Macchine da scrivere, l’icona Olivetti al raduno collezionisti

  • A Cesenatico i collezionisti della Macchina per scrivere, la macchina Enigma
  • A Cesenatico il raduno delle macchine per scrivere, un modello Olivetti
  • Raduno collezionisti di macchine per scrivere, il modello ottocentesco con il testo @
  • Olivetti M20
  • Il modello ottocentesco con il testo @
  • Da sinistra Riciputi, Garziera  e Scarzello (presidente associazione collezionisti macchine per ufficio d'epoca)
  • A Cesenatico i collezionisti della Macchina per scrivere, la macchina Enigma
  • A Cesenatico i collezionisti della Macchina per scrivere, la macchina EnigmaA Cesenatico il raduno delle macchine per scrivere, un modello Olivetti

La chiocciolina delle mail? E’ un simbolo che risale addirittura al Medioevo e comunque c’era già nelle macchine per scrivere di fine ‘800, usato nelle tastiere americane come abbreviazione di “at price of”, come dire “al prezzo di”. Buffo ma vero. Cesenatico per due giorni, 23 e 24 aprile, è lacapitale della scrittura meccanica, con i negozi della cittadina romagnola con in vetrina esemplari d’epoca di macchine da scrivere. C’è anche insieme alla macchina d’antan con il tastino @ , pure un esemplare della “Programma 101”, il primo computer desktop al mondo prodotto dallaOlivetti nel 1965, ben 10 anni prima dell’Apple One di Steve Jobs. (di Silvia Lambertucci-Ansa)

I collezionisti di macchine per ufficio d’epoca sono riuniti in una Associazione italiana e -spiega il piemontese presidente Domenico Scarzello – buona parte dei nostri soci sono piemontesi, lombardi, emiliani”.
E l’occasione è buona per richiamare origini e storia di un oggetto ormai iconico. Si scopre così, grazie a un libro scritto a quattro mani da presidente e segretario dell’associazione, i collezionisti Domenico Scarzello e Cristiano Riciputi (“Macchine per scrivere. Uomini, storie e invenzioni dalle origini ai giorni nostri”) che la paternità della prima macchina da scrivere è italiana. Anche se è difficile attribuirla ad un solo uomo, perché di fatto si trattò di una sorta di concorso di idee.
Tutto cominciò, narrano Scarzello e Riciputi, con Agostino Fantoni, un signore di Fivizzano (il paese in provincia di Massa Carrara che ha dato i natali anche all’ex ministro della cultura Sandro Bondi) che nel 1802 inventò un primo strumento di scrittura, poi perfezionato da un conoscente di famiglia, Pellegrino Turri. Trentacinque anni più tardi, correva l’anno 1837, un altro italiano, questa volta un piemontese, Giuseppe Ravizza di Novara, iniziò la costruzione di prototipi che poi perfezionò e portò anche ad esposizioni nazionali e mondiali, senza però trovare mai un finanziatore che gli permettesse la costruzione in serie. Anche lui comunque, potrebbe aver soffiato l’idea a Pietro Conti di Cilavegna (Pavia).
Passa altro tempo e nel 1864 a Parcines, vicino a Merano (allora impero austro-ungarico) il falegname Peter Mitterhofer costruisce 5 modelli di macchina per scrivere, due completamente in legno con caratteri a punte di aghi e tre con caratteri in metallo. Pure lui senza successo, purtroppo, perché non riesce ad ottenere attenzione dai consulenti dell’imperatore Francesco Giuseppe I. Anche se molti anni più tardi il suo paese natale gli renderà merito intitolandogli il Museo della macchina per scrivere aperto nel 1998 con più di 2000 oggetti dal prototipo del 1864 agli ultimi modelli degli anni ’80 del Novecento.
Alla fine sui tanti contendenti italiani prevale un americano, tale Cristopher Latham Sholes che pare copiò la macchina di Ravizza dopo averla vista in una esposizione a Londra e iniziò la costruzione in serie negli Stati Uniti nel 1873. A Cesenatico, fra le tante macchine in mostra (“oltre 40 pezzi tra i più curiosi e ricercati”)  anche riproduzioni fedeli degli originali di un modello di Giuseppe Ravizza e di uno di Mitterhofer. E ancora, l’ormai celeberrima macchina originale criptografica Enigma, quella che decise le sorti della Seconda Guerra Mondiale, riportata alle glorie un anno fa da The Imitation Game, il film premio Oscar con Benedict Cumberbatch.
Fra tutte, un posto d’onore per Programma 101, il pc della Olivetti prodotto nel 1965, che nell’occasione accompagnato da uno dei suoi progettisti, il 74 enne Gastone Garziera

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1 Commento

  1. lombardi-cerri says:

    Olivetti, ovvero delle occasioni perdute.
    Ditta depositaria di una tecnologia a livello mondiale: uno dei primi maxicomputer; il primo personal computer;la prima memoria di massa a disco “Mina”;una delle prime europee nel campo delle rettificatrici per esterni, delle fresatrici da produzione e delle macchine a CNC; una delle prime tecnologie europee nel campo della metallurgia delle polveri; ecc, ecc, ecc
    Tutto distrutto dalla tessera n.1 del PCI!

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