Macroregione adriatica. Non siamo albanesi ma lo diventeremo

albania-mappadi ANGELO GIORGIO

Che l’Unione Europea non brilli in iniziativa e non sia quello strumento di raccordo utile per affrontare e risolvere al meglio le problematiche comuni dei Paesi membri è un dato di fatto. Che poi, dall’inutilità si passi o si rasenti il danno, è altrettanto vero. Ultimo episodio, solo in ordine di tempo, quello della nascitura macroregione Adriatico-Ionica. Un’area che secondo i responsabili delle strategie comunitarie di Bruxelles dovrebbe unire realtà geografiche con gli stessi problemi e con le stesse necessità. Ecco allora che in questa nuova Macroregione si trovano Veneto ed Emilia Romagna, ma anche Marche e Puglia. E fin qui, per quanto non si possa accumunare il fenomeno dell’acqua alta di Venezia con l’alga Killer di Bari, o la movida di Rimini e Riccione con i film di Checco Zalone e con i trulli di Alberobello, ancora ancora si può fare. Quello che proprio non si riesce a capire è che cosa abbiano in comune il Veneto con l’Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, la Grecia, la Slovenia e la Serbia-Montenegro. Anzi di più, a dire il vero non si capisce che cosa abbiano a che fare alcuni Paesi con una Macroregione Ue visto che dell’Unione non sono parte.
Ma a tutte queste domande non si trova risposta. A parte un singolo, piccolo particolare che accomuna un po’ tutti: l’affaccio sul mare Adriatico e sullo Ionio.
Certo, un particolare non indifferente, ma allora tanto varrebbe creare anche una Macroregione Atlantica che comprenda Portogallo, Irlanda, Mauritania, Senegal, Guinea, Sierra Leone e, perché no, Canada, Stati Uniti e Venezuela. Dopo tutto, è innegabile che tutti abbiano un affaccio sull’Oceano Atlantico. Che poi tra Irlanda e Venezuela le differenze siano molte più che le affinità è un altro conto.
Così come tra Veneto e Albania, Ma anche tra Veneto e Bosnia, sono molti più i punti di differenza che non quelli di contatto.
Ma di tutto questo Bruxelles non si è accorto. O se lo ha fatto non ci ha dato troppo peso. Secondo i documenti del Parlamento Europeo, infatti, la Macroregione Adriatico-Ionica non solo accomuna realtà con forti omogeneità, ma rappresenta anche il primo passo della “Strategia Marittima dell’Unione Europea per il mar Adriatico e il mar Ionio”. Un passo che non parte nella miglior direzione possibile…
Di più: sempre secondo l’Ue, “la Macroregione è concepita come una forma innovativa di cooperazione interregionale e transnazionale, allo scopo di rafforzare i processi democratici e l’accelerazione del percorso di integrazione europea dei Paesi balcanici. La sua creazione mira a consolidare la cooperazione economica e a sviluppare una governance comune su problemi condivisi (ambiente, energia, trasporti, pesca e gestione costiera, sviluppo rurale, turismo, cultura e cooperazione universitaria, protezione civile e cooperazione tra PMI). Come a dire che in una sorta di cooperazione anche gestionale, potrebbe essere un membro del Governo Albanese a dire alla Giunta regionale veneta come comportarsi, ad esempio, nel campo del rilancio e del sostegno delle Pmi. O magari, a dare direttive per la navigazione in laguna.
Più che una cooperazione, una follia. Di quelle che purtroppo, ancora una volta non si riescono a spiegare. Se non con l’incapacità del governo di difendere i propri confini e con la volontà di Bruxelles di annientare le identità territoriali.

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6 Comments

  1. È proprio così, si mira alla distruzione dei popoli più civili e farli regredire ai livelli di qualche migliaio di anni fa, per meglio controllarli e sfruttarli!
    In nome della democrazia si distrugge, la democrazia, facendo regredire i popoli più civili ed impedendo l’evoluzione di quei che “potrebbero arrivarci” con il tempo.
    Il fenomeno è stato spiegato nei due articoli qui sotto!

    http://www.losai.eu/il-piano-kalergi-il-genocidio-dei-popoli-europei/

    http://www.losai.eu/european-council-on-foreign-relations-e-il-progetto-pan-europeo/

  2. davide says:

    ma siete i soli che ancora credono che queste così dette macroregioni servano a qualcosa.. anche Maroni che sulla macroregione “padano-alpina” ci aveva impostato la campagna elettorale per le regionali, una volta eletto non ne ha più parlato… sono solo nuove forme per rubare soldi ai contribuenti ..chi li gestirà i fondi europei per questi fantomatici progetti per l’integrazione e la cooperazione tra queste regioni? le regioni stesse! …sono anni che i governi locali e nazionali si riempiono la bocca con parole tipo “integrazione”, “cooperazione”, “coordinamento” ecc ecc ..tanto che sono diventate parole vuote che non vogliono dire niente.. se come veneti vi sentite “declassati” ad essere accomunati agli albanesi posso capire ..del resto ben poco lo stesso vi accumunerebbe agli svizzeri …ma non ci fate troppo caso la macroregione non serve a niente se non ad ingrassare i soliti divoratori di finanziamenti pubblici comunitari…

  3. Giorgio says:

    Se non si conosce minimamente un argomento, com’è evidente dalla marea di idiozie scritte in quest’articolo, forse sarebbe meglio evitare di scrivere. Se essere indipendentisti vuol dire essere chiusi e leghisti meglio morire italiani. Il Veneto poi, con la sua proiezione storica ed economica nell’Adriatico ha tutto l’interesse di interagire direttamente con le altre realtà affacciate sullo stesso mare. State tranquilli che ciò non significa che il governo albanese possa avere alcun potere su altri territori….

    • Stefania says:

      Chi si somiglia si piglia. Qualcuno, nel lombardoveneto, e non solo lì, sente di somigliare ad altri, e non certo per identità, storia, e cultura, ad altri popoli del Mediterraneo, con altre storie e altri percorsi. Forse il Veneto interagisce di più con l’Austria, la Slovenia che non con l’Albania. O è solo un punto di vista?

      • Giorgio says:

        Ma che c’entra? Stiamo parlando di affari e di gestione di una situazione comune (l’Adriatico). Se è per quello esiste anche il GECT Senza Confini che unisce Veneto, Fvg, Istria e Carinzia. Una cosa non esclude l’altra. E in tutti i casi parliamo di modelli di cooperazione regionale mica di fondere territori. Ripeto, state ragionando da leghisti, non da veneti. In ogni caso, non abbiamo particolari legami storici nemmeno con l’Austria, essendo sempre stati indipendenti e quando siamo stati insieme è perché ci avevano colonizzato. Non vedo particolari affinità.

  4. roul da Brivio says:

    Da n on dimenticare: a sud delle Alpi e dei Pirenei ci sono i PIGS.
    Secondo la concezione ben rappresentata numericamente e politicamente a Bruxelles non c’è grande differenza tra questo gruppo di Paesi e la terra balcanica. Se si concedono un po’ di generosità i nostri governanti europei accettano di fare parziale eccezione nel caso del Nord Italia e della Catalogna. Quindi il tutto rientra in una certa logica e non deve stupire. Ma a Bruxelles non sono soli a pensare alla Regione Adriatica, ci sono anche italiani di peso (politicamente) che hanno mire in quella direzione. Il governatore delle Marche ha più volte accennato con interesse misto ad entusiasmo agli scambi socio-cultural-economici che si verranno a costituire in un futuro assai prossimo tra la sua Regione ed i Paesi che si affacciano all’Adriatico. Nelle Marche, da sempre PCI e poi PD (zuppa e pan bagnato) la rappresentanza albanese, rumena, macedone, marocchina e recentemente sub-sahariana è condizionante, ossia la fanno da padroni, secondo la popolazione marchigiana. Ma, ciò nonostante, i marchigiani continuano a votare a sinistra che, è risaputo ed evidente, vede con particolare favore l’immigrazione “poiché essa è portatrice di benessere”. Che loro si riferiscano tacitamente ed in primo luogo alla massa di voti che gli immigrati prima o poi faranno confluire, come hanno già fatto, nel PD è una deduzione che non richiede grande sforzo intellettivo. Tuttavia la gente comune pare non badarvi e non si chiede nemmeno chi paghi per la generosità e solidarietà, non contraccambiate dal senso di responsabilità, sia pure in forma primitiva, che le amministrazioni di sinistra ostentano come propria connotazione in modo indecoroso e oltraggioso verso il contribuente. Rebus sic stantibus c’è una sola risposta alle farneticazioni europee e nazionali: indipendenza.

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