Longhin: dal referendum lombardo solo briciole e una autonomia tarocca

di GIUSEPPE LONGHINsant_jordi_barcelona

Da indipendentista, vorrei chiarire, ove ve ne fosse bisogno e senza presunzione alcuna, che in politica i due termini “autonomia” e “indipendenza” indicano concetti profondamente diversi, anzi antitetici. Non voglio scadere nella banalità portando un esempio “dell’accontentarsi” e cosa questo rappresenterebbe per un indipendentista, ma mi preme ricordare che l’eventuale abbandono della Lombardia causerebbe la perdita del 17% del PIL nazionale, che è superiore, per intendersi, a quello di tutto il BeNeLux; il livello di PIL pro capite, oltre i 43.000 €, è ben superiore a quello tedesco che si attesta a poco meno di 38.000 €; la Lombardia sarebbe, potenzialmente, la regione più ricca d’Europa ma è frenata dall’esosità dello stato italiano.

Quanto tempo ancora potrà reggere una situazione del genere? E’ il momento di votare un referendum autonomista che, in caso di ottimo risultato, porterebbe la classe politica a dialogare con il Governo centrale per ottenere briciole di autonomia che non farebbero altro che prolungare l’agonia? L’autodistruzione del Governo centrale è ben dimostrata dalla situazione attuale delle Province: tagli estremi per mantenere gli stessi servizi con il risultato di dover licenziare centinaia di persone, di svendere il proprio patrimonio immobiliare, di non riuscire a mantenere i servizi minimi come ad esempio la polizia provinciale o il riscaldamento nelle scuole. Le briciole di cui sopra ci darebbero l’illusione che tutto funziona, allontanandoci dalla realtà di uno Stato centrale ormai avviato inesorabilmente verso la fine.

L’autonomia darebbe al popolo lombardo, che certo non brilla e non ha brillato, né ora né nella sua storia, per spirito di autodeterminazione o libertà, la scusa per restare a guardare la disgregazione centrale seduti su una sedia con un cuscino invece che senza. Vale ad esempio il rimborso in busta paga, che viene percepito come denaro ricevuto in più, una concessione, non tasse e imposte pagate in anticipo per un importo superiore al dovuto e tra l’altro con il passaggio obbligato e costoso dal CAF. Non si può pensare a nulla di positivo se invece il risultato sarà tiepido. In ogni caso, questa volta il viaggio non è più interessante della destinazione.

Allora lavoriamo per creare una vera coscienza lombarda, critica e determinata, forte e numerosa, e da lì partiamo. Informiamo e “istruiamo” (termine odioso ma in questo caso indispensabile), diamo ai lombardi gli strumenti per crearsi un’idea, spieghiamogli cosa è il sostituto d’imposta e quanto davvero lasciano alle proprie aziende che versano ogni mese, per loro conto, il doppio di quello che si ritrovano in busta. E com’è vero che non abbiamo bisogno di eroi è altrettanto vero che non averne non significa rinunciare alle nostre aspirazioni. Forse noi lombardi non siamo abbastanza forniti dei materiali umani o sovrumani adatti e/o poco esperti sulla nostra storia. E’ giusto ricordare che spesso nelle lotte di indipendenza abbiamo esempi di combattenti di diversa nazionalità che prendono a cuore le sorti di un popolo o di un’altra nazione. Se la “guida” non è tra noi, internazionalizziamoci.

Print Friendly

Recent Posts

Leave a Comment