Ma allora è un vizio. Quando Blair diceva “vietato criticare le religioni degli altri”

suk san donatodi ROMANO BRACALINI –  A Birmingham il Repertory Theatre mette in scena Behzti (in punjabi Disonore ) dell’autrice angloindiana Gupreet Kaur Bhatti. Il teatro è affollato, la tensione al massimo. In Inghilterra vive la maggiore comunità sikh d’Europa: 500.000 persone gelose delle loro tradizioni. Commercianti, bottegai, trafficoni, gente che se ne sta per conto suo e riproduce nel ghetto le regole del villaggio,  nenie e pastrami, pollo tandoori con riso pilaf, sorrisi melliflui e occhioni neri; e niente elefanti. Ma la bruma inglese non li scoraggia. Volevano l’indipendenza e quando l’hanno avuta, eccoli tutti qua. Pretendono di vivere come a casa loro. In perenne e brutale contrasto con le leggi del paese, incapaci di assimilarne le regole civili e moderne.

La commedia della Bhatti descrive consuetudini di vita delle popolazioni sikh dell’India, la violenza tribale, i costumi immobili e castali, una scena mostra uno stupro all’interno di un tempio sikh. La comunità sikh della città non gradisce. Questa è la democrazia, ma loro non ci sentono. In breve una folla inferocita di turbanti e barbe di profeta, in spregio a ogni legge, invade il teatro, aggredisce gli spettatori, minaccia gli attori, parecchi poliziotti vengono aggrediti e feriti e chi conosce l’energia brutale degli agenti inglesi sa che i sikh devono aver picchiato sodo. Il teatro viene chiuso, l’autrice minacciata di morte deve nascondersi, divampa la polemica. Intellettuali, politici. Ognuno dice la sua.

 

Ma si capisce che il nostro concetto di libertà d’espressione, caposaldo della cultura liberale occidentale, sta diventando sempre più vago
e impercettibile. Il dibattito scivola inevitabilmente sulla questione se la libertà d’espressione sia in contrasto col rispetto delle diversità.
Ma cosa si intende per rispetto delle diversità senza dover rinunciare al diritto di critica? Rispetto non significa rinuncia a esprimere un’idea critica. Altrimenti è censura, altrimenti è dittatura. (Ma dirlo a loro è come pestar acqua in un mortaio!). Ma forse è il marchingegno che si cercava per far passare per “razzista” qualunque giudizio poco gradito. La società occidentale non avrebbe fatto un passo avanti senza la ricerca incessante, la speculazione, le revisione e la capacità critica che invece sono mancati al mondo orientale. Da
qui il baratro che ci divide. Ma da quest’ultimo episodio d’intolleranza orientale, qualcuno deve aver tratto la convinzione che stavolta, dopo gli ultimi casi d’intolleranza e di sangue in Europa, forse non era il caso di lasciar correre.

 

 

Così settecento intellettuali britannici hanno scritto al primo ministro Tony Blair protestando per la censura dell’arte che «ha la legittima funzione di esprimere idee a volte controverse». È stato proprio Blair a proporre una legge contro «l’incitamento all’odio razziale» equiparandolo «all’incitamento all’odio religioso » . Insomma, per scoraggiare il “razzismo” ha acconsentito a ridurre gli spazi di libertà. Una legge che lascia perplessi molti. Sembra eccessivamente remissiva e compiacente proprio con chi fa pratica quotidiana di intolleranza, e oltretutto poco rispettosa del sacrosanto diritto della libertà individuale.

Lo scrittore anglo-indiano, Salman Rhusdie, già condannato a morte da Khomeini (condanna mai revocata) ha condannato la protesta dei sikh, ma è indignato anche col premier che cedendo agli estremisti li aiuta nel loro disegno di fare della Gran Bretagna un suk asiatico.

Poi, ricordando il suo caso, s’è chiesto se per caso non è lui una vittima dell’incitamento all’odio religioso. Fortunatamente è prevalso il famoso humour inglese, che non ha tolto importanza all’essenza del dibattito. Il comico Rowan Atkinson, il Mr.Bean del piccolo schermo, ha difeso il “diritto di offendere”. Criticare, condannare, prendere in giro una persona per la sua razza, per il colore della sua pelle, è ovviamente intollerabile, ha detto Atkinson. Ma dov’è scritto che non si possono criticare le idee? Forse a Calcutta. I sikh devono sapere che sono parecchio lontani da casa. Mancano le palme e le vacche in libera uscita, ma c’è il diritto moderno. «La critica di ogni idea, anche se sostenuta dalla fede, è un diritto fondamentale». Se invece passasse la legge voluta da Blair sarebbero criticabili solo le idee non sostenute da una religione. Per un paese liberale, laico (e fortemente scristianizzato) come la Gran Brtatagna un bel passo indietro. I soli a rallegrarsi sarebbero musulmani e sikh che sotto il pretesto del rispetto delle diversità (a cui loro non sono tenuti) sarebbero capaci di far passare ogni critica per blasfema e razzista. Il quotidiano liberal Guardian s’è posto due domande di buon senso. Si può dire ciò che si vuole in una società libera? Sì. E si deve garantire a musulmani, cristiani, sikh, ebrei il diritto al rispetto del loro sentimento religioso? Certo.

Allora c’è qualcosa che non torna. Perché come il caso di Birmingham dimostra, la “difesa dell’onore dei sikh” (a parte l’uso della violenza), ha di fatto impedito alla cittadina Gupreet Kaur Bhatti di esprimere le sue idee. Dopo nazi-fascismo e comunismo, ci avviamo
verso un’altra notte dell’Europa. Fin quando ci lasceremo sommergere dalla peste nera?

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Mi permetto di dire la mia… oso…
    Ebbene, diro’ che la carta piu’ vilipesa del mondo o piu’ bella del mondo docet.
    Per spiegarmi sull’ argomento o tema puo’ essere proprio l’art. 21 di detta carta. Igienica a parer mio.
    .
    O sapiens, dite, e’ vero che si puo’ esternare tutto quel che si pensa e con qualsiasi mezzo..??
    Dite: e’ vero..?
    Da lontano una voce che vuol farsi sentire grida: scemo… scemo… ma che kax vuoi..??
    Mi volto e vedo il GARANTE COSTITUZIONALE..!
    Lo guardo e mi tranquillizzo e brontolo tra me e me: adesso mettera’ lo cose a posto.
    Poi ci penso un attimo e mi dico ancora: kax, siamo in italia e certe cose non vanno a posto nemmeno con una miriadi di GARANTI..!
    Il mio sentimento e’ l’avvilimento..! L’unica cosa da fare e’ arrendersi..!
    Capisco da solo che se parlo come vuole la CORTE (quella che e’ subentrata a quella dei Re o dei Luigi) detta anche democratica, la mia voce non sara’ oggetto di disturbo ed io non rischio nulla.
    Se pero’ sara’ contro all’ambaradan, ahime’: ne dovro’ subire le conseguenze.
    Diritto romano (non Bracalini) docet.
    Esso recita, nei fatti: …se va contro il nemico si applikax; se va contro l’amico si ignora..!
    Adesso non ditemi che non avete capito come spesso dite nel leggere i miei scritti.
    Cari lettori di ogni ordine e grado, siamo veramente nella MERRRRRDDDD….
    Perdonatemi… ho osato come sempre oso.

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