Prestanome e scatole cinesi: un vero business per la Gran Bretagna

di REDAZIONE

“Ho dei soldi depositati in un conto svizzero sui quali non ho pagato le tasse. Ma ora li voglio portar via”. Storie di ‘crisi’, storie di ordinaria fuga dal fisco vorace. Peccato che ad esporre il caso sia un reporter della BBC  ‘travestito’ da riccone in fuga. Dall’altra parte della scrivania siede invece James Turner della Turner Little di York, azienda specializzata nella messa a punto di complesse strutture societarie che garantiscono l’anonimato a chi preferisce restare nell’ombra.

Le famose scatole cinesi, insomma. Un vero e proprio business per il Regno Unito. L’inchiesta, condotta in partnership tra la BBC, il Guardian e l’International Consortium of Investigative Journalists di Washington, è di quelle che fanno discutere. La prima puntata è dedicata all’escamotage dei prestanome. Turner infatti suggerisce al potenziale cliente di trasferire il denaro nei forzieri di una fondazione con sede in Belize ‘scudata’ da amministratori fittizi. Un metodo sicuro visto che l’azienda, si vanta il consulente, ha già creato ben 10mila strutture di questo tipo e il fisco britannico, che pure ha aperto delle indagini a riguardo, “non è arrivato al denaro”. “Le probabilità che ci riesca – taglia corto – sono pari a quelle di vincere la lotteria”.

La rete è d’altra parte sterminata e si estende sul mondo intero. Specie in quei paradisi fiscali che di fatto fanno capo alla Gran Bretagna. Il team di giornalisti ha compilato valanghe di dati e ha ad esempio scoperto che ben 21.554 società sparse tra Irlanda, Isole Vergini Britanniche (BVI), Nuova Zelanda e Regno Unito sono intestate a sole 28 persone. Gente che viene pagata per firmare i documenti, apparire sulle scartoffie, e poco più. Una pratica legale in Gran Bretagna – e, nota il Guardian, perfettamente legittima – che però presta il fianco agli abusi. La 38enne Sarah Petre-Mears, dalla sua villetta nella remota isola caraibica di Nevis, presta ad esempio il suo nome a 1200 società – alle quali però bisogna aggiungere le altre 1000 intestate al compagno Edward Petre-Mears. La coppia è originaria di Sark – un altro paradiso fiscale al centro della Manica – e sembra di capire si sia trasferita quando il governo britannico ha cercato di porre un argine al fenomeno. I prestanome (questo è il succo dell’inchiesta) non agiscono da soli ma fanno parte di un florido business internazionale. I Petre-Mears sono riconducibili alla Offshore Incorporations LTD di John Parker, ex poliziotto del Northamptonshire. “Sarah – ha detto l’imprenditore – ha svolto il ruolo di intestatario per una società che abbiamo incorporato alle British Virgin Islands; per quanto ci riguarda, lo ha fatto in modo legittimo”. Dietro di lei si celano in realtà siti porno, siti di gioco d’azzardo e acquisti di proprietà di lusso in Russia, attività che rendono parecchi soldi.

Il trucco, oltre ad arricchire e i veri proprietari delle complesse scatole cinesi, è un toccasana per l’erario dei paradisi fiscali. Nel corso dell’anno passato le British Virgin Islands hanno incassato 180 milioni di dollari in spese di registrazione di queste società. Ovvero il 60% dell’intero bilancio statale. Il ministro per le Attività Produttive Vince Cable ha dichiarato che “indagherà” sugli abusi scoperti dalle testate e ha assicurato “misure appropriate”.

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One Comment

  1. mauro meneghini says:

    MI5!

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