Ma in procura a Madrid volevano una condanna ancora più pesante…

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Se pubblicamente il procuratoregenerale della Spagna, Maria Jose Segarra, ha dichiarato il pieno “rispetto e conformita’” con la sentenza del processoai leader catalani arrestati dopo il referendum indipendentista del 1 ottobre del 2017, dentro Palazzo Fortuny vi sarebbe indignazione e delusione per il verdetto della Corte Suprema.

E’quanto scrive il quotidiano spagnolo “El Mundo”, che cita fonti dentro la procura generale. “Unanimita’ a qualsiasi prezzo, no”: questa la posizione critica espressa dai funzionari della giustizia spagnola. Il
disappunto sta tutto nella decisione della Corte suprema, presieduta dal giudice Manuel Marchena, di optato per un crimine di sedizione – contro l’ordine pubblico anziche’ l’ordine costituzionale – facendo cadere quello ben piu’ grave di ribellione. “C’era un rischio reale di indipendenza in Catalogna. Il re dovette partire per tenere il suo discorso, il governo fu costretto ad applicare l’articolo 155 della Costituzione e gli spagnoli erano molto preoccupati per gli eventi vissuti in quei giorni. E ora si scopre che tutto era una farsa”, hanno commentato le fonti al quotidiano.

Intanto l’ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, ha dichiarato ieri, tramite i suoi avvocati, che non si nascondera’ e collaborera’ con la giustizia belga dopo che la Corte suprema spagnola ha emesso un nuovo mandato d’arresto europeo e internazionale contro di lui per crimini di sedizione e appropriazione indebita. I reati sono gli stessi per i quali ieri sono stati condannati 12 leader catalani protagonisti del processo indipendentista che ha portato al referendum dal 1 ottobre 2017. “Parleremo con il pubblico ministero e il mio cliente, se convocato per andare davanti al giudice, non si nascondera’.

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