Ma guarda che carattere da Celti Cisalpini che abbiamo…

di REDAZIONEcelti

CELTI CISALPINI. UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO – Questo libro di Stefano Spagocci si propone di indagare il fenomeno della celticità cisalpina con un approccio antropologico. Si descrivono dapprima gli studi di antropologia genetica sull’eredità cisalpina. Tali studi hanno permesso di scoprire che nel patrimonio genetico cisalpino è presente un consistente apporto celtico (in aggiunta ad apporti, come quello neolitico, che già legavano la Cisalpina all’Europa centrale). Si esamina poi il lascito celtico nell’epigrafia e nella letteratura latina, a partire da Catullo. Si indaga inoltre l’influsso celtico nella toponomastica, nella dialettologia e nel folklore cisalpini. Si mettono quindi in rilievo le somiglianze della tipica mentalità degli odierni cisalpini con quella dei Celti antichi e delle popolazioni “celtiche” moderne. Si esaminano quei culti celtici (a volte di origine neolitica o calcolitica) che si sono perpetuati fino all’epoca romana, medievale e moderna. Si affronta infine la tormentata percezione dell’identità barbarica (celtica e germanica), attraverso l’analisi delle opere di Gildas, Liutprando da Cremona e Carlo Cattaneo.

CELTI CISALPINI. UNO SGUARDO ANTROPOLOGICO.
di Stefano Spagocci
Euro 15,00

Per ordinare il testo qui presentato basta inviare una mail a: segreteria@terrainsubre.org
Al costo del libro di 15,00 euro saranno aggiunte le spese postali.

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5 Comments

  1. Maloenton says:

    State ancora a pensare ai Celti e al DNA quando oggi,anno del signore 2015,alla Clinica Mangiagalli di Milano ( Al-Mahlan per gli islamici) i nuovi nati si chiamano Amina,Mohamed,Mustapha’,Ibrahim ecc…Vivete di passato e non vi accorgete che Milano è ormai islamica come Londra,Parigi e altre citta’ d’Europa. Sapete che a Rotterdam il sindaco è marocchino ? Tutto ha un inizio e una fine…sono finiti i celti,gli antichi greci,i romani…ora i nuovi padroni adorano il Corano…rassegnatevi !

  2. Stefano Spagocci says:

    Ringrazio Stefania Piazzo per l’attestazione di stima. Preciso anche che, almeno per me, la conoscenza ha un valore in sé e non deve servire necessariamente a qualcosa. Dopodiché si può, legittimamente, non essere interessati a questo tipo di studi. Detto ciò, sono fermamente convinto che i problemi dell’Italia e le sue tare storiche (che tutti, anche i più patriottici, sanno esistere) derivino dall’avere messo insieme, forzatamente, Popoli con eredità storiche profondamente diverse. Ma anche, io dico e Cavour o Garibaldi concorderebbero, popoli antropologicamente diversi. Almeno si doveva confederarli, ma personalmente ritengo che nemmeno una Confederazione Italiana avrebbe funzionato, a meno di intendere con Italia quello che era il Regnum Italiae medievale, ovvero l’odierna Italia centro-settentrionale. Che, sarà un caso, è l’area “italiana” di più profonda influenza germanica e l’area le cui origini etniche sono centro-europee. Cavour concordava con me. Dopodiché, si può legittimamente pensare che invece basti mutare l’architettura istituzionale dell’Italia per cambiare le cose o auspicare una Lombardia (o Padania, o Veneto o Piemonte) indipendenti che, come nel caso catalano, facciano riferimento non ad etnie ma ad una tradizione civile comune. La tradizione civile, per me, in larga parte deriva dall’etnia, ma si può anche pensarla molto diversamente. Quello che non va è però insultare o deridere o mostrarsi insofferenti a posizioni contrarie alla propria, con toni che ricordano una certa sguaiatezza mediterranea ed italiota piuttosto che la compostezza che dovrebbe caratterizzare i civili Europei.

  3. Stefano Spagocci says:

    Guardi che nei paesi anglosassoni, sorgenti della liberaldemocrazia, gli studi di antropologia genetica sono coltivati a tal punto che è possibile, per poche decine di dollari, avere un test del DNA che tracci le proprie origini (con tutti i limiti del caso che faccio notare nel testo). A lei non interessa, ad altri sì. Non si vede perchè l’Italia debba essere pressochè l’unico paese dove sia vietato parlare di queste cose. In altri paesi le origini etniche sono conosciute e menzionate senza problemi. Non deve servire a qualcosa ma, se vogliamo trovare un’utilità, essa consiste nel fatto che l’accettazione della posticcia identità italiana nasce anche dalla convinzione di essere un gruppo etnico compatto, di origine romana e mediterranea, con tutte le implicazioni dal caso (identificare automaticamente Roma col Mediterraneo è problematico, però tale è l’identificazione in Italia). Ma ciò è completamente falso, etnicamente l’Italia non esiste, e lo scrive persino Le Scienze, rivista del tutto politicamente corretta. Ci sono coincidenze impressionanti tra la mappa genetica italiana e la mappa del senso civico o quelle antropometriche. Dobbiamo ignorare tutto ciò per essere politicamente corretti? O siamo piuttosto più realisti del re, come sempre in Italia, rifiutando studi scientifici in nome di una visione della scienza ormai superata nei paesi che di scienza maggiormente si occupano? Se, invece di scaldarsi, avesse letto anche solo la recensione, si sarebbe accorto che Cattaneo è citato in quanto caso di studio riguardo alla percezione dell’identità barbarica. Non ho affermato che egli sia stato un Gallo (un discendente di Galli sì ma non è questo il punto). Egli, però, disprezzava l’apporto celtico in Lombardia e (meno virulentemente) quello germanico. Ho scritto un saggio a questo proposito e non mi sembra illecito farlo. E’ un atteggiamento tipico dei Lombardi ma, storicamente, delle popolazioni celtiche in generale. Lo ha fatto notare anche Berresford Ellis, un inglese, non un Padano. Se questa sia o meno una coincidenza non lo so, la faccio solo notare ed umilmente porgo al lettore la mia interpretazione. Virgilio non l’ho citato e probabilmente i suoi antenati erano Etruschi oltre che Celti. Catullo, che invece cito, era discendente di Galli e probabilmente la sua famiglia ancora parlava Celtico oltre che Latino. Ma, al di là di questo, sull’impronta celtica in Catullo esistono studi sertissimi (li può reperire anche in rete e si tratta di fonti non di parte). Esiste anche un corposo tomo “Celts and the Classical World” a tal proposito. La informo, infine (so che non è elegante farlo notare ma devo pur ribattere) che il libro vende bene non solo in Padania ma anche in Italia centrale e meridionale. E gli studi collegati, messi in rete attraverso academia (repository di articoli scientifici usata ed apprezzata principalmente da accademici), sono tra il 5% più consultato a livello mondiale.

    • Stefania says:

      Gentile signor Spadocci, condividiamo la sua replica, parola per parola. Avere coscienza di sè e delle proprie origini, sul piano del confronto con studi e analisi che fanno luce su nuove frontiere della conoscenza, è fondamentale per essere liberi e poter scegliere. Poi, ciascuno è libero di pensarla come vuole e questo giornale dà spazio a tutto il dissenso possibile. Ma se siamo come siamo è perché qualcuno prova anche a spiegarcelo. Con stima.

  4. CARLO BUTTI says:

    E chissenefrega se noi lombardi abbiamo un’impronta celtica nel nostro codice genetico? Che cosa cambia? Dove si vuole andare a parare? Che c’entra Carlo Cattaneo coi Galli Insubri sconfitti millenni fa da Marco Claudio Marcello? E Virgilio, il più grande poeta della romanità( e uno dei massimi di tutti i tempi)era celta anche lui? Ma chissenefrega, chissenefrega…

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