Lombardo Veneto, il modello di welfare state che l’Italia si sogna

lombardo veneto

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Un interessante estratto riguardante alcuni dati e considerazioni generali sulle strutture e i servizi santirari e nel campo dell’istruzione, quasi come un “welfare” ante-litteram, che lo stato austriaco aveva predisposto nel Regno Lombardo, con un focus particolare sulla Lombardia:
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L’istituzione delle condotte mediche, chirurgiche ed ostetriche sparse in tutte le province per portare soccorso gratuito alla miseria umana che si insidia tanto nelle città quanto nelle campagne è una pia e filantropica istituzione del governo della Casa d’Austria, sconosciuta finora in tutta Europa.

Nel 1847 i medici e chirurghi esercenti nella Lombardia erano 2360 (1 ogni 1000 abitanti) di cui 1160 (1 ogni 2000 abitanti circa) sono a carico dell’Erario e prestano soccorso gratuito in tutte le province. Allo stesso modo, delle 1790 levatrici (ostetriche) presenti in Lombardia, 1123 prestano servizio gratuito incaricate dallo stato. Quest’opera pia, unica in tutto il mondo, si estende dalla città all’ultimo paese alpino delle province lombarde.

In queste provincie non si lamentano le scuole insalubri, l’incapacità dei maestri addetti all’educazione primaria, come avviene ogni giorno di leggere nelle Gazzette di Francia.

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Nel “Prospetto dell’istruzione primaria in Francia”, diretto nel 1846 al Ministro dell’Istruzione pubblica viene denunciata l’opposizione sistematica allo sviluppo dell’educazione popolare. Le lezioni, viene riportato, si tengono per lo più in stalle dove si respira aria infetta. Nella stessa opera si legge che i sindaci quando vogliono dare ai precettori un contrassegno d’amicizia li fanno mangiare nella loro cucina. In un altro passaggio si legge che i precettori nei comuni sono destinati a una vita da mendicanti poiché vanno di casa in casa raccogliendo ora patate, pane vecchio, e avanzi di cucina come salario.
È naturale che, con un simile trattamento, l’istruzione primaria resterà in mano a zotici ed ignoranti.

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Tutto ciò tanto più ci sorprende perché fra noi nessuno è ammesso alla pubblica o privata istruzione, se non ha subito un esame, se non ha percorso lo studio della Metodica, altrove sconosciuta, per apprendere l’arte dell’insegnamento. Il governo austriaco ha imposto l’obbligo che tutti i fanciulli e le fanciulle dai 6 ai 12 anni debbano frequentare le scuole elementari, e nella campagna, le famiglie, che non mandano il figlio sono multate di mezza lira al mese.

Nel 1840 il Re Carlo Alberto di Sardegna mandò in Lombardia degli ecclesiastici a studiare il sistema per l’istruzione pubblica per introdurlo nei suoi Stati, ma nulla fu intrapreso di soddisfacente. Uno de più illustri italiani, il Conte Serristori, nella sua Statistica dell’Italia dichiara di dover assumere ad esempio il sistema educativo del Regno Lombardo Veneto.
Pochi Stati d’Europa possono vantare tanti istituti d’istruzione pubblica e popolare, il principale aumento avvenne dopo il 1814. Il Conte Balbo nel suo “Dizionario delle Universe Scienze politiche” e il Gioberti nel suo “Primato morale” affermano che per “l’educazione del popolo poco hanno fatto i dominatori francesi; i luoghi di beneficenza hanno immensamente sofferto, le università trascurate, essi non si curavano della cultura intellettuale del paese”.

Se simili esami e confronti fossero istituiti e ripetuti con imparzialità, esperienza e sistematicamente pubblicati, quanti disinganni avverrebbero nelle menti dei meno informati che si lasciano traviare affascinati da fallaci speranze di miglioramenti e di utopie.
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Tratto da: Le Provincie Italiane della Monarchia Austriaca, Ambrogio Gaspari, Milano (1850)

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