Ma il 25 aprile di 71 anni fa resta simbolo di fazione e divisione

americanidi ROMANO BRACALINI – L’Italia divisa tra Nord e Sud,tra produttori e parassiti,tra modernità e feudalesimo,tra vincitori e vinti cercò alla fine della guerra un simbolo unitario che la rappresentasse tutta. Ma quella data,che avrebbe dovuto simboleggiare il ritorno alla libertà e la sconfitta dell’oppressione, resta una festa di parte, una festa che stenta a diventare patrimonio comune.

Le grandi date,quelle che diventano carne e sangue di una nazione,non si possono imporre ma si riconoscono dall’emozione e dal tormento che evocano, provocano sentimenti fino alla lacrime, danno un groppo alla gola.Diventano patrimonio comune quando, come nell’89 francese, perdono ogni significato contingente per assumerne uno ideale più altamente simbolico:un simbolo che unisce pur nelle idee e nelle opinioni diverse. Se il 14 luglio avesse ancora il significato originario, non sarebbe mai diventato la maggior festa nazionale di Francia. Dall’89, caduta dell’Ancien régime, è scaturita la Francia moderna basata sullo spirito di libertà raffigurato dalla presa della Bastiglia, anch’essa assurta a simbolo che trascende il suo primitivo significato di efferatezza e crudeltà.

La Francia ha il 14 luglio, l’America il 4 di luglio. Gli italiani non hanno una sola festa nazionale che li trovi concordi. Lo spirito di fazione ha la meglio sulla concordia nazionale; ed è una conseguenza della carenza di sentimento nazionale unitario al quale il popolo è rimasto estraneo. Le nazioni non si inventano a tavolino. La Francia, l’Inghilterra, la Spagna sono diventate nazioni dopo secoli di lotte e di conquiste. Il senso patriottico va di pari passo con l’edificazione della nazione; ma il popolo deve parteciparvi ed essere consapevole del processo in corso. L’Italia è nata all’improvviso e quasi nessuno la voleva e sapeva cosa volesse dire.

Il fascismo, nell’intento di rafforzare l’identità nazionale, inventò un mucchio di feste nazionali che erano tutte feste di regime (il 28 ottobre,il 21 aprile);  feste che la repubblica ha abolito senza trovarne una che unisse gli italiani nel medesimo afflato d’orgoglio dei francesi e degli americani.

Nemmeno il 25 aprile,per come viene presentato,riesce a diventare una festa popolare sentita da tutti.Risente dell’egemonia comunista che servì al PCI per partecipare alla spartizione del potere finita la guerra. Viceversa gli eredi della repubblica di Salò vedono nel 25 aprile un simbolo di sconfitta,proprio perché non ha saputo assumere il significato di libertà che si diceva:ovvero il significato di monito contro tutte le tirannie,di destra e di sinistra. E’ giusto riconoscere al 25 aprile,alla Resistenza,i meriti che ha;ma senza riconoscergli quelli che non ha. La Resistenza italiana ha un alto valore simbolico. Ma la lotta al fascismo era cominciata prima. Non vi parteciparono solo i comunisti.partigiani-venezia-senato-archivioluce-it

Prima ancora che il fascismo diventasse regime, ci fu chi non ne ebbe paura e lo sfidò fino al sacrificio della vita: Matteotti, Amendola, Gobetti, e più tardi, morto in carcere, Gramsci, e poi gli esuli Turati, Pertini, Salvemini. Sforza, Nitti. No, l’antifascismo non può essere appannaggio di un solo partito. Eppoi non solo la Resistenza ha liberato l’Italia.Gli alleati,risalendo la penisola,ebbero in due anni e mezzo di campagna d’Italia quasi 100.000 morti, la metà dei quali riposano nel cimitero militare di Nettuno visitato nell’89 dal presidente Bush senior e nel 1994 dal presidente Clinton. Anche qui l’esempio della Francia è illuminante.Parigi venne liberata il 25 agosto 1944. Il generale De Gaulle, capo della “France libre” ebbe l’onore di passare sotto l’Arco di Trionfo quattro anni dopo la capitolazione della Francia.Il 25 agosto è una data gloriosa ma nessuno in Francia pensa che senza lo sbarco degli alleati in Normandia la liberazione di Parigi sarebbe stata possibile.

Di conseguenza il 25 aprile, per non dimenticare, ed evitare schiamazzi e polemiche, che comunque non mancheranno, l’Italia dovrebbe rendere omaggio ai soldati americani morti per la nostra libertà. Sarebbe un 25 aprile più credibile, più coerente con la realtà, privato del significato politico e di parte che da 71 anni gli è stato appiccicato.

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2 Commenti

  1. Fil de fer says:

    Noi nel VENETO il 25 Aprile festeggiamo SAN MARCO nostro patrono.
    Venite o andate a vedere quante bandiere tricolore sventolano dalle finestre dei Veneti, domani.
    Sono veramente pochissime e questo vorrà ben dire qualcosa.
    Già da tempo ci sentiamo sempre più VENETI e sempre meno italiani.
    l’italia è il troppo e per noi storpia.
    Non sopportiamo più questo paese inventato e unito per forza.
    Non sopportiamo più la sua burocrazia, le sue tasse inique e vessatorie, i suoi sprechi, le sue ingiustizie, il contar quasi nulla in campo internazionale perché non abbiamo le palle e per far sembrare che le abbiamo mandiamo i soldati lontano a morire invece di avere una diplomazia forte e convincente. Non sopportiamo più o partiti politici italioti che sono vere botteghe dell’affare, non sopportiamo più vedere destra, centro e sinistra combattersi come in una guerra civile senza sparatorie e morti, ma con il paese fermo e nessuno ha il coraggio di stare dalla stessa parte, cioè del bene comune. Siamo arcistufi degli scandali, delle corruzioni, delle mafie, di poliziotti e carabinieri costretti a lavorare in condizioni a volte assurde e con stipendi da immigrati e dover rischiare la loro vita per difendere con le scorte i signori politici e tanti altri facenti parte delle varie caste ” indiane-italiote”. Siamo stanchi i dover lavorare come muli per produrre più a favore dello stato che per noi stessi, siamo sfiancati dal dover ogni volta votare e non vedere mai nulla cambiare in meglio.
    Mi fermo qui perché come dico sempre….la lista è ancora lunga.
    Il 25 Aprile l’ho già scritto chi l’ha voluto ed ottenuto, ma ciò non unisce ma divide l’italia.
    Le cerimonie, quelle valide ,sono solo per i morti ammazzati per colpa di questa italia che come sempre approfitta per fare propaganda per mantenere inalterato il sistema istituzionale che fa acqua da tutte le parti, ma che si autocelebra ad ogni piè sospinto con parate, celebrazioni in pompa magna, concerti persino alla Camera e al Senato, ma ben sapendo quanto sono ” amati” i celebranti si fanno scortare da una miriade di poliziotti . Ma di che cosa hanno paura se sono onesti e fanno l’interesse del popolo ?????
    Il tempo e la storia stanno lavorando contro questi masnadieri che pensano di poter ancora imperversare in eterno, ma invece hanno i giorni contati e dovranno prima o poi lasciare il potere che hanno usurpato con il consenso delle più alte cariche dello stato.
    Per cambiare il mondo bisogna fare esattamente tutto il contrario di quanto avviene in italia, a cominciare dal chiedersi cosa ci facciamo ancora tutti uniti, quando tutti remano contro gli altri ad iniziare dal Sud con i suoi politici che vorrebbero ancora farsi mantenere dal Nord.
    W l’indipendenza è l’unico grido che mi esce dalla gola e prima di criticare gli indipendentisti guardino dove ci hanno portato…allo sfacelo sociale, economico e finanziario.
    A chi appartiene l’oro della Banca d’Italia ?
    Il Tesoro quali porcherie ha fatto con i derivati ?
    Lo stato perché non ha pagato i contributi previdenziali agli statali ed ha appioppato il passivo all’INPS ??
    WSM

  2. G. da Brivio says:

    L’auspicio di un 25 aprile coerente con la realtà rimarrà tale. I comunisti italiani più attivi usarono il loro spirito rancoroso ed il livore più abbietto per appagare la sete di vendetta che li opponeva a tutti coloro che avevano avuto una sorte diversa se non migliore. Vittime di frustrazioni personali e non certo ideologiche che si sforzarono di cancellare o mitigare abbandonandosi a crudeltà tanto orribili quanto ingiustificate. Ed i loro superiori non furono da meno, garantendo protezione e omertà. A settant’anni di distanza gli epigoni dei partigiani/comunisti ci ricordano le loro gesta con enfasi, festeggiamenti e rimembranze.

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