LA LOMBARDIA? PER LA ‘NDRANGHETA E’ LA SECONDA CALABRIA

di REDAZIONE

In libreria da oggi “C’era una volta la Lombardia. Storie di un mandamento di ‘ndrangheta fatto di corruzione e politica spregiudicata”. Un romanzo, vero come un’inchiesta, che svela i retroscena della “malapianta” al Nord.

C’era una volta la Lombardia  è un lavoro di inchiesta nella forma di una docu-fiction che mostra come la ‘ndrangheta sia arrivata a conquistare la regione motore economico del paese. Svela fatti realmente accaduti – non traggano in inganno gli artifici della narrazione e i nomi di fantasia: qui si svela  come è potuto succedere che gli uomini delle ‘ndrine si siano infiltrati nell’imprenditoria, nella politica e nell’ amministrazione pubblica lombarda. Da criminali sanguinari negli anni ’80, oggi  gli ‘ndranghetisti si sono affermati al Nord come professionisti, imprenditori, procacciatori di voti, aspiranti alla carriera politica. Tutti lo sanno ma leggere questa storia aiuta:  è come assistere, passo dopo passo, a una scalata un tempo impossibile e oggi in essere.

La Lombardia, oggi, è considerata dagli ‘ndranghetisti, la seconda Calabria: una “mamma” minore,  al cui seno è necessario abbeverarsi per fare i soldi veri e riciclare – in tutta sicurezza – quelli accumulati nel tempo.  La Lombardia da decenni è oramai un mandamento…

Nel libro centrale è la figura di Michele, “il dottore”, manager di un’importante azienda pubblica, i cui affari personali e i cui incontri raccontano molto dei metodi con i quali questa organizzazione criminale è solita agire. C’era una volta la Lombardia (Alpine Studio Editore, pp.256) racconta di come la “malapianta” sia riuscita ad infiltrarsi nella ditta Negri, un’azienda pulita di costruzioni, per farla diventare insana come i rifiuti tossici ora  scaricati nelle cave dalle sue maestranze. Vediamo le famiglie che si sono sistemate con le loro ‘ndrine nell’hinterland di Milano, nel varesotto, nel comasco, nel lecchese e i luoghi, “l’imbosco”, dove i compari sono soliti ritrovarsi. Nel romanzo di Fabio Abati non è tutto nero: c’è spazio anche per i prefetti retti e funzionari che fanno del loro meglio per combattere questo “mandamento fatto di corruzione e politica spregiudicata”. Una lettura per capire e non mettere la testa sotto la sabbia. Un libro che aiuta a reagire e sviluppare anticorpi morali.

Per informazioni: Comunicazione e Ufficio Stampa – Simona Mirata – 02 99760616 – 349 1915523 – simonamirata@gmail.com – ALPINE STUDIO EDITORE

COPERTINA

 

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2 Comments

  1. silvano says:

    Tutto questo è stato possibile perchè siamo tutt’ora governati da loro. Non c’è Comune, Provincia o Regione che non ci siano degli infiltrati, magari persone inizialmente oneste che poi dopo aver ricevuto varie pressioni…e tutti capiamo quali siano, sono costretti a cedere ed obbedire agli ordini di scuderia. Puah. 🙁

    • Culitto Salvatore says:

      già tutte persone inizialmente oneste che dopo aver vissuto per alcuni anni in lombardia si sono dovuti adeguare agli usi e costumi dei locali…puah

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