L’unità europea è pace e nazionalismo è guerra? O viceversa?

di REDAZIONE

C’è un’abitudine generalizzata di considerare l’Unione Europea come garante della pace in Europa. Ma uno storico olandese, Thierry Baudet, osserva invece  in modo provocatorio e con assunti discutibili che quando gli stati nazione cedono la loro sovranità a entità sovranazionali si generano conflitti. Per questo motivo propone di dissolvere l’euro e ristabilire le frontiere. Il dibattito è aperto.

di Thierry Baudet
L’elemento principale dei sostenitori del progetto europeo è che il nazionalismo conduce alla guerra e la costruzione europea alla pace. Qualsiasi perdita provocata da Bruxelles sul piano della democrazia, della sovranità e della trasparenza sarebbe in definitiva compensata da un nobile obiettivo, la pace. In realtà questo assunto si basa su un errore: il nazionalismo non porta alla guerra, al contrario è l’ambizione di instaurare un impero europeo che porta alla guerra; è l’ambizione di far entrare a forza diversi popoli in una stessa struttura che conduce alla guerra. Insomma, è la stessa costruzione europea che porta alla guerra!

Il fascismo e il nazismo erano entrambi incentrati sulla costruzione europea. Dal 1933 Mussolini ha affermato pubblicamente che l’Europa poteva di nuovo esercitare il suo potere sul mondo se fosse riuscita a instaurare una certa unità politica. Il collaborazionista norvegese Vidkun Quisling riteneva che avremmo dovuto costruire un’Europa che non sprecasse il suo sangue in conflitti cruenti, ma che fosse in grado di creare una solida unità. E l’11 settembre 1940 Joseph Goebbels affermava: sono certo che fra 50 anni non si ragionerà più in termini di paesi.

Il 28 novembre 1941 Adolf Hitler, in una conversazione con il ministro degli esteri finlandese, affermava che i paesi europei erano simili ai membri di una grande famiglia. Nel suo famoso studio Nations and States (1977) lo storico Hugh Seaton-Watson, dell’università di Oxford, concludeva che le intenzioni di Hitler non si limitavano a quello che potremmo definire il nazionalismo tedesco. Il suo vero obiettivo era conquistare l’intera Europa e un vasto territorio adiacente. Mussolini invece voleva fondare un nuovo impero romano intorno al Mediterraneo, mentre i giapponesi volevano instaurare una grande sfera di influenza in Asia orientale.

Neanche il razzismo dei tedeschi era l’espressione di un nazionalismo. Al contrario, la razza superava le frontiere della nazione e dello stato e la teoria razziale era quindi per definizione una dottrina internazionale – e non nazionale.

Difficile rimanere indifferenti nell’apprendere che Robert Schuman, uno dei fondatori del progetto europeo, era stato fino al 17 luglio 1940 segretario di stato del regime di Vichy, che ha collaborato con i tedeschi. In quanto deputato della Lorena, nel 1938 Schuman aveva sostenuto attivamente il tradimento di Monaco e in questo modo aveva contribuito a rendere possibile l’annessione alla Germania di Hitler di una parte della Cecoslovacchia. All’epoca aveva inoltre insistito per rendere più forti i rapporti fra Mussolini e Hitler. Il 10 luglio 1940 Schuman ha fatto parte dei deputati che hanno sostenuto la presa del potere di Pétain.

Nel frattempo Jean Monnet, un altro fondatore dell’Unione europea, era a Londra e cercava di impedire la diffusione dei bollettini quotidiani di informazione radiofonica di de Gaulle (cosa che era riuscito a fare il 20 e 21 giugno 1940).

Al “nazionalismo” si attribuisce non solo la seconda guerra mondiale, ma anche il precedente conflitto. Tuttavia durante la prima guerra mondiale lo scopo della Germania era quello di sottomettere al suo impero delle regioni che non erano tedesche. Del resto questa guerra era cominciata in quella polveriera multinazionale che era l’Austria-Ungheria. Questa Unione europea ante litteram rifiutava di concedere l’indipendenza ai serbi di Bosnia, cosa che ha spinto un gruppo di “giovani bosniaci” a organizzare l’attentato contro l’arciduca Francesco Ferdinando nel giugno 1914.

L’oppressione esercitata da un regime centralizzatore provoca tensioni. Una delle principali lezioni che si possono trarre dalla prima guerra mondiale è rappresentata dal “principio di autodeterminazione”, sostenuto in particolare dal presidente americano Woodrow Wilson che si è battuto per il rispetto delle diverse nazionalità, e contro la loro dissoluzione o integrazione in un insieme più grande.

Se si va più indietro nella storia ci si rende conto che non è il “nazionalismo” ma l’imperialismo e il desiderio di unificazione europea che porta alla guerra. Prendiamo l’esempio delle guerre napoleoniche. Napoleone voleva instaurare per il bene dell’Europa dei principi comuni: un codice europeo, un’alta corte di giustizia europea, una moneta comune, le stesse unità di misura, le stesse leggi e così via. Napoleone era convinto che l’Europa sarebbe diventata rapidamente un’unica nazione.

Di conseguenza l’idea che il nazionalismo porti alla guerra e che l’unificazione europea conduca alla pace è falsa. Del resto l’Europa non ha conosciuto la “pace” negli ultimi 50 anni, poiché durante la maggior parte di questo periodo i paesi europei sono stati impegnati in una lotta mortale contro l’Unione Sovietica – altra espressione di una filosofia antinazionale, il comunismo. Il lavoratore, diceva il Manifesto comunista, non aveva nazionalità.

Ritorno allo stato nazione
Come si poteva immaginare, anche oggi il tentativo di unire l’Europa da un punto di vista politico provoca forti tensioni. In quasi tutti i paesi europei si assiste all’affermazione di partiti anti-sistema. In Europa del nord la diffidenza nei confronti del sud si accentua e viceversa. Anche in questo caso non è il nazionalismo ma il progetto europeo a essere fonte di conflitto. Dobbiamo quindi orientarci verso un’Europa del tutto diversa dall’Unione attuale.

Un’Europa senza un regime centralizzatore, ma composta da stati nazionali che cooperino fra di loro e non abbiano paura delle diversità. Si dovrà restituire ai paesi la loro autorità sulle frontiere per fare in modo che siano loro stessi a decidere chi fare entrare. I paesi opteranno nel loro interesse economico per un regime flessibile di visti, conservando il controllo sulla criminalità e sull’immigrazione. Bisogna cancellare l’euro in modo che i paesi possano di nuovo respirare sul piano monetario e decidere i loro tassi di interesse in funzione della congiuntura locale. Bisogna inoltre smantellare gran parte dell’armonizzazione che cancella la diversità.

Ben lungi dall’essere fonte di conflitto, il nazionalismo è la forza che rende possibile la democrazia. Senza questa forza unificatrice, il parlamento non potrà mai prendere delle decisioni legittime. L’esempio del Belgio mostra inoltre che l’assenza di un’unità nazionale può rendere estremamente laboriosa l’amministrazione di un paese. La paura del nazionalismo rischia di instaurare a Bruxelles un impero vincolante. È giunto il momento di ricostruire lo stato nazione.

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8 Comments

  1. Sandrino speri says:

    Quando stato e nazione si identificano, sono una cosa sola, e agiscono per finalità imperialistiche come è stato per il fascismo in Italia e il nazionalsocialismo in Germania, si originano strutture centralizzate e dittatoriali al proprio interno, e conseguenti guerre all’esterno.
    Quando stato e nazione rimangono ri-gorosamente separati e governati a democrazia diretta(si vedano le 4 nazioni Svizzere che da secoli vivono in pace)si hanno strutture democratiche e ben-essere diffuso,perchè il parassitismo è ridotto al minimo.
    Poichè si stanno configurando per l’Europa gli stessi guasti già visti con gli stati-nazione,bisogna avere il coraggio di tornare indietro e formare UNA VERA EUROPA FATTA DAI POPOLI E NON DAGLI STATI.Lo avevano capito Cattaneo,Rosmini ,Gioberti,che volevano un’Italia federale ,ma già allora,come oggi gli interessi della Real Casa erano gli stessi della RealCasta.

  2. Claudio says:

    L’unico spunto interessante di questo autore è quello su Monnet e Schuman.

    Tutto il resto è una profusione di sciocchezze. Ad esempio gli si dovrebbe far notare la mastodontica differenza tra una convergenza di stati nazionali per creare l’unione dell’Europa (non dissimile da un patto federativo, nonostante gli esiti che abbiamo sotto gli occhi) e uno stato nazionale che unisce il territorio europeo con le armi. Il fatto che non abbia considerato quest’unico aspetto mi fa dubitare della serietà dello “storico” in questione…

  3. Castagno12 says:

    Rispondo a Brus – 10.7.12 at 8:28 am.

    Il Suo commento è delirante e fuori dalla realtà.
    Non credo sia imputabile ad un risveglio mal riuscito, ma “alla bellezza della Sua unicità”, come persona.

    Lei sostiene che: ” …. Il Nazionalismo è una leva ad esclusivo interesse di quei politici che vogliono comandare e governare il territorio… “.
    Guardi che l’Ue è stata imposta dagli USA quale contropartita agli aiuti del Piano Marshall. Quindi gli USA si sono comperati IL DIRITTO DI COMANDARE sull’Ue.
    Con le inevitabili reazioni di alcuni Stati ( vedi ora la Germania – l’italia no) ne è venuta fuori una Entità (l’Ue) dannosa, costosissima ed ingovernabile la cui moneta, l’euro, continua a perdere valore nei confronti del dollaro USA, moneta in rianimazione.

    Inoltre nell’Ue non comanda il Parlamento europeo “democraticamente” eletto da quei grulli che sono andati a votare, MA COMANDA la Commissione europea i cui esponenti sono stati scelti da Lorsignori, che ora CI COMANDANO, senza aver interpellato “le belle unicità” come la Sua.
    Lei non sa neppure in che mondo vive.

    Il Governo Mondiale, CHE CI COMANDA, impersona IL COMUNISMO risorto, aggiornato, invadente e deleterio. Sta livellando al ribasso tutti gli Stati dell’Ue per imporre agevolmente IL SUO COMANDO.
    Infatti noi abbiamo il primo cittadino (comunista vecchia maniera) che afferma spavaldo: “L’euro è una conquista irrinunciabile”. Per lui SI’.
    Invece dovrebbe dire: “L’euro è UN FALLIMENTO irrinunciabile”.
    Riguardo all’euro, visto il disastro economico procurato al popolo, perchè il comunista democratico non ci interpella ?

    L’articolo della Redazione è molto chiaro, dovrebbe essere comprensibile anche per le capre tibetane.
    L’ultima frase indica una impellente urgenza che, purtroppo l’italia, per come è (s)combinata, non.
    può soddisfare: “Ricostruire lo stato nazione”.
    Cosa non fattibile anche perchè si può ricostruire solo una cosa preesistente

    Si dovrebbe fare ricorso alla Secessione che è irrealizzabile con i dsinformati, gli smemorati, con quelli che rifiutano le informazioni che contano, con i mantenuti ed i “sistemati”, con i furbastri, con i pavidi.
    Insomma, con la maggioranza dei residenti al Nord.
    Per il Sud, il “carnevale” gentilmente finanziato da quelli del Nord, deve continuare !

  4. Brus says:

    Il Nazionalismo e’ una idiozia, una invenzione da parte di coloro che in nome del nazionalismo vogliono avere il loro giardino su cui comandare. tutto cio che unisce e bene, tutto cio che divide e un male. Il fatto che esistono culture e lingue diverse e cibi diversi e’ una delle bellezze che caratterizza le tante sfaccettature diverse degli esseri umani.
    Ogni essere umano e diverso unico, ed e una bellezza tale unicita, ma cio non vuol dire che solo perche diversi, ogni persona deve costituire la propria nazione, con le proprie regole, le proprie dogane.
    Hitler in nome della nazionalita e della razza ha massacrato milioni di persone.
    Il Nazionalismo e una leva ad esclusivo interesse di quei politici che vogliono comandare e governare il territorio.
    Agli esseri umani delle frontiere e dei nazionalismi non interessa nulla.

  5. Johnny88 says:

    Una posizione molto interessante e fuori dal coro

    • caterina says:

      può anche essere interessante, come lo è l’anarchia, o se ci si rifacesse a comportamenti secondo coscienza o secondo il super-io kantiano che ci dovrebbe guidare, ma chi governa e organizza il territorio per conservarlo e nello stesso tempo renderlo fruibile, dal punto di vista dell’abitare, del farlo produrre, del poterlo percorrere?,.. e i traffici marittimi, e il controllo della salubrità dei prodotti e delle acque, e la difesa dai sorprusi ad opera dei malintezionati?
      Insomma il paradiso terrestre forse c’era ma oggi non c’è più e non basta il comandamento “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, perchè il mondo è diventato piccolo per i due o presto quattro miliadi che sono costretti a viverci..
      Credo che non si possa prescindere dall’organizzazione della società, dalla piccola comunità che poteva essere un tempo il campanile, oggi il comune, alla nazione come espressione delle comunità affini che decidono di stare insieme.

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