Macroregione del Nord, strade diverse portano allo stesso obiettivo?

di GIANLUCA MARCHI

Macroregione o Euroregione, insieme a un eventuale referendum per l’indipendenza del Veneto, sono argomenti venuti alla ribalta delle cronache politiche, soprattutto nelle regioni del Nord, in queste ultime settimane. Della questione del referendum veneto ho parlato ieri e oggi ne parla diffusamente, qui a fianco, l’amico Fabrizio Dal Col, ben più ferrato di me. Io devo solo registrare che Indipendenza Veneta ha spedito un dossier giuridico di 120 pagine al presidente della Commissione Ue Barroso, dossier che dovrebbe inoltre rassicurare i consiglieri regionali veneti circa la copertura della comunità internazionale nell’eventuale indizione di un referendum consultivo.

Veniamo invece al tema della Macroregionale padano-alpina. Qualche giorno fa a Brescia ho moderato un dibattito sull’argomento fra i governatori Formigoni, Zaia e Cota e il vicepresidente della Lombardia Andrea Gibelli. Lo scopo del dibattito era di confrontare il progetto della Lega e quello formigoniano e sviscerare se perseguono lo stesso obiettivo e attraverso quale strada intendono arrivarci. Diciamo in sintesi che l’obiettivo finale potrebbe essere anche coincidente, ma i percorsi suggeriti dalle due parti sono assai diversi. Almeno al momento, anche se l’abile governatore lombardo è pronto a cambiare in corso d’opera strategia pur di trovare alleati sul percorso e ritagliarsi un ruolo per il prossimo futuro.

Partiamo dal progetto leghista: il Carroccio ha depositato in Cassazione un progetto di legge costituzionale di iniziativa popolare che punta a una modifica della Costituzione al fine di consentire la federazione di più regioni in un’Euroregione e che modifichi un punto fondamentale dell’attuale ordinamento statale, cioè la destinazione delle tasse. Oggi, del monte totale di tasse pagate dai cittadini, ciò che rimane sul territorio varia dal 34% del Veneto per arrivare al 37% del Piemonte: il resto, cioè il grosso, va tutto a Roma. Il progetto leghista prevede che il 75% del gettito fiscale resti dove viene prodotto. Se prendiamo i dati del 2010, ad esempio in Lombardia sono stati pagati 108,2 miliardi di tributi e ne sono sono rimasti sul territorio 38,5 miliardi; nell’ipotesi della Lega si salirebbe a 81,2 miliardi, più del doppio. Il Veneto paga 47 miliardi di tasse, ne riceve indietro 15,8 miliardi, mentre ne potrebbe avere 35,2 miliardi. Infine il Piemonte: oggi paga 40,5 miliardi di tributi, ne trattiene 15,5 miliardi mentre ne potrebbe ottenere 30,4 miliardi. Siamo in sostanza nell’ottima di almeno un raddoppio delle risorse disponibili, che i vari governi regionali potrebbero in parte utilizzare per abbassare le tasse e in parte per migliorare i servizi e l’impulso all’economia. E’ chiaro che in un caso del genere allo Stato centrale verrebbero a mancare, solo dalle tre regioni in oggetto, circa 130 miliardi di euro all’anno, di conseguenza sarebbe costretto a rivedere la propria organizzazione e il flusso delle risorse verso le regioni in deficit.

Roberto Formigoni fa invece un discorso di opportunità immediata. Dice: “se mi venite a proporre che il 75% delle tasse rimanga sul territorio, non solo vi dico che sono d’accordo, ma addirittura vi supero proponendo il 100%. Solo che un discorso come questo richiede una modifica costituzionale e oggi come oggi, ma anche nel prossimo futuro, la vedo difficile andare in Parlamento a trovare una maggioranza che approvi una riforma del genere”. Ecco dunque che lui propone un percorso a Costituzione vigente dove, lavorando sugli articoli 116, 117 e 132, si possano ottenere competenze e funzioni che alla Macroregione di ottenere autonomia, competenze e risorse in materie che oggi sono ancora gestite dallo Stato. Il sospetto che il progetto del governatore lombardo solleva immediatamente è però che a Costituzione vigente è consentita solo la fusione fra le Regioni oggi esistenti e che dunque lui, sotto sotto, persegua l’idea di una sorta di Grande Lombardia.

C’è poi un nodo prettamente politico che Formigoni in questo momento non è in grado di chiarire: in questa sua accelerazione verso l’idea di Macroregione del Nord il Celeste ha coinvolto il governatore del Friuli Tondo e i coordinatori regionali del Pdl, ma nella Lega si nutre molto scetticismo sul fatto che, una volta incardinato in Parlamento il processo di riforma, il Pdl possa veramente appoggiare il progetto formigoniano. “Non ci piace – è stato detto a Brescia – che uno come La Russa dica che la Macroregione del Nord serve per salvare l’Italia. Noi invece pensiamo che più Nord oggi significhi inevitabilmente meno Sud, ma questa è l’ultima possibilità che abbiamo pe ril Nord: non ci sarà un secondo tempo e tantomeno i tempi supplementari”. Per questo Luca Zaia ha concluso il dibattito rivolgendosi a Formigoni con una battuta che è anche un auspicio: “Tu ormai ragioni come un cripto-leghista. A questo punto non ti resta che dar vita a un Pdl del Nord…”.

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24 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Da quel ke io kapisko, poko sikuramente, noto ke il “nemiko” tenta il GIUSTO. Recita: …tutto quel ke vedi sara’ tuo, se mi adorerai…

    So ke era un vizio dell’opposizione quello di FARE o IMPOSSESSARSI dell’idea PRIMA KE LA MAGGIORANZA FACESSE.

    Cioe’: c’e’ da fare una riforma o un qualsiasi altro progetto che coinvolge il popolo..?

    Quelli che volevano non si realizzassero i progetti o le riforme, si facevano avanti e portavano sul tavolo vere LUSINGHE POPOLARI per scansare quelli che, invece, volevano progetti concreti a pro popolo.
    Presentavano progetti molto piu’ avanti ma solo per pescare i pesci… o peones.

    Il perche’ sta nel fatto che in ogni progetto c’e’ la norma sul DIRITTO D’AUTORE.

    Conta per le IKSE (X) future.

    Quindi..?

    Avere sul tavolo della presidenza organi ke non hanno nemmeno, nella loro antikamera del cervello, quelle riforme o progetti fa pensare al golpe.
    Si appropriano delle idee perche’ non vadano in porto.

    E’ un ARREMBAGGIO POLITIKO..!

    Presa la nave (l’idea o il progetto) la dirottano dove vogliono loro. Sara’ o no verso gli SCOGLI..??

    Beh, meditate…

    Sin salabinladen…

    Ah. Ocio, sicuramente mi sbaglio..!!

  2. e.pileggi says:

    Qui ci vuole Stucchi! alro che storie, Stucchi l’uomo che ispira il pernsiero di Berlusconi e gli suggerisce le mosse. Avanti con Stucchi!

  3. Dario Bs says:

    Purtroppo la Lega prima ha ridotto l’ideale indipendentista a barzelletta creando una nazione che non e’ mai esistita (se non negli studi della Fondazione Agnelli) con un simbolo (il sole delle Alpi) che non ha mai rappresentato nessuna comunità alpino-padana e poi lo ha abbandonato nel 1999 per allearsi nuovamente con Berlusconi (a cui la lega tutto ha concesso in cambio dell’illusione della devolution e del federalismo fiscale) . Per questo la Lombardia e’ nel pantano e la prospettiva che ho indicato non può essere di breve periodo, ahimè! Bisogna ricominciare da zero purtroppo, ma personalmente sono fiducioso che il duro lavoro alla fine pagherà

    • gianluca says:

      Lodevole la sua speranza, ma io non vedo nessuno che voglia o possa lavorare sodo in questa prospettiva e soprattutto con l’umiltà di comprendere e non di escludere
      glm

      • pironti andrea says:

        Caparini, l’uomo che guida, Carcano l’uomo che spiega e Aurora alla stampa e propaganda tv …ecco la soluzione!

      • Fabrizio says:

        Condivido con Gian Luca. Comprendere e non escludere potrebbe essere l’idem sentire necessario a far si che si possa realizzare una forza indipendentista comune.

  4. Dario Bs says:

    Un governatore lombardo indipendentista, sostenuto da movimenti indipendentisti e da un’opinione pubblica indipendentista non avrebbe bisogno di una riforma costituzionale romana per indire un referendum. La politica e’ il risultato di rapporti di forza. Anche lo stato spagnolo non prevede per le Comunità nazionali la facoltà di secedere ma la politica catalana sta andando proprio in quella direzione. Questo mi sembra un percorso molto più convincente rispetto a quello di chi come la Lega ha avanzato proposte politiche sempre diverse per poi non ottenere mai nulla, se non posti di potere e sottogoverno

    • gianluca says:

      E Lei lo vede al momento questo “movimento indipendentista” capace di portarci a seguire la strada della Catalogna???
      glm

      • Veritas says:

        Certo, Direttore, che bisognerebbe fare come i Catalani: due milioni di Padani a Roma, una bella manifestazione. Ma i tre predetti governatori dovrebbero pensarci loro ad organizzarla. MAGARI!!
        Ma non ci pensano nemmeno.

  5. Rinaldo C. says:

    purroppo carissimo GLM movimenti che pensono a programmare un rferendum sull’indipensenza non ce ne sono , anzi sono bravi solo a coltivare il loro orticello piccolo comune, o zona un pò più grande. Per ora l’unico movimento politico anche se ha perso molto in negli ultimi 6 mesi è la Lega Nord purtroppo ancora in parlamento e purtroppo ancora non ha fatto la pulizia che doveva fare, saranno poi i votanti lehisti a cambiare qualcosa. Tu GianLuca ti muovi bene e spero che tutti i movimenti partecipanti a jesolo comprendano che uniti possiamo diventare indipendenti dall’Italia.

    Rinaldo

  6. selena poletto polegatto says:

    Vorrei spezzare una lancia in favore del grandissimo presidente della provincia di Sondrio, Sertori, che secondo noi della nobilità valtelinese è una delle menti più luminose della nostra terra e offre un lustro assoluto alla Lega, essendo lui il più lungimirante e astuto politico che oggi come oggi militi nel Carroccio, del dopo Bossi. Vi pregheremmi di farne un ritratto sul vostro stimati giornale descrivendo quanto ha fatto e continua a fare con risultati ottimi specie per tutte le provincie italiane di cui è l’ultimo paladino e crociato! Grazie

  7. Dario Bs says:

    io conosco Pro Lombardia Indipendenza… Per avere informazioni si puo’ andare sul sito http://www.prolombardia.eu . Proporre la Lombardia come regione a statuto speciale sarebbe ipocrita: se la Lombardia trattenesse il 75% o il 100% delle sue tasse lo stato italiano perderebbe gran parte delle sue entrate e crollerebbe il giorno dopo. A questo punto meglio essere piu’ concreti e coerenti e proporre l’indipendenza

  8. Lucano says:

    Noi invece pensiamo che più Nord oggi significhi inevitabilmente meno Sud…. che significa?

  9. Lorenzo says:

    Ma non è più facile chiedere lo Statuto Speciale senza arrovellarsi nella macroregione?bho

    Lorenzo

  10. Mauro Cella says:

    C’è una questione sulla vicenda “Macroregione del Nord” cui nè la Lega Nord nè Roberto Formigoni hanno dato risposta.
    Anche se il percorso giuridico e i numeri tributari variano, in entrambi i casi non si fa parola di come quel “popolo sovrano” che teoricamente ha sempre l’ultima parola, potrebbe esercitare il suo controllo sulla nuova entità. Mi spiego.
    Allo stato delle cose attuali la Regione Lombardia è di fatto un “mini-governo” con un budget superiore ai 40 miliardi di euro (parte del quale viene poi riassegnato ad altri enti locali) e competenze che spaziano dalla sanità alla caccia. Su questo governo il cittadino ha, di fatto, un controllo inferiore rispetto a quello di Roma: in quest’ultimo caso infatti è possibile la strada del referendum abrogativo, un’arma spuntata dalla stessa Costituzione che ne impedisce l’uso in campo fiscale e dalle Corti di Giustizia che nel corso degli anni hanno dato interpretazioni riguardo all’accettabilità dei quesiti francamente discutibili, ma che è pur sempre un’arma in mano al cittadino.
    Non mi risulta che invece sia possibile l’uso dello strumento referendario riguardo alla Regione Lombardia: bisogna passare per i Tribunali Amministrativi ed Ordinari che spesso hanno prodotto sentenze non rappresentative della volontà popolare.
    Sappiamo bene che gli sprechi peggiori nella Pubblica Amministrazione si trovano a nord della Linea Gotica: i Comuni più indebitati d’Italia sono Milano, Torino e Parma. Numerose Province nella stessa area geografica pagano le fatture ad oltre dodici mesi.
    Ovviamente chi amministra questi Enti punta il dito sulla penuria di risorse ma io non posso fare a meno di chiedermi: vista la scarsa considerazione per la fatica dei contribuenti dimostrata finora, cosa farebbero se avessero più denaro? Non so perché ma dubito che avremmo strade in ordine, fognature sufficienti e centri storici ben puliti. O perlomeno dubito che, senza un minimo di controllo da parte dei contribuenti, vedremmo grossi cambiamenti.

    Se Lega Nord e Formigoni cavalcano il vento del “più denaro a casa nostra” è perché sanno che non solo è un argomento che fa presa sugli elettori, ma perché sanno bene che con maggiori fondi a disposizione e nessun altro controllo se non il sistema legale italiano (domanda pertinente: dove è finita la proposta leghista dell’elezione locale dei magistrati?) ed elezioni ogni cinque anni potrebbero aumentare la loro base di potere in proporzione ai nuovi fondi disponibili. Sia Formigoni che la Lega Nord non si sono mai distinti per il loro amore nei confronti della volontà popolare: il primo è noto per il sussiego con cui tratta i suoi stessi elettori, la seconda ancora non è chiaro se sia finalmente emersa dalla fase bossiana de “el capo so’ mi”.

    Per concludere ribadisco ancora una volta il mio pensiero, poco popolare ma che vedo rinforzato in virtù di queste proposte: coll’attuale classe dirigente il Nord non va lontano. O almeno non andrà lontano fintanto che non ci decideremo a mettere loro museruola e guinzaglio.

  11. Andrea says:

    perchè dare continuamente fiato a queste scoregge leghiste? Che inizino a togliere le province in tutta Italia.

  12. Dario Bs says:

    La lega governa le regioni del cosiddetto nord dal 2000, formigoni governa la Lombardia addirittura dal 1995, lega e Pdl hanno governato a Roma 8 anni a partire dal 2001 con maggioranze bulgare: perché questi signori non hanno presentato queste proposte quando erano al governo? Basta prese in giro! Ammettendo la loro buona fede (e quindi la loro incapacità di governare) , quali maggioranze pensano di trovare in parlamento disponibili a votare queste riforme di ordine costituzionale? Basta fumo negli occhi! L’unica strada percorribile e’ quella gia’ intrapresa dalla Scozia: la celebrazione anche in Lombardia di un referendum per l’indipendenza

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