Ma prima di Davigo, era Di Pietro a dire: Piccoli craxini crescono…

di pietroAfferma il nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, che la politica ruba, non meno di prima ma, a differenza del passato, ora senza vergogna. Apriti cielo. Non sono parole nuove, già le espresse Antonio Di Pietro quando ancora era leader dell’Italia dei Valori in questa intervista firmata da Alessia Quiriconi e che lindipendenzanuova.com propone in esclusiva per chiudere il cerchio.

È stato, e lo è ancora, il simbolo di quella che doveva essere la rinascita, la svolta da un tipo di politica corrotta e fatta di tangenti, alla fantomatica Seconda Repubblica, in cui onesti cittadini, vestiti i panni dei politici, dai banchi del potere avrebbero difeso gli interessi dei più deboli in nome della giustizia. Avrete capito tutti: stiamo parlando del magistrato più famoso d’Italia, anzi dell’ex
magistrato simbolo di Mani Pulite, quell’Antonio Di Pietro che, toltosi la toga per scendere in politica, si sente beffato nell’aver “dato la vita” per combattere certa corruzione mentre ad oggi, i “fantasmi” della Dc e del Psi tornano a materializzarsi.
Che cosa si prova a sentire parlare di Dc e Psi che tornano?
«Che i valori, i progetti e le idee di formazioni politiche come la Democrazia Cristiana e il Partito socialista, quindi il popolarismo di Sturzo piuttosto che il socialismo di Turati, possono essere ancora oggi punti di riferimento per la collettività
e la società è una cosa auspicabile e benvenuta. Il problema è che dietro le fila si celano persone che hanno tradito quelle stesse sigle, e ancora oggi si spacciano per nuovo, mentre in realtà sono più vecchie di quanto lo fosse la Prima Repubblica. Insomma non esiste
la Seconda Repubblica: c’è stato un artificio, un raggiro, una truffa politica ai danni degli italiani quando, a seguito dell’operazione Mani Pulite, ci hanno voluto far credere che il Paese politicamente fosse cambiato».

Potremmo dire che non è cambiato niente dal 1992?
«In realtà nelle istituzioni sono rimasti da prima i luogotenenti di coloro che erano stati esplusi dalle istituzioni, e da un po’ di tempo a questa parte stanno ritornando a mano a mano i diretti interessati. In soldoni è come se stessero riassumendo i killer del pensiero popolare e del pensiero socialista, come se Dracula fosse stato assunto quale responsabile di un reparto di trasfusioni… Il vero problema è che in questi anni si è cercato di distruggere il medico che ha scoperto il tumore, non il tumore che ha corrotto la società».

E il ricambio della classe politica allora dov’è finito?

«Questo è il vero problema: in questi anni si è tentato di far passare come guerra fra bande, quello che invece era il doveroso esercizio dell’azione giudiziaria da parte di chi aveva il dovere di farlo, senza guardare in faccia a nessuno. Il risultato qual è stato? Che oggi si è messa la testa sotto la sabbia e non si è curato il male che invece sta tornando in tutta la sua metastasi».

Perché è avvenuto tutto questo?
«La risposta è all’interno delle istituzioni, a partire dal Parlamento: il conflitto di interessi in materia di giustizia, trasparenza e legalità non esiste fra centrodestra e centrosinistra. Esiste piuttosto un partito trasversale dell’impunità che ha trovato un consenso da entrambe le parti con l’obiettivo di mimetizzare il fatto che il “male” aveva corrotto e ridotto economicamente al lastrico la società e reso politicamente non credibile la classe dirigente. Se avessero dovuto eliminare le mele marce, molte delle persone che avrebbero dovuto fare la legge per eliminarle, sarebbero state loro stesse coinvolte».

Cosa ne pensa della targa a piazza Duomo in ricordo di Craxi?
«La rivalutazione postuma di Craxi è il più caro esempio dell’ipocrisia istituzionale: Craxi non ha bisogno di essere rivalutato con la targhetta a piazza Duomo a Milano… che sembra quasi una presa in giro. Nel bene o nel male Craxi è stato un grande e se un epitaffio
gli si deve dedicare è quello che recita “politico illustre, pregiudicato recidivo”. Ma il motivo vero per cui si è pensato a commemorarlo è semplice: per dire che egli è stato vittima di un sistema e quindi tutti coloro che sono stati colpiti come lui sono anch’essi vittime di un sistema. Soffiamo sulle ali del ricordo di un uomo che non c’è più… tanti piccoli “craxini” vogliono essere rivalutati anch’essi».

Ma ci sarà mai una via d’uscita?
«La via d’uscita non c’è perché ci vorrebbe una nuova classe dirigente. A tal proposito io avevo scritto una proposta di legge di una semplicità inaudita, ma né il centrodestra, né il centrosinistra hanno intenzione di approvarla. Il primo comma prevedeva che “non
possono essere candidati coloro che sono stati condannati con sentenza penale passata in giudicato”; il secondo comma che “non possono assumere incarichi di governo locale e centrale coloro che sono stati rinviati a giudizio per reati gravi”. Due commi che avrebbero potuto modificare il quadro dei rappresentanti in Parlamento. Ma proprio per questo non intendono metterci mano. E
non lo faranno mai».

Come si sente di fronte a questa situazione, lei che ha trascorso anni a combattere questo tipo di sistema?

«Mi sento beffato, perché ho dato l’anima per portare avanti un’inchiesta… ma ancora oggi al Parlamento europeo sono seduto vicino a Pomicino…. Mi sento beffato, ma immagino il dramma dei familiari di quei magistrati che per ragioni di trasparenza e legalità ci hanno
rimesso la pelle».

Di che cosa ha bisogno la politica italiana?
«Di una catarsi completa. Oggi come oggi quel che verrà non è niente di buono perché tutti tendono ad archiviare questa esperienza per mantenere la possibilità di gestire il potere. Ma non si parla di ricambio generazionale, tanto meno di nuovo metodo di fare politica. Il
disastro credo sia alle porte, forse sarà la catarsi da cui rigenerarsi».

Qual è lo stato di salute del centrodestra e del centro sinstra?

«Il centrodestra è governato da un gruppo di potere che non ha niente a che fare con la politica ed è lì soltanto per farsi leggi e provvedimenti a uso proprio sul piano giudiziario, economico, informativo. Una parte della classe dirigente del centrodestra è per me una banda, un concentrato di potere che ha come vero scopo quello di gestire i propri interessi. Quindi io appoggerò con tutte le mie forze il centrosinistra, affinché ci liberiamo di questo virus. Stabilito questo, l’attuale centrosinistra non ha alcun’idea e barra d’orizzonte, alcun progetto e anzi la mia candidatura alle primarie serve proprio per rilanciare non una candidatura contro il leader Prodi, nel quale io mi riconosco, ma per rilanciare all’interno della coalizione stessa, delle priorità in termini di legalità e trasparenza che io vedo abbandonati».

Cosa pensa dei 180.000 euro pagati dai giudici di Milano per la notifica del processo a Berlusconi?
«È quel che si fa normalmente. L’anomalia sta nel fatto che siccome parliamo del Presidente del Consiglio, non si dovrebbe fare. Vorrei ricordare che mai come in questo caso ce n’era bisogno. Se una norma esiste, deve essere uguale per tutti, Presidente del Consiglio
compreso».

 

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One Comment

  1. Renato says:

    Sappiamo come sono andate le cose, le metafore di Di Pietro sono solo folclore. Le sue osservazioni invece sono illuminanti: quando riferite a “Se una norma esiste deve essere uguale per tutti”. Cosa ci dice dell’indagine sul PCI, sulla sua visita alle Botteghe Oscure dove gli fu sbattuta la porta in faccia e l’indagine fini lì, Come mai lui ed i suoi superiori D’Ambrosio e Borrelli non si opposero all’insabbiamento in nome della GIUSTIZIA ? L’offerta di D’Alema, qualche anno dopo, di un seggio PC in Toscana si può ritenere ialina ? Quando parliamo di norme di che cosa stiamo effettivamente parlando ? E che dire di coloro che sull’onda dell’antiberlusconismo più fazioso e spietato si sono macchiati degli stessi reati che venivano ascritti all’anticristo della politica quali le leggi ad personam, strettamente connesse poi a quelle ad Partitum, ad Coop, ad MPS etc etc ? C’è un’ampia letteratura sui singoli episodi che va letta per schiarirsi le idee sulla nebbia sparsa a piene mani dalla sinistra italica di maniera, prostituita, che è tutto fuorché progressista.

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