MAASTRICHT, OVVERO L’EURO CONTRO L’EUROPA DEI POPOLI

di ALBERTO LEMBO

Alla vigilia della stipula del Trattato di Maastricht (7 febbraio 1992) Roberto de Mattei aveva evidenziato in una lettera aperta ai componenti del Parlamento europeo come il progetto che stava alla base dell’operazione fosse il tentativo di attuare concretamente il sogno nichilista di distruzione politica, culturale e morale della cultura europea attraverso l’eliminazione degli Stati e l’imbrigliamento dei popoli europei in un sistema politico ed etico dominato dal relativismo e dal superamento di tutti gli elementi culturali tradizionali, di tutte le identità particolari.

In questi giorni, presentando a Roma un suo recentissimo saggio che porta il significativo titolo “ L’Euro contro l’Europa”, de Mattei si è soffermato a riflettere su quanto è avvenuto e sull’azione di chi ci ha portato al critico punto attuale.

Una considerazione emerge fra tutte ed è quella che l’azione di sottrazione di sovranità agli Stati, tutt’altro che sottaciuta fin dall’inizio, ha proseguito la sua marcia con un ritmo sempre più accelerato. Quando l’ eurofanatico Ciampi affermava già nel 1998 che “l’Euro ha una importanza eminentemente politica “in quanto era “la prima rinuncia formale piena ad una parte di sovranità nazionale in favore di una sovranità europea” ammetteva apertamente che tale moneta era il mezzo studiato per condurre gli Stati da un’Europa legata da vincoli economici ad una Europa politica, cioè una nuova realtà sovranazionale. Era evidentemente una forzatura, pilotata da ambienti e soggetti interessati, in quanto, e qui lascio la parola a de Mattei, “L’elemento essenziale, costitutivo dell’Europa sono le nazioni, e queste hanno bisogno di indipendenza, di sovranità, di frontiere. La sola Europa di cui si può parlare è quella delle nazioni, delle patrie, degli Stati. Non solo non esiste e non è mai esistito uno Stato europeo, ma non esiste, propriamente parlando, né un popolo né una nazione europea. Perché esista uno Stato o una nazione europea non basta un territorio:occorre un popolo moralmente unito. Occorre, in una parola, un’unità interna, un’intima coesione. Lo Stato non è solo un soggetto giuridico, è prima di tutto un ente essenzialmente morale, fondato sulla convergenza di volontà verso un’unica meta”.

Questa operazione è stata favorita da tutta la sinistra culturale e politica e accettata o tollerata dagli altri schieramenti e da quasi tutte le componenti politiche in modo acritico  e comunque, almeno per quanto appare, senza rendersi conto di quale fosse la via su cui ci si era incamminati.

Così si è giunti ai fatti che ci riguardano e alla realtà italiana di questi giorni e mesi. L’antipolitica diffusa a piene mani da tutti gli organi di informazione, da destra a sinistra, dal “Giornale” alla “Stampa” , con una campagna qualunquistica in cui si additavano al pubblico ludibrio persone e istituzioni è stata non a caso una campagna preparatoria, un “fuoco di preparazione”. “Saturato il terreno”, per usare ancora una metafora militare, è scattato l’attacco. Imbevute le masse di sfiducia, mitizzati i “mercati”, screditate le istituzioni nazionali (che in gran parte se lo meritavano), la “tabula rasa” fatta  è stata la premessa per l’arrivo del “Governo tecnico”, la cavalleria che arrivava a salvare la situazione e a liberare “Fort Apache”…

Un governo di tecnocrati “italiano”, per quello che possono avere di italiano certi personaggi, che parlano inglese e vivono spesso all’estero, in realtà tecnocrati e burocrati senza patria, assimilati ad una visione di un’Europa snazionalizzata, l’Europa di Maastricht e dei suoi miti!

La liquidazione degli Stati, così come di ogni legittima autorità politica e sociale-scriveva de Mattei-ha rappresentato la mèta degli utopisti ugualitari di tutti i secoli:gnostici, anabattisti, levellers, fino ai socialisti europei del XIX e XX secolo; per essi lo Stato, come la famiglia, è una realtà storica destinata all’estinzione: Saint-Simon, Bakunin, Marx, Lenin, Gorbaciov, oggi Veltroni e forse Ciampi, sognano una società senza classi o autogestita, fondata sull’estinzione dello Stato”.

Il nuovo “meccanismo” per potervi giungere, ma in modo subdolo,  è L’Euro. “C’è una sorta di ipocrisia politica, di finzione istituzionale, per cui ogni passo che si compie ignora il succesivo. L’Europa sa (e una parte dell’Europa lo vuole) che la moneta unica finirà per produrre un’autorità politica unica in grado di governarla. Ma oggi si assiste per la prima volta nella storia moderna alla nascita della moneta nuda, come se la storia statuale e costituzionale cominciasse dal fondo, dalla fine:la moneta senza uno Stato che possa batterla;senza un esercito che possa difenderla, un governo che possa guidarla, un sovrano che possa rappresentarla…” (Ezio Mauro; “La Repubblica”, 1° maggio 1998). Il secondo passo, ma ritorneremo sul tema, sarà un sistema di prelievo e ridistribuzione fiscale gestito da soggetti sovranazionali, sottratti al controllo degli Stati e dei popoli.

Così si va verso il “non Stato”, ovvero l’eliminazione della “sovrastruttura” Stato secondo la più rigorosa visione marxista. Quello che il comunismo non era riuscito a fare nella Russia sovietica si sta avverando, paradossalmente, nell’Europa tecnocratica e “liberale”. Abbattuti gli Stati, spesso, bisogna dirlo, realtà inadeguate alle reali necessità dei popoli, i popoli europei saranno ancora più nudi di fronte al nuovo Leviatano europeo.

 

 

 

 

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9 Comments

  1. Sandi Stark says:

    Sciocchezze. L’unica “Europa dei Popoli” è quella pensata da Franz Ferdinand, tentata da Carlo 1° d’Asburgo, idea diffusa negli anni ’20 dal suo ex ufficiale conte Kalergi e dagli anni ’30 da Otto d’Asburgo, fondatore di Paneuropa, il movimento per l’Europa dei Popoli.

    Kalergi è il vero padre spirituale della UE, riuscì a convincere gli USA, che dopo il 1945 imposero la UE all’Europa perchè dicevano, erano stanchi di intervenire nelle guerre scatenate dagli europei.

    L’Europa dei Popoli non è l’Europa delle Nazioni come scritto nell’articolo, dove si usa “nazione” come sinonimo di “Paese”.

    L’Europa dei Popoli è fatta di realtà molto più piccole, e parte dalla constatazione che nessun Stato nazionale è mai riuscito a risolvere o per lo meno a gestire i problemi delle minoranze.

    Ci sono andati vicini gli Stati multinazionali e federali, e per la gestione dei territori misti, nessuno fece meglio della vecchia Austria.

    Ma si poteva fare meglio, sono passati 100 anni dalla sua fine ed oggi ci sono strumenti migliori, se valgono i principi mitteleruopei di rettitudine, probità, rispetto e tolleranza.

    Una minoranza che fa parte di uno Stato nazionale sarà sempre discriminata e/o gli estranei alla comunità l’accuseranno di essere “privilegiata”.

    Solo un Ente sovrannazionale ed imparziale, molto più grande dello Stato nazionale, può imporre regole, vigilanza, rispetto e salvaguardia delle minoranze. Se una minoranza non fa parte di uno Stato nazionale, non è più minoranza ed il problema è risolto.

    Altro principio base è l’autonomia amministrativa. Una minoranza o un territorio (provincia o gruppo di comuni) devono avere l’autonomia amministrativa, altrimenti non si discute nemmeno.

    I pastori sardi non contano nulla in Europa con l’intermediazione della repubblica italiana, se in Sardegna ci fossero 2-3 provincie o anche Stati autonomi che trattano direttamente con la capitale della UE alla pari con gli altri Stati, sarebbe tutto un’altro discorso.

    Nei progetti degli anni ’20 dell’Europa dei Popoli, era prevista la progressiva perdita di sovranità degli Stati Nazionali. Anche nella UE che conosciamo, questo principio era chiaro ed affermato già dalla sua costituzione.

    Certi possono perdere qualcosa, altri possono solo guadagnare. Un cittadino di un Paese male amminsitrato come uno italiano, sarebbe un’idiota se non auspicasse di essere amministrato come la Svizzera, la Germania o l’Austria.

    Ben venga la perdita di sovranità per l’Italia (per me l’ONU dovrebbe addirittura interdirla).

    La UE ha molti problemi, ma il padre di tutti i problemi è il mancato progresso verso la perdita di sovranità degli Stati. Potevano fare l’esercito europeo già 20 anni fa, avremmo solo risparmiato fiumi di miliardi.

    Potevano fare la banca centrale ed unificare tutte le politiche economiche. Hanno fatto poco niente perchè nessuno Stato molla l’osso che rosicchiano i suoi cani. Ne è nata l’Europa dei banchieri, ma si risolve andando avanti. Se è il caso, fondando un’altra UE con un’altra capitale.

    Ben venga la perdita di sovranità per l’Italia, ben venga l’autonomia territoriale.

    Cosa si può sognare di meglio, di abitare in un territorio come il Trentino o come il Südtirol, e di godere della difesa e delle politiche economiche di uno Stato moderno come Svizzera, Germania, Austria?

    E si può fare anche di meglio, perchè c’è da imparare da tutti, ed il progresso non si ferma.

    Ultima sciocchezza è quella di strumentalizzare l’anticomunismo di questo audience per portare avanti discorsi antieuropeisti. I veri padri dell’Europa erano i più feroci anticomunisti del mondo e della loro epoca. Otto d’Asburgo ha fatto crollare il muro di Berlino con le sue “pasque ungheresi”, suo padre era l’unico che negli anni ’20 redarguiva le democrazie e gli stati occidentali perchè flirtavano con la Russia.

    Sarebbe bello leggere articoli meno faziosi e di autori più informati.

  2. fabio ghidotti says:

    Rispondo al commento di Marchi (non posso agganciarmi direttamente perchè l’ha già fatto qualcun altro)
    Come sarebbe “a prescindere”? Qualcuno ha perso la memoria?
    Alberto Lembo non è spuntato adesso. Ancora alla fine del secolo scorso scriveva editoriali su “La Padania”. In due di questi aveva presentato e sostenuto le tesi di un certo Alexander Delvalle, che farneticava di un presunto complotto USA finalizzato alla distruzione della civiltà europea utilizzando l’immigrazione (specialmente quella islamica).
    Quei due articoli avevano scatenato una sana reazione immunitaria da parte dei lettori. (presumibili elettori leghisti), che avevano contestato non solo le tesi di Lembo/Delvalle, ma anche la loro pubblicazione con la quale il quotidiano di un partito che allora pareva sinceramente separatista sembrava farli propri, quando non avevano nulla a che fare con la lotta contro lo Stato italiano.
    Dopo qualche settimana la polemica era stata stroncata dall’alto (della Lega stessa, probabilmente) con un diktat apparentemente salomonico: ordinava a Lembo di cambiare argomento, e all’Adele Ferrari di non pubblicare più le lettere di protesta che continuavano ad arrivare.
    Adesso la storia si ripete, sia pure in tono minore. Mi chiedo se questo riveli l’incapacità di imparare dai propri errori, o qualcosa di peggio.
    Ci si chiede invece di criticare il contenuto degli articoli di Lembo. Come se le sue fossero tesi. Lembo non critica la politica dell’Unione europea sulla base di analisi economiche, sociali ecc. o anche di scontro di interessi concreti. Tanto meno (come invece sostenuto un paio di mesi fa da Leo Facco rispondendo alle critiche di un altro lettore) sta raccontando la storia delle istituzioni europee.
    Quelli di Lembo non sono articoli. Sono sermoni Partono da convinzioni apocalittiche considerate premesse dogmatiche, e poi cercano di “spiegare” tutto come prova di quei dogmi. Si prenda a esempio l’incipit dell’articolo qui sopra, dove il trattato di Maastricht viene presentato come la realizzazione di “un sogno nichilista” (di chi?) di “distruzione della cultura europea attraverso … l’imbrigliamento dei popoli europei in un sistema politico ed etico dominato dal relativismo…” a beneficio di chi? Che valore umano avrebbero i popoli europei (noi compresi) se non fossimo altro che poveri fuscelli in balia del Satana di turno? Incapaci di capire alcunchè finchè gli unti del signore come Lembo non ci rivelano la verità nascosta? Che senso avrebbe la lotta politica (compresa quella autonomista?)
    Lembo è cosi’ fanatico (se fosse un musulmano sarebbe un perfetto affiliato ad Al Qaeda) che non si rende conto di proiettare su tutti gli esseri umani il suo modo di pensare. Un pensiero questo si’ nichilista, perchè non
    può che spingere alla rassegnazione o a reazioni inconsulte. Quello che mi sconcerta è che venga difeso da chi si dice liberale, quando gli scritti di Lembo sono la violazione più flagrante del dogma della comunicazione liberale: PRIMA I FATTI E POI LE OPINIONI. Naturamente si può sempre scrivere un articolo di sole opinioni, se i fatti sono dati per conosciuti, ma poi è difficile spacciarlo per una lezione di Storia.
    Non mi ripeto sull’effetto controproducente che questi articoli hanno sulla lotta autonomista, perchè l’ho già scritto e non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Io mi ero illuso che “L’indipendenza”, oltre che un forum di discussione politica (sempre utile) fosse anche il luogo di ritrovo virtuale per tutti i leghisti, ex-leghisti, semileghisti, ecc.ecc. che progettano un dopo-Bossi e sopratutto un rilancio delle tematiche autonomiste con obiettivi concreti. Ma su quest’ultimo punto è ormai evidente che ho capito male io. Chiedo scusa e tolgo il disturbo.

  3. Comitato Ultimi Veri Venexiani says:

    Infatti, stiamo andando verso la costruzione di un “super stato europeo” invece dovremmo tutti comprendere che lo “stato” è di per se nazionalista, centralista e fomentatore di guerre fratricide, spesso infatti coesistono al suo interno più popoli (vedi Italia). La soluzione è una nuova Europa Confederale costruita dai Popoli Sovrani secondo Storia, Lingua, Cultura, Tradizioni; quest’ultimi dovrebbero essere confermati da referendum (senza quorum) proposti ogni tot anni da tutti i Comuni europei, creando le basi di aggregazioni socio-politiche ad assetto variabile. Pochissime e strategiche le competenze da affidare al governo centrale (moneta, difesa, grandi infrastrutture, immigrazione, lavoro, fiscalità) non dimenticando la governance che necessariamente dovrebbe essere di Democrazia Diretta (alla svizzera per capirci).

  4. Daniele Roscia says:

    Conosco Alberto Lembo ed il suo profilo politico: appartiene, per intenderci, a quella categoria di leghisti della prima ora, orfani di una rappresentanza della destra monarchica, legata a concetti classici di nazione-patria. Per me un pesce fuor d’acqua rispetto all’ideologia che ben e’ stata tratteggiata da Gianfranco Miglio. Basterebbe rileggersi i saggi di Miglio, in merito alla fine dello “stato moderno” per comprendere che gli stati nazionali, così come sono stati artificiosamente costruiti, non hanno piu’ senso di esistere, prima scompaiono meglio e’. Meno male che c’e l’Europa, con tutti i limiti di costruzione che, a mio avviso sono dettati dalla incostrazioni nazionaliste imperanti, non solo in Italia e sostenute guarda caso dai revanscisti, alla Alberto Lembo, piu’ legati ai principi nazionalisti veri nemici dei popoli europei.

    • fabio ghidotti says:

      condivido il commento di Roscia (certo non sospettabile di essere un “massone” o amenità simili).
      Rinnovo la mia critica alla redazione de “L’indipendenza” perchè lascia a questo “pesce fuor d’acqua” (Lembo) uno spazio che può facilmente essere considerato dai lettori come rappresentativo della linea del giornale.

      • gianluca says:

        Tutti i pareri sono rispettabili, se espressi come i vostri in maniera pacata e corretta. Tuttavia penso sia più utile e interessante ai fini di tutti i lettori criticare o contraddire il contenuto di un articolo, piuttosto che l’autore dello stesso a prescindere. Anzi, invito i “critici” di Alberto Lembo a esprimere il loro pensiero in articoli veri e propri, sempre che lo ritengano. Non avrò alcuna remora a pubblicarli. Questo giornale vuole e deve essere anche uno spazio di confronto. Di pensieri unici ne abbiamo già abbastanza. Personalmente non ho mai condiviso i giornali che scrivono solo quello che i potenziali lettori vogliono sentirsi dire.
        gianluca marchi

        • Daniele Roscia says:

          Sono d’accordo Gianluca, pur conoscendo gli editori, di cui non condivido, ma rispetto, linea ed azione politica, alimenta un confronto chiaro e democratico.

    • Giacomo says:

      D’accordissimo con Roscia. Quest’articolo è quanto di più superficiale abbia letto su queste pagine. Io esulto per l’esautoramento dello stato padrone italiano a cui non corrisponde una nazione. Dire che i comunisti sono per l’esautoramento e la dissoluzione dello stato equivale a essere appena sbarcati da Marte, per la prima volta su questo pianeta. Il problema, e concordo con tutti i lettori qui sopra, è l’esautoramento progressivo DEI CITTADINI, non dello stato (lo scrivo volutamente in minuscolo). E questo processo avviene CON IL PIENO CONSENSO dello stato italiano che è parte integrante della nomenklatura europea, assieme ai poteri forti italiani con cui lo stato italiano è in combutta da sempre. Stato=merda. italia=merda, non nazione. L’unico antidoto è la costituzione di nuovi stati indipendenti BASATI SULLA PIENA SOVRANITÀ DEI CITTADINI.

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