Ma quale nazionalismo salviniano… Ci salviamo con la macroregione del Nord. Lo dice la Costituzione

FEDERALISMO

di SERGIO BIANCHINI –  Finalmente vedo consolidarsi in alcuni settori del nordismo l’idea della macroregione. Si prende atto che la separazione unilaterale dallo stato italiano è impossibile e, diversamente dalla Catalogna, minoritaria perfino al nord. Per gli attuali capi della lega ex nord questa considerazione ha portato alla pura e semplice rimozione della parolina fatidica. Ma è chiaro che il nazionalismo di Salvini ha le gambe corte. La Meloni è la naturale rappresentante di un nazionalismo storico italiano, sincero seppure minoritario. Sembrerebbe naturale una fusione tra Salvini e Meloni ma sappiamo che dietro questa ipotesi, che nessuno nemmeno pone, si cela come sempre la questione nord, centro e sud. Non a caso la Meloni, pur convergente su molte questioni,  ha contrastato il referendum per l’autonomia dei veneti e dei lombardi, sostenuta invece da Gori.

Il problema è che tutti, dico tutti, non hanno ancora combinato il tema del nordismo con quello dell’italianismo e in fondo al cuore rimane il desiderio o la paura della secessione. Come in una famiglia disastrata si pensa o si teme il divorzio di cui non si vedono le condizioni ed allora si torna doloranti ad una incompleta e velleitaria routine familista che però non potrà durare a lungo.

L’idea della macroregione è un livello intermedio tra la fusione storica in crisi e la separazione impossibile. Come per i 2 coniugi dormire in letti separati. Sotto sotto, se non migliora la relazione, si convive male e si continua a sognare o temere la secessione. E c’è una paralisi totale nell’iniziativa relazionale della vita quotidiana.

E allora vediamo un po’ meglio quest’idea della macroregione cercando di farla diventare una leva sia per le nostre energie nei territori settentrionali, sia per il rilancio di un dialogo onesto e sincero con le altre due realtà fondamentali della penisola, le altre due potenziali macroregioni, in centro e il sud.

E’ certo che 30 anni di minacce secessionistiche hanno prodotto enormi cambiamenti nella psicologia delle altre due macroregioni e che ormai il vecchio meridionalismo cavalcato per anni dalla sinistra è morto. Anche l’alleanza storica tra centro e sud per spennare il nord è finita e sia il centro che il sud vivono una situazione di disorientamento. In fondo avevano sempre avuto una enorme considerazione del Nord, una vera e propria controdipendenza, velata da rancori più o meno forti. E l’idea pura e semplice della separazione getta le due macroregioni nello sconforto e in un’ansia che ne impedisce persino il pensiero.

E allora pensiamo a come costruire la macroregione nord e contemporaneamente trattare con le altre due aree fondamentali sviluppando relazioni attive con le forze sincere ed intellettualmente oneste del centro e del sud. In primo luogo proprio sulla riforma della geografia regionale che attualmente è del tutto bloccata.

La macroregione è fattibilissima per via legale costituzionale. Art. 132

Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

 

Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un’altra. (*)

 

Bisogna chiedere apertamente ai veneti ed ai piemontesi se sono interessati o meno all’idea della macroregione nord. L’egemonismo lombardo nei confronti dei Veneti e la miriade di decapitazioni che la lega nord a guida lombarda ha compiuto nei loro confronti sicuramente ha lasciato diffidenze e dolori. Una ripresa di dialoghi sinceri e trasparenti, di una riflessione non giudicante ma meditante sul passato e aperta civilmente e amichevolmente al futuro forse è possibile.

Il Piemonte privato prima della monarchia sabauda e adesso anche della Fiat è in stato confusionale e l’elezione dei cinque stelle a Torino ne è una prova chiarissima.

La fibrillazione di tutte le aree del nord deve essere orientata verso una proposta chiara e sincera, perseguibile con passaggi legali esplicitati e perseguiti nella trasparenza.

Per quanto riguarda l’intera penisola bisogna proporre alle persone oneste e sincere del centro e del sud una demeridionalizzazione dello stato. Chiedendo che per il prestigio e l’onestà dello stato stesso, il personale a tutti i livelli, ministeri, media, scuola, esercito, polizia, sia di base che di vertice, sia selezionato rispettando la proporzionalità con i tre territori fondamentali.

E’ chiaro che l’uso improprio del posto statale come risposta al mancato sviluppo del sud ha portato gradualmente ad una totale degenerazione dell’apparato statale ed alla sua separazione della vita reale dei territori e dell’intero paese. Creando così le basi per la totale inefficienza e per la corruzione.

Sono cose di cui anche al centro e al sud molti sono consapevoli.

Si può provare a parlare sul serio di cose pratiche e fattibili?

 

 

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One Comment

  1. RAFFAELE says:

    Oggi si e’ firmato un pre accordo per dare a tre regioni del Nord maggiori forme di autonomia grazie ai referendum di ottobre 2017. Questo processo non deve essere interrotto, ma deve proseguire per portare alla macroregione padana, che e al momento l’unica via praticabile per dare un futuro al Nord. E propio le firme di oggi tornano di grande attualita’ in quanto a breve seguiranno Piemonte e Liguria. Lombardia Emilia Veneto Liguria e Piemonte, avendo autonomie differenziate possono iniziare una politica di collaborazione che porti alla macroregione

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