Lucio Battisti: nel dibattito su fascismo e democrazia in realtà il regista è il caos

Lucio Battisti - I Giardini Di Marzodi SERGIO BIANCHINI – “Lucio Battisti era fascista” dichiara un’alunna in classe e il professore le dà quattro in pagella con nota di demerito.

Il padre dell’alunna dichiara: “Sono rimasto sconcertato non tanto per il voto (sottolineatura mia), mia figlia ha tutti 9 e 10, quanto per il metodo. Un’adolescente pone una questione, dà un’opinione, e invece di creare dibattito le si dice di stare zitta?”

E’ chiaro che dovrebbe stare nei poteri dell’insegnante consentire o meno domande, più o meno pertinenti,  circa la lezione o l’attività in corso . E’ chiaro anche che la sua conduzione della classe dipende dal livello di professionalità e da una capacità di gestione generale  che sicuramente sono note al preside ed agli altri insegnanti della scuola. Così come è sicuramente ben noto il carattere e lo stile abituale dell’alunna in questione, sia agli altri docenti che ai compagni di classe.

Pertanto credo che in seconda battuta la questione sarà composta adeguatamente.

Quello che mi preme sottolineare è la caratteristica della “repressione” su cui il dibattito pubblico è stato carente. Un 4  “di materia” ed una”nota sul registro di classe”.

Il solito duromollismo  mi viene da dire, un eccesso di durezza ed insieme di mollezza. Il durismo sta nel fatto che un comportamento inadeguato viene punito con un voto relativo all’apprendimento. Il mollismo sta nel fatto che la nota scritta sul registro di classe notoriamente non ha alcuna conseguenza. E così, di nuovo, la vera gestione della vicenda è affidata al clamore mediatico.

Ma non si evidenzia tanto, a mio parere, una situazione di prepotenza antidemocratica o di insensibilità pedagogica, quanto  un vero e proprio caos mentale che sempre più spesso si accompagna alle relazioni scolastiche e la totale mancanza di chiarezza circa la soluzione dei conflitti.

Dal 1996 il ministero, allora diretto da Luigi Berlinguer,  demandò alle scuole il compito di definire il regolamento di istituto per la disciplina, mandando in pensione il vecchio regolamento di disciplina nazionale  stabilito dallo storico Regio Decreto del 1923.

Il vecchio regolamento  aveva tutti i gradini (non muscolari)della forza repressiva, da quello leggerissimo del richiamo scritto, all’allontanamento dalla classe , alla sospensione fino a 5 giorni data dal Preside, a quella fino a 15 giorni  di pertinenza della giunta, e così  via fino all’espulsione dalla scuola.

In tutta la mia vita, prima di studente e poi di insegnante, non avevo mai visto sospensioni superiori ai 3 giorni.  Non era assolutamente previsto il “voto di castigo” e nemmeno la “bacchettata” che invece è stata in vigore legale fino a 20 anni fa nelle scuole inglesi dove era chiamata canning.

L’utilizzo dei provvedimenti repressivi era quindi totalmente flessibile e determinato dalla sensibilità del preside e degli insegnanti.

La riforma Berlinguer abolì il potere discrezionale del preside circa la sospensione fino a 5 giorni e demandò completamente al Consiglio di classe ed al Consiglio di istituto ogni decisione relativa al regolamento ed alla sua applicazione.

Nella mia scuola le misure fondamentali restarono le stesse, richiamo scritto (la nota) allontanamento dalla lezione, sospensioni   di uno o più giorni. Qualcuno introdusse i lavori riparatori e socialmente utili.

Ma le misure concretamente applicate quali sono state?

Come al solito le fortissime differenze culturali e politiche dei docenti hanno determinato la prassi reale. C’erano e ci sono docenti che si rifiutano di mettere note scritte o di contattare i genitori e cercano una complicità con gli alunni nell’esclusione del potere genitoriale. Ci sono docenti che usano a dismisura note scritte con carattere inflazionistico ed inefficacia alla fine totale.

Ma ci sono abitudini non dichiarate ed incuranti del regolamento come il voto di castigo (che fa media) , il compito di castigo al singolo , il castigo COLLETTIVO come una dose aggiuntiva di compiti  A TUTTA LA CLASSE o l’abolizione della gita programmata, o “lo svergognamento pubblico”. Il castigo collettivo incredibilmente sembra essere il metodo più diffuso.

Nessun regolamento  prevede queste misure  e dato che la moda ideologica  dei media è incline  al perdono, la grande massa degli insegnanti cerca come al solito di sopravvivere nella penombra applicandole “di nascosto”.

Personalmente ho sempre avvallato sia teoricamente che praticamente l’allontanamento dalla classe dell’eventuale disturbatore fino al termine della lezione.  A mio parere, assieme al richiamo scritto  comunicato ai genitori(la nota), sono i due provvedimenti davvero efficaci e semplici, con un impatto sopportabilissimo su qualunque alunno ed allo stesso tempo in grado di proteggere il clima della classe da interferenze insopportabili.

Sembrerebbe semplice ma queste due misure non sono così lineari come  potrebbe pensare una persona non interna alla scuola. I tabù mentali costruiti in decenni di lotta all’autoritarismo hanno paralizzati la capacità di utilizzare quotidianamente procedure semplici, efficaci ed accettabilissime.

L’allontanamento dalla classe fino al termine della lezione  oltre a cozzare con il tabù della correzione “inclusiva” cozza con il vero ostacolo, ammesso in seconda battuta da tutti i responsabili, e cioè che l’alunno allontanato dovrebbe essere affidato ad un adulto. Quale adulto? Potrebbe essere il bidello del corridoio se il preside avesse l’autorità per posizionarvelo. Ma di solito non ce l’ha. Allora dovrebbe essere un insegnante dedicato, a disposizione e questo si potrebbe fare utilizzando almeno nelle ultime ore una parte dei docenti in esubero.

Anche la nota funziona fino a quando la famiglia, almeno  in parte, collabora con la scuola, ma oltre un certo limite, quando si arriva alla cronicità, si rende necessario un lavoro mirato, interno o esterno alla classe, per poche o tante ore al giorno.

La prassi disciplinare di istituto, supportata dal regolamento e dalla dirigenza dovrebbe quindi vedere alcune procedure standard con sviluppi diversificati e personalizzati ed apposite risorse dedicate. Ciò generalmente non avviene e nelle scuole reali,  avvolte sui media dal melenso colore “gioioso” quando non è tragico, il clima delle classi è sempre peggiore, faticoso, stressante, insopportabile per gli alunni e i docenti, ed il nobile millenario  mestiere dell’insegnante sta diventando un mestieraccio.

 

(Per gentile concessione dell’autore, pubblicato anche su ilsussidiario.net)

 

 

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    E Marco Polo era fascista o komunista..??
    .
    E i re di roma, da sempre predona, erano fascisti o komunisti..??
    .
    Per distrarci spunta Battisti… il cantante o il latitante..??
    .
    Poveri noi, dove cadiamo, e pensare che la legittima difesa e’ li in stallo perche’ i komunisti e i fascisti non la vogliono dare al cittadino.
    .
    Ho sentito ieri sera Ermini (mi scuso ma devo fare il nome per forza di cose) dire cose che ho cancellato dalla mia mente subito per non odiare. Beh, si: se si tiene a mente tutto quel che dicono i politici e i politicanti in particolare odi per forza.
    Hanno fatto vedere che in USA c’e’ li’ una signora con 4 5 pistole.
    Poi, a secoda dei casi, citano gli USA come la migliore democrazia esistente ed operativa ma guai adottare le regole di quella democrazia piu’ bella del mondo.
    Uhei, per caso: ci prendono per il kulo..??
    R: SI..!

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