Lombardia, riserva elettorale o riserva indiana?

di GIULIO ARRIGHINI E ROBERTO BERNARDELLIindiani

Solitamente quando si vive in un’area che al centro della Mitteleuropa ha il Pil più veloce e la capacità di resilienza, di reattività alla crisi, più alta del Paese, in politica al tavolo delle contrattazioni si dovrebbe pesare di più. Invece fino ad ora la Lombardia si tiene sul gobbone il suo carico residuo fiscale, e lavora in silenzio.

Tempo fa, tra il serio e il faceto, avevamo provocato l’ex Cavaliere dicendogli: dica qualcosa di indipendentista, dica qualcosa alla gente del Nord. Invece, che sta accadendo? Si apprende, da bene informate fonti di stampa, che al vertice dell’altro giorno tra Berlusconi e Salvini, sarebbe stata proposta una joint venture del tipo: noi al Sud, perché “Noi con Salvini” non sfonda, e la Lega al Nord, con i suoi uomini capolista alle prossime elezioni. Un doppio binario che ci ricorda quello che nel 1994 portò alla vittoria del forzaleghismo.

Bene, ammettiamo si tratti di questo, e cioè di un catenaccio per mandare a casa Renzi, giocando sui tavoli dove si è certi di vincere di più. Per arrivare dove? Ad oggi la Lega è saldamente alleata al centrodestra. Partiamo da casa nostra, dal Pirellone. Maroni ha conservato l’alleanza con Berlusconi, ha stretto accordi con il nuovo corso di Cl in Regione. Non dimentichiamo che, prima dello strappo, diede il proprio viatico al progetto del tricolore di Flavio Tosi, “perché il centrodestra trovi più consenso anche in Sicilia come al Nord”.  Più o meno quello di cui si è discusso ad Arcore l’altra sera.

Poi la Lega mandò un saggio al Quirinale, per scrivere le riforme. Infine, sulla scuola lombarda il silenzio più totale davanti all’imbarazzante concorso sui presidi somari. Il Nord sembra essere diventato un collegio elettorale e un parcheggio di dirigenti asini che  non sanno scrivere in italiano. Per non parlare di Expo e delle imbarazzanti intercettazioni.

 

A questo punto ci si interroga sul futuro della Lombardia. Roma l’ha trasformata in riserva indiana e gli indiani che sono rimasti trattano per contare qualcosa di più. Non è così che si arriva alla liberazione fiscale né a guadagnare un pezzo di autodeterminazione. Salvini, se ha coraggio, e dice di averne, metta sul tavolo degli alleati la questione dell’indipendenza di casa nostra. Vuole governare. Bene, lo faccia, glielo auguriamo. Su quale muro vuole usare per prima la ruspa? Sullo Stato ladro o su uno slogan elettorale?

Segretario e Presidente Indipendenza Lombarda

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