L’unità d’Italia esiste, l’hanno fatta i picciotti d’importazione

di GILBERTO ONETOpenisola-mafiosi-194143

I mezzi di comunicazione danno ormai grande risalto alle notizie delle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord. In molti degli articoli e dei servizi si legge sotto traccia quasi un senso di piacere nel fare sapere che anche nelle regioni padane si sia infiltrata la malavita organizzata,  che le virtuose comunità settentrionali  non possano più vantare una sorta di superiorità morale nei confronti del Mezzogiorno. Lo stesso atteggiamento compare quando si danno notizie delle presenze camorristiche in Lombardia, degli appalti inquinati dalla mafia in Valtellina o in Piemonte, della “laboriosità” delle cosche criminali in Emilia o in Veneto.

Nessuno può pretendere di essere diverso e più virtuoso – pontificano sotto sotto i giornalisti (e non solo loro) di regime – quando tutte le parti della penisola si comportano allo stesso modo, vivono di schifezze e compromessi, convivono con la corruzione, eleggono politici collusi, tacciono di fronte alla presenza del malaffare nella vita quotidiana. Qualche ragione ce l’hanno nell’affermare che ormai gran parte della Repubblica italiana conviva o addirittura abbia assunto i ritmi biologici delle peggiori consorterie. L’unificazione della penisola che non è riuscita con la propaganda, il patriottismo retorico degli inni e dei vessilli, che è stata inutilmente tentata con guerre e sangue, è finalmente riuscita grazie alla malavita organizzata. Dove non sono arrivati il libro Cuore, le scuole dell’obbligo e il generale Cadorna ci sono arrivati mafiosi e camorristi.

Aveva ben visto lontano Garibaldi a “sdoganare” le onorate società, a prenderle come alleati e a impiegare  i picciotti per fare l’Italia. Nel poetico inno che i bambini dovranno imparare a scuola dovrebbe essere inserita una strofetta di aggiornamento che parla di pizzi, tangenti e ‘ndrine perché questa è l’Italia, perché questa è la sola vera manifestazione di unità compiuta. Via i monumenti a Cavour: i veri eroi da celebrare sulle piazze sono Lucky Luciano, Totò Riina e qualche lungimirante “galantuomo”  nazionalista come Crispi. La pubblica devozione per altri fulgidi eroi contemporanei dell’affettuoso rapporto fra le mafie e lo Stato è (solo) per il momento secretata.

Come si è arrivati a questa patriottica unificazione? Gli strumenti sono stati essenzialmente due: il massiccio trasferimento di mafiosità al Nord e la gestione del potere politico. Non riuscendo a “convertire” le popolazioni padano-alpine alle gioie della società mafiosa pelasgica, non riuscendo a modificare le loro retrive mentalità  retaggio di antichi contatti con l’Europa, non potendo guarirle dall’ottusa dipendenza dal lavoro e da tutta una serie di devastanti patologie e inclinazioni (l’onestà, la solidarietà, il senso del dovere, lo spirito di sacrificio, il valore del merito) condensate nel trogloditico e nebbioso mantra del «male non fare, paura non avere», gli operosi costruttori dell’italianità hanno risolto il problema trasferendo grosse fette di Meridione a nord. Lo hanno fatto prima mandando in avanscoperta pattuglie di malavitosi in domicilio coatto e poi ondate di migranti composte da tanta gente per bene ma anche da mascalzoni della peggior specie. Insomma non potendo cambiare il Settentrione, vi hanno trasferito grosse fette di Mezzogiorno. Qui i malavitosi hanno potuto costruire le loro patriottiche reti grazie ai legami intrecciati nei paesi di origine e grazie al mutato tessuto sociale, intriso di “paisà” resi meno reattivi verso la malavita da una secolare  accettazione passiva. Il tessuto sociale indigeno, sfilacciato, spesso localmente messo in minoranza numerica, ha cominciato a cedere.

Ma il processo aveva bisogno della connivenza del potere. Trasmigrazioni di analoga portata si sono avute ad esempio anche in Germania o in Svizzera (oltre che in America) ma in questi paesi si sono dovute scontrare con politici, strutture amministrative, organi di polizia e della magistratura che erano di fatto impermeabili alle lusinghe mafiose. Qualcuno si è magari individualmente fatto corrompere o minacciare ma in generale le strutture comunitarie hanno dimostrato di avere gli anticorpi adatti a resistere alle infiltrazioni e a combatterle come una qualsiasi altra manifestazione malavitosa.  La Padania non ha potuto godere delle stesse protezioni istituzionali, non ha confini politici e giuridici  dietro ai quali organizzare una difesa: si è trovata invasa nell’anagrafe ma anche e soprattutto nei palazzi del potere. Le leggi vengono confezionate, interpretate e fatte rispettare altrove o da gente che risponde a logiche che non sono quelle delle comunità o delle tradizioni locali.

Le organizzazioni malavitose hanno contribuito all’unità d’Italia e l’Italia unita ha restituito il favore aprendo loro un enorme spazio di azione: risulta difficile distinguere i due compari come entità diverse, come dimostra anche la posizione dell’Italia nelle classifiche mondiali della corruzione.

Hanno unito l’Italia nella mafiosità. Cosa fare? Quando si vuole liberare un’area sommersa dai liquami di una inondazione, la si deve prima circondare con un argine protettivo e poi mettere in azione le idrovore. Indipendenza!

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2 Commenti

  1. Padano says:

    Cromwell komunista? Bah…

  2. luigi bandiera says:

    Bravissimo Gilberto,
    repetita juvant, forse..?

    Troppo avanti e troppo ignorato. Ma si sa, si perde sempre contro l’GNORANZA.

    Ma sono felice dato che e’ sempre sulla mia linea… di battaglia.

    Anche ieri sera in un meeting di ex dipendenti di una multi nazionale (tutti pensionati) la discussione di commiato fu sullo stato pietoso d’italia.

    Beh, al mio dire che l’italia e’ comunista di cui poi tutto il resto e non menzionai l’oggetto di questo articolo perche’ altrimenti avrei occupato la scena per dieci anni e oltre, tanto c’e’ da dire, subito il piu’ intelligente e da sempre in politica locale mi rimprovero’ di brutto dicendomi: i komunisti non ci sono piu’..!
    R: bravo, sei davvero sicuro ?
    Sta scritto: DAI FATTI LI RICONOSCERETE E NON DAI LORO NOMI E COGNOMI.

    E gli chiesi: i komunisti quanti nomi hanno cambiato nel corso della loro storia e ocio che parte dal poco noto OLIVER CROMWELL che fece tagliare la testa al re Carlo.
    Beh, da li’, fallito quel tentativo di sovranita’ proletaria, si sposto’ dopo qualche anno in Francia dove avvenne la notissima e funesta rivoluzione medesima.

    Inglesi e francesi erano sempre in concorrenza tra loro. Piu’ tardi arrivo’ la rivoluzione d’ottobre… TUTTA EUROPA NE FU SCOSSA DA STO KAX DI KOMUNISMO: periodo di rivoluzioni totali con un frakax di morti..!!

    Qua nello stivalon cominciarono a crescere le OOCC ma solo nel mezzodi’.

    Sicuramente dividevano sto kax de stivalon per cui pensarono bene di far occupare la mezzanotte da loro… lentamente per non dare nell’occhio… come le zecche no..?
    Sono molto lente e anche se le hai sulla pelle non le senti.
    Dopo le senti e vedi ma quando ormai e’ troppo tardi.

    Oggi si aggiungono gli INVASORI… maomettani e forse o non forse anche isissiani..?

    E, ocio, chi mai paghera’ tutto il conto che si accumula di giorno in giorno..??

    Qualcuno pensa davvero che i komunisti e le mafie non ci siano davvero piu’..??

    Cosa volete, il trombettiere non suona piu’ la sveglia (inutile suonarla dice lui), gli altri non vedono e non sentono che siamo sotto al komunismo e alle OOCC. Che ci rimane mo di fare..??

    Ricordate almeno questo: DAI FATTI LI RICONOSCERETE..!
    Beh, se uno ruba e’ o non e’ un LADRO..??

    Ci rimane o no solo la PREGHIERA..??

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