Macrolavori (pubblici?) in corso

di STEFANIA PIAZZO

“La mia idea è che si debba passare dai partiti personali, e anche la Lega e il Pdl lo sono stati, a un vero partito territoriale. Una reale rappresentanza del Nord è quello che serve e che dovrebbe mettere insieme le forze nordiste”: lo affermava, in una intervista a Gianluca Marchi, il segretario della Lega Roberto Maroni.

Si sa, in politica tutto cambia e può cambiare… Erano i giorni in cui Maroni affermava, lanciando già Tosi, “Lega primo partito al Nord, senza Pdl”. Poi si è visto come è andata a finire. Alleanza in Regione per non trovarsi col cerino in mano e nessuno strappo con Roma, per non trovarsi a piedi del tutto. Anzi, alle prossime elezioni c’è da chiedersi cosa accadrà, visto che comunque persino Bossi non molla l’amico di Arcore, specificando che senza di lui, nel Pdl ci sono solo pasticci. Chi vivrà, vedrà.

La Lega maroniana, e tra breve quella salviniana, incarna questa prospettiva: come la Csu, “ che è la somma di due partiti – spiegava Maroni – e che ha un unico simbolo, cioè è il modello confederale che è anche quello della Lega, la quale al congresso dell’anno scorso è passata da partito federale a partito confederale. Qual è la grande differenza che in pochi hanno compreso? Se un partito è federato, su un determinato territorio c’è spazio per un solo soggetto politico. Se invece è confederato, c’è  lo spazio per più soggetti politici”. E dove sono? Sono nel modello Verona, pezzi di Futuro e Libertà, di ex Dc (ad esempio Vito Giacino, Pdl, sospeso da Alfano, ma non espulso; Fratelli d’Italia, ad esempio Ciro Maschio, responsabile del nuovo movimento)?  E l’area di gravitazione è e resta sempre e solo il centrodestra?

La questione della rappresentanza politica del territorio, che dovrebbe configurarsi nel modello vuoi bavarese che catalano, assai improbabili da modellarsi sul territorio lombardo, veneto o piemontese, non avendo noi a casa nostra una comune lingua, bensì  identità linguistiche diverse e pure culturali e pure economiche, si misura col suicidio di una classe politica che non può scaricare solo su Roma o su Francoforte le proprie responsabilità. Tutto è in sfaldamento, in ridiscussione.

In vent’anni il Nord ha mancato l’appuntamento con la modernizzazione. Le aziende hanno mancato l’appuntamento con la concorrenza, la politica ha mancato l’appuntamento col ricambio interno. Ancora oggi assistiamo alle liti per la definizione dell’abolizione del finanziamento ai partiti. No, si, ni, domani. Scriveva Dario Di Vico, un anno fa, sul Corriere della Sera, nel pieno della vicenda Pirellone e scandali di giunta: “Con tutti i limiti che emergono oggi, si è assistito a un capovolgimento del rapporto tra la città e il contado lombardo-veneto e la battaglia per la sostituzione delle vecchie èlite è passata per l’accumulazione del consenso elettorale, non del capitale”.

La Lega ha condizionato Roma, non c’è che dire, attraverso la forza genuina di un consenso e grazie al carisma di Bossi (uno ogni 100 anni, altri ne nasceranno poi). Ma poi? Ha accumulato altro. Ora?

Cl, alleata prima e alleata poi, pur con le sue varianti tecniche del dopo Formigoni, incarnate dai Lupi e dai Mauro a seconda della declinazione territoriale, ha capillarizzato nel terziario debole la propria presenza. Sanità, Malpensa, Fiera… oggi Expo. Aree sensibili che in passato (siamo solo all’anno scorso), hanno fatto esplodere i fenomeni di corruzione legati ai lavori pubblici. E fatto saltare una giunta.

E la macroregione come quaglia con questo processo che ha poltronizzato per 20 anni e seguenti la Lombardia, il Nord?  Sarà fatta con i 18 voti in pugno a Maroni? Magari. Sarà fatta perché altre regioni d’Europa firmano accordi? Magari. Sarà fatta perché Tosi sarà il candidato da Nord a Sud? Magari.

Ma in tutto questo abbiamo perso di vista i progetti. L’Expo? Prima c’erano la Fiera, lo Smau. Oggi l’esposizione internazionale? Sono questi i progetti, i lavori pubblici? E la cultura? Chissà… E la scuola? Boh.

Ci farà più bavaresi, cioè più seri e determinati nel rivendicare maggiore autonomia dalla nostra Berlino attendere l’Expo del 2015?

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3 Comments

  1. L'incensurato says:

    Bavaresi. E quando si ispirano alla Svizzera: Svizzeri! Finalmente la Lega dei contenuti..

  2. lombard says:

    Lega de Maroni come la Csu?
    Rendiamoci per favore conto che parliamo di un partito che naviga a malapena sopra il 3% (stando ai sondaggi di oggi, a dispetto del misterioso sondaggio isolato ed evidentemente parziale che all’indomani di Lapedusa li dava al 5%).
    Sul Corriere della Sera di oggi nelle pagine della Lombardia c’è una mezza pagina dedicata alla dissoluzione del movimento nel mantovano, con la chiusura di altre 4 sezione e la riconsegna della tessera di 120 altri militanti, fra loro diversi ex maroniti che si sono sentiti traditi dal nuovo corso.
    In altre province lombarde le cose stanno ben peggio.

  3. Giuseppe says:

    Belle domande, cara Stefania. Emerge comunque una cronica assenza di idee attuate o attuabili. Il cambiamento comincia da qui…, dalla base culturale. E quella è stata oppressa da tutti i politicanti, ovviamente.

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