LOTTA ALLA MAFIA, CAUTELA PRIMA DELL’USO

italy-mafiadi RICCARD POZZI – Una leggenda sul ventennio che trova molti consensi è quella della sconfitta della Mafia. “Durante il periodo fascista le mafie sparirono perché di fronte ad un regime forte anche la criminalità retrocesse”.
Molte persone che nel ventennio vissero ma anche molti contemporanei sono davvero convinti che questa affermazione sia aderente alla storia.

A smentirla ci pensa una storia emblematica come quella del prefetto Mori, già messa in scena dal film “Il prefetto di ferro” di Pasquale Squitieri, dove si descrive il sistema che hanno sempre usato tutti i regimi italiani, dalla monarchia sabauda alla democrazia parlamentare attuale, per mostrare una lotta alle mafie che, nella realtà, è difficile da mettere a fuoco.

Il prefetto Mori, distinguendosi per una lotta alla criminalità organizzata, dura e senza sconti, scoprì presto che la sua intransigenza cozzava con una atteggiamento più negoziale e tollerante delle alte istituzioni dello Stato nei confronti dei potentati locali.
In sostanza Mori venne “promosso” per toglierlo da un posto dove stava facendo troppi danni all’economia locale e alle sue connessioni con la politica.
Niente di diverso dagli accordi di Cavour con il latifondo borbonico e con la riforma agraria promessa per mezzo di Garibaldi e disattesa scientificamente dal nuovo regno d’Italia.

Niente di diverso dalla neo democrazia nata dall’antifascismo più dogmatico e proseguita con i peggiori patti tra Stato e Mafia.
Niente di diverso dalla militare occupazione economica che le cosche calabresi e campane sono riuscite a porre in essere nella parte produttiva del paese, ormai spartita e suddivisa tra le famiglie come da secoli nel mezzogiorno.

Ma la democrazia moderna è più subdola e intelligente. Crea gli eroi, le icone dell’antimafia che proprio l’antimafia ha abbandonato al proprio destino e che il territorio continua a non stimare. (L’albero di Falcone è regolarmente abbattuto e ripiantumato), mette in scena la colossale sceneggiata della lotta tra Stato e Mafie, anche se sono gli stessi magistrati in prima linea come Nicola Gratteri a riconoscere quanto sia sfumato il confine tra potere costituito e potere effettivo.

Ad ogni retata viene aggiornata la lista dei 100 latitanti più pericolosi, ma la lista resta sempre a 100, perché le mafie non hanno problemi a tenere aggiornata la lista e occupati tutti i posti.
Il tempo e l’inevitabile disincanto che l’invecchiare regala, ci avrebbero dovuto già insegnare che, quando interi quartieri abusivi vengono serviti dall’energia elettrica fornita dall’azienda di Stato, significa che il termine “lotta alla mafia” merita qualche cautela prima dell’uso.
Come merita una lunga sospensione di giudizio il tono battagliero e trionfale che tutti gli esecutivi sfoggiano per dimostrare la loro efficacia nello sradicare il crimine organizzato di questo paese.
Giovanni Falcone disse che tutte le cose umane hanno una fine, e anche le mafie finiranno.
Di certo non a breve.

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