Macroregione Alpina, Storti: “Il treno che passa adesso”

Dice un adagio saggio e paziente che “piuttosto è meglio di niente”. Poi, il “piuttosto”, significa anche abbastanza, magari, perde il suo valore avversativo e diventa, insomma, una speranza. E allora ecco che , in assenza di una macroregione come ce l’eravamo sognata o immaginata, l’arrivo della macroregione alpina non dà alibi  ai gufi che abitano anche l’universo delle autonomie e delle indipendenze.macro alpina

Per dare i confini di questo progetto abbiamo ritenuto che le parole migliori fossero quelle di Alex Storti, leader del Movimento Avanti. Questo è il suo pensiero e lo rilanciamo volentieri perché generi dibattito e apra la discussione, per non lasciare che un argomento così cruciale per il futuro del Nord resti oggetto di riflessione tra gli addetti ai lavori. Il futuro è nostro. 

di ALEX STORTI

Ho dato rilievo ( su facebook, ndr) all’avvenuta approvazione della Macroregione Alpina da parte della Commissione UE.
Tantissimi i likes, le condivisioni e anche le critiche.
C’è chi non ha capito che non si tratta della nascita di una realtà statuale. Ma c’è anche chi, semplicemente, pensa si tratti di un’entità inutile.
A costoro faccio presente che la Macroregione Alpina nasce con l’obiettivo, fra gli altri, di “Assicurare l’accessibilità e i collegamenti a tutti gli abitanti della regione alpina, prevedendo una migliore accessibilità sostenibile per tutte le aree alpine e una migliore connessione della società nella regione”.

Ebbene, quando Gianfranco Miglio scrisse nel 1989 il suo saggio “Vocazione e destino dei lombardi”, lo concluse con queste parole:
“Ma è chiaro che l’avvenire dell’economia lombarda (e, più in generale, di quella padana) dipende dalla crescita delle relazioni di scambio con il Nord: e una tale crescita esige che la catena alpina diventi quanto più «permeabile» e materialmente possibile.

Gli amministratori pubblici della nostra regione dovrebbero collocare il problema dei trafori – di tutti i trafori possibili – e delle relative vie d’accesso in cima all’elenco dei loro obbiettivi permanenti e, per così dire, istituzionali. E non temere di mobilitare il capitale privato per realizzare un’impresa così vasta.

Certo, esiste, in prospettiva, la possibilità di un insanabile conflitto d’interessi fra gli Stati alpini e le popolazioni della valle del Po. Se tale conflitto coinvolgesse soltanto queste due parti, sarebbe scarsa la speranza di vederlo superato. Ma fortunatamente c’è in campo un altro e ben più poderoso interlocutore: l’economia dell’Europa centrale, per la quale la relazione con la Lombardia, pur interessante in sé, è soltanto il ponte verso i porti mediterranei. Molto difficilmente questo interlocutore rinuncerà a sviluppare la sua espansione verso l’area mediterranea e verso il vicino Oriente, perché glielo vietano gli interessi locali di contigue economie minori, alla cui prosperìtà contribuisce peraltro in misura decisiva.

Ecco perché ho sostenuto più sopra che i lombardi, e in particolare i loro ceti imprenditoriali, non hanno altra scelta razionale disponibile che integrarsi nell’ area e nella mentalità mitteleuropea. È dall’inserimento, soprattutto finanziario, in questa economia «forte» che verranno le risorse materiali e gli appoggi negoziali necessari per «abbassare» finalmente l’ostacolo delle Alpi e rendere reale l’appartenenza della Lombardia alla vera Europa”.

Alex Storti, Movimento Avanti

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4 Commenti

  1. caterina says:

    Se è per questo anche il Moro aveva i forzieri pieni e si è alleato con la Lega Italica prima, facendo però il doppio gioco… è’ certo che i schei sono sempre frutto di predizioni e servono sempre per conservarsi il potere…chi c’è l’ha naturalmente…
    Se invece parliamo di popoli come la concezione moderna ci insegna sulla base di moderni principi acquisiti e riconosciuti nelle assemblee internazionali, anche i comportamenti e i pronunciamenti dovrebbero essere conseguente…cosa che invece spesso non succede.

  2. mailander says:

    Mi scusi ma questo mi sembra tipicamente leghista ed austriacante.
    .
    Sara’ che Ludovico guardava dove gli faceva comodo ma davanti all’imperatore abbiam visto bene che quelli (di concerto coi ceti imprenditoriali) si tiravan giu’ le braghe: tutto l’incontrario del popolaccio che invece finiva al patibolo perche’ le braghe se le teneva strette.
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    Poche volte forse, ma ne basta una sola a mostrare l’imperatori ignudi.
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    Se esistono tradizioni esse (per definizione) sono ben piu’ antiche, l’imperatori arrivano piu’ tardi e colle armi (loro) ed il sangue (nostro) senza un minimo di galateo come fan sempre tutti i barbari in casa d’altri.
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    E quei che son passati di qua non fanno eccezione alcuna, finendo regolarmente scacciati a pedate.
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    Si faccia il conto del PIL (ultimi trentanni oppure trecento o anche tremila) nelle “regioni” che partecipano a questa mappa e si vedra’ facilmente dove sta’ il baricentro (cioe’ la forza) della cosa: la cosiddetta mitteleuropa risultera’ assolutamente periferica, cosicche’ gl’imperatori vanno a farsi una telefonata.
    .
    Tiratevi su’ le braghe.

  3. caterina says:

    E’ dai tempi di Ludovico il Moro che Milano guarda all’Imperatore da cui spera aiuto per la sua salvezza…perciò rimane nella sua tradizione… Venezia invece se ne è sempre guardata per la sua sopravvivenza, come da Roma…
    La tradizione e’ l’anima dei popoli… teniamone conto, sennò corriamo il rischio di fare dei pastrocchi, che come tali sono sempre provvisori… per fortuna!

  4. renato says:

    L’aggregazione di economie forti è, in prospettiva, una cosa allettante. La Baviera, il Baden Wuerttemberg, la Svizzera e, probabilmente, la Francia sono entità autonome in grado di pianificare e realizzare piani a lungo termine che richiedono investimenti molto, molto importanti. Il Lombardo-Veneto, oggi e nel futuro prossimo, quali garanzie può fornire in tal senso ? Che quest’ultima regione sia di fatto uguale o superiore alle altre in termini produttivi non significa che, per i legami che essa attualmente ha con Roma, sia in grado di rivaleggiare anche in termini finanziari. La fame di denaro dell’erario continuerà ad aumentare nonostante le chiacchiere imbonitrici di Renzi e compagni. Il Lombardo-Veneto è la vacca che lo stato italico continuerà a mungere fino a renderla asciutta o quasi. Finché potrà dare qualcosa, lo stato se la prenderà. Tedeschi e svizzeri tedeschi, che sono quelli che contano, non vorranno sentire storie e pretenderanno l’osservanza degli accordi sottoscritti e il regolare pagamento delle fatture dei fornitori di infrastrutture. Chi garantirà contro una possibile insolvenza ? Lo Stato Italiano ? Ecco, di fronte a questo dubbio chi può seriamente impegnarsi ?

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