Ma l’indipendentismo è compatibile con la sinistra di oggi?

di GIUSEPPE ISIDORO VIO

Nel suo ventennale excursus politico la Lega è passata dal federalismo alla secessione, al federalismo fiscale, dopo il referendum del 2006, e all’autonomia del nord con la macroregione, dopo la caduta di Bossi e del cerchio magico. Da partito di protesta di duri e puri è passata a partito di governo, contaminatosi al contatto del malcostume politico della casta romana ed è giunta infine alle ramazze e al restyling di Maroni che ha messo in soffitta ampolle, elmi e Padania. Da partito trasversale che l’ha portata ad allearsi anche con la sinistra, si è avvicinata sempre più alla destra statalista partecipando agli ultimi governi Berlusconi con cui ne ha negoziato i programmi.

Che cosa ha perso la Lega e cosa è rimasto degli ideali iniziali? Alleandosi con gli epigoni della fiamma tricolore ha sicuramente lasciato per strada ogni ipotesi indipendentista e buona parte del suo antistatalismo (non che la sinistra sia meno statalista). E’ rimasta un partito regionale che, abbandonata l’idea del federalismo (inviso al di fuori della Padania per ragioni di convenienza economica a prescindere dall’orientamento politico e quindi irrealizzabile) punta tutto sull’autonomia, tramite la realizzazione della macroregione del Nord per la cui realizzazione si è dovuta alleare con Berlusconi, soffocando ogni voglia di secessione nonostante questa sia ancora al primo punto del suo statuto. Avendo capito che l’Italia è irriformabile, Maroni ormai va dicendo che di Roma gli interessa poco o niente. Enfatizzando il suo buon lavoro svolto come ministro degli interni, nel frattempo continua a propugnare la lotta contro le organizzazioni mafiose che sempre più s’infiltrano minacciose al nord (obiettivo condiviso dall’intero schieramento politico italiano) e continua a diffidare dell’islamismo ma ha posto in secondo piano, non essendo più rilevante, il tema dell’immigrazione e dell’integrazione razziale. Tuttavia, sarà difficile che la Lega riesca a cancellare del tutto il marchio di partito razzista e xenofobo che si è guadagnata per i passati estremismi in merito, soprattutto grazie alle esternazioni di nostalgici del fascismo come Borghezio e Gentilini (ignari specchietti per allodole usati per coprire i veri neofascisti che infestano lo statalismo romano).

Detto questo, cosa dovrebbe considerare e auspicare per il futuro un indipendentista libertario convinto?  Pur con tutti gli addebiti che le si possono fare, il suo excursus dimostra che la Lega si è sempre mossa all’interno della galassia federalista-regionalista-autonomista-indipendentista ed è l’unica che ne possa garantire la sopravvivenza e la rappresentanza. Infatti, il vero problema dell’indipendentismo nordico italiano, a differenza di quello catalano, basco o scozzese è la mancanza di un partito di riferimento a sinistra. In parte perché la Lega degli inizi ne ha fagocitato ogni possibile interprete (ricordiamo che Maroni fino al ’79, prima di passare all’autonomismo, frequentava Democrazia Proletaria) e poi anche perché certe sue attitudini destroidi e certe risibili manifestazioni folcloriche passate ne hanno irrimediabilmente contagiato nel discredito e svilito agli occhi di chi è di sinistra ogni possibile ed encomiabile intento di federalismo e indipendenza. Ma anche la sinistra italiana, a guida Napolitano, ha subito un’innaturale deriva verso posizioni marcatamente nazionaliste, a difesa dogmatica dell’unità d’Italia e nessuno a sinistra per opportunismo o conformismo vuole opporvisi. La Lega, pur evidenziando una deriva verso posizioni di destra, è almeno stata indipendentista prima di diventare semplicemente autonomista con Maroni ma quale partito di sinistra settentrionale può vantare aneliti federalisti, se non proprio indipendentisti, dopo i socialisti riformisti di Filippo Turati? La sinistra italiana attuale è schizofrenica, appoggia l’indipendentismo Basco e Catalano e non quello Veneto o Padano. E’ a favore del bilinguismo nei Paesi Baschi e in Alto Adige ma nonostante i trascorsi interessi negli anni ’70 per le produzioni culturali dialettali di suoi vari esponenti (Dario Fo, Gualtiero Bertelli e altri) e il dileggio della lingua ufficiale di regime, è ora corresponsabile del tentativo di estirpazione della lingua veneta in Veneto. Non dovrebbe essere così, perché nel declinare l’indipendentismo all’interno di un normale sistema politico, solo i partiti nazionalisti italiani di estrema destra dovrebbero arrogarsi il diritto di essere totalmente a favore dell’unità nazionale. L’ideologia non dovrebbe intralciare la volontà d’indipendenza di un popolo che deve restare unito finché non si è affrancato, perché poi ci sarà tutto il tempo per i distinguo una volta conseguita l’indipendenza. C’è, perciò, l’esigenza assoluta che anche un movimento indipendentista di sinistra appaia a nord.

Solo chi è fautore di un mondo mono-nazionale (la cui popolazione, omogeneizzata, sia il risultato dell’integrazione fra tutti i popoli della Terra) può essere contrario a mantenere le identità dei singoli popoli, tutti diversi tra loro e che prescindono dalle nazioni esistenti. Solo una mente prevaricatrice e imperialista può essere contraria al loro diritto, sancito da referendum popolari, di unirsi (in federazioni o confederazioni) e civilmente separarsi (tramite secessione) in ogni momento della loro esistenza con qualsiasi altro popolo, esattamente come avviene per le singole persone, senza che ciò causi recriminazioni e conseguenti reazioni bellicose. Accettare e sancire questo diritto dei popoli da parte di governi e organizzazioni sovranazionali (UE, ONU, LEGA ARABA ecc.) avrebbe la stessa valenza dell’abolizione della schiavitù per gli individui, sarebbe il riconoscimento del diritto di cittadinanza mondiale dei popoli e dovrebbe essere l’auspicio di ogni indipendentista di destra o sinistra che sia. Questo se la sinistra non rimane ancorata all’internazionalismo socialista (che ha solo prodotto l’omologazione di stampo sovietico) né all’ideale del solidarismo integralista imposto per legge (concetto cui persino il cristianesimo è contrario, lasciando agli uomini e quindi ai popoli il libero arbitrio) che renderebbero il consorzio umano simile a quelli degli insetti sociali, organismi privi di coscienza, per quanto ammirevoli e laboriosi.

(da lindipendenza del 4 giugno 2013)

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26 Comments

  1. Silvia says:

    Tempo al tempo. Ci sono partiti indipendentisti in Catalogna anche di estrema sx.

  2. Andrea Pellis says:

    NO!
    La sinistra non è compatibile con il mondo, indipendentemente da tutto. Non lo è mai stata e ora lo è ancora meno.
    Essendo poi sempre stata a vocazione mondialista, è chiaramente incompatibile con le istanze indipendentiste.

    Ma che razza di domanda è?

  3. Silvia says:

    Questo post forse può interessare qualcuno e far pensare(occhio alle date, confrontatele con le rappresaglie titine, altra pagina nera e terribile)

    Alessandra Kersevan: “Un campo di concentramento fascista”, Comune di Gonars, Kappa Vu
    (Gonars è in Friuli)Leggo solo alcuni stralci:

    “Questa ricerca, partita una decina di anni fa con il rinvenimento nell’Archivio di Stato di Udine di una trentina di sconvolgenti lettere di internate e internati del campo di concentramento di Gonars, in provincia di Udine, si propone di contribuire, attraverso l’approfondimento della storia specifica di questo campo, a diffondere la conoscenza dei crimini di guerra fascisti nella seconda guerra mondiale. E’ una vicenda tremenda quella che si è svolta a Gonars nel 1942-1943, con l’internamento di molte migliaia di Sloveni e Croati, uomini, donne, vecchi e bambibi, e la morte di quasi 500 di essi fra sofferenze inenarrabili. Una storia che non può essere minimizzata, e che richiede una presa di coscienza collettiva degli italiani e un suo inserimento anche nel patrimonio delle nuove generazioni”

    …” La storia del campo di concentramento di Gonars inizia nell’autunno del 1941, con la decisione dello Stato Maggiore dell’esercito di costruire nella zona un campo per prigionieri di guerra, trasformato poi in campo per internati civili sloveni e croati. Ma per capire i motivi per cui in questo paese del Friuli, come in molti altri luoghi d’italia, abbia funzionato un simile campo di concentramento, dobbiamo occuparci, seppur brevemente, della politica dello stato italiano post-risorgimentale e del regime fascista nei confronti del confine orientale, che dalle guerre d’indipendenza alla seconda guerra mondiale era andato prograssivamente spostondosi verso est, comprendendo un numero sempre maggiore di Sloveni e Croati, i cosiddetti “allogeni”….
    …Don Valerio De Manins, dal novembre del 1942 cappellano del campo di Gonars:
    “Il campo, che in un primo tempo era stato per prigionieri di guerra, era stato trasformato in campo per internati civili. In realtà c’erano due campi; il campo A e il campo B. Il primo era “protettivo”, il secondo “repressivo”. Nel primo gli internaqti erano trasferiti per essere protetti da eventuali incursioni di comunisti. Nel secondo c’erano elementi ritenuti pericolosi o potenzialmente tali. In realtà le cose non erano così ben definite…infatti mi ricordo il caso di una bambina che era coi nonni nella parte protettiva, poi passò invece nella parte repressiva, dove c’erano papà e mamma…”

    Testi delle lettere censurate
    1) Traduzione letterale dallo sloveno di lettera diretta in data 27/12/1942, da Stimac Antonietta, Campo di concentramento Internati Civili, Gonars, baracca 2/3, settore A, a Donzetic Carlo (via Santaq Intrata N°222, Fiume:
    “…Inutile che ti scriva come ci troviamo qui a Gonars, lo puoi comprendere da solo; perché scrivendoti, non lo crederesti, specialmente ora che ci siamo trasferiti un pò più vicino. Purtroppo la sitazione è peggiorata; non sappiamo come ci potremo sistemare e sostenere più oltre. Qui c’è una forte mortalità di bambini e di vecchi, e presto avverrà che anche i giovani dovranno perire, poiché siamo nelle baracche, senza stufa, con un freddo intenso. Vorrei descriverti meglio, ma preferisco tacere, Non riceviamo nemmeno la posta…”

    “…La liberazione della maggior parte degli internati di Gonars avvenne solo dopo l'( settembre del 1943, quando l’esercitoitaliano si sciolse e il contingente di sorveglianza se ne andò.
    Crediamo che a questo punto sia ineludibile una domanda:
    perché,
    nonostanta la consapevolezza esistente anche nelle massime autorità degli effetti negativi, economicie di immagine, che l’internamento di donne ebambini comportava;
    nonostante che tante persone con incarichi di responsabilità, come il ten. Magugliani o i vari commissari distrettuali avessero più volte messo in evidenza l’inutilità militare e politica degli internamenti di massa;
    nonostante che tante voci di personalità importanti avessero insistito sull’aspetto umanitario delle liberazioni
    perché le autorità italiane continuarono invece ad internare donne, vecchi e bambini e a tenerli nei campi di concentramento oltre la caduta del fascismo?
    …”una risposta è il profondo razzismo antislavo che permeava tutto l’apparato statale e che la caduta di Mussolini non aveva modificato…”

    • Silvia says:

      destra?sinistra?

      • Silvia says:

        E tanto per continuare, vogliamo parlare dei trascorsi dell’uomo del Colle?

      • Silvia says:

        e per concludere, vogliamo dare un’occhiata all’uomo del Colle?

        • Silvia says:

          Giorgio Napolitano nasce a Napoli da Giovanni, avvocato liberale, poeta e saggista, originario di Gallo di Comiziano (Napoli), e da Carolina Bobbio, figlia di professionisti napoletani di origine piemontese.[2] Dal 1938 al 1941 studia al Liceo Classico Umberto I di Napoli, dove frequenta quarta e quinta ginnasio per poi saltare alla seconda liceo (erano gli anni della guerra). Nel dicembre del 1941 si trasferisce con la sua famiglia a Padova e lì si diploma presso il liceo Tito Livio.[3] Nel 1942 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli. Durante gli anni dell’università, fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista, collaborando con il settimanale IX maggio dove tiene una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che, seppur militando ufficialmente nel fascismo, guarda alle prospettive dell’antifascismo. Napolitano dirà più avanti: «Il GUF era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato».[4
          …Nel 1944 entra in contatto con il gruppo di comunisti napoletani – come Mario Palermo – e italo-tunisini – come Maurizio Valenzi – che prepararono l’arrivo a Napoli di Palmiro Togliatti. Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista Italiano, di cui è segretario federale a Napoli e Caserta…
          Eletto deputato nel 1953 (e successivamente sempre rieletto, tranne che nella IV legislatura, nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996), diviene responsabile della commissione meridionale del Comitato centrale del PCI, di cui era diventato membro a partire dall’VIII congresso (1956), grazie all’appoggio che Palmiro Togliatti aveva dato in quel periodo a lui e ad altri giovani nell’ottica della creazione di una nuova e più eterogenea dirigenza centrale.

          …In quell’anno, tra l’ottobre e il novembre, si consuma da parte dell’URSS la repressione dei moti ungheresi, che la dirigenza del PCI condannerà come controrivoluzionari (l’Unità arriva persino a definire gli operai insorti “teppisti” e “spregevoli provocatori”) (ma bravo il compagno presidente…). Nel momento stesso degli eventi, egli stesso elogia l’intervento sovietico dichiarando: «L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo».[5]

          …In effetti, rispetto a coloro che, in quel periodo, affermano che quella d’Ungheria è da considerare una legittima rivoluzione e che nel comunismo si devono sviluppare le prospettive di un’apertura democratica,[6] il travaglio di Napolitano rimane – come ammesso poi nella sua autobiografia politica “Dal PCI al socialismo europeo” – a livello di “grave tormento autocritico” riguardo a quella posizione. Successivamente illustra il proprio percorso politico – che seguiva la linea di Giorgio Amendola, il quale avrebbe contributo alla prima evoluzione del partito,[7] di cui Napolitano si considererà sempre un allievo – dichiarando che «la mia storia» non è «rimasta eguale al punto di partenza, ma» è «passata attraverso decisive evoluzioni della realtà internazionale e nazionale e attraverso personali, profonde, dichiarate revisioni».[8]

          …spero che quello che ho postato sia un tassello per un contributo per schiarire alcune menti e usare la bandiera messicana per altri scopi…

          • Silvia says:

            A proposito di Dario Fo…
            …”Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, a seguito della chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana si arruola giovanissimo volontario[3] nelle file dell’esercito fascista, prima nel ruolo di addetto alla contraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del “Battaglione Azzurro” di Tradate, partecipando anche ad azioni di rastrellamento contro i partigiani.
            La scoperta di questa militanza, emersa per la prima volta negli anni ’70, provocherà smentite, polemiche, querele e processi da parte di Dario Fo – all’epoca attivo rappresentante in campo artistico della cultura della sinistra italiana – che si trascineranno per alcuni decenni. L’attore, infine, ha giustificato questa scelta con motivazioni di vario tipo, invocando l’incoscienza della giovane età, lo stato di necessità, la volontà di fornire un alibi al padre antifascista.

    • luigi bandiera says:

      Silvia,

      i crimini erano ROSSO_NERI.

      Che poi a quel tempo il nero prevalesse era normale come in una qualsiasi competizione violente.

      I due: rosso_neri hanno fatto schifo abbastanza..!!

      CITIAMOLI ENTRAMBI PER FAVORE..!

      Ripeto: sia i rossi che i neri e i bianchi no..?? furono criminali.

      Pero’ i rossi seppero buttarsi col vincitore e cosi’ i loro peccati svanirono..!

      Oh, KAX. CHE BELLO..!

      Pero’ mi posso sbagliare.

      Ma, uhei, Silvia: non sarai mika komunista ne’..?

      Avevo dei parenti li a Udin e sono morti purtroppo entrambi i coniugi, ora ho solo i nipoti, kavolo, erano komunisti ma tipo Tito kax… dopo quelle che fecero i TITINI e non le tetine…

      Speriamo e Preghiamo San Marko.

      At salüt

  4. luigi bandiera says:

    L’indipendentismo si scontra kon il KOMUNISMO..!

    Non aggiungo altro.

    Poi, si. In tante aree del mondo i komunisti sono “indipendentisti”: BEH, CERCANO CAREGA..!

    Salam

  5. Albert Nextein says:

    La sinistra è, per sua natura, centralista e dirigista.
    Direi che essa sia antitetica all’indipendenza dei popoli.
    La sinistra è un cesso.
    Apparentemente potrebbe essere anche federalista, ma nei fatti la sinistra è necessariamente accentratrice.
    Naturalmente per il bene della gente.

  6. druides says:

    Sicuramente la dirigenza sinistroide è più attaccata all’assistenzialismo centralista. Basta vedere come si sono comportati appena hanno visto una minima riduzione delle loro prebende: 180 in cassa integrazione.
    Ancora parassiti sulle spalle del nord.
    In ogni caso, solo con l’adesione di molti elettori di sinistra, si potrà realizzare un sogno come quello di scozzesi e catalani. E ancor prima cechi e boemi.
    Tutti gli indipendentisti lombardi, dovrebbero aderire all’iniziativa Color44, e magari spiegarla a loro amici del PD e convincerli a sottoscriverla e sostenerla.

  7. Roberto Porcù says:

    Bah! Ragionate di destra, di sinistra, di Lega ed altro, e vi appassionate pure!
    Avete presente il gioco dello schiaffo del soldato?
    Uno si gira e qualcuno gli schiaffeggia la mano.
    Deve indovinare.
    Con la politica è peggio, noi ci si gira e gli altri ci inchiappettano.
    Quando pensiamo di averlo capito votiamo per un altro che ripete il giochetto.
    Ma quanti gazebo dovrete fare ancora, quanti manifesti appiccicare e quanti autoadesivi e scritte seminare in giro per rendervene conto?
    Quanto del vostro tempo e del vostro denaro dovrete ancora dissipare!
    I partiti percepiranno ancora per tre anni un finanziamento anticostituzionale perché bocciato da un referendum.
    Poi tra tre anni se ne riparlerà, ma il governo Letta durerà di meno. A disposizione di ex ci sono ancora comodi uffici, gli enti pubblici di previdenza investono “per legge” in immobili che poi continuano a dare in locazione a prezzo di favore a politici, sindacalisti e burocrati. Vi affannate a differenziare i vostri rifiuti affinché la società consortile (politici a riposo) possa collocarli sul mercato, ma la vostra bolletta continua ad aumentare.
    Abbiamo la reggia del quirinale che ci costa più di quella della regina d’Inghilterra, ma del resto anche i nostri parlamentari sono pagati di più anche se per “lavorare” si scopre che sono in misura maggiore, …
    Bossi alza la voce perché Maroni gli riduce l’appannaggio, presidenzialismo di destra ed intoccabile Costituzione di sinistra, … mentre voi ci provate, forse, gusto ad essere inchiappettati, c’è gente che si impicca per la disperazione!

    • Aquele Abraço says:

      Hai ragione da vendere, non ci sono più i sobri politici di una volta che… sbagliavano convinti di fare il bene del popolo.
      Questi rubano a piene mani e si preoccupano prima dei loro interessi.

  8. Lucky says:

    Assolutamente NO!

    la sinistra italiota, e non da oggi ma da sempre, è quasi tutta fascista. Non dimentichiamo che il partito fascista è nato da una costola della sinistra.

  9. evergreen says:

    Molto interessante quest’articolo, specialmente quando sostiene che la Lega è l’unica forza politica in grado di rappresentare le istanze della Padania. Va da sé però, che per trovare un serio interlocutore di destra o di sinistra, al quale sottoporre il progetto indipendentista occorre avere i numeri dalla propria parte, quel peso elettorale che può dare un potere contrattuale con la controparte e purtroppo i Padani hanno preferito togliere alla Lega questo potere, salvo poi lagnarsi perché roma è sempre più distante e sempre più aguzzina, per cui la Lega in questo momento a Roma, come sui Mass-media, è pressoché ignorata. Vi sono anche tra le nostre parti, coloro che esulterebbero se l’unico vero movimento che, nonostante gli errori, ma che di fatto, li rappresenta, scomparisse per sempre. In ogni caso comunque è giusto rilevare che la sinistra sia per l’autodeterminazione per gli altri paesi, si veda il Kosovo, mentre in casa non lo sia per nulla. La spiegazione può essere quella del fatto che ipocritamente sia nazionalista in patria e libertaria all’estero, oppure la spiegazione viene dal fatto che sia la sinistra sia la destra sono partiti nazionalisti poiché di fatto nazionali e non dei gruppi autonomi o federati. Una destra che accorpa un Gruppo come i Fratelli d’Italia, già il nome dà l’esatta percezione che siffatto gruppo non potrebbe mai riconoscere una Padania, identica situazione si avrà con un campano o un calabrese all’interno del Popolo della Libertà, ma la stessa propensione statalista e nazionalista si avrà anche all’interno della Sinistra in egual misura.
    Quindi, dubito molto che da una simile sinistra si possa ottenere una qualche forma di autonomia o d’indipendentismo. Non si tratta poi di un singolo nome, perché l’attuale Presidente si comporta esattamente come hanno fatto Ciampi o Scalfaro, fanno il loro mestiere. In sostanza la diatriba s’impernia sul vantaggio economico, l’interesse meridionale è esattamente all’opposto dell’interesse Padano. Poi nel proprio piccolo sia il politico locale di Destra o di Sinistra, sia esso Veneto o Lombardo, una qualche velleità indipendentista la secerne, ma dovendosi poi rapportare con il partito nazionale, tale aspirazione è meglio che la cancelli in fretta, specie se coltiva l’ambizione di fare carriera. Ergo, Destra o Sinistra rappresentano la stessa identica sovranità, quella della repubblica itagliana. Bisognerebbe smetterla di essere sudditi e la sudditanza ideologica rappresenta il nemico maggiore nell’excursus verso l’agognata Libertà, prima ancora della sudditanza economica.

  10. Albert1 says:

    Basta leggere la lista dei partecipanti al Bildeberg: indipendentemente dalla nazionalità, son tutti simpatizzanti delle varie sinistre – ovvio, han tutti il portafogli a dx, ma non è certo una novità. La sinistra è mondialista. Comunque, fatico a definire l’indipendentismo di destra: da noi la destra se ne frega (giustamente) di fare gli stati uniti d’europa, però vuole l’italia romana, che invece noi vogliamo disfare. Quindi né sinistra né destra, per non parlare dei centrobottisti, si possono considerare indipendentisti.

  11. Cantone Nordovest says:

    In Catalunya la battaglia indipendentista è portata avanti dalla sinistra . In Italia invece ….

    http://www.corriere.it/esteri/12_novembre_25/spagna-elezioni-catalogna_570be526-3735-11e2-8dd3-0837590598e8.shtml?fr=box_primopiano

    Catalogna, nazionalisti ancora maggioranza
    Ma cresce la voglia indipendentista (di sinistra)
    […]

  12. L’articolo è veramente interessante e mi convince sempre più che anche nele regoni rosse Liguria, Emilia, Romagna si sono stancati della sinistra nazionalista e anche a destra, ora ci sono de personaggi Casaleggio e Grillo che hanno conquistato molta gente anche per protesta contro la politica itagliota: il loro difetto è quello che in primis devono conquistare il territorio locale paese, frazione, cittadine e città e cominciare a parlare di autodetrminazione di ogni comune e di ogni regione e in fine d’indipendenza. La gente del nord vuole questo e se approfondiamo anche la gente del sud lo vuole e in definitiva anche quelle del centro. Questo dovrà essere con grande responsabilità di chi governarà il comune, la regione e sicuramente questo potrà avvenire con con la democrazia rappresentativa ma con la diretta e la partecipativa per cui non sarmo più complici ma direttamente dentro alla rissoluzione dei vari problemi che l’italia unita ci ha creato secondo loro vittime ma invece complici di questa rovina. Ora siamo ad un bivio, dobbiamo lasciare la destra e prendere tutte le idee positive del M5S, della sinistra, del centro e anche qualcuna della destra e svilupparlo nei propri comuni e nelle proprie regioni stato con responsabilità di tutti
    Rinaldo Comeytti
    cittadino stato regione Emilia

  13. Filippo83 says:

    Non si puó dare torto all’autore, dato che il 90% della sinistra italiana, anche al Nord, appartiene all’asse PD-SEL; ed anzi l’80% al PD, e se vogliamo ancora spaccare il capello in quattro, un buon 70% é su posizioni “ortodosse” (fossero di estrema destra, si potrebbero definire come “credere-obbedire-combattere” senza pensarci troppo sopra).
    Tuttavia, andrebbero ricordati qualche blando tentativo dei vari Cacciari (gente comunque ondivaga, che va dall’esaltazione degli Absburgo, alla difesa dell’unitá italiana, e ritorno, nel giro di poche settimane); e soprattutto, esperienze venete come UPV e la FdSV che Pettenó, in consiglio regionale, sta portando su posizioni “catalane”.

  14. Giuseppe says:

    Articolo appassionato, bello e interessante. Faccio solo osservare che ci sono varie declinazioni di “autonomismo” quali, per esempio, quella che vede l’autonoma Padania o l’autonoma euroregione alpina all’interno di un’Europa dei popoli. Tecnicamente di autonomismo federalista si tratta, e non d’altro: vorrei capire, a tal punto, cosa di meno garantirebbe ai nostri popoli rispetto al cosiddetto e vago indipendentismo sopra vagheggiato.

  15. silvia says:

    Non dimentichiamo gli”Yes-men” tipo Renzi, con un piede di qua e l’altro di la’. Comunque ho qualche amico di sx che e’ nauseato del pd e che parla sempre piu’di autonomismo. E’ gia’ qualcosa.

  16. Riccardo says:

    L’intervento è perfetto e mette il dito esattamente nel problema nord nel modo più preciso. La mancanza di un auonomismo di sinistra. Cacciari, Chiamparino, Penati (interessante la sua vicenda giudiziaria), e molti altri esponenti del PD sono stati prontamente emerginati dalla dirigenza, più propensa ad abbracciare un nazionalismo funzionale al contrasto leghista di questi ultimi 20 anni. Tuttavia non sottovaluterei quanto è successo in Emilia con la dolorosa vicenda del terremoto. Moltissimi elettori di sinistra hanno visto e toccato con mano il modo in cui lo stato li ha trattati quando doveva occuparsi di loro per una emergenza sociale ed economica. Generazioni intere di emiliani ligi al lavoro e dal robusto senso civico ha potuto constatare che il nazionalismo della sinistra cozza con la realtà della vessazione territoriale. Sono cose che nel momento del bisogno non vengono scordate e che non si cauterizzano con qualche talk show.
    Personalmente ho nostalgia di quando la Lega urlava “mai con i fascisti” e “nè a destra né a sinista” .

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