) e costituire la Repubblica Italiana del Nord con capitale Milano.
    Il Lazio con Roma, sarebbe come Washington D.C., un distretto federale, il mezzogiorno l’altra Repubblica Italiana del Sud con capitale Napoli.
    Si delineerebbe così l’istituzione di una Confederazione in grado di risolvere le criticità di aree non omogenee che hanno aggravato le due questioni (Settentrionale e Meridionale) irrisolte dall’Unità a oggi.

  2. Luciano Aguzzi says:

    Seguo da molti anni il dibattito – spesso interessante, ma molto spesso anche vizioso e inutile – sul problema dell’autonomia e/o indipendenza della Padania (o di una parte di essa, regionale o macroregionale che sia), e non mi ha mai convinto un fatto, né a livello di dottrina politica, né a livello di politica pratica (strategie e tattiche elettorali, ad esempio).
    Il fatto è questo: il taglio del discorso è sempre, unicamente o prevalentemente, di tipo nazionalistico (nazione Padana contro nazione Italia?), e non invece relativo alla libertà, autonomia e indipendenza degli individui (intesi come persone fisiche, ma anche come persone giuridiche).
    Se il discorso dell’autonomia e/o dell’indipendenza è un discorso di libertà degli individui, è un conto; se è invece un discorso di libertà della nazionalità, è un altro. E tutto ciò che ne segue, in termini di programma e di azione politica, cambia moltissimo.
    In sostanza, io (lombardo) ci sto alla maggiore autonomia, fino anche all’indipendenza, della Lombardia, se ciò significa libertà e indipendenza anche per me come individuo; non ci sto invece se vuol dire che, anziché essere schiacciato dallo Stato italiano, sarò poi ugualmente schiacciato dallo Stato lombardo.
    Le due cose – libertà nazionale, libertà individuale – non sono sovrapponibili né la libertà individuale è automaticamente garantita dalla libertà nazionale. E in proposito, spesso, i programmi degli autonomisti e/o indipendentisti non mi danno garanzie (e nemmeno chiarimenti), perché non mi sembrano né più liberali né meno socialistoidi né meno statalisti/centralisti dei programmi dei partiti che si sono succeduti al governo negli ultimi vent’anni.
    Non è l’indipendenza «nazionale» che interessa ai più, ma quella personale. Quindi è la natura liberale dello Stato, non quella dell’ampiezza e dell’identità nazionale, che andrebbe messa in primo piano. E dovrebbe sempre essere chiaro, anzi arcichiaro, che l’autonomia e/o indipendenza sono solo uno strumento subordinato alla libertà degli individui in quanto individui (non solo in quanto cittadini, perché qui parlo di libertà in tutti i sensi e non semplicemente di libertà politica).

  3. FdV77 says:

    La LN la risposta l’ha già data, nei fatti, da 20 anni a questa parte: senza di lei sarebbe esplosa la rabbia delle popolazioni del nord, da sempre sfruttate e derubate dallo stato tricolorato. L’ha sempre detto lo stesso Bossi. Ergo, la LN è funzionale alla sopravvivenza dell’italia.

  4. Claudio Franco says:

    Per precisione, però, Zaia ha parlato di referendum per l’indipendenza solo relativamente al Veneto, quindi non c’è stato il “duetto cerchiobottista” sopra evocato. E quindi aveva bene in mente l’operazione di IP.

  5. Gian says:

    “Leghisti, date una mano e vorrà dire che la futura Repubblica Veneta, che avrà fatto da apripista, aspetterà tutti gli altri. Magari un giorno ci ritroveremo nuovamente
    insieme a discutere di Macro Stato Confederale del Nord”.

    Paolo Bampo non ti conosco, ma a differenza di tanti venetisti che sognano di riconquistare Nicosia e pensano che lombardi ed emiliani siano loro nemici, ho trovato nelle tue parole un fondo di serietà e pragmatismo per cui il referendum veneto così come lo presenti tu ha un senso e una finalità che non si può non condividere in pieno.

  6. Dan says:

    “Macroregione: entità della Repubblica italiana o Stato sovrano?”

    Facciamo “ennesima presa per i ciapet” con spartizione di nuove poltrone e spreco di altri soldi di pantalone ?

  7. hospiton says:

    Certamente molto meglio una macroregione, intesa come stato sovrano e che comprenda anche la Sardegna. La quale Sardegna, è meglio sempre ricordarlo, prima della sciagurata unità d’Italia, per via della fusione col Piemonte, era a pieno titolo parte integrante del Nord.

  8. Teresa says:

    la macroregione è una strada che porta all’autonomia e quindi all’indipendenza. sull’autonomia fiscale abbiamo il consenso, sull’autonomia amministrativa un po’ meno, ma passo-passo ci si arriva secondo me.

  9. Giorgio da Casteo says:

    Sior Bampo,lighista veneto dea prima ora,eu’ fa ben a dir che no se deve perdar tempo drio a sta “bolla di sapone” o macroregione. Xa 30 ani fa el grande Miglio parlava di Ausonia,Etruria,Padania. Dopo,come tuto el resto,xe finio…in na “bolla di sapone” !
    A so tera,el Beunese,mai come ora se sta riveando apripista dei CC che intende votar l’OdG par indir quanto prima in Veneto on REFERENDUM secondo el dirito internasionae. Decine de migliaia de firme xa racolte e protocoeae in Region insieme al PdL 342 (Valdegamberi) in pi se sostenue da sentinai de pareri comunai favorevoi sta diventando on fato dirompente e mai suceso .
    A vaeanga xe partia dal punto giusto.Jeri sera 9 aprie a Casteo ,on evento straordinario, o ga conferma’ ! Ora nisun pi ne fermara’. Viva San Marco

  10. bene tutto, specialmente la konklusione… tranne kuesta degenerazione identitaria statuale:”
    … Ma il popolo padano esiste? È riconosciuto? Come si identifica? Non credo di essere io a cadere in contraddizione, se ricordo che la Padania sempre sbandierata in Italia ed all’estero, ricomprendeva anche altre regioni quali: Toscana, Emilia, Romagna, Friuli, TTA, Val d’Aosta e Liguria ed ultimamente anche Umbria e Marche. Cosa facciamo? …”

    la Toskana è sempre stato un Grandukato x konto suo,
    l’Umbria non c’entra un kazzo e
    le Marke sono solo kuelle del nord …

    LA LINEA GOTIKA ne delimita e komprende bene i KONFINI di PADANIA…

    smettiamola di insinuare, seminare e diffondere incertezze e fumosità utili solo alla detrazione… è penoso dover ankòra diskutere kuesto passaggio

  11. lory says:

    Maroni e soci vogliono restare nella repubblica Italiana,le loro sono solo stupidaggini !!!!!!!!!!

    • Miki says:

      Uno scatolone vuoto,nel quale far confluire una barca di soldi a beneficio della collettività (o almeno ci spero!). Ma non si chiamava “isole Cayman” sta cosa? Con buona pace (eterna) del secessionismo..

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