MA HA SENSO CONTINUARE A FARE I TIRAPIEDI DI QUESTO STATO?

di ALBERTO LACCHINI

Gilberto Oneto ha individuato nel suo articolo di mercoledì tre questioni a cui dare risposta per poter ottenere la fine dello Stato italico nella sua forma attuale: Cosa si vuole? Con quale legittimazione? Con quali strumenti?

Mi trovo d’accordo sulle risposte ai primi due punti e cioè: vogliamo liberarci e staccarci dallo Stato italiano con il consenso della gente, specialmente sul fatto che occorra creare consenso con la maggioranza di tutta la comunità e quindi evitare i punti di inutile contrasto valorizzando quelli che possono essere condivisi, come la democrazia dal basso, diretta(chiamatela come volete), perché è innegabile che chi vuole la democrazia diretta non può essere contro un referendum indipendentista.  Ma già la democrazia diretta sarebbe una bella spallata a questo sistema.

Al terzo punto e cioè sul come arrivare all’obiettivo, mi permetto fare alcune considerazioni. Non penso che ci sia il tempo per arrivare alla indizione di referendum attraverso modifiche statutarie, acquisizioni graduali di competenze a fronte di acquisizione diretta del debito pubblico da parte di Comuni , Provincie o Regioni. La situazione economica e sociale è in rapida evoluzione; i primi segni di insofferenza spontanea, accompagnati dal ritorno della strategia della tensione condita con l’immancabile seguito di appelli all’unità e alla fiducia di poter “salvare lo Stato e le sue istituzioni”, ci dicono che le elezioni politiche del prossimo anno saranno cruciali per il cammino di libertà che i popoli che vivono in questa penisola dovranno percorrere.

Si sono appena spenti gli echi delle elezioni amministrative e mi chiedo se la prospettiva amministrativa possa essere quella più concreta ed efficace per raggiungere l’obiettivo. Recentemente lo Stato ha scippato le tesorerie degli enti locali per accentrarle a Roma, da più parti ci sono segnali di criticità della liquidità, di tenuta delle banche, disponibilità di contante, pericolo di una nuova manovra correttiva ecc. e a fronte di questo, nessuna associazione di categoria (ANCI, UPI) ha fatto un gesto di rottura, limitandosi solo al mugugno e a qualche mozione di protesta da inviare nelle stanze del potere romano. Ha senso partecipare alle elezioni amministrative per diventare complici di uno Stato vessatore, esoso e irrispettoso del popolo? Pochi, quasi nessuno degli indipendentisti, ha proposto la via delle dimissioni dei sindaci e presidenti di provincia per non continuare a fare i tirapiedi dello Stato.

Detto ciò ritengo  prioritario e più utile, al raggiungimento del consenso della maggioranza, la formulazione di una “carta” che enunci i principi fondamentali su cui intendiamo costruire la convivenza dei nostri popoli che  sia basata sui tre ingredienti citati da Gilberto: liberismo, autonomismo e identità.

Attorno  a un testo che esprima il sogno, la visione della società come la vorremmo per noi e i nostri figli, penso che potrebbe crescere il consenso auspicato. Un testo semplice, comprensibile, che non si perda in federalismi, confederalismi, svizzerismi o altro. Un testo che, partendo dalla concretezza delle nostre genti, dica chiaro e tondo cosa, come e perché vogliamo poter governarci senza uno Stato padrone, ma decidendo di stare con chi ci vuole.

 

 

 

 

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35 Comments

  1. oppio 49 says:

    una delle prime fatiche dovrà essere la riscrittura del codice civile (più snello, più comprensibile con pochi chiari concetti) il codice penale e le regole a cui si DEVE attenere la magistratura. TUTTE queste leggi italiote fatte apposta per non capirci un cazzo e mantenere un numero di magistrati spropositato ed un numero ancora più assurdo di avvocati (ne abbiamo quasi cinque volte di più della media europea) andranno abolite e la riscrittura dovrà avere come principio la comprensione da parte di tutti. per quanto riguarda il penale la riscrittura dei codici sarà prioritaria (non si tratterà di modificare ma di buttare a mare la consolidata mentalità da azzeccagarbugli propria degli italioti) ed il sistema dovrà garantire la certezza della pena. l’itaglia è diventata, grazie soprattutto alla magistratura onnipotente, la barzelletta del diritto con la certezza dell’impunità per chi delinque abitualmente.

    • Albert1 says:

      Dovrà essere consentito di difendersi da sé, senza avvocato, agli imputati che lo volessero. I magistrati eletti dal popolo!

  2. Albert1 says:

    Mi sembra che molti non capiscano il motivo per cui tanti di noi leghino l’indipendenza al liberismo. Noi liberisti siamo fermamente convinti che la libertà politica discenda da quella economica, non il contrario. La verità di ciò la si può constatare tutti i giorni: in Italia siamo schiavi, fino a luglio inoltrato lavoriamo solo per lo stato, e possiamo solo scegliere da chi farci spennare. C’è chi contesta che noi liberali/liberisti (è la stessa cosa, si veda Einaudi) si badi solo alla libertà economica, mentre si voglia impedire a chi lo vuole di abortire, ecc. Questo non è vero: noi crediamo che lo stato non debba proprio ficcare il naso in cose del genere, come non deve dire ai cittadini come istruirsi e curarsi. Lo stato è un male necessario: si occupi di applicare quel minimo di leggi che impediscano di rapinarsi/violentarsi/uccidersi a vicenda, e stop. Questo ai sinistri naturalmente non basta, visto che ritengono lo stato debba togliere ai ricchi per dare ai poveri: la cosiddetta “solidarietà sociale”. Perché è meglio il liberismo? Perché non impedisce a coloro che lo volessero di praticare spontaneamente, anche in associazioni, detta “solidarietà sociale”, mentre il socialismo non consente a chi non condividesse tale fine di astenersi dal perseguirlo! In sintesi, lo stato non deve:
    – togliere più del minimo indispensabile per far funzionare giustizia e polizia
    – fare da scuola o da ospedale
    – ficcare il naso nell’altrui eutanasia/aborto/ecc
    Inoltre, i sostenitori del “sociale” dimenticano che già adesso è spesso più conveniente farsi visitare privatamente, es: moc.

  3. CARLO BUTTI says:

    Chi rifiuta il liberismo si rifugia nel protezionismo, quindi nello statalismo peggiore:dogane,dazi, controlli, pianificazioni, moneta di Stato, ecc. ecc. Voglio vederlo uno staterello protezionista… Vogliamo tornare all’autarchia? E una maggioranza che volesse questo sarebbe legittimata a imporlo a una minoranza? Mi vengono i brividi…

    • Albert1 says:

      Una bella fetta di noi polentoni non è forse sincera sostenitrice del “sociale”? Molti, dopo l’indipendenza, vorrebbeo edificare un’Italia in miniatura, con incentivi, sussidi, ecc.

      • Andrea MI says:

        ma cosa c’entrano i dazi e le dogane?
        italia in miniatura? secondo voi se uno non è liberista appartiene gioco forza alla schiera di coloro che vogliono l’assistenzialismo o il clientelismo?
        ridicoli……..

        • Giancarlo says:

          Non riescono mai a capire la differenza tra liberismo e liberalismo, e i diritti di libertà li intendono sempre e solo a livello economico, mai o quasi mai come diritti individuali tout court. Ovvero, vade retro Leviatano Stato quando si mette in testa di riscuotere tasse e mettere lacci e laccioli alla libertà d’impresa, però tutti insieme appassionatamente intruppati dietro lo Shtado,a sua volta intruppato dietro il Vaticano, quando si tratta di negare alle persone il diritto di disporre della propria vita, vedi caso Eluana Englaro e simili. Tutto il contrario dei migliori paesi nordici, dove i diritti di proprietà e d’intrapresa sono temperati dall’etica della responsabilità che il singolo ha verso la propria tribù, collettività, paese, regione, stato, comunque li si voglia chiamare e al tempo stesso i diritti individuali sono intangibili e inviolabili. I modelli vanno cercati a nord delle Alpi, non negli Usa.

          • Albert1 says:

            Forse ti riferisci ai conservatori. Per quel che riguarda liberismo vs liberalismo: non vi è differenza, come sosteneva Einaudi.

        • Albert1 says:

          Io so solo che, una volta indipendente, non voglio più sentir parlare di tasse sopra il 20% del reddito, fosse anche quello di Paperone, fosse anche Gesù Cristo a comandare il contrario!

        • Albert1 says:

          Sì, esatto! Qualcuno una volta ha detto che la terza via tra socialismo e liberismo è quella più breve per il terzo mondo! O di qua o di là!

    • Albert1 says:

      Per quel che riguarda la maggioranza che impone alla minoranza… è a questo che servono le costituzioni, eccettuata quella italiana: a impedire che un governo, anche democraticamente eletto con vastissima maggioranza, usi i cittadini, in genere quelli benestanti, come bancomat. Prima dell’indipendenza bisogna concordare una costituzione che fissi limite di spesa pubblica al 20% del reddito nazionale, non il semplice pareggio di bilancio, e un numero massimo di dipendenti pubblici ogni milione di abitanti!

      • oppio 49 says:

        caro albert1 non credi che debbano essere le comunità, in piena autonomia, a decidere che livello di spesa sostenere, quanti dipendenti pubblici stipendiare, quali servizi dare come pubblico e quali liberalizzare? e poi, finiamola di parlare di nazione riferendosi all’italia. l’italia è semplicemente un puttanaio dove i sudditi del nord vengono spennati per mantenere stuoli di nullafacenti attaccati alla greppia dello stato. io non mi preoccupo per nulla della rappresentanza a livello nazionale italiano. non ne voglio sentire neanche parlare. se ogni “regione” del nord (la chiamo così per convenzione) deciderà di confederarsi con le altre lo farà dopo un referendum e non certo per cedere parte del proprio potere decisionale ma solo per offrire ai propri cittadini un servizio quale la difesa o l’export oppure il coordinamento per la ripartizione di infrastrutture di interesse comune. certo è che non delegherei per nessun motivo la difesa.

  4. caterina says:

    a me preoccupa una indipendenza “dopo” un referendum: preferirei invertire i tempi, cioè che il referendum fosse “confermativo” di una indipendenza già dichiarata sulla base di una carta fondativa e principi incontrovertibili.
    C’è una fetta consistente di popolazione che si chiederà che fine fa la sua pensione e capace di trasmettere alle famiglie un senso di insicurezza che ogni cambiamento tende ad ingenerare… sono preoccupazioni che la gente non molto motivata vive come prima istanza ed è assolutamente necessario tenerne conto nella fase di predisposizione del passaggio e di comunicazione attraverso i media.

    • Albert1 says:

      Brava Caterina, per questo insisto sempre sulla questione debito&co!

      • alberto says:

        Peccato che negli stati dove sono diventati indipendenti o dove si apprestano a diventarlo ( Scozia, Catalogna, ecc..) alla gente non gliene frega niente di come diventerà la sua pensione o se la prederanno… l’ importante è l’ indipendenza poi un pò allla volta si sistema tutto…di sicuro so che se il mio Veneto tornerà indipendente le pensioni saranno quasi il doppio di quelle che prendono gli anziani veneti adesso.

  5. Giancarlo says:

    Il Liberismo non c’entra nulla con la democrazia diretta, ed E’ pensiero di destra, quello che alla meglio annovera la Thatcher e Reagan, alla peggio i disastri combinati dalle varie Lehmann Bros. e J.P.Morgan, vi dicono nulla? Proporlo come elemento fondante significa alienarsi la maggioranza e soprattutto quelli che simpatizzerebbero anche per certe idee, ma non ne possono più degli scimmiottamenti Usa&Getta.

    • alberto says:

      il liberismo è assolutamente compatibile con la democrazia diretta, proprio perché punta alla libertà dell’individuo e quindi alla sua determinazione. quanto al fatto che tu definisca il liberismo di destra (e quindi negativo) vuol dire che non sei ancora uscito dalla falsa visione di destra e sinistra, con ciò dimostrando che sei ancora schiavo degli schemi che per più di 150 hanno provocato guerre, morti carestie e crisi in Europa, accusare Reagan o la Thatcher dei peggio disastri di Leman Bros. non è onesto, ci sono stati fior fiore di Monti, Amato, Dini, Craxi, Andreotti, Cossiga, Prodi, che negli stessi anni hanno favorito e portato avanti le stesse politiche.

  6. Pavarutti says:

    Ma guardate che la democrazia diretta è la base da quale partire per mettere i politici nelle mani degli elettori, eseguendo soltanto quello che la comunità vuole e in caso contrario dare la possibilità di mandarli a casa a pedate nel culo. In questo modo chi è al “potere” ci pensa 2 volte prima di fare gli interessi che non siano quelli della comunità ed in caso contrario se ne torna a casa. La chiave della rinascita sta lì, il problema è farlo capire ai lombardioti (parlo da lombardo) che non sanno nulla della materia e che anzi colonizzati fino all’anima da questo sistema rappresentativo/clientelare, vedono la cosa come irrealizzabile.

    • alberto says:

      il pericolo della democrazia diretta è che richiede molta capacità da parte della gente di saper discernere, decidere e partecipare. quello che sta accadendo a Parma con la il ripescaggio di uno già espulso dal movimento(tra l’altro di Ferrara) è sintomatico di come, non avendo un partito poi lo stesso possa essere in balìa di bande di infiltrati che minano dall’interno il movimento e lo mettano in cattiva luce verso l’esterno. quante volt scelte giuste sono state capite dopo dal popolo? come sarebe oggi l’Inghilterra se gli inglesi avessero mandato a casa la Tatcher all’inizio del suo mandato?

  7. Albert1 says:

    Oneto scrive che potremmo dover barattare debito contro libertà: tanto il debito ce lo accolleremmo comunque. Come ho già scritto, però, a una condizione: in proporzione, tanto oro di Bankitalia quanto debito!

  8. alberto says:

    uno scrive certe cose e il dibattito vola verso direzioni imprevedibili…..come facciamo a raggiungere un obiettivo se in due interventi siamo già ai “cavoli a merenda”?

  9. Federico Lanzalotta says:

    Perfetto, attendo se non le dimissioni, almeno il ripudio della fascia tricolore dei sindaci.
    FLAVIO TOSI facci sognare!

  10. Riccardo UPV says:

    Il liberismo è meglio lasciarlo agli americani.

    • FL says:

      Ecco pronto lo statalista-indipendentista.
      La replica dello statalismo in scala regionale!

      • Andrea MI says:

        per sua informazione ci sono anche indipendentisti che non sono liberisti. E quindi? Evitiamo inutili polemiche.

        • fabio ghidotti says:

          condivido

        • FL says:

          Non le è chiara la contraddizione in termini tra “statalista” e “indipendentista”?
          Studiare ed informarsi prima di scrivere.

          • Andrea MI says:

            La finisca di metterla sul piano ideologico, ci sono comunque molti movimenti indipendentisti europei di sinistra che non sono certo liberisti.
            punto. E’ lei che deve studiare.

            • Albert1 says:

              No, ha ragione FL: lo stato di cui vogliamo liberarci non è uno qualunque, si tratta di della classica macchina socialista che piace ai sinistri: spesa sociale, burocrazia, pretesa di regolamentare con patenti/autorizzazioni/ecc ogni respiro, scuola e sanità pubblica, ecc…

      • liugi says:

        Con le etichette ci alieniamo i “politicamente corretti”.
        A me francamente l’etichetta di “Liberismo” non convince per niente: fa venire alla mente un pensiero di destra, e questo potrebbe alienare molte simpatie presso i più politicizzati. Molto meglio, quindi, il vago e classico “Libertà”.
        Anche su “Identità” avrei da ridire. Intendiamoci, va benissimo come concetto, ma non si deve fare leva su un’identità sola. L’obiettivo non dovrebbe essere tanto combattere contro l’identità italiana (battaglia già combattuta dalla Lega e già persa), ma invertire la piramide, partendo dall’individuo per passare alla famiglia, la comunità, la provincia, la regione/nazione e solo infine arrivare all’italianità (bisogna pur tirare dentro anche chi ci crede, e non sono pochi). L’identità “a scatole cinesi partendo dal basso” è la definizione più vicina all’idea di libertà che si possa concepire e quella che permette il consenso più vasto.
        L’unico rifiuto assoluto deve essere nei confronti dello Stato italiano.

  11. Mauro Cella says:

    Per quanto condivida buona parte dell’articolo, io ho un dubbio personale che continua ad attanagliarmi e che ho esposto più volte: ma siamo proprio sicuri di volere dare più poteri e denari all’attuale classe dirigente locale? Siamo sicuri che siano davvero meglio di chi risiede a Roma?
    La mia esperienza colle amministrazioni comunali, provinciali e regionali è stata almeno finora molto negativa. Si potrebbe opinare che chi siede in queste posizioni è stato selezionato a Roma e non rispecchia gli interessi del territorio ma vero è anche che non si vede alcuna alternativa.
    Il grande fallimento (pilotato) del Nord è stato il non riuscire a formarsi una classe dirigente vicina ai bisogni dei cittadini. Berlusconi, Bossi e (se includiamo l’Emilia) Fini e Prodi sono quello che abbiamo prodotto finora.
    Nel caso di una (improbabile) indipendenza a meno che di drastiche purghe come quelle implementate da Che Guevara a Cuba (che purtroppo generalmente finivano davanti al plotone d’esecuzione) vedremmo tornare al potere la stessa gente che combina disastri da decenni.
    Si ammanterebbero negli ideali di libertà ed indipendenza, bacerebbero la Croce di San Giorgio o il Leone di San Marco, giurerebbero che tutto è cambiato ma sarebbero sempre gli stessi individui di prima.

    Io lo dico chiaramente: tremo all’idea di cosa questa gente potrebbe inventarsi con più denaro e più poteri.
    La strada dell’indipendenza (sempre che la gente la voglia davvero) passa innanzitutto colla creazione di una nuova classe dirigente, più moderata, intelligente e umile dei sangiacchi e dei voivoda che abbiamo adesso e che troverebbero senz’altro un modo di riciclarsi colla scusa di mancanze di alternative.

    • FL says:

      Ecco il dipietrista degli omini buoni e probi et honesti.
      L’uomo è un legno storto, se lo ricordi sempre!

    • liugi says:

      Sono d’accordo.
      Io credo che non siano tanto gli amministratori locali ad essere i peggiori tra i cittadini, quanto il sistema italiano che corrompe le persone oneste.
      Nelle disposizioni di de-colonizzazione si potrebbe inserire il divieto di fare politica per almeno dieci anni per chi ha fatto parte dell’amministrazione statale italiana. Così ci togliamo di mezzo buona parte della classe dirigente.
      Dovrebbero inoltre essere istituiti meccanismi di controllo della classe dirigente da parte del popolo che possono essere modificati solo tramite referendum. Si può prendere spunto dalle ottime proposte del Movimento 5 Stelle per adattarle al potere locale.

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