In Padania, c’è terrona e terrona…

di MANIO CURIO DENTATOnord-sud1

La cosa che più mi sconvolge degli scandali che stanno investendo Palazzo Lombardia non è più nemmeno che ci siano avvisi di garanzia e che la magistratura sia al lavoro, come è giusto che sia. Sconvolge che tra Anielli, Ciritto, Cirilli, Bottino, Ciccino, Piccirullo e beneventano-calabresi vari (manco uno che si chiami Brambilla), ci sia ancora qualcuno che ha il coraggio di difendere tutto ciecamente, come capita di leggere nei post su Facebook nelle bacheche dei vari sottufficiali. «Adesso che stavamo per realizzare la macroregione – se ne ricordano ancora! -, ecco intervenire a orologeria la magistratura». «Puntuale, dopo la vittoria alle elezioni europee – ma hanno preso un voto di milioni in meno -, ecco intervenire la magistratura. A parte le frasi fatte, il pecoronismo (o pecorinismo?) dilaga, in difesa di capi e capetti, che, come LUI BUON’ANIMA, han sempre ragione! Hanno la memoria corta e non si ricordano che quando fu espulsa Rosi Mauro, forse non c’era ancora nemmeno un avviso di garanzia, e il più gentile complimento che ella si sentì ripetere al tavolo ovale di via Bellerio fu “terrona”.

C’è terrona e terrona, evidentemente, in linea con la memoria, che, in quanto facoltà umana, va di pari passo con l’intelligenza. Corta l’una, cortissima anche l’altra. Succede, quando si pensa di fare politica senza pensare con la propria testa. Quando, poi, qualcuno, scrive che la sua compagna è stata assunta perché è brava, è subito una selva di “mi piace”. Sui post leghisti ovviamente. Cento, duecento “mi piace”, contro i ventimila “che schifo” sui post cinque stellati … Cerchi magici e corti padane, con i soliti cortigiani, peraltro, pronti a sbausciare il Capo, dimentichi, anche qui la memoria è corta, che questo, l’Italia, non è il paese che premia (e assume) i più bravi. I Padani così, si meritano questa Italia, che ignora le riforme, quelle vere, che riguardano il lavoro, l’economia, i diritti civili, e spacciano per rivoluzione il senato dei non eletti. Intanto, di autonomia o anche solo di federalismo, neanche l’ombra. Sarà anche per questo che Milano è conciata così, e non solo per Pisapia. Un lettore di questo giornale ci ha scritto che se continuiamo a dileggiare questa Lega, ci meriteremo Pisapia in regione. Tipico ragionamento, o raglio, paralegaiolo: dopo di me il diluvio … Ci siamo meritati Pisapia, perché chi ha governato prima, ha governato male. Manca il coraggio di dirlo? Manca il coraggio di guardare avanti? Di dire che, se va avanti così, questa povera Lombardia finirà, per disperazione nelle braccia di chiunque sia semplicemente di un partito diverso da quelli che oggi la governano? Ci manca il coraggio di riconoscere che la Roma ladrona ce l’abbiamo in casa noi? Che Roma e Milano sono sempre più simili, anzi, che Milano è ormai saldamente agganciata a Benevento, al Sannio e alla Calabria? Per carità, nulla di “razzista”, anzi. Li hanno assunti perché sono bravi e qui di bravo non c’è nessuno (la deduzione è semplice, ma è troppo difficile per quelli che hanno la memoria e l’intelligenza corta …).

Guardiamoci in faccia, guardiamoci dentro. Non è con i “mi piace”, adulatori, alla cricca che si sta sistemando comodamente sulle cadreghe, che cambieremo qualcosa. Il familismo amorale e certe poltrone sono è lì, uno accanto all’altro. A decidere che rapporto c’è tra loro, sarà la magistratura e noi, come disse poco dopo la celeberrima notte delle scope il nostro attuale presidente, «abbiamo piena fiducia nella magistratura».

 

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Ci meritiamo molto di peggio noi padano alpini.

    Ci meritiamo l’inno del mameluccolo.

    Ci meritiamo i Mari e i Monti.

    Ci meritiamo i terroni.

    A tirare il carretto siamo molto forti, ma pensare di parcheggiarlo dopo averlo adoperato, kax, chiamiamo i terroni.

    Loro si si fanno rispettare e sanno come parcheggiare il carro.

    Eppoi parlano bene e querelano meglio. Cosi’, tanto per stare in testa o alla testa dei tira carretti.

    La memoria e’ sempre stata corta quando non e’ omissiva.

    Basta seguire la rai storia per capire che la storia diventa beoria. Un succo di verdure… o un fascio di ogni erba.

    E ti raccontano la storia d’italia… per dire che l’italia l’e’ sempre esistita come lo sono gli italiani ora chiamato popolo italiano, mentre prima era popolo romano.
    Del POPOLO PADANO ALPINO guai parlarne. Di quello VENETO POI..?? (l’altra sera in rai 1 prendevano per il culo una signora di Treviso per il suo -nostro- accento).

    La memoria dei presunti italiani e’ veramente corta e piuttosto falsa.

    Ebbene, quando avremmo la VERITA’?

    Tutti noi abbiamo la verita’ ma che pero’ si scontra con la verita’ degli altri: degli ognuno di noi.

    E cosi’ spuntano le querele e le baruffe: le guerre nei piani molto piu’ alti.

    Oggi poi, societa’ in FALLIMENTO su tutti i fronti, bisognerebbe far intervenire Diogene per cercarla e forse mai trovarla.

    Chiudo con una mia:
    la verita’ e’ nei fatti.
    Impariamo a leggerli per non soccombere.
    Non per avere ragione,
    ma solo per NON SOCCOMBERE..!

    Visti gli andazzi:

    SOCCOMBEREMO..!

    Amen

  2. Rosi Mauro says:

    Cosa dire se non ricordare che purtroppo son stati persi i migliori anni della nostra vita, inseguendo un sogno che si è trasformato in un incubo. Memoria corta e tante bugie, ma si sa le bugie hanno le gambe corte…. Complimenti e buon lavoro

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