Lombardia: regge solo con l’export extra Ue. Che ci sta a fare in Italia?

di CHRIS WILTON

Interessanti, davvero interessanti i dati che un collega della filiale milanese mi ha girato ieri. Si tratta delle cifre contenute nel rapporto di Bankitalia, sulla base di stime Prometeia, riguardo la situazione economica della Lombardia. Faccio un rapido sunto del quadro generale.

Anche se la crisi è stata meno accentuata rispetto al resto del Paese, nemmeno la Lombardia si è salvata dalla recessione ma vi è un unico, valido stimolo alla crescita cui appigliarsi: l’export. Stando al rapporto lo scorso anno il Pil della Lombardia è diminuito a prezzi costanti del 2%, portando a oltre 3,5 punti la perdita in termini di prodotto interno lordo dal 2008. E la prima parte del 2013 non sta mostrando segnali di ripresa. La crisi nella regione, che da sola vale un quinto dell’economia nazionale, colpisce maggiormente industria e costruzioni, mentre i servizi hanno recuperato i livelli pre-crisi. Nell’industria è infatti proseguito il calo di attività iniziato nella seconda parte del 2011: lo scorso anno il valore aggiunto dell’industria è diminuito del 2,7% a prezzi costanti. E anche nei primi tre mesi dell’anno in corso la produzione industriale è scesa del 2,4%. Se confrontata con il picco pre-crisi, raggiunto nell’ultimo trimestre 2007, la produzione industriale in Lombardia è scesa complessivamente del 13,9%. All’economia lombarda è mancato anche il traino del settore dell’edilizia residenziale: le compravendite si sono dimezzate rispetto al 2006 ma i prezzi sono scesi solo del 5,7%. In più, in Lombardia in tutti i settori è significativamente aumentato il numero di imprese uscite dal mercato per cessazione di attività: le procedure fallimentari aperte nel 2012 sono state circa 2.800, il 6,1% in più rispetto al 2011. Dal 2008 i fallimenti sono cresciuti quasi del 90%.

L’unico stimolo alla crescita, come vi dicevo, è venuto dalle esportazioni, che hanno continuato a espandersi, pur debolmente, spinte da quelle verso le destinazioni extra-Ue, che si portano ben al 47% del totale. Nel 2012 le esportazioni lombarde di beni hanno registrato un aumento del 3,7% (+10,8% nel 2011), con le vendite nei Paesi esterni all’Unione cresciute del 10,1%, trainate da Usa e Svizzera. Ho cercato allora di capirne di più, di trovare qualche altro numero e qualche altra conferma. Ad esempio le tre province che pesano di più sulle esportazioni totali: Milano (35,6%), Brescia (12,4%) e Bergamo (12,2%). Lo confermano i dati dell’indagine «L’internazionalizzazione delle imprese lombarde», promossa da Confindustria Lombardia e presentata a metà aprile scorso. Per la maggior parte delle aziende lombarde la crescita delle esportazioni nel 2012 ha rappresentato l’unico vero toccasana a garanzia della loro sopravvivenza, stando alle cifre emerse dalla ricerca, condotta su un campione di 4mila imprese di cui mille attive sui mercati esteri. Una conferma della supremazia lombarda in ambito export: se nel 2011 la percentuale lombarda rappresentava il 39,9%, con un fatturato nazionale di 104 miliardi di euro, il 2012 si è chiuso con il 41,2%, toccando i 108 miliardi. E ancora la conferma che il futuro dell’export lombardo è extra-Ue: cambiano, infatti, le destinazioni delle aziende lombarde per i prossimi anni in termini di esportazioni, visto che nel triennio 2013-2015 concentreranno i loro sforzi per crescere soprattutto nel mercato russo, in Brasile, oltre a Cina e India. E, come avete visto, già Usa e Svizzera sono top-buyer dei vostri beni. Ed è un trend chiaro, perché scomponendo i dati e le percentuali nei rapporti con i mercati esteri come ha fatto l’Istat recentemente, si capisce che la Lombardia non solo ha poco a che fare con l’Italia ma addirittura con l’Ue, insomma ha vocazione globale verso Paesi che crescono, dinamici e con forte propensione al libero mercato. Vediamoli un po’. Nel primo trimestre 2013, Lombardia (-4,4%), Emilia Romagna (-6,6%) e Piemonte (-5,4%) sono le regioni che hanno contribuito maggiormente alla diminuzione delle vendite verso i paesi Ue, mentre tutte e tre queste regioni hanno mostrato – come già detto – sensibili incrementi delle vendite nei mercati extra Ue. Ma anche le esportazioni di Puglia (-22,6%), Sicilia (-18,2%) e Liguria (-18,3%) verso l’area comunitaria sono in sensibile diminuzione. Per Marche (+13,4%), Lazio (+3,5%) e Valle d’Aosta (+3,0%) si rileva, invece, un aumento delle vendite verso i paesi Ue.

Per quanto concerne le vendite sui mercati extra Ue, le regioni per le quali si rilevano le maggiori diminuzioni nel primo trimestre del 2013 sono (in ordine di contributo alla diminuzione delle esportazioni nazionali verso quest’area): Sicilia (-5,2%), Puglia (-7,2%), Campania (-3,6%), Friuli-Venezia Giulia (-4,2%) e Sardegna (-3,9%), mentre si rileva appunto un significativo aumento per Lombardia (+4,2%), Piemonte (+12,4%) ed Emilia Romagna (+7,5%). Più nel dettaglio l’Istat rileva come nel primo trimestre 2013 i principali contributi alla diminuzione delle esportazioni nazionali sono dovuti alle vendite della Lombardia in Germania (-5,6%), della Sardegna in Spagna (-47,6%) e della Toscana in Svizzera e Francia (rispettivamente -16,5% e -16,3%). Risultano in forte diminuzione anche le vendite del Lazio in Germania e Francia (rispettivamente -17,9% e -18,4%) e della Sardegna in Turchia (-89,6%). In notevole aumento risultano, invece, le vendite del Lazio in Belgio e Giappone (rispettivamente +282,9% e +124,9%) della Liguria verso i paesi Opec (+146,1%), delle Marche verso il Belgio (+84,3%) e della Sardegna verso la Francia (+233%).

Ora, ve lo chiedo sommessamente, con tutto il rispetto e da inglese, quindi non parte in causa: ma cosa ci restate a fare con l’Italia, un Paese che non vi serve, vi drena ricchezza, uccide e vostre imprese di tasse e burocrazia (quando potrebbero essere dei cavalli di razza) e ha interessi strategici divergenti dai vostri, come i dati dell’unico driver di ripresa – l’export, soprattutto extra-Ue – hanno dimostrato chiaramente? Il mercato interno non vi serve paradossalmente e quasi quasi nemmeno quello Ue, tato più che la crisi dell’eurozona è ben lungi dall’essere terminata e ora inizieranno nuovamente i tremori sui debiti sovrani, quindi con lo spread destinato a salire e salire ancora. Se riuscite a espandervi ancora nelle aree forti e ricche del mondo con i vostri prodotti, cari amici lombardi ma non solo, potete farcela da soli e ripartire. Certamente, le Regioni devono darvi una mano e d’ora in poi gettare il sangue in questo comparto, tramutando gli assessorati al Commercio in macchine da guerra e non appendici dei ministeri di Roma. Se aspettate di uscire dalla crisi con l’Italia o con l’Ue, rischiate di fare una brutta fine. Il mercato è un giudice che sa premiare il merito, la politica no.

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16 Comments

  1. Toscano Redini says:

    Al solito in ritardo, ma non posso fare a meno di chiedere perché si perde tanto tempo a rifriggere concetti scontatissimi nord-sud da almeno 70 anni, e non si passa, senza complimenti, all’azione… alla separazione!
    (70 anni: 1943, quando fu imposto un diktat eufemisticamente e dolosamente spacciato per armistizio; era cominciato lo spaccio di menzogne in chiave antifascista; quello in chiave fascista era finito il 25 luglio dello stesso anno.Amen)

  2. Albert Nextein says:

    I lombardi devono capire che solo ed unicamente la cessazione del versamento di tasse potrà cambiare le cose.
    I dati , basati su stime di quel cesso di prometeia, lasciano il tempo che trovano.
    La crisi la vivi sulla pelle, individualmente.
    E se è vero che individualmente si trovano le soluzioni, ecco che la principale è non pagare più tasse, o pagarne la metà motu proprio.
    I lombardi lavorano troppo e ragionano poco.
    Se la fanno sotto.
    Non c’è alcun personaggio che li possa convincere e trainare su comportamenti di protesta del genere.
    Subiranno fino all’inedia.
    Idem per le altre regioni.

  3. emilia2 says:

    A tutti quelli che esaltano la storia della Serenissima Repubblica Veneta: e’ stata una bella storia, ma, dopo la resa alla fine del 700, e data la situazione attuale, dove i Veneti votano in massa per i partiti piu’ statalisti, resta appunto solo un ricordo.

  4. Giacomo Consalez says:

    il fatto che la Lombardia valga un quinto dell’economia italiana non è rassicurante. La popolazione della Lombardia rappresenta un sesto di quella itagliona. Vuol dire che non brilliamo più, soprattutto al cospetto delle altre regioni del nord. Tra l’invasione del nostro territorio da parte di culture peninsulari e d’oltremare, l’acquiescenza, l’opportunismo e l’analfabetismo politico di troppi tra i nostri concittadini, la trasformazione della cultura del lavoro in cultura dell’arraffamento e dell’affiliazione clientelare, una classe dirigente tra le peggiori d’Europa, l’innalzamento dell’età media anagrafica e, soprattutto, la predazione economica e fiscale di cui siamo vittime da parte del letamaio a forma di stivale, noi Lombardi abbiamo imboccato un triste viale del tramonto a senso unico. Complimenti italiani, missione compiuta.

    • Giacomo Consalez says:

      e complimenti ai lombardi per la dabbenaggine.

    • Abruzzese Doc says:

      no no complimenti a voi per aver partorito il connubio malefico berlusconi&bossi degli ultimi 25 anni.

      cmq non hai visto ancora niente…..aspetta che la BCE nel 2014 negherà lo “stampaggio gratuito” della paccata di miliardi di euro necessari a tenere in vita l’ormai moribondo comparto industriale di mezzo nord.
      Son 20 anni che vi reggete con la cassa integrazione e con l’evasione fiscale legalizzata dalle “leggi” pro mafia e pro malaffare fatte dal vostro padrone mafioso lùmbard berlusconi…..
      Il prossimo anno è FINITA la pacchia che vi ha portato ad avere stipendi medi tripli rispetto a quelli del Sud.
      Sud che i vostro politici di lega e pdl hanno depredato per 20 anni, capito? la pacchia è finita bello mio:)
      un bacio:)

      e ricorda 2 cose brutto porco di un nazista leghista secessionista:

      1) se te la passerai male puoi sempre venire a coltivar patate nel mio agriturismo quì in Abruzzo……saresti il benvenuto e impareresti finalmente a produrre qualcosa nella tua inutile vita da parassita mantenuto statale;

      2) evita si sputare sulla Nazione Italia, perchè il fatto di esser stato partorito in qualche angolo dimenticato del nord, non ti da certo il diritto ad arrogarti come “tuo” quell’angolo dimenticato.
      Non c’è niente di tuo, ricordatelo….non c’è niente da “liberare”…..è solo la tua mente malata e inferiore serva di un’altrettanto mente malata come quella dell’autore di questo ennesimo articolo vacca.
      La stessa mente malata e inferiore di quell’altro pseudo giornalista mantenuto di oneto che campa da 30anni grazie ai soldi della lega dalla quale viscidamente ha sempre ricevuto il sussidio per mangiare.
      Senza tale sussidio sarebbero tutti una nullità, morirebbero tutti di fame e di stenti sotto un ponte del po insieme con i loro “articoli” frutto del loro squilibrio mentale.

      • liugi says:

        Il solito meridionale con la bava alla bocca. Quando si parla di secessione o autonomia di qualche regione del Nord non siete capaci di argomentare senza insultare l’interlocutore. Paura di perdere la gallina dalle uova d’oro, vero?

      • elio says:

        povero uomo, sei certamente uscito dal buco sbagliato. nel tuo agriturismo preparano solo fiele, quella stessa he vomiti tu

      • Gianmarco says:

        Il solo termine “brutto porco .. Nazista leghista secessionista” ti qualifica come un povero demente.
        Il sospetto è che il mantenuto sia proprio tu con il tuo agriturismo che vivrá di sussidi regionali e di clienti romani a stipendio statale rubato ai lavoratori padani.
        Ricordati che i tuoi clienti laziali, per lo più vivono di stipendio di stato o di aziende “private” sussidiate o protette dalli stato (alitalia, selex, telecom ecc. Ecc).
        Quindi stai zitto e prega solo che i coglioni di lavoratori del nord continuino a pagare le tasse e tenere in piedi questo stato, grazie alla valuta pregiata che portanoma casa.
        Il giorno in cui sti coglioni si sveglieranno, tu dovrai piantare patate per non morire di fame e difendere il podere col fucile dai tuoi ex clienti cittadini,morti di fame, senza piu stipendio statale perchè verrano in cerca di cibo, loro che non hanno mai prodotto nulla se non carta inutile e prodotti per consumo interno!!

      • Simone says:

        Si vede che sei terrone e comunista.
        Se ti dà così fastidio la situazione del Nord, lasciateci fare l’indipendenza così ognuno si farà i fatti propri, sia noi che voi, avrete solo da guadagnarci !!!! (questo lo vedremo)

      • Mario Rossi says:

        Abbiate pietà per questa povera anima di Abruzzese….la cassa integrazione per chi non lo sa viene pagata dai lavoratori e le aziende che pagano i contributi e quindi ne possono beneficiale nei momenti di magra. Però non c’è peggior sordo di colui che non vuol sentire e quindi è inutile replicare alle sue farneticazioni. UNA SOLA PROPOSTA !!!! Lasciateci liberi di governarci da soli e godetevi l’opportunità di dimostrare cosa sapete fare con la vostra “cultura” senza cassa per il mezzogiorno,con l’ausilio dei prodotti di COSA VOSTRA, Mafia, sacra corona unita, Andrangheta.

  5. Adriano Giuliano says:

    Egregio signor Wilton, e noi veneti che ci stiamo a fare in afritalia, quando negli ultimi decenni abbiamo avuto un residuo fiscale di qualche centinaia di miliardi di euro?
    La nostra cultura poi, è simile ai popoli del sud della penisola, come quella tedesca è simile a quella africana.
    Oltre che mantenere parte del sud, siamo invasi da dirigenti meridionali che portano la loro cultura burocratica che disturba non poco la nostra vita sociale di veneti.
    E quando ci lamentiamo siamo accusati di razzismo.
    Ora aspettiamo che i consiglieri regionali del Veneto approvino il referendum per l’indipendenza, affinchè i veneti possano diventare indipendenti e liberi di esprimersi come vogliono a casa loro,e non più subire l’arroganza di dirigenti pubblici provenienti da regioni culturalmente troppo diverse.
    La nostra Serenissima Repubblica ebbe oltre 1000 anni di storia, troppo grande e prosperosa per essere dimenticata in poco più di due secoli.
    Ora aspettiamo il 27 di questo mese per vedere se il partito democratico è veramente democratico oppure no.

    • gianluca says:

      Wilton non vi voleva certo escludere dal discorso, ma voi in qualche modo siete avviati sulla strada del referendu,. A lui da Londra sembra invece che i lombardi siano più tiepidi al riguardo.
      glm

      • giorad says:

        Esatto, Gian Luca.

        Non ci sentiamo, noi lombardi, in competizione fratricida col Veneto. Anzi speriamo, confidiamo, che col loro referendum possano fare da apripista per noi.

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