Lombardia, le conseguenze giuridiche dell’indipendenza

di ALTRE FONTI

Una domanda frequentemente posta dai cittadini lombardi, nel momento in cui firmano per il referendum proposto da CoLoR44 sull’indipendenza, è: “E dopo?”. Non è facile rispondere, dal momento che il processo che sta avendo atto, in Lombardia e soprattutto in Europa, è inedito, cioè non risponde agli schemi già visti dei processi di autodeterminazione (di cui l’ultimo esempio è stata la secessione del Sud Sudan dal Sudan, nel 2011).

Chiariamo subito gli accadimenti sul piano internazionale: senza entrare nei dettagli tecnici (principio della “tabula rasa” e teoria della successione nei Trattati), i Trattati internazionali sottoscritti e ratificati dallo Stato italiano non produrrebbero alcun effetto nei confronti del nuovo Stato lombardo, che potrebbe decidere se ratificarli a sua volta in totale autonomia. Come mero esempio, la Lombardia dovrebbe chiedere, una volta raggiunta l’indipendenza, l’ammissione all’ONU, essendo essa uno Stato nuovo e diverso dalla Repubblica italiana.

Veniamo piuttosto alla situazione europea. L’Europa, che ha subito negli anni ’90 notevolissimi cambiamenti, tra Balcani e fine dell’URSS, ha poi vissuto gli ultimi 15-20 anni in una generale stabilità geopolitica (con l’unica eccezione del caso Kossovaro), nonostante un crescente fermento politico interno a certi Stati che, in questi ultimi anni, e non solo per causa della crisi economica, sta uscendo allo scoperto con rivendicazioni apertamente indipendentiste (i casi della Catalogna e della Scozia).

Due eventi, tuttavia, pongono gli scenari attuali in modo radicalmente diverso da quello di venti anni fa: l’avvento dell’Unione Europea (con l’allargamento del 2004) e la moneta unica.

Non è quindi insensato chiedersi quali sarebbero le conseguenze dell’indipendenza della Lombardia sulla sua permanenza nell’Unione Europea e nell’Euro.

Innanzitutto va detto che non esiste alcuna pratica europea in proposito: non è mai successo che una porzione di territorio di uno Stato membro UE secedesse, men che meno per quanto riguarda l’Area Euro.

Non esiste alcuna normativa al riguardo, dal momento che i Trattati, già non prevedendo il principio di auto-determinazione, nemmeno prevedono applicazioni pratiche di esso, nel caso di secessione, né in considerazione dell’Unione, né per l’Area Euro. La dottrina giuridica si divide tra chi ritiene che uno Stato, dopo la secessione, permanga Membro UE e chi invece lo giudica fuori dall’Unione.

Per quanti sono attenti a questa tematica, molto sarà dato dalla prassi che si svilupperà nei prossimi anni, con il caso della Scozia e i due casi, più simili, del Veneto e della Catalogna: infatti questi ultimi, a differenza della Scozia (in cui la valuta è la Sterlina britannica), fanno parte di Stati membri anche dell’Area Euro. E dal momento che i Catalani sembrano essere i più vicini all’indipendenza, il loro processo sarà da studiare con la massima attenzione.

La Scozia invece sarà un esempio importante per quanto riguarda la semplice appartenenza all’Unione Europea, tralasciando anche le particolari condizioni con cui il Regno Unito, di cui ora fa parte, accede alla normativa Europea.

Se l’anno prossimo (il 18 settembre) il popolo Scozzese dovesse pronunciarsi per il SÍ al referendum per l’indipendenza, si creerebbe un precedente in tal senso per ogni processo simile in Europa. Anche perché è previsto, secondo gli accordi presi con Londra, un periodo di 2 anni, prima della formale dichiarazione di indipendenza. 2 anni in cui verrebbero negoziati tutti gli aspetti della creazione del nuovo Stato, e quindi anche l’appartenenza all’Unione Europea e addirittura (qualcuno ha ventilato l’ipotesi) la richiesta di adesione all’Area Euro. Già adesso, il dibattito scozzese si è dimostrato molto fecondo, da una parte e dell’altra, come dimostra anche la continua oscillazione dei dati nei sondaggi.

Di certo, se il diritto europeo al riguardo è estremamente carente, altrettanto vago e pilatesco è il comportamento delle alte cariche UE: tra il 2012 e il 2013, Barroso, Presidente della Commissione Europea, con varie risposte a interrogazioni dell’Europarlamentare veneta Bizzotto, da un parte ha affermato il disinteresse della Commissione nei confronti di implementazioni del diritto europeo nel verso dell’auto-determinazione dei popoli (facendo anche temere un aperto contrasto ai processi indipendentisti) e dall’altra ha aperto al diritto internazionale come strada maestra per la risoluzione dei contrasti interni. Per un più preciso resoconto della vicenda, Alex Storti nel suo“La sostenibile leggerezza dei no di Barroso”.

Delle opinioni dei politici europei è dato preoccuparsi fino a un certo punto, dal momento che dove finisce il diritto e le sue “stringenti” (non troppo) regole, si inserisce la politica e i rapporti di forza ad essa inerenti (da cui la vaghezza fin qui esposta, ma anche maggiori margini di manovra). Ed è quello che succederà anche in Europa, con o senza Barroso. Uno scontro frontale tra le istituzioni europee (spalleggiate dagli Stati nazionali) e le popolazioni che esercitano o vogliono esercitare diritti preesistenti, naturali, come l’auto-determinazione non possono che indebolire le une e le altre, senza vincitori.

I processi indipendentisti soffrono naturalmente di un certo grado di incertezza, il che è ovvio nel momento in cui si percorre una via del tutto nuova, rispetto alla consuetudine, come nel nostro caso, dello Stato nazionale. Per il momento possiamo solo comprendere come, una volta che l’indipendenza sia stata raggiunta, ogni politica sarà possibile. Si potranno tagliare le tasse della metà o più, si potranno usare i denari del residuo fiscale lombardo per migliorare i servizi attuali, e via dicendo, a seconda del proprio modo di vedere il mondo. Ciò che conta, si potrà tornare a fare la vera politica (superando le polemiche da bar a cui siamo sottoposti quotidianamente), a occuparsi davvero della res pubblica e a essere finalmente lasciati in pace mentre ci si occupa delle res private.

di Claudio Franco – Tratto da http://www.dirittodivoto.org

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9 Comments

  1. pixel says:

    idee per incrementare la raccolta firme gianfrancesco?

  2. mario says:

    Non faccio sconti all’Italia matrigna, ma non penso che tutto sto surplus ce lo potremmo giocare a Campione d’Italia al casinò.
    In primo luogo in gran parte sparirebbe per un equo (che in questo caso significa negoziato) contributo all’estinzione della nostra fetta di debito pubblico che responsabilmente ci toccherà nella spartizione degli stracci.
    In secondo luogo perché quel surplus non è grasso che cola, ma sono imposte inutilmente estorte alla gente ed alle imprese.
    In terzo luogo bisogna interrompere ignominia dei debiti fuori bilancio. Quei debiti provocati da norme che producono effetti economico finanziari nel tempo futuro ma che non vengono computati con le pratiche contabili nei bilanci correnti.(Non è che vogliamo continuare sto sfrangimento di maroni di non vedere la realtà, fossimo anche l’unica realtà amministrativa al mondo che per ragioni congiunturali di maturità intellettuale, capacità produttiva e consenso se lo potesse permettere).
    In quarto scegliere una moneta propria fin dall’inizio, visto che saremmo cosi bravi e produttivi non avrebbe senso. Si rischia di offrire il fianco alla speculazione mafiosa e criminale assistita dalle banche centrali forestiere al fine di farci pendere di qua o di là nel contesto internazionale. Sono sicuro che una realtà amministrativa che non chiede nulla, onora i debiti presenti e quelli a venire, che non ha mezzi di attacco militare, che ha tasse considerevolmente ridotte, che non applica barriere all’ingresso della merce da ogni angolo della terra su principio stretto di reciprocità, dicevo, sono sicuro che proverebbero a bombardare acquistando la nostra moneta facendola rivalutare fino al punto da costringere le giovani esperienze monetarie a farsi inghiottire in una bagarre monetaria che sarebbe deleteria per chi con le informazioni di prezzo intende corstruire la prosperità propria ed altrui attraverso il sacrificio di un lavoro che verrebbe distrutto dalla manipolazione di segnali tanto rilevanti.

    Sicuramente una realtà che non chiede, ma offre e che risultasse davvero indipendente tanto dal poter provvedere a se attraverso liberi scambi con chiunque, senza predilezione per particolari unioni straccione, con qualche invidioso se la dovrà vedere.

    Io prediligo una moneta sana, senza riserva frazionaria, ma non so quanto si possa mischiare e scecherare tutte le azioni in un caotico tentativo di libertà. So solo che di buone intenzioni è lastricato lo stramaledetto inferno, ma dove siamo ora satana ci farebbe volentieri le ferie.

  3. Gianfrancesco says:

    Ritengo inutile quest’articolo, visto che prima di preoccuparci del dopo sarebbe il caso di preoccuparsi di arrivarci all’indipendenza.

    è vero che si deve essere preparati per le evenienze futrure, ma è altrettanto vero che Color 44 ha un totale di poco superiore alle 5000 firme, le scorse settimana ha raccolto in media una ventina di firme e con questo ritmo ci vorranno circa 5 ANNI per arrivare alle 10.000 firme.

    queste elucubrazioni stile risiko non ci portano lontano se non sono supportate da almeno 100.000 firme, con la media attuale ci vorranno 95 ANNI per arrivarci, o meglio da 500.000 firme e con la media attuale ci vorranno 495 ANNI… poerì a noter!

    • Lombard says:

      Come se bastassero delle firme per secedere tra l’altro hahahaah Per secedere servono uno o più movimenti politici nelle istituzioni che intraprendano un braccio di ferro continuo contro lo stato centrale e in tutti i modi.

      Scendete dalle nuvole.

    • Invece mi sembra utile, per riportare alla realtà quelli che hanno convinzioni troppo astratte dell’indipendenza.
      Inoltre ci sono persone che, correttamente, si pongono anche domande del genere.

      E’ ora di portare su piani giuridici, e non solo politico-ideali, la questione. E farci una bella doccia fredda di concretezza.

      C’è un motivo per cui la gente dice “Non si può fare”; scritti come questo esprimono il tentativo di convincere il lettore del realismo del processo.
      Anzi, servirebbe uno studio puntuale sui benefici economici dell’indipendenza della Lombardia: inflazione, import-export, deficit, crescita prevista…

      Altrimenti possiamo continuare a parlarci di residuo fiscale e di entità fatate, e la gente continuerà a non cagarci.

  4. giorad says:

    Non credo dovremmo preoccuparci tropo dello standing economico-finanziario di una Lombardia “sovrana” (mi si passi il termine) e certamente indipendente.

    Semplicemente, col residuo fiscale di oltre 50 mld annui recuperato alla Lombardia, la madre patria avrebbe de facto un surplus di bilancio annuo equivalente a svariati punti percentuali di (suo)PIL – altro che 3%… Il nuovo stato partirebbe certamente con un rating di AAA come potenziale prestatore sui mercati internazionali. (Vedi al riguardo pronunciamenti sul tema, nel caso Veneto, recentemente fatti da Fitch – ed il Veneto ha un residuo = surplus fiscale di “soli” EUR 20 mld annui.)

    Anch’io preferirei avere la nostra valuta e banca centrale, uscire dall’euro ma rimanere nella Unione Europea (come Danimarca, Svezia, UK ed altri) – per beneficare di liberi scambi. Ciò detto sono convinto che, una volta indipendente, la Lombardia verrebbe corteggiata dall’asse franco-tedesco a che stia nell’euro. Sanno benissimo, costoro, che, con una valuta fluttuante e magari, almeno inizialmente, in deprezzamento, la cara Longobardia farebbe vedere i sorci verdi ad esportatori tedeschi, francesi e quant’altri – sui mercati internazionali.

    Imprenditori e liberisti lombardi, perdio svegliatevi e firmate per http://www.color44.org – ieri!

  5. Sandrone says:

    E dopo? Ottima domanda…chi amministra?

    Peccato che in Lombardia l’ottanta per cento della pubblica amministrazione è composta da meridionali. Chi farà funzionare la macchina burocratica?

    Peccato che nessun lombardo ha voglia di arruolarsi nell’esercito o nella polizia. In tre giorni la mafia si mangerà la Lombardia.

    Prima la mafia la occupa e poi la vende ai cinesi. Fine dell’indipendenza!

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