L’omicidio di Fortuna a Napoli. E quello del Cambonino a Cremona. Neanche fossimo in Africa….

caivanodi STEFANIA PIAZZO – Neanche fossimo in Africa. E’ la prima cosa che ho pensato nell’ascoltare, come tutta Italia, le cronache agghiaccianti sull’orrore di Caivano. Violenze, sevizie, una bimba, Fortuna, gettata giù da un casermone e ora la quasi certezza che già tre anni prima la morte del piccolo Antonio dallo stesso edificio, sia collegato alla stessa follia che cannibalizza la vita in un quadro di atroce omertà, di silenzio, di analfabeta complicità.

Ho pensato all’Africa, alle tribù dove si muore di fame ma dove comunque la povertà non violenta i bambini. A Napoli invece sì. Episodi di pedofilia e di violenze sui minori accadono oramai ovunque, nella chiesa pavida, tra le borghesi famiglie del Nord e del Sud, dove c’è miseria culturale… La brutalità umana non ha geografia. Ma forse la civiltà africana non è omertosa come la nostra.

L’inchiesta è andata avanti in un quadro di “omertosa indifferenza”, ricordano i pm. L’atmosfera qui è irreale, come in tutte le periferie degradate. Lunghi viali, pochissimi negozi, nessun punto di riferimento tranne la parrocchia, scrive l’Ansa…

A scardinare il castello di complicità sono state due bambine. E quel che resta delle microspie che erano state collocate dagli investigatori e poi smantellate facilmente dagli spacciatori.

“Ci sono tantissime persone perbene, straordinarie – commenta il parroco -. Condannate a un destino di disagio perché i problemi di alcuni quartieri sono colpevolmente dimenticati da chi potrebbe alleviarli. Le ferite della povertà continuano a invocare giustizia”. Ma povertà non vuol dire connivenza, avere le pezze al culo non significa tacere.

Tanti anni fa, nel quartiere Cambonino, a Cremona, eravamo alla fine degli anni ’80,  accorsi per prima sulla scena di un efferato delitto. L’ex fidanzato aveva affrontato davanti alla porta di casa il padre e la sua ex con un kalashnikov. Fu una strage. Il padre venne crivellato di colpi, le scale erano una cascata di sangue e bossoli. L’assassino era ancora in fuga e la polizia stava rastrellando i sotterranei del complesso di via Nuvolone. Era il mio quartiere e indagare fu quasi un dovere.

Scoprii che il giovane in realtà spacciava da mesi nella zona delle case popolari,  ma non ci fu nessun allarme sociale. Sentii il parrocco, che ebbe a denunciare il clima di omertà del quartiere. Lo registrati. Lo scrissi. Un altro collega fece altrettanto, denunciando lo stato di abbandono sociale di quel pezzo di Cambonino riempito di casi sociali per demolire le vecchie case popolari del centro. Il ghetto fu trasferito in periferia. Allora si faceva così. Oggi pure.cambonino

La reazione dell’allora Pci fu devastante: assemblea pubblica in quartiere, denuncia della stampa razzista; interpellato in viva voce il parroco, negò davanti a tutti di aver pronunciato la parola omertà. Io mi ero confusa in ultima fila tra i residenti presenti all’infuocata assemblea, in cui il processo venne fatto a chi aveva raccolto i fatti e le testimonianze, ma non al tumore del silenzio, alla metastasi del capro espiatorio. Recuperai l’uscita piano piano, per evitare il linciaggio.

Ora, come allora, l’episodio di Napoli mi ricorda quel primo tragico inizio di carriera dentro la cronaca nera, dentro il negazionismo di un don Abbondio e della gente, che non vede perché la colpa deve ricadere al di fuori del proprio confine. Mentre abita, convive, collabora con l’indifferenza, col male.

Le tribù africane, ne sono certa, hanno molto di più da insegnare.

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6 Commenti

  1. Ric says:

    Primum vivere deinde philosophari .
    Fine anni settanta , a fronte di comportamenti poco ortodossi di taluni “protagonisti” chiedevo quale fosse il loro giorno ed il mese di nascita ; fine anni ottanta il loro luogo di nascita ed il loro cognome ; oggi chiedo perché della loro nascita !?
    Antropologia , organizzazione sociale , delirio di stato , infondo rappresentano i veri equivoci : naturalmente sará una congettura , ciononostante , nella penisola italica oltre il 90% del potere istituzionale , alte cariche e localist sono di matrice rigorosamente sinistra PD+iva . Burocratume parassitario et affini una precisa impronta genetica . Naturalmente non si può dire e vergognoso solo pensarlo , infatti lo scrivo solo . Solo una coincidenza .

  2. luigi bandiera says:

    E non siamo in Africa ma in TERRA DI NESSUNO. Non c’entra proprio Ulisse e magari ci fosse. Del nessuno chi se ne frega..? Ma il perche’ lo si legge nei fatti: L’INVASIONE IN ATTO e chi la vuole e’ al comando.
    E’ al comando anche chi non vuole la LEGITTIMA DIOFESA… che legge mai fara’..?
    In USA e getta, mandano a governare persone mature… la legittima difesa funziona bene…
    In italia, usano i giovani… Beh, i komunisti, sanno vendere la loro merce.
    Quanti giovani, anche nelle fabbriche, sono usati per fare guerre, spionaggio (non potete capirla perche’ non avete vissuto una tale esperienza. Io si) e a “GOVERNARE”.
    Sono molto furbeschi i komunisti o quelli che usano la RELIGIONE del komunismo.
    Mandano avanti giovani e donne… e bambini.
    Lo avete letto nei fatti si o no..?
    Solo l’allegria vien dai giovani e non dai veci da maridar… adagio antico ma saggio e soprattutto vero anche oggi super tecnologizzati.
    Non bisogna confondere il sapere tecnologico o professionale dal sapere politico.
    Molti, purtroppo per noi, perche’ laureati piu’ volte, credono di poter strafare in politica e chiacchierano e chiacchierano sui microfoni a loro presentati dimostrando che parlano di aria fritta.
    Dicono delle IGNORANTATE da far arrossire gli ignoranti e analfabeti.
    Beh, logico il perche’: se quelli la’ sono cosi’ noi come siamo presi..?? E arrossiscono dalla vergogna. I laureati no. Anzi. Si vantano.
    Thi is the man…

  3. luigi bandiera says:

    Che stristezza…
    Io credo che ci abbiano fatto crescere (si fa per dire) troppo in fretta.
    Siamo stati snaturalizzati.
    Beh, ci hanno passati da veneti a taliani di colpo… e cosi’ col resto…
    Dalle mie parti (trevigiano) era un onore essere uomini di parola e fare i galantuomeni.
    Oggi, forse e’ cambiato qualcosa anche perche’ non ci si conosce piu’ nemmeno tra vecchi paesani.
    Il mio paese aveva dai 6 agli 8 mila cittadini…
    Oggi ne ha 21.000 e piu’.
    Quando esco mi sento straniero in casa mia…
    Quando vado in chiesa (quelle poche volte) mi giro attorno e non vedo persone che conosco… e li’ capisco il male che ho subito con il dopo guerra…
    Anche il modo di parlare e’ cambiato: parlano ai bambini in un italiano strano… ne talian ne veneto. Sara’ un dialetto di stato..?
    E parlano forte da farsi sentire bene e quindi giudicare nel come parlano “bene” in taliano.
    Cosi’ certi fatti sono inevitabili… li genera la sottocultura taliana.
    Cosa volete… e’ andata cosi’ con questo stato e status al tricolore… non ne usciremo.

  4. Adriano says:

    Signora Piazzo, si è dimenticata di scrivere l’origine di quel l’ex fidanzato. Non credo proprio fosse lombardo.

  5. Padano says:

    Questi delitti sono impressionanti, certo, ma a me impressionano di più le morti di Uva, Aldrovandi, Cucchi…

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