Lombardia indolente, Telangana indiano invece libero

di ROBERTO BERNARDELLI

 

telanganaMentre siamo in balia dei conti del governo, vero e proprio esercizio di cleptomania cattocomunista, e mentre l’idolatria dello Stato si consuma tra inni e toponomastica rigidamente risorgimentale e da grande guerra, omaggiando anche i generali dei massacri, prendiamo atto che parlare di autonomia quasi dà fastidio. L’India un paio di anni fa ha proclamato il suo ventinovesimo Stato, il Telangana. La secessione è stata riconosciuta.

Eppure il Telangana è un’area povera, ma vuole pensare da sé alle cose di casa propria. Ha trafficato mica poco per esercitare il diritto all’autodeterminazione, ci prova almeno almeno dagli anni ’50 tra risse popolari e col parlamento. Alla fine però sono riusciti vincitori, ce l’hanno fatta. Nei patti c’era una capitale condivisa per un po’ con lo Stato dell’Andhra Pradesh: Hyderabad,   importante centro informatico,  capitale dei due Stati. E il premier indiano, con un messaggio su Twitter  ha assicurato che il nuovo Stato “aggiungerà forza al nostro viaggio per lo sviluppo negli anni a venire”.

 

In India l’indipendenza non ha generato scandali, né l’ira dei costituzionalisti. Il povero e identitario Telangana voleva andarsene e non si sono opposti. In Italia chi vuole la libertà è chi paga troppo e lavora senza ritorno.

Aristotele scriveva che l’anima immortale dello Stato è nei suoi tribunali e nelle sue forze armate. E nelle sue tasse.

Lo sa bene la Catalogna che vota per sgomberare la strada dal centralismo di Madrid.

Presidente Indipendenza Lombarda

Print Friendly

Articoli Collegati

Lascia un Commento