Ma la Lega ce l’ha un piano B? Ovvero ritirarsi in Padania e tornare a parlare del Nord?

in nome del Nord

di MARIO DI MAIO – Non so se Salvini abbia un piano B e gli auguro di sì. Fino adesso gli è andata di lusso anche nelle regioni del Sud perché in campagna elettorale è riuscito a porsi come unica alternativa al “buon senso” berlusconiano che ormai convince a stento solo Confalonieri e Galliani) e alla disintegrazione rumorosamente litigiosa dell’agglomerato di centrosinistra.

Inoltre i grillini, a dispetto di ogni previsione e nonostante le gaffes di Toninelli, sembrano in grado di “contenere” gli attacchi dei “giornaloni” delle TV, e dei vecchi Volponi della politica nazionale, oggi decimati, ma rigorosamente schierati in blocco contro “ogni populismo”.
Intanto è arrivato però il momento di occuparsi della maggiore autonomia delle tre Regioni del Nord che avevano già ottenuto l’ok da Gentiloni: si tratta di una delle riforme qualificanti del programma perché la maggioranza degli elettori di tutto il Settentrione è in varia misura autonomista, e una mancata approvazione comprometterebbe il consenso dei vecchi e nuovi leghisti. Ma i pentastellati, da bravi meridionalisti, sono contrari al federalismo fiscale e ai costi standard, senza i quali l’operazione sarebbe economicamente improponibile.
Altrimenti serve dunque un piano B che consenta alla Lega di ritirarsi dignitosamente in Padania nel caso non improbabile di rottura anticipata con i grillini, e di ricominciare a dedicarsi specificamente agli interessi e alla libertà del Nord.
Un ritorno ” di governo” a Roma possibile, ma tassativamente alle proprie condizioni. I defatiganti “tira e molla” sono costosi in termini di tempo e di quattrini e in Italia richiedono compromessi troppo spesso inaccettabili.
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2 Comments

  1. Riccardo Pozzi says:

    Il piano B non è un problema per chi urlava secessione a 20ANNI, parlava di federalismo a 30 e indossava la felp di Palermo a 40. Se dovesse sgonfiarsi il suo consenso tornerebbe tranquillamente a parlare di federalismo a 50 anni e a urlare secessione a 60. Intanto sarebbe alla pensione. Non è una brutta vita.

  2. mumble says:

    A Salvini del Nord non gliene importa e non gliene è mai importato una cicca.
    Sinistra e destra non esistono se non come simulazioni tridimensionali di un teatro di burattini.
    Basta vedere che nel momento in cui Salvini è con le spalle al muro grazie a Bruxelles, che ha svelato al mondo l’incompetenza e la cialtronaggine dei sovranisti italiani senza soldi e con le toppe al culo, nel momento in cui tutte le promesse salviniste si rivelano per quello che sono, ovvero esche per gli scemi, ebbene proprio nel momento della verità, i cosiddetti sinistroidi gli vanno a dare una bombolata di ossigeno con la penosa questione delle iscrizioni dei richiedenti asilo nelle liste dei residenti.
    Un assist a porta vuota a due centimetri dalla linea di porta che nemmeno un Salvini imbolsito e in tilt poteva mancare.
    Roma è tutta compatta dietro Salvini che ha scelto, con uno dei giochi di prestigio romani micidiali, come proprio comandante per mantenere i privilegi del centralismo: una genialata mettere il capo del partito nordista a guardia del proprio tesoro di soprusi e angherie.
    Gli alleati dei popoli padani, che hanno i loro capi comprati da Roma, sono solo i popoli del nord europa.
    Il resto è noia.

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