Ma non basta copiare la dichiarazione di indipendenza americana?

di Cassandra – Abbiamo perso il conto dei referendum, dalla devolution ad altri sulle competenze nuove dello Stato  e delle regioni, e un altro quesito sull’autonomia avanza in Lombardia e Veneto. Ben venga tutto! Ma perché non ci presentiamo a Roma a trattare, con la dichiarazione di indipendenza americana? Sta tutto già scritto, da secoli. E noi invece siamo qui a menarcela ancora con le trattative romane. Fate voi….

“Quando nel corso degli umani eventi diviene necessario, per un popolo, sciogliere i legami politici che lo hanno connesso con un altro e assumersi, fra i poteri della terra, lo stato di separazione e di uguaglianza che le leggi di Dio e della Natura gli garantiscono, un onesto rispetto delle opinioni dell’umanità, richiede che esso debba dichiarare i motivi che lo spingono alla separazione. Noi Consideriamo queste verità evidenti ad un esame attento: tutti gli uomini non sono creati uguali. Tutti gli uomini hanno diritto alla vita, alla libertà e al conseguimento della felicità ma queste cose non devono venire garantite a nessuno a spese della libertà degli altri, del conseguimento della felicità degli altri. I governi istituiti dagli uomini, per garantire questi diritti, debbono trarre il loro giusto potere dal consenso dei governati. Un governo che fallisca sia nel proteggere i diritti di un popolo sia nell’assicurarsi il suo consenso, diviene distruttivo rispetto al conseguimento di questi fini ed è diritto del popolo modificarlo o abbatterlo, istituendo un nuovo governo che basi la propria fondazione su tali principi e organizzi il proprio potere in forme tali che al popolo sembri massimamente probabile che ciò promuova sicurezza e felicità”.

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One Comment

  1. caterina says:

    Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti… anno 1776! la libertà dell’uomo e dei Popoli è la più alta conquista della società moderna che soddisfa l’anelito di ogni uomo, che non è solo ma si sente tutt’uno con quelli che insieme vivono e combattono per ottenerla e scrollarsi di dosso legami che lo rendono schiavo…. E noi come burattini siamo ancora qui che marciamo felici e contenti cantando un inno con cui prefessiamo che siamo “schiavi di roma” ad ogni passo al ritmo martellante di un tamburo… affronto indegno averlo elevato, e da poco, notate bene! ad inno nazionale… l’abitudine ci ha resi ebeti?..
    A Roma non avevano osato prima.. evidentemente hanno aspettato che passassero i ricordi di otto generazioni… Italiani? un miscuglio di popoli senza memoria!

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