Lombardia: la protesta dei Comuni contro il patto di stabilità

di GIORGIO CALABRESI

«La rivolta dei Comuni contro il Patto di stabilità è iniziata lo scorso 18 ottobre, con la prima assemblea pubblica d’emergenza organizzata a Borgoforte in provincia di Mantova. Da allora, una dopo l’altra – si legge in un comunicato della Lega lombarda -, sono state più di 250 le città lombarde a mobilitarsi in piazza contro il Patto. Solo nell’ultimo weekend sono state organizzate più di 1000 iniziative che hanno coinvolto fra le altre, tutte le città capoluogo della Lombardia, oltre che moltissimi Comuni di piccole e medie dimensioni. La Lega Nord è stata l’unica forza politica ad aderire senza eccezioni alla campagna, mobilitando tutti i suoi esponenti territoriali». A questi si sono aggiunti altri importanti amministratori lombardi come Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia, che dichiara: «Il patto di stabilità è da formattare. Si tratta di una regola paradossale secondo cui chi meglio amministra, meno può spendere. A Pavia abbiamo 40 milioni accumulati dai risparmi sugli sprechi, ma non possiamo spenderli. Ci ritroviamo con le casse piene, ma senza servizi.» Della stessa opinione anche il primo cittadino di Bergamo Franco Tentorio, che definisce il patto di stabilità «un vincolo pesantissimo e ingiusto. »A Bergamo – prosegue – sono 90 i milioni di euro sequestrati da Roma che dovrebbero invece essere 90 milioni di euro da investire in servizi e opere pubbliche per i cittadini, risorse necessarie per il rilancio dell’economia. Un vero disastro.«

»La protesta – sottolinea il Carroccio – è stata capace di aggregare intorno allo slogan «Rompiamoilpatto» anche esponenti di diverso colore politico, come è accaduto nel caso di Varese. Al gazebo istituzionale promosso dal sindaco Attilio Fontana, presidente di ANCI Lombardia, sono infatti intervenuti gli eletti di tutti i partiti presenti in Consiglio comunale, da Sel al M5S, e persino il segretario provinciale del Partito Democratico. Un caso emblematico, che tuttavia non fa eccezione e dimostra un coinvolgimento trasversale, è quello di Crema dove la protesta è stata guidata da esponenti Lega Nord e Cinque Stelle. Oltre a questi esempi vanno segnalate anche le adesioni dei primi cittadini appartenenti al Partito Democratico dei Comuni di Como, a Lecco e Rho, che non hanno risparmiato critiche al patto di stabilità, definendolo «un meccanismo perverso».«

»Non finisce qui – promette Matteo Salvini, Segretario nazionale della Lega Lombarda, che aggiunge – la protesta di piazza di questi giorni è solo il primo passo di una rivolta che vogliamo portare fino in fondo. Per questa battaglia, se saremo costretti, siamo disposti ad arrivare allo sciopero dei Comuni, alla disobbedienza civile e alle dimissioni di massa.« »Il prossimo appuntamento – prosegue – coinvolgerà tutti i consigli comunali della Lombardia dove, nella prima seduta utile, verrà presentata una mozione in cui si chiederà al Governo di abolire una volta per tutte il Patto di stabilità entro il 31 Dicembre di quest’anno. Se ciò non avverrà, prenderemo atto che le vie della protesta pacifica sono inutili e di conseguenza saremo costretti a imboccarne altre. Una cosa è certa: non ci arrenderemo fino a quanto Roma continuerà a tenere in ostaggio i nostri Comuni virtuosi, con il solo scopo – conclude l’esponente del Carroccio – di poter garantire la copertura del suo debito e di quello accumulato dai comuni canaglia del Sud.«

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7 Comments

  1. giorad says:

    A Salvini e sodali ricordo il ben maggior problema dei EUR 52 mld annui sottratti dalle entrate fiscali lombarde e a quella regione mai restituite.

    Passeranno ad una sorta di sciopero fiscale?

  2. Riccardo Pozzi says:

    Si ne convengo… viene un po’ da sorridere anche a me.

  3. Albert Nextein says:

    Si, una protesta che si risolverà in due o tre scorregge fatte con la bocca.

  4. Riccardo Pozzi says:

    Protesta interessante iniziata a pochi chilometri da dove vivo.
    Spero che catalizzi coscienze indipendenti e concentri le forze di diverse aree dell’indipendentismo oggi divise e litigiose.
    Questo è il corretto modo di far paura a Roma. Mi sa che i referendum non disturbino le notti di Montecitorio.

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