Lumbard, paga e tas. E diventa sempre più suddito e marginale

di GIANLUCA MARCHI

In questi giorni mi sono posto e riposto una domanda: ma a noi Lombardi cosa deve ancora capitare perché ci si indigni e si cominci a ribaltare il tavolo di questa Italia insopportabile e di questo Stato ladro, un tavolo a cui siamo assisi ma che è apparecchiato solo per mettercelo in quel posto? Rivolgo l’interrogativo ai Lombardi, perché almeno i miei amici Veneti, soprattutto quelli a cui più ribollono le budella, hanno  la possibilità di aggrapparsi alla speranza del referendum per l’indipendenza. Anche durante le recenti mobilitazioni del Coordinamento 9 Dicembre, sebbene con i chiaroscuri che questo giornale non ha mancato di mettere in evidenza, quella lombarda mi è apparsa una presenza evanescente, mentre i Veneti, complice probabilmente la figura di un leader riconosciuto come l’amico Lucio Chiavegato, hanno dato una prova diversa.

Qui in Lombardia, invece, tutto sembra tacere. E non mi riferisco tanto ai gruppi indipendentisti, ma alla gente comune, quella più toccata dalla crisi. La disoccupazione giovanile viaggia al 42%, 7 cittadini su 10 temono di perdere il lavoro nel 2014, migliaia di fabbriche e fabbrichette hanno chiuso (basta percorrere le strade dell’ex Giappone d’Italia, la Brianza, per collezionare i cartelli vendesi o affittasi esposti sui capannoni), la tassazione totale sulle imprese ha raggiunto, e superato, il 70%, ogni cittadino lavora oltre l’estate per mantenere lo Stato, ma tutto sembra tacere, nonostante la Lombardia continui a contribuire ogni anno con circa 50 miliardi di euro di residuo fiscale (tasse che vanno a Roma e non tornano più indietro) a mantenere in piedi con le stampelle un Paese fallito. I Lombardi, più degli altri, pagano e tacciono.

Mi martella allora l’interrogativo: ma perché? Abbiamo forse accumulato troppo fieno in cascina nei decenni scorsi (riserve finanziarie e risparmi vari) e ci siamo infiacchiti al punto da reprimere ogni spirito di protesta e di rivolta? Ci siamo forse troppo meridionalizzati nei comportamenti (senza offesa per nessuno) e ora la maggior parte di noi vive, nonostante tutto, attaccato alla tetta statale o comunque pubblica? Siamo spaventati a tal punto dall’ignoto da accettare, abbassando la testa, un noto che è indubbiamente vessatorio, e così stiamo precipitando da una delle dieci aree più ricche del mondo verso la centesima posizione? Confidiamo forse nel potere salvifico di un evento come l’Expo 2015, che beneficerà soprattutto coloro che lo gestiranno? Crediamo forse che passata la nottata (ma quando?), tutto potrà tornare come prima, quando invece è cosa risaputa che le aziende che abbiamo perso non potranno più tornare? Aspettiamo forse che la prossima Befana ci porti la Macroregione, entità indefinita e beffarda?  Siamo imbesuiti da giornali e televisioni che ci fanno credere vero ciò che intimamente sappiamo essere improbabile, cioè la ripresa e il ritorno ai fasti (spesso falsi) del passato o le tasse abbassate? Dove è finito lo spirito indomito e battagliero che applaudimmo e sostenemmo, ad esempio, negli allevatori e nei produttori di latte che nel 1997 bloccarono per una settimana l’aeroporto di Linate con i loro trattori e le loro vacche?

Il tempo, ahimè, non sembra essere passato inutilmente. A vantaggio dello Stato centralista, purtroppo. Assistiamo passivamente al teatrino politico dominato dal dibattito sulla liberalizzazione della cannabis e  sulla legge elettorale, una cosa che non dà da mangiare a nessuno, se non ai diretti interessati, i partiti e la politica di cui tanto sparliamo nel chiacchierare da bar, salvo poi essere pronti a ridare la nostra fiducia al primo incantatore di serpenti di turno, ben sapendo nell’intimo che il refrain alla fine sarà sempre lo stesso: spennarci! Ma fino a quando? Sino alla fine o a un attimo prima che sia troppo tardi?

Lumbard, paga e tas. E intanto diventi sempre più suddito e marginale…

 

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46 Comments

  1. luigi bandiera says:

    caro GLM,

    ormai ho il disk inceppato come i vecchi 78giri.
    Gran gran gran gran……

    Non solo i lombardi sono marginalmente posti in essere, ma tutti quei signori che credono che la Befana esiste.

    Per alcuni esiste Babbo Natale, per via dei regala che porta loro: milioni e miliardi di grano padano.

    Cosi’ la Befana viene emarginara e Babbo Natale posto al CENTRO..!

    Menenio parlava di stomaco (i magnoni) e di mani (i peones).

    Il popolo lumbard poi di lumbard che ha?

    Sono minoranza i lumbard quindi fanno poco o niente perche’ forse ormai rassegnati.

    E’ forse meglio rivolgersi ai lumbardcinesi per avere la maggioranza..?

    Beh, dai, ci sono quelli arrivati prima di loro che almeno sono un po’ visipallidi…

    Tuttavia, per me e’ che stanno diventando tutti komunisti. E a loro piace l’una e indivisibile… basti pensare che hanno votato un paisa’ come sindaco.

    Ma si, tra KST e l’immigrazione o forse meglio invasione, non c’e’ piu’ identita’ se non nel minestrone multi kax.

    Non si sa piu’ ker kax si ha in tel posto data la quantita’ del multi…

    Si, insomma, non si sa piu’ chi e’ il nemico e nell’ignoranza non si muovono. Anzi. Non ci si muove.

    sontinua

  2. Nazione Sannita says:

    L’Indipendenza della Padania? tranquilli ci sara’…ma la faranno gli immigrati islamici col ventre delle loro donne e con l’ISLAM. Il futuro non appartiene ai leghisti sfigati tipo Oneto & co. ma a chi fa i figlii…

  3. arcadico says:

    Stimatissimo Direttore le sue domande sono le nostre domande. In particolare chi tra noi ha messo su famiglia e ha dei figli a cui tentare di dare un futuro, qualsiasi futuro che vada oltre la mera sussistenza.

    Anche oggi un ragazzo, un povero cristo, nella ricca, ricchissima Lombardia (definizione data dai parassitati del resto del paese sui vari media nazionali) si è tolto la vita per la disperazione di non riuscire a trovare lavoro. Non conosco il caso per cui non mi permetto di sollevare critiche a quel sistema scolastico che per quanto vissuto definisco inutile fabbrica di futuri disoccupati e stipendificio per lavoratori diversamente ‘nullafacenti’ potrebbe benissimo essere tutt’altro ma comunque va ad ingrossare la numerica di chi trova una soluzione negativa ai propri problemi. La risposta alla domanda che si è posto e ci ha posto
    su cosa debba ancora succedere prima che noi lombardi ci ‘svegliamo’ sta proprio in questi gesti di disperazione che da episodici si stanno moltiplicando (non lo auspico affatto ma evidenza vuole che si stà andando in quella direzione)! Quando anche molti genitori non riusciranno più a mettere qualcosa nel piatto ai propri figli credo che allora e solo allora i lombardi reagiranno e reagiranno male!!

    La bomba sociale è innescata da tempo!
    Stà a noi, a tutte le persone di buon senso disinnescarla prima che sia troppo tardi! Personalmente ho anch’io il dubbio che già lo sia!

    Come? Continuando a nuotare controcorrente e contro quel pensiero unico, a cui tutti sembrano si siano adeguati. Lavorando sulla rimozione di quei freni inibitori che ancora ci tengono ancorati alla coltivazione silente del nostro piccolo orticello, alla nostra atavica ritrosità nell’occuparci della politica (a parte il momento della cabina elettorale) considerandola troppo sporca, troppo inquinante, troppo scomoda per doversene fare carico direttamente e preferendo assecondarne silenti o al massimo mugugnanti l’andazzo attuale! Lamentarsene senza diventare portatori sani del cambiamento ce ne rende complici omertosi e\o silenti collusi.

    P.s. l’utilizzo di un nick-name personalmente serve per allontanare l’idea di protagonismo avendo nella vita reale pagato tutto di tasca propria l’opposizione personale al sistema attuale (leggi multa per mancata congruità agli studi di settore, rigetto ricorso causa di lavoro con condanna al pagamento spese legali alla controparte, a seguito di incravattamento commerciale subito in qualità di venditore, con presenza agli uffici dell’agenzia delle entrate e del magistrato del caratteristico fazzolettino verde (pensa che coglione)!!!

  4. Vercingetorix says:

    Questo è un paese in cui quando la giustizia fa il suo normale corso si grida al “golpe”. E’ successo con Craxi, poi con Berlusconi, ora con Cota.

    Che c’entrano poi i giudici? Le firme false mica le hanno raccolte loro.

  5. luigi says:

    Alla festa dell’unita’ (17 marzo 2011) la maggior partecipazione e’ stata fatta dai cittadini di Milano, Torino e Roma. Questo e’ un dato di fatto.

  6. luigi says:

    vergogna, vergogna, anatema, ma chi credono di essere questi tirolesi che vogliono la secessione?, vogliono ritornarsene sui monti insieme ad Haidi e le capre. Noi che abbiamo portato loro la civilta’, noi lumbard che paghiamo le tasse piu’ alte del pianeta, basta non se ne puo’ piu’, che lagna. Dice bene tontolo che qua non c’e’ piu’ trippa per i gatti vicentini…

  7. egenna says:

    La rovina dell’italia: i cattocomunisti (vedi pd e accoliti), i sindacati e la maggistratura slandrona e che fa politica.

  8. Riccardo Pozzi says:

    Gentile Direttore, la risposta alla sua lacerante domanda è: tutte le cose insieme. Che è anche la risposta alla tiepidità lombarda rispetto alla giusta intraprendenza veneta. Semplicemente il Veneto non ha messo sufficiente fieno in cascina e sente come immorale che lo Stato blocchi la sua legittima corsa al benessere.
    La meridionalizzazione è più nelle menti che nei fatti, anche se dalle prefetture all’ultima casermetta dei carabinieri la predominanza è evidente e pesante.
    Ciò che accomunava tutte le popolazioni del norditalia non era la lingua, non erano le infrastrutture, non era il famoso idem sentire, non erano i soldi. Ma era una sottintesa civicness, quel dannato vizio di non chiedere mai nulla, nemmeno nel bisogno evidente, fare sempre da sé, senza chiaggnere, senza reclamare attenzione e senza affidarsi alla delinquenza. E’ tutto questo che sta scomparendo trascinando con sé tutto il resto. Quando uno Stato arriva a non pagarti e contemporaneamente chederti le tasse per il non pagato, cos’altro dobbiamo vedere prima di buttare tutto all’aria? Nulla. Siamo già al capolinea. Ma non ci saranno rivoluzioni, perché in questo nord ci sono troppi individui che hanno fieno in cascina o parenti nella PA per rovesciare tavoli. Dio ci aiuti.

    • paolo says:

      la meridionalizzazione è nei fatti. Ormai non solo nei posti pubblici, anche nei privati. Alla italcementi a bergamo ci sono una marea di meridionali. Negli ultimi 10 anni sono arrivati al nord altri 700 mila meridionali.

      Il banco non salta perchè i lombardi sono estinti.

  9. maverick1 says:

    Concordo con voi. A differenza dei veneti, dei napoletani e dei sardi (per fare un esempio in casa nostra) che stanno recuperando la loro identità, i lombardi sembrano non averne. Eppure, i lombardi sono stati per molto tempo dominati dai sassoni. Loro sono celti e longobardi (per non dire anglosassoni che forse è troppo). Possibile che si siano italianizzati al 100%?

  10. Maurizio says:

    Aggiungo; perchè l’80% degli abitanti della Lombardia NON ha la consapevolezza di quello che gli sottraggono dalle tasche e il 20% che cerca di spiegarglielo viene guardato come un mentecatto esibizionista. Purtroppo la realtà è questa.

  11. ugo says:

    un commento lo faccio pure io.Per anni ho fatto gazebo in piazza, volantinato nelle cassette,attaccato manifesti , parlato con la gente spiegando dati cifre, insomma le ragioni della Padania della sua gente, dei suoi lavoratori, delle .sue tasse. ma che difficoltà ,molti non capiscono ,altri se ne fregano,altri cambiano idea. Eppure il messaggio è semplice. DIFENDI IL FRUTTO DEL TUO LAVORO,DIFENDI LA TUA GENTE LA TUA CULTURA. EPPURE NON PASSA .Caro Marchi ho pensato molte motivazioni ,ma a questo punto un po’ di scoramento viene .MULA MAI anche se certa gente non se lo meriterebbe,DORMONO IL SONNO DELLA RAGIONE.,E SE NON SI SVEGLIANO RIMARREMO SCHIVI PER SEMPRE.

  12. giorgio.lidonato says:

    Senza un serio movimento indipendentista, capace di parlare a tutti e di essere creduto perchè dice la verità, non si va da nessuna parte.

    • Giuseppe d'Aritmaticea says:

      È quel che stiamo cercando di far capire fin dalla nascita di questo splendido giornale/rivista e che si sta cercando di riassemblare nei fatti, con tanta, tanta fatica. Che la Lombardia sia comunque indietro rispetto al Veneto è un dato oggettivo ed evidente. Anche questo va valutato, come sottolinea Gianluca.

  13. Ma lei direttore che si aspetta dai Lombardi?

    Legga i firmatari dei post sotto il mio, solo 6 su 19 si firmano con nome e cognome.
    Ma se non si ha nemmeno il coraggio di firmare con nome e cognome, che tipo di rivoluzione ci si può aspettare dai lombardi?
    Io da parte mia ci metto la faccia tutti i giorni ma gli altri? Troppo pochi quelli che si espongono.

    • Marcello Virgilio Adriani says:

      “Metterci la faccia” nel senso che tu intendi, caro Federico, credo significhi molto poco: quel che è importante è finalmente e oggettivamente capire – attraverso i commenti e la crescente qualità degli articoli – che la nostra gente stia imparando a usare la testa, dimenticando tutti quegli orrendi slogan dei politicanti leghisti che sono tutt’al più buoni per la propaganda di un supermercato.
      I nostri popoli debbono capire che la riappropriazione della politica da parte dei cittadini, di ciascun cittadino, passa principalmente attraverso l’apprendimento critico dell’insegnamento della Storia, ciò che soltanto consente, secondo me, di approntare un’azione politica veramente utile.
      Lo studio della politica basato sulla conoscenza storiografica, infatti, credo sia molto più efficace rispetto all’approccio scientifico-dialettico che ha conquistato la predominanza intellettuale dal XVIII secolo.
      Serve poi, sempre attraverso i commenti, comprendere se i nostri lettori, in media e in linea generale, effettivamente imparano poco alla volta ad acquisire una sufficiente qualità oratoria, o dialogica, come forse oggi si preferisce dire, che al presente è il mezzo più efficace per trattar di politica in modo libero e veritiero nei riguardi di chiunque, a partire dal primo che s’incontra per strada. Perché molti sono i senza testa, quindi, moltissimi da convincere…
      La Lega questo lavoro, intelligente, colto, difficile e impegnativo, non l’ha mai nemmeno cominciato, onde trent’anni dopo ci troviamo di fronte a masse, sempre decrescenti nel numero, di sloganisti completamente impreparati a parlare e trattare di ciò che dovrebbero saper sostenere a schiocco di dita.
      Invece, come noto, ci troviamo a dover prestare attenzione agli stirofisiocrati e ai servi dei vari scadentissimi cosiddetti “colonnelli” leghisti, ormai nauseanti personaggi antistorici, i quali tutti precludono la possibilità di compiere il salto di qualità culturale e intellettiva necessario per aspirare a indipendenza e autonomia dei nostri popoli: degradateli subito quelli lì, a partire dal Calderolo-Gancia.

    • alb says:

      metterci la faccia è normale per chi vuole fare un’azione in politica come lei, per gli altri sostenere tesi come: “la lombardia colonia d’italia”, “il residuo fiscale”, “l’indipendenza lombarda” equivale automaticamente ad essere screditati, e peggio passare per egoisti o razzisti… o come dice maurizio mentecatti esibizionisti…

      • Alb, io voglio la RIVOLUZIONE che è azione politica.
        Appartengo a Brescia Patria che non ha certo la missione di presentarsi ad elezioni italiane.
        Sono 5 anni che non vado più a votare, e prima non perdevo l’occasione per andare ad esprimere il mio voto “democratico”.
        Il tempo delle carte con le croci senza valore è terminato da parecchio, il REGIME è ora più potente che mai e la sua arma preferita si chiama democrazia elettiva.
        Non caschiamoci più.

        • alb says:

          Grazie della risposta, tutto il rispetto per chi si impegna in prima persona. ma io penso, che chi fa una rivoluzione deve essere consapevole innanzi tutto, che può vincere o perdere. L’azione politica di cui parliamo, non è una battaglia ideale, ma una battaglia per cambiare il sistema di potere attuale con un altro ancora da definire, ma che sia espressione di territori più piccoli. Domanda: forse i lombardi-bresciani sono più popolo dei lombardi, ma i lombardi oggi ne hanno la consapevolezza? Credo ancora di no! ne avranno in futuro? ho dei dubbi che l’individualismo secolare dei lombardi cambi per una nuova rivoluzione. ( non dimentichiamo che le città lombarde e Milano in primis sono state le fautrici della rivoluzione che ha portato all’Italia unita, consegnandosi ai Savoia, quando da secoli non avevano nessuna monarchia…)

  14. ALTEREGO says:

    Padano=leghista
    Leghista=Belsito, Bossi, Trota, Calderoli (si anche Calderoli)
    Lega=Partito ladro come tutti gli altri

    Dopo un disastro di questa portata come si può risollevare l’ideale Padano.

    La responsabilità storica della lega è enorme.

    Il grande prof. Miglio aveva ragione da vendere, federalismo o indipendenza si imporranno per la forza delle cose oltre la lega e l’insipienza dei padani.

  15. Maurizio says:

    Perchè ci manca un condottiero, quello che tira fuori lo spadone e si mette DAVANTI a tutti. Stiamo ancora mediando con ROma e non abbiamo capito che con la mediazione non si porta a casa nulla. Serve lo strappo, fuori dalle regole e dalle leggi che i nostri sfruttatori emettono a profusione. Nessuno si è mai chiesto perchè le cinque brigate alpine son state smantellate?? La risposta è “perchè erano forze armate esclusivamente composte da gente del nord, e comandate da incapaci del resto d’itaglia”. Quelli che sono sulle poltrone il coraggio di rompere non ce l’hanno. Quindi di conseguenza sono solo delle mezze calzette.E’ tutto lì e Roma ci marcia .

  16. Unione Cisalpina says:

    mi kiedo…
    – poikè ho la gamba rotta,
    kè non posso lamentarmi della sciatika da kurare… ke, tra l’altro, m’impedisce di lavorare kon profitto pieno kuando la stessa gamba sarà guarita !? oppure
    – xkè a fronte di minor introiti, in famiglia, posso diskutere dei risparmi da fare sugli alimentari e non sull’abbigliamento … forse ke non sia voce importante e di forte incidenza, anke sociale, sul bilancio famigliare !?

    …. Dove è finito lo spirito indomito e battagliero che applaudimmo e sostenemmo, ad esempio, negli allevatori e nei produttori di latte che nel 1997 bloccarono per una settimana l’aeroporto di Linate con i loro trattori e le loro vacche?sparliamo nel chiacchierare da bar, …

    gli Aldo Bettinelli della situazione (ma anke kome industriale) si sono dileguati, stanno trasaferendosi altrove … e non lo vedo kommentare + nemmeno kuà… in fuga amara proprio dalla lekka nodde ed insipienza generale ke tu stesso amaramente denunci e konstati …

  17. Alb says:

    La stragrande maggioranza dei residenti nella Lombardia, non si sente un popolo. Al massimo si percepisce come gente a livello di provincia. E’ un problema di identità.

    Senza identità, il concetto, astratto, per la maggior parte delle persone, di residuo fiscale se anche raggiungesse il dibattito pubblico, verrebbe affogato nelle infinite polemiche che si agitano quotidianamente nel teatrino della politica.

    Si potrebbe anche osservare che il tentativo della lega di Bossi di costruire un’identità padana a livello popolare, mentre creava un nocciolo duro di militanti, generava per la maggioranza dei cittadini del Norditalia, l’idea padano=leghista.

  18. renzo delgrossi says:

    Caro direttore, quando Bossi diceva ” il nord è un gigante economico ma un nano politico” non sbagliava!. quando mai abbiamo comandato a casa nostra? Per trovare la risposta bisogna andare indietro di qualche centinaia di anni. Sicuramente ha influito poi negativamente sulle nostre terre ed in particolare in Lombardia, l’arrivo in quantità industriale di extracomunitari e di mafiosi mandati al confino, e in tal modo ci siamo adeguati ad usi e costumi non proprio Padani.
    A mio avviso la storia ci aveva offerto una possibilità di vivere in un altro tipo di stato! Con tutto il rispetto per i morti ( tantissimi ) caduti in guerra, se la prima guerra mondiale l’avessimo persa……..
    p.s i milanesi che si ribellarono all’austriaco, scoprirono in un battibaleno che con i cruki si stava meglio che sotto il dominio itagliano.

  19. Mauro Gargaglione says:

    Il Direttore che fa questa domanda ai lombardi, non mi sembra che stia chiedendo un’analisi sociologica o storica su sessant’anni di repubblica italiana.

    Sta semplicemente chiedendo a ME (e a TE) perchè accetto di essere spolpato senza batter ciglio.

    Le risposte devono essere personali (non necessariamente pubblicate o pubblicabili), per esempio.

    – Sono un vigliacco.
    – Alla fin fine ho ancora tanto fieno in cascina.
    – Che palle ‘sti discorsi, pensate positivo.
    – Lo stato vince sempre.
    – Non fare il pirla che poi finisci nei guai.
    – Riesco a pagare pochissime tasse e faccio la guerra al fisco.
    – Mi sta sulle palle questo Stato ma alla fine mi dà lo stipendio a fine mese.

    Insomma, ognuno si interroghi su di sè e sui propri comportamenti con freddezza e cerchi di non pigliarsi per il culo.

    Mi pare questo il senso dell’aricolo di Marchi, secondo me.

  20. Giuseppe d'Aritmaticea says:

    A mio modo di vedere, quel che dice Gianluca Marchi è sacrosanto: profondamente stupefacente è la paura paralizzante che pervade il popolo lombardo.
    Potrebbe essere che in parte manchi la convinzione del fatto che oggi combattere contro lo Stato nazionale italiano equivalga sostanzialmente a combattere la mafiosità in generale e quella partitica in particolare. E questa potrebbe essere una spiegazione, stante la refrattarietà del nostro popolo al radicamento di prospettive logico-culturali non di immediato impatto economico.
    Oppure, potrebbe anche essere il rovescio, e cioè che il nostro popolo abbia consapevolezza d’aver di fronte un certo aspetto delle cosiddette istituzioni e abbia di esso un terrore davvero folle della sua violenza, peraltro ben sperimentata altrove. Cioè laddove esse hanno dovuto piegarsi a trattativa, per di più in un’epoca non da sfascio e collasso come questa.

  21. lorenzo says:

    Questione di identità, nel senso che in Lombardia anche molti lombardi doc si “sentono” o si considerano italiani (sbagliando ovviamente, ma non ne hanno coscienza) almeno quanto si sentono lombardi (a differenza di veneti, sardi, siciliani, napoletani, toscani che hanno un’identità più sentita oltre naturalmente a scozzesi, catalani, bavaresi, bretoni ed altri in Europa). A questo va aggiunto appunto il fatto che la Lombardia, con Milano in testa, è divenuta per via dell’immigrazione negli anni “etnicamente” molto italiana. Questione di carattere, nel senso che i lombardi non sono poi così diversi dai meridionali per quanto riguarda la mancanza di coraggio e lo spirito di ribellione verso il potere costituito. Cioè a dire che anche i “norditaliani” sono poco o per nulla rivoluzionari come i “suditaliani”, la vera differenza è che i primi hanno l’attitudine a “laurà” tanto, prevalentemente nel settore privato, mentre i secondi sono molto più propensi a farsi mantenere dallo stato e a chiedere “favori” alla politica. Infine una questione economica e demografica, in quanto come dice il direttore c’è ancora molto fieno accumulato nei decenni precedenti per poter dire che siamo davvero alla fame, e inoltre una gran quantità della popolazione è fatta di pensionati e anziani, che difficilmente fanno rivoluzioni ma sono i primi a fare la coda in posta per pagare Imu, Ici, Iuc, Tasi Tric, ciuk ecc..
    Detto questo, credo che non bisogna disperare ma andare avanti con le nostre idee e convinzioni coscienti del fatto che un sistema parassitario e inefficiente come lo stato italiano può andare avanti per molto ma non per sempre, e ricordando la profezia di Miglio sul fatto che “il federalismo si imporrà per forza delle cose, anche se la Lega o chi vi parla non dovessero esserci più..!”. Anche io la penso così, infatti sono convinto che il cambiamento arriverà non per via politica, democratica o rivoluzionaria, ma per collasso economico e implosione su sè stesso del sistema.

  22. Giovanni di Hildesheim says:

    Sono pienamente d’accordo col Direttore: in aggiunta, osservo che ogni popolo ha sue “strane” modalità per reagire, l’una diversa dall’altra, più o meno collettive, blande, pacifiche, violente… Non si sa e non saprei proprio cosa prevedere oggi…

  23. salvo says:

    Con l’indipendenza vi darete la zappa sui piedi…non avete ancora capito cosa è successo e come funziona l’Italia.

    Chiagni e fotti….chiagni e fotti (versione lumbaaaard).

    P.S. Le tasse che si pagano (e si evadono) in Lombardia si pagano (e si evadono) in tutta Italia.

    • Agrouchada-Parikchai says:

      Tutti ladri, nessun ladro. È la base del politically correct della mafia e dei partiti mafiosi. Noi, parlo per me, ma credo anche per Gianluca, Leonardo, Gilberto e tanti altri, vorremmo liberarci dal giogo mafioso, che, se l’Europa non ci aiuterà a spezzare, presto assoggetterà anch’essa.

    • Unione Cisalpina says:

      la tua italia funziona “goveranta da voi ke strozzate noi “…

      la sicilia tua non versa un solo centesimo nelle kasse komuni ma prende a piene mani, kon arroganza rapinatoria legalizzata, in tutti i kampi (finanziario e del pubbliko impiego inkluso), ma non solo
      c’impesta kon il vostro (tuo pure… ke evidenzi nello strafottismo ke mostri) karattere kulturale e sociale di stampo mafioso, ke ci sta devastando …

  24. alberto says:

    una amara ma vera constatazione dello stato delle cose… in un mio commento qualche mese fa dicevo che mi dispiace molto vedere come sta andando a finire la Lombardia, quella che una volta consideravo la Germania d’ italia… e nel mio commento auspicavo anch’ io ad un sussulto da parte dei Lombardi per porre fine a questa situazione. Purtroppo lo Stato ha ucciso la Lombardia fra tasse, burocrazia e immigrazione selvaggia. Forse è anche per questo che la Lombardia non si ribella, perchè i Lombardi non esistono più come popolo.

  25. el noddego says:

    L’incipit della testata di oggi ed i titoli dei vari articoli che seguono, tutti insieme non fanno che confermare il disinteresse, l’ignavia e la codardia di un’alta percentuale di italiani di fronte ai tempi duri e disonesti che stiamo vivendo, Lumbard inclusi. Questo potrebbe spiegare perché da noi non c’è mai stata una rivoluzione. E mai vi sarà.

  26. Luke says:

    La maggior parte delle persone non è neppure a conoscenza di certe cose.. come il residuo fiscale: quando lo spiego, o non mi credono, o si incazzano. Ma ci vorrebbe un megafono ben più efficace del passaparola. Tappezzare le città di manifesti, fare comizi, gazebo, convegni! Il vostro giornale, lunga vita al vostro giornale, ma lo leggono ancora in pochi, bisogna diffonderlo sempre più. Una versione cartacea sarebbe forse utile, so che ora è impossibile, ma chissà…
    Impegnamoci a diffondere la verità, bastano i dati, senza commenti…

    • Deciomerdio says:

      Citazione : Ma ci vorrebbe un megafono ben più efficace del passaparola. Tappezzare le città di manifesti, fare comizi, gazebo, convegni!

      Negli ultimi 20 anni sono cose già fatte dalla Lega Nord, ma se un Popolo è fatto in prevalenza da teste di cazzo si meritano tutto il male possibile

      • Donato del Corno says:

        Il fatto è che teste di cazzo erano anche coloro che hanno fatto per vent’anni quelle cose, facendo finta di essere federalisti (e manco sapevano cosa significasse)…

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