Lombardia, scandalo rimborsi, le prime condanne. Milano è peggio di Roma

simboli_partiti_rimborsidi GIULIO ARRIGHINI

La politica è sputtanata. Possiamo dire che Milano sia come Roma, nello scandalo della rimborsopoli lombarda, ma non è corretto. E’ peggio di Roma, perché alla base c’è un tradimento epocale. Ridare fiducia è un’operazione quasi impossibile. Basta poco, basta uno schizzo, un sospetto, un errore, e tutto diventa fango. Se poi la sfangata è proverbiale, figuriamoci! Partiamo da un dato di cronaca. La magistratura contabile batte cassa e inizia a chiedere ad alcuni consiglieri regionali lombardi di restituire quanto, secondo il calcolo della Corte dei Conti, non quadra con le spese propriamente legate al mandato dei politici. Per le spese giudicate improprie e ingiustificate, la Corte ha  emesso sentenza di condanna verso l’ex capogruppo leghista in Regione Stefano Galli, 56 anni, mentre va avanti in parallelo l’iter delle contestazioni che la Procura di Milano muove a 65 tra consiglieri e assessori eletti nel 2009.  Galli, lecchese, è stato condannato a risarcire circa 22mila euro spesi dal consigliere pavese Angelo Ciocca, 30 anni, lui pure condannato dai giudici contabili.

Per la Corte infatti Galli è anche  responsabile delle spese di ciascuno dei consiglieri del gruppo, essendo  tenuti, per legge, a presentare le proprie rendicontazioni, salvo poi essere rimborsati dopo una verifica. Secondo le procure (sia quella ordinaria che quella contabile) non sempre avrebbe risposto ai criteri di rigore.

Tutti uguali da Nord a Sud

Non sappiamo in che tempi la procura si pronuncerà sugli altri casi, ma sappiamo che il male è uniformemente diffuso, da Nord a Sud e non c’è partito che tenga. Dalla Lega delle scope al Pd del rottamatore a Forza Italia. Le Regioni, che dovevano essere il primo passo verso il federalismo e l’autonomia, sono diventate centri di spesa e di spreco. Ma non mi interessa il Lazio o la Calabria, o la Sicilia. Non è lì che noi viviamo e non è lì che dovremmo pagare le tasse. Io penso alla Lombardia, al Piemonte, al Veneto. Che speranza di vita hanno le aspettative dei cittadini? In Piemonte zero. In Lombardia prossime allo zero. Va bene proiettare sul Pirellone i numeri del residuo fiscale, di quanto i lombardi sono in credito sulle tasse rispetto a Roma, ma che farsene se la politica gira attorno al niente,  al grigiore più totale, alla rassegnazione e al basso profilo dopo le porcherie di Expo?

Forse il Veneto…

Forse l’unico orizzonte possibile dove qualcosa ancora si muove, è il Veneto. Ma anche lì c’è silenzio totale sul referendum la cui raccolta fondi è non si sa a quale livello. Arriveranno ai 14 milioni necessari e se no, chi ce li metterà per non incorrere poi nel rischio di vedersi impugnata dalla Corte dei conti una spesa per una consultazione già impugnata dal Governo?

Nel frattempo il fronte indipendentista continua ad essere attraversato da vecchi rancori, da personalismi e da illuminazioni dello spirito santo per alcuni. Quel che manca è il coraggio di restare fedeli a se stessi, indipendentisti davvero. Credere che le calate dei barbari nel centrosud siano portatrici di nuove linfe per il Nord, è o da babbioni o da falsi disinteressati.

Forse l’ultimo treno è sperare nell’implosione del sistema. Perché questo è un Paese da radere al suolo. Fino a quando la gente non sarà davvero col sedere per terra, a toccare con mano il fallimento fino ad oggi mascherato dal governo e dall’opposizione che gli regge il moccolo spartendosi i voti del mal di pancia, non ci saranno abbastanza spinte per vedere che l’unica via di salvezza è essere indipendenti da Roma e da Milano come Roma.

 

 

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