Ma questi partiti politici sono essenziali per la democrazia?

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di ENZO TRENTIN – A questa domanda sembra che l’indipendentismo autoctono abbia trovato la risposta sbagliata. I partiti indipendentisti presenti nello stivale sono tanto numerosi quanto insignificante è il loro peso politico-elettorale. I loro pseudo leader, anche quando sono stati eletti nelle istituzioni italiane, non hanno mai formalizzato azioni simili o paragonabili agli scozzesi o ai catalani, che concorrono ad infarcire i loro magniloquenti discorsi. Questa, almeno, l’opinione di buona parte delle persone che sono inclini all’autodeterminazione di popoli e territori.

 

La democrazia in America” è un’opera pubblicata in due volumi, il primo nel 1835, il secondo nel 1840, ed è un testo classico scritto dal francese Alexis de Tocqueville sugli Stati Uniti d’America, sui punti di forza e sulle debolezze del paese. Tra l’altro vi è scritto: «l’oligarchia è un sistema dove il potere è fortemente centralizzato e i corpi intermedi sono stati dissolti o indeboliti nelle loro autonomie. Al vertice i poteri costituzionali, anziché distinti e bilanciati, si sono fittamente intrecciati tra loro. Chi li gestisce fa parte dell’oligarchia; ciascuno degli oligarchi ha una sua area esclusiva di potere, che gli altri sono impegnati a garantirgli in perpetuo, a condizione naturalmente di godere del diritto di reciprocità». Questo «non significa necessariamente che il popolo non possa votare, ma che i meccanismi elettorali sono costruiti in modo da confermare invariabilmente l’oligarchia». quando scriveva La democrazia in America Tocqueville non conosceva ancora i regimi di massa, i mezzi di comunicazione di massa, i modi per manipolare il consenso di massa.

 

Molti credono che se ci sono le elezioni, allora automaticamente c’è la democrazia. Ma la storia dimostra che le elezioni non producono necessariamente la democrazia. Hitler e Mussolini furono eletti democraticamente, ma il loro non era un regime democratico. In realtà, per circa 3.000 anni l’umanità ha sperimentato la democrazia. Mentre le elezioni sono un frutto – all’incirca – degli ultimi 240 anni. I moderni regimi democratici nascono con le rivoluzioni americana e francese. Le elezioni, malgrado sempre più strati sociali abbiamo conquistato il diritto al voto, servivano per creare una nuova élite. Una «aristocrazia naturale», come la definiva Thomas Jefferson.

 

Dal 450 a.C. ad Atene, su 7.000 funzioni pubbliche i cui addetti venivano designati per sorteggio, solamente 100 erano le cariche elettive. Anche se si deve rilevare che solamente i maschi e liberi potevano essere scelti per le funzioni pubbliche. Anche nella Repubblica di Venezia, dal tardo medioevo le cariche pubbliche erano assegnate per sorteggio: https://www.youtube.com/watch?v=QZp4f-eQwJc

 

Più avanti esporremo come si potrebbe superare il sistema partitocratico attraverso il sorteggio delle cariche pubbliche. Per il momento constatiamo come, similmente ad ogni organismo vivente, anche i partiti politici hanno alcune esigenze fondamentali, che sono obbligati a rispettare. Per poter restare in vita essi devono:

  • Nutrirsi (con finanziamenti);
  • Respirare (avendo accesso ai mass-media);
  • Riprodursi (mediante il potere di «collocare in posti». Ovvero il clientelismo e il voto di scambio).

 

Sull’aderenza a queste condizioni, e sulla corruzione che tiene le bocche cucite e le possibilità aperte, ci si può riempire una vasta biblioteca. A solo titolo d’esempio, presi a caso qui ricordiamo due libri: “La Casta” di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, e “Vampiridi Mario Giordano. Ma anche  sugli immigrati e sulle Ong, il premier Gentiloni non la racconta giusta. Si veda: http://blog.ilgiornale.it/foa/2017/08/24/gentiloni-pontus/

 

Per il momento osserviamo come la riduzione progressiva delle libertà si manifesta ovunque grazie a un fenomeno di cui Herbert Spencer (filosofo britannico, nel 1902 candidato al Premio Nobel per la Letteratura) non ha tenuto conto: è l’emanazione di sempre più numerose disposizioni di legge, tutte, generalmente, di carattere restrittivo, che conduce necessariamente ad aumentare il numero, il potere e l’influenza dei funzionari (la cosiddetta burocrazia) incaricati di applicarle. Essi tendono così a diventare i veri padroni dei Paesi civili. La loro potenza è tanto più grande in quanto, negli incessanti cambiamenti dei governi, la casta amministrativa, che a tali cambiamenti sfugge, possiede essa sola l’irresponsabilità, l’impersonalità e la perpetuità. E per soprammercato i burocrati non sono nemmeno eletti. Tra tutti i dispotismi, i più opprimenti sono quelli che possiedono le tre queste caratteristiche su indicate.

 

La produzione incessante di leggi e di provvedimenti restrittivi che chiudono in una rete di formalità bizantine gli atti più semplici della vita, ha come risultato fatale la progressiva riduzione della sfera nella quale i cittadini possono muoversi liberamente. Vittime dell’illusione che, moltiplicando le leggi, la libertà e l’eguaglianza siano maggiormente assicurate, i popoli accettano ogni giorno intralci più pesanti. E li accettano impunemente avvezzi a sopportare mille gioghi. o finiscono con l’andarseli a cercare, perdendo ogni spontaneità e ogni energia. Non sono più che ombre vane, automi passivi, senza volontà, senza resistenza e senza forza.

 

In aggiunta un terzo dei cittadini (secondo un recente studio condotto in Germania da https://www.bitkom.org/ ) spesso si sente sopraffatto dal torrente quotidiano di notizie e informazioni. Tra le persone con più di 65 la percentuale di “stressati” è la più alta e raggiunge il 39%. Le principali fonti di inquietudine tra i cittadini interpellati da Bitkom sono televisione e internet. Quasi tre quarti degli intervistati dicono che sono sopraffatti dalla televisione, mentre il 43% ha citato Internet. Aggiungendo il consumo di televisione, radio, internet e telefono, i cittadini spendono una media di nove ore al giorno su questi canali. Secondo Bitkom, oggi i consumatori sono così “iper” per la necessità di essere sempre accessibili e aggiornati sull’attualità. Così, un utente su cinque del telefono non spegne mai il cellulare e uno dei tre professionisti attivi è disponibile attraverso i telefoni cellulari anche al di fuori dell’orario di lavoro.

 

Col progressivo svanire del suo ideale democratico, la compagine civile perde ciò che stava all’origine della sua coesione, unità e forza. L’individuo può ancora sviluppare la sua personalità e la sua intelligenza, ma all’egoismo collettivo subentra uno sviluppo eccessivo dell’egoismo individuale, accompagnato da un rammollimento del carattere e da un’attenuazione della volontà attiva. Il popolo, l’unità, il blocco, diventa allora un agglomerato di individui senza coesione, e per qualche tempo ancora mantiene artificialmente tradizioni e istituzioni. Divisi dagli interessi e dalle aspirazioni, incapaci di governarsi, gli uomini a quel punto domandano d’essere guidati fin nei più trascurabili gesti ed invocano uno Stato che eserciti un’influenza preponderante.

 

Secondo il pensiero espresso già nei primi anni del 1900 in numerosi libri dal bielorusso Moisei Ostrogorski (politico, scienziato, storico, giurista e sociologo russo. 1854-1919): «Se un partito qualsiasi: A, viene e trovarsi al potere e gestisce la ricchezza sociale, gli enti pubblici, i canali di comunicazione, il potere delle banche e della finanza, i legami con i poteri economici (non politici, o non ancora tali) e persino influenza la giustizia, al fine di rafforzare il potere del partito stesso, allora un altro partito: B, dovrà fare altrettanto se non intende trovarsi in serie difficoltà nella competizione.» (Vedasi: «Contro i partiti»). Ogni forma di potere la si vorrà ricondotta al potere politico.

 

Come per altri casi, oltre a quello della politica, a situazioni di concorrenza pura subentra una situazione nella quale gli attori del gioco della concorrenza (pur mantenendo la competizione tra di loro) identificano alcuni elementi di interesse comune e cooperano nella difesa di tali interessi. Anche nel campo della politica alcuni interessi comuni ai politici di professione e ai loro partiti politici si sono ormai chiaramente delineati:

 

  • Impedire la nascita di altri partiti (esempio: «bipartitismo»)
  • Ridurre l’indipendenza di altri poteri (esempio: Magistratura)
  • Monopolizzare l’informazione (esempio: lottizzazione)

 

Nello sforzo di assicurarsi il potere, questo tipo di politica è indotta ad alleanze con i «poteri forti», che hanno interessi non sempre coincidenti con quelli della società.

 

La proposta che alcuni indipendentisti avanzano per superare la baraonda partitocratica, in perenne contesa verbale, ma attenta a non diminuirsi, bensì ad accrescere i propri privilegi, è appunto il sorteggio di tutte le cariche pubbliche, ivi compresa buona parte dei funzionari pubblici.

 

Secondo tale proposta tutti hanno diritto a concorrere all’estrazione a sorteggio. Però coloro che desiderano partecipare si iscrivono all’apposito ufficio elettorale del Comune di residenza; previo il superamento di un idoneo esame inerente alla carica per la quale si rendono disponibili.

 

Tale sistema, in fondo, è basato su tre princìpi:

  1. Se si estrae a sorte, si metteranno al governo persone comuni.
  2. Tali persone con il tempo e le informazioni, troveranno soluzioni efficaci.
  3. Con il tempo i cittadini saranno sempre più coinvolti, e questo aumenterà la fiducia nel sistema ed allontanerà la corruzione.

 

Il sorteggio è rimasto in uso in molti Stati durante il Rinascimento, perché tirare a sorte era democratico, mentre eleggere era aristocratico. Vedasi i grandi filosofi del  XVIII secolo: Rousseau e Montesquieu. Nelle rivoluzioni americana e francese, invece, si voleva che – per usare le parole di Tomasi di Lampedusa – tutto cambiasse, affinché nulla mutasse. Infatti, solo pochi potevano votare, ed ancor meno candidarsi. Oggi tutti hanno diritto al voto; ma oramai più del 50% degli aventi diritto vi rinunciano, perché ad essere eletti sono i “soliti professionisti”. Insomma, il voto ogni 4 o 5 anni non basta ai cittadini per essere ascoltati, e questo accresce la sfiducia della gente.

 

Naturalmente al sorteggio così come su accennato, dovranno affiancarsi strumenti di check and balance (controllo e bilanciamento reciproco). Ovvero gli strumenti tipici per l’esercizio della democrazia diretta: Referendum deliberativi (non consultivi) senza quorum, Iniziativa popolare di delibere e leggi, Istanze, Petizioni, Revoca (Recall) https://en.wikipedia.org/wiki/Recall_election  degli eletti e dei sorteggiati.

Il lettore parmense Fabio Cavalca ci segnala un “vizio” dei politici di professione

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George Orwell scriveva; «Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l’omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all’aria»

 

 

 

 

 

 

 

 

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One Comment

  1. caterina says:

    I partiti e le loro lotte per l’egemonia sono I responsabili della fine della democrazia che cosi’ stando l’andazzo e’ diventata una parole vuota, anzi uno schermo della realta. I cittadini che l’hanno capito non votato piu’ perche’ sono fuori dai giochi… di peggio la politica non poteva fare: ha distrutto il senso della partecipazione alla costruzione del proprio destino che originariamente era proprio delle comunita’…
    Ben vengono I movimenti indipendentisti… bisogna ricominciare tutto daccapo.

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