L’USUCAPIONE DELLA PARTITOCRAZIA SULLA SOVRANITÀ POPOLARE

di ENZO TRENTIN  – Clint Eastwood, nelle vesti dell’Ispettore Callaghan, diceva: «le opinioni sono come i coglioni. Ognuno ha i suoi.» Ed è un’opinione quel “pensiero di parte” che malgrado i dati storici inoppugnabili argomenta: «La Costituzione italiana è votata perché è stata redatta da un’Assemblea Costituente, i cui membri sono stati eletti dal popolo il 2 giugno 1946; data in cui ci fu anche il referendum istituzionale relativo alla scelta tra monarchia e repubblica. In quest’ultimo, vinse la repubblica (il 2 giugno infatti viene celebrata la festa della Repubblica).»

 

In proposito, se in un primo tempo il d.lgs.lgt. n. 151/1944 aveva conferito all’Assemblea costituente il potere di decidere ogni aspetto della futura organizzazione costituzionale, il successivo d.lgs.lgt. n. 98/1946 ha rimesso la scelta della forma istituzionale (monarchia o repubblica) direttamente al corpo elettorale (come è accaduto nello stesso 1946), al cui responso sarebbe stata vincolata la futura Assemblea.
Oltre ad esercitare il potere di redigere e non deliberare la nuova carta costituzionale, l’Assemblea costituente del 1946-1947 aveva anche un limitato potere legislativo (per il resto provvisoriamente delegato al Governo) su alcune materie cruciali, quali la legge elettorale del Senato, gli Statuti speciali, la legge sulla stampa (art. XVII disp. trans. fin. Cost.), nonché l’approvazione del Trattato di pace (c.d. Trattato di Parigi) del 1947.

 

La Charta italiana non è quindi mai stata votata dal “popolo sovrano” – Comma 2, dell’Art. 1 –  cosa che invece hanno fatto innumerevoli popoli, come dimostra qui una lista incompleta di Stati che in epoca recente hanno modificato la loro Costituzione e l’hanno introdotta solo dopo l’approvazione – per mezzo d’apposito referendum – del cosiddetto popolo sovrano, che a questo punto è lecito domandarsi se in Italia sia mai esistito http://www.lindipendenzanuova.com/i-sovversivi-non-sono-gli-indipendentisti/

 

Una parte dell’indipendentismo, partendo da queste premesse, parla di usucapione dello Stato da parte della partitocrazia. L’usucapione è un modo per diventare proprietari di un bene senza bisogno di un contratto, di un testamento e, addirittura, senza bisogno di un accordo con il proprietario del bene.

 

Secondo questo parere legale (https://www.laleggepertutti.it/25338_lusucapione-cose-e-come-funziona ) si diventa titolari di un bene altrui, anche se si è in mala fede (ossia si sappia che il bene è di proprietà di un altro soggetto) purché si sia posseduto il bene (cioè lo si abbia utilizzato o comunque se ne sia usufruito in qualche modo); per un periodo di tempo predeterminato; e ci si sia comportati, durante questo periodo, come se si fosse i veri proprietari, cioè alla luce del sole e davanti a tutta la collettività (pertanto non potrà usucapire un casolare il barbone che di notte vi acceda di nascosto, senza farsi vedere da nessuno).

 

L’acquisto del possesso non deve essere avvenuto in modo violento o clandestino (per esempio, con un’appropriazione indebita, con la creazione di recinti per evitare al proprietario di riprendersi la sua proprietà, ecc.), altrimenti l’usucapione non inizia a decorrere (o inizia a decorrere dal momento in cui è cessata la situazione di violenza o di clandestinità).

 

Dall’altro lato, il proprietario effettivo del bene (nel nostro caso il “popolo sovrano” che tramite le elezioni delega completamente gli affari pubblici alla partitocrazia) deve essersi disinteressato completamente di questa situazione, lasciando (in modo consapevole o inconsapevole) che il bene venisse utilizzato dall’altro soggetto. Anche se il predetto bene (la sovranità) si è “acquistato” in buona fede, e in base a un atto pubblico registrato, da un soggetto che, tuttavia, non era il vero proprietario del bene stesso.

 

Ciò nonostante, non tutti i beni possono essere usucapiti: non lo sono, per esempio, i beni demaniali e del patrimonio dello Stato o di altri Enti territoriali (v. il Comune). Per esempio, non si può usucapire lo spazio di un parcheggio pubblico solo perché lo si è recintato e si è sempre parcheggiato in quel posto, con divieto a qualsiasi altra persona di utilizzarlo. Così non dovrebbero essere posti in vendita i beni (esempio: le aziende) dello Stato.

 

Ci sono indipendentisti veneti che si sono entusiasmati alla notizia che il 16 dicembre 2010 con la firma del ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, del ministro della Giustizia Angelino Alfano e perfino del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi veniva abrogata per errore dal governo l’annessione del Veneto all’Italia, ed è così finito anche il Regio Decreto 3300 del 4 novembre del 1866 con il quale «le provincie della Venezia e quelle di Mantova fanno parte integrante del Regno d’Italia.»

 

Ma pleonastico, sembrerebbe, il ricorrere al giudice italiano la cui azione appare incomprensibile all’uomo qualunque. Per esempio: «Ruba alle Poste: impiegato licenziato dopo la condanna, ma un giudice ordina reintegro e il pagamento degli arretrati.»  Si veda qui: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/20/news/cassiere_delle_poste_ruba_dalla_cassaforte_il_giudice_lo_reintegra_pagategli_gli_arretrati_-175991116/

Tralasciamo, per brevità, anche le altre leggi italiane che hanno acquisito impegni e trattati internazionali in materia di autodeterminazione, e quant’altro affine. Concentriamoci su alcuni fatti incontestabili:

  1. Le persone che governano gli Stati vivono prevalentemente di rendite politiche.
  2. Gli Stati non hanno alcun interesse a perdere una parte dei loro territori, ivi comprese le eventuali risorse naturali, e la popolazione residente in veste di taxpayers (contribuenti). E lo si constata in questi giorni nelle vicende della Catalogna, la cui aspirazione all’indipendenza non ha avuto il sostegno dell’UE, né – tra gli altri – del Presidente degli USA Donal Trump.
  3. Si consideri che col progressivo svanire del suo ideale, il popolo perde ciò che sta all’origine della sua coesione, unità e forza. L’individuo può ancora sviluppare la sua personalità e la sua intelligenza, ma all’egoismo collettivo subentra uno sviluppo eccessivo dell’egoismo individuale, accompagnato da un rammollimento del carattere e da un’attenuazione della volontà attiva. Il popolo, l’unità, il blocco, diventa allora un agglomerato di individui senza coesione, e per qualche tempo ancora mantiene artificialmente tradizioni e istituzioni. Divisi dagli interessi e dalle aspirazioni, incapaci di governarsi, gli uomini a quel punto domandano d’essere guidati fin nei più trascurabili gesti ed invocano uno Stato che eserciti un’influenza preponderante. Si veda Gustave Le Bon: «Psicologia delle folle».
  4. Per ottenere l’autodeterminazione, il popolo deve avere istituzioni o altri mezzi per esprimere le proprie caratteristiche comuni e il suo desiderio di identità. Vedasi UNESCO [Doc. SHS-89/CONF. 602/7, Parigi, 22 febbraio 1990) § 22 Popolo:

http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/90_01_083.pdf

  1. Nel caso Veneto, come possono i “cittadini qualunque” dare la fiducia a uno schieramento indipendentista piuttosto che a un altro (qualcuno ha censito 22 gruppi, associazioni e/o partiti indipendentisti veneti, di cui 2 “multi-gruppi”, più 7 autogoverni veneti ed il 121esimo Doge della Repubblica Serenissima) quando non conoscono con chiarezza la sostanza dei contenuti della politica proposta? Senza la condivisone dei valori fondanti, e senza la conoscenza dei contenuti ci può essere fiducia?

Non esiste neppure un “giudice a Berlino“, che è un vecchio modo di dire nato dalla vicenda di un poveraccio, in Germania, rimasto senza mulino ma che alla fine ebbe giustizia. E questo perché le Corti internazionali sono state istituite dagli Stati per “difendere” gli Stati. Illusorio è credere che l’ONU – al quale alcuni pretendono d’aver ricorso e ricevuto sostegno o riconoscimento – possa essere risolutivo. Quante sono le risoluzioni ONU a favore di questo o quel popolo rimaste lettera morta? Innumerevoli!

Una possibilità è la secessione, previa una bozza di innovativo assetto istituzionale, condiviso da buona parte della popolazione cui si rivolge. Si veda in proposito i catalani. La contemporanea realizzare di un sistema di libero commercio, tramite accordi bilaterali, con l’eliminazione di dazi e restrizioni alla circolazione di beni, servizi e fattori di produzione; lasciando ad una successiva fase la fissazione di una tariffa esterna comune, nonché del coordinamento delle politiche macro-economiche e settoriali. Ovvero, dove passano le merci non passano i cannoni. Ma chi raccoglierà questa sfida?

 

 

 

 

 

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3 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    A livello “nazionale” non si risolverà mai nulla: quelli che una volta si definivano di destra o di sinistra, oramai, gettata la maschera, sembra siano tutti facenti parte della medesima fazione che, con programmi diversi esibiti al popolo, mirano al medesimo scopo.
    Paradossalmente gli ex comunisti mentono meno degli altri perché almeno loro non hanno mai fatto mistero di mirare alla (Dittatura “sul” Proletariato): allocuzione che non lascia spazio ad equivoci.
    Oramai le votazioni nazionali non servono a niente più.
    Se c’è una residua speranza questa è rappresentata dalle votazioni locali.
    Le votazioni Comunali.
    Ci si dovrà impegnare in prima persona formando Comitati di voto esibendo un “Programma” che metta, finalmente, il cittadino in condizione di stabilire lui la politica locale.
    Questo lo si può ottenere elaborando uno Statuto Comunale, come quello di Sassello, che demandi ai cittadini le scelte più importanti che riguardano la “cosa pubblica”.
    Uno Statuto che responsabilizzi ogni cittadino e lo obblighi agli impegni che decide di approvare.
    Penso, per esempio, all’accoglienza degli immigranti: l’ospitalità e l’elemosina sono un moto dell’anima di ciascun cittadino che, vuoi per “motu proprio” che per educazione religiosa ricevuta, decide di accogliere queste sfortunate persone sul nostro territorio.
    Ebbene questo problema si dovrebbe risolvere con un “referendun” che io definisco a “carte scoperte” dove chi si dichiara favorevole a questa accoglienza si assume, anche, il mantenimento di queste persone senza gravare sulle tasche dei connazionali.
    La responsabilità caritativa deve essere individuale e non imposta “erga omnes”.
    Con regolamenti sifatti i sindaci, forti di decisioni dei loro concittadini, potrebbero resistere all’arbitrio e “violenza” dei prefetti che non sono investiti di una nomina democratica e popolare, ma rappresentano la violenza di uno stato distante ed insensibile alle aspirazioni popari.
    ….. e così per tutto il resto, per tutte le decisioni che la sensibilità dei cittadini di tutti i Comuni, decidessero di adottare per il “Bene locale e della Regione”.

    http://www.nocensura.com/2012/01/il-comune-di-sasselo-sv-istituisce-la.html

  2. caterina says:

    ..percio’ non c’e’ Stato, non c’e’ costutuzione che tenga, c’e’ solo una manega de imbroglioni che finora ha girato la frittata come ha voluto…. ha ragione cosi’ Busato che ci ha portato noi Veneti a votare senza chiasso mediatico sulla nostra indipendenza e ora lo Stato Repubblica Veneta c’e lo facciamo con chi gli sta bene e come vogliamo… Al diavolo tutti I marpioni che fin qui ci hanno menato per il naso…

  3. luigi bandiera says:

    Il popolo italiano NON E’ MAI ESISTITO.

    Confondono con lo stato politico italiano con il futuro FORSE popolo italiano, in costituzione, per cui bianchi o neri fa lo stesso: e’ la cittadinanza che fa popolo. Lo JOUS SOLI e’ una sorta di INVASIONE SOTTOBANCO E MOLTO PERICOLOSO.
    Per esempio:
    se una coppia di siciliani ha figli nati in Lombardia non possono essere lombardi, solo italiani perche’ la legge da rispettare e’ italiana. Cioe’ il DOMINIO E’ ITALIANO.
    Anche questa e’ una forma di invasione e delle PEGGIORI.
    Pensate allo Jous soli, se passasse, per i gia’ invasori che arrivano da tutto il mondo.

    BEL LAVORO SUL MINESTRONE ITALICO.

    La Torre di Babele..?
    Na schifezza in confronto allo gia’ schifo italico.

    Avanti un’altra… intendo delle belle che saremo obbligati a vedere.

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