…Ma Rayoy promette battaglia: non vi daremo indipendenza

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E’ sempre più muro contro muro fra il premier spagnolo Mariano Rajoy e il presidente catalano Artur Mas mentre si avvicina la scadenza fatidica delle elezioni regionali del 27 settembre, trasformate da Mas in plebiscito sulla secessione della Catalogna. Rajoy si è detto pronto a “dare battaglia” per bloccare una possibile dichiarazione di indipendenza dopo le elezioni e il ministro della giustizia Rafael Català non ha escluso un ricorso all’articolo 155 della costituzione, che consente una sorta di commissariamento di una regione ribelle. La costituzione varata dopo la fine del franchismo non prevede la secessione di una regione. “Non permetteremo a nessuno di violare la legge” ha tuonato il premier. Ma le minacce di Madrid non frenano i ‘catalanisti’.

I due principali partiti indipendentisti di centrodestra e di sinistra, Cdc di Mas e Erc di Oriol Jonqueras, hanno formato una lista unica impegnandosi, se vinceranno a dichiarare la secessione entro 6-8 mesi. I sondaggi indicano che potrebbero ottenere una maggioranza assoluta di fra 68 e 72 seggi su 135 nel prossimo parlamento catalano. Se vinceranno, “nessuno potrà fermare l’indipendenza” della Catalogna, “né Dio né Rajoy” ha avvertito il dirigente di Erc Joan Tardà. Gli indipendentisti intendono giocare la sovranità popolare contro la costituzione. La questione catalana provoca tensione e preoccupazione crescente in tutto il paese. La fuga in avanti di Mas avviene per di più in un momento di crescita di altri movimenti nazionalisti e indipendentisti.

La sinistra nazionalista basca di Bildu, a lungo considerata un ‘cavallo di Troia’ politico dell’Eta, è ora al potere in Navarra, dove controlla fra l’altro la sicurezza. Una decisione definita “molto grave” da Rajoy. Nessuno sa come andrà a finire se effettivamente il 27 settembre vinceranno gli indipendentisti catalani. E’ difficile immaginare che Madrid mandi i carri armati a fermare la secessione. Ma senz’altro il livello di tensione si farà davvero alto. Molto dipenderà anche da chi vincerà le politiche spagnole di novembre: Rajoy, il socialista Pedro Sanchez, il leader di Podemos Pablo Iglesias?

Psoe e Podemos tentano di aprire spiragli fra i muri di Mas e Rajoy. Sanchez ha proposto una riforma costituzionale che trasformi la Spagna in uno stato federale, ampliando autonomia, poteri e ritorno fiscale (la Catalogna è contributore netto al bilancio spagnolo per 7,5 miliardi di euro) delle varie ‘nazioni’. Una soluzione forse accettabile per una parte degli indipendentisti catalani, che pero’ Rajoy per ora non ha voluto prendere in considerazione. Iglesias si è detto per il ‘diritto di decidere’ dei catalani, auspicando però formule che tutelino l’unità del paese. Un recente rapporto del centro europeo Ceps ha portato munizioni agli indipendentisti. Prevede un aumento di 110 miliardi del Pil catalano entro il 2030 in caso di indipendenza concordata con Madrid, e di 67 miliardi se il processo sara’ conflittuale. (Francesco Cerri – ANSA).

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One Comment

  1. Padano says:

    Tra 68 e 72 seggi su 135. Poi vanno aggiunti quelli che prenderà la sinistra indipendentista.
    Stavolta dovrebbe essere fatta.

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