Lombardia indipendente, un sogno che può diventare realtà

di MARCO BASSANI*

Nella recente conferenza stampa dedicata alla presentazione del Manifesto in difesa della libertà del Veneto (www.risoluzione44.org), Lodovico Pizzati – segretario di Indipendenza Veneta – ha ricordato i dati di due recenti sondaggi riguardanti la sua terra e il numero di quanti voterebbero per l’indipendenza in caso di referendum. Qualche mese fa circa il 53% dei veneti avrebbe scelto di poter realizzare un Veneto indipendente, mentre oggi la percentuale è salita al 57%.

Non esistono, in merito alla Lombardia, sondaggi analogamente accurati. Sono però persuaso che il dato non si discosterebbe di molto. È vero che in Veneto lo spirito identitario è più forte, ma è ugualmente importante ricordare come lo sfruttamento subito dai lombardi è perfino superiore a quello, già molto alto, che patiscono i veneti. È importante essere consapevoli del consenso che un referendum otterrebbe, perché si tratta di un punto di partenza importante. Ma è solo un punto di partenza.

Il problema da affrontare, infatti, non sta tanto nel persuadere i nostri concittadini dell’opportunità di votare per l’indipendenza una volta che si riuscisse a ottenere tale consultazione, ma invece nel riuscire a costruire consenso intorno all’idea che questo progetto di una Lombardia libera è un progetto politico – difficile, tutto da costruire, che richiede impegno e dedizione – del tutto realistico.

La questione cruciale, per quanti in Lombardia sognano un superamento dello Stato nazionale, è essenzialmente questa: far sì che coloro che oggi in cuor loro sognano di far parte di una comunità politica più piccola e meglio gestita si rendano conto che non si tratta di una chimera, ma di un progetto in sintonia con quanto avviene attorno a noi. Per tale ragione è importante seguire ciò che avviene in Catalogna, in Scozia, nelle Fiandre e anche nel Veneto. Avremo maggiori probabilità di vittoria il giorno in cui il dibattito politico guarderà ai nostri temi non come a qualcosa di stravagante, ma come a una questione ineludibile: che interessa l’Italia ed egualmente la maggior parte degli altri Stati unitari che si sono consolidati durante l’Europa moderna.

Tenere costantemente informati i nostri concittadini di quanto gli altri stati si stanno via via disgregando è importante: e in questo senso il 2014 – con i referendum per l’indipendenza della Scozia e probabilmente anche della Catalogna – è cruciale. Ma non basta. È anche importante che prenda forma un nuovo spirito indipendentista, che sia meglio sintonizzato con le attese e i sentimenti della gente comune, che ogni mattina lascia la propria casa e prende un autobus o un trenino di Trenord per andare al lavoro. Dobbiamo mostrare che per affrontare meglio le difficoltà quotidiane una Lombardia che si gestisce da sé può essere assai utile, perché – ad esempio – non è più che accettabile che questa realtà di 10 milioni di abitanti sia una periferia abbandonata a se stessa. In una società libera non abbiamo un centro e una periferia: non abbiamo una città che comanda e un vasto territorio che deve solo obbedire.

Per questa ragione, abbiamo bisogno di essere determinati nell’obiettivo (dobbiamo ottenere un voto che decreti, a maggioranza, la libertà della Lombardia) e anche assai concreti nel presentare le nostre tesi. Nessuno deve pensare che i lombardi siano migliori dei veneti o dei toscani o dei pugliesi. Nessuno deve pensare che un progetto di libertà debba associarsi a una qualche “primato” più o meno immaginario.

Molto semplicemente, è importante che ognuno possa amministrarsi da sé, che la redistribuzione territoriale abbia fine, che quanto producono i lombardi resti a loro e si abbia una bella concorrenza tra istituzioni indipendenti (Stati, cantoni, città) e per questo obbligate a offrire servizi di qualità senza pretendere troppe tasse. Se sapremo essere seri e responsabili, e quindi se non ripeteremo gli errori compiuti dal bossismo, potremo avere con noi anche spezzoni della classe dirigente lombarda: potremo avere il sostegno, necessario se si vuole portare a termine l’impresa, di larghi settori del mondo dell’impresa, della cultura e delle professioni.

Abbiamo tante ragioni dalla nostra parte e una maggioranza dei lombardi che, se solo fosse interpellata, non esiterebbe a scegliere una Lombardia indipendente. Sta a noi fare le mosse giuste perché quello che è il sogno di quasi tutti possa diventare la battaglia di molti, e in tal modo realizzarsi prima che sia possibile.

* candidato indipendente nella Lista di Fid per il Consiglio regionale della Lombardia (collegio di Milano), appoggiato anche da Unione Padana

 

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43 Comments

  1. capuzzo Sandro says:

    lo sa tutto il mondo che milano e la Lombardia tutta è la regione del lavoro pulito io sono un vivente che vi può dimostrare che a 14 anni lavorano già in regola ovvevo pagavo le trattenute di legge operative nel 1965, ma a 14 anni sei un uomo o un bambino? adesso dopo 42 anni di piena contribuzione mi trovo disabile causa ictus e completamente abbandonato dalla sanità pubblica, nela fase delicata di recupero o meglio il mio attuale cammino o meglio deambulazione me la so pagata io con una fisioterapia a domicilio mi pacerebbe recuperare anche un po di mobilità anche alla mano ma ache quì la risposta è sempre la stessa sono solo problemi tuoi tutto chiaro? ai ai. e devo anche eesre contemnto di esssere italiano? no grazie, non m sento e non voglio esserlo ai ai.

  2. Luca says:

    Io non capisco che obiezioni potete muovere a chi scrive e parla come Bassani, l’ho sentito in radio e ha asfaltato un politico navigato come Maroni, forse amate l’Italia. Io non troppo e lo voto. Poi confesso che voterò Maroni perché l’altro me pias propi no. Ma l’unica speranza oggi è Bassani in Consiglio a rompere le palle …

  3. Druido Lombardo says:

    Complimenti Giacomo. Lombardia indipendente

  4. Miki says:

    Certo che dire “in Lombardia il risultato non si discosterebbe di molto” vuol dire a)non essere Lombardi
    b)fregarsene di quello che dice il territorio e innamorarsi di una tesi accademica propria, senza confrontarsi col popolo bove (a differenza,purtroppo,dei Veneti più attento ai “piccioli” che all’orgoglio di appartenenza).

  5. Gino says:

    Mi permetto di farvi notare che la Lombardia, come il Veneto, è un ente territoriale dello stato italiano.
    Che senso ha prendere come base per la lotta indipendentista le regioni?
    Siamo tutti italiani dell’Alta Italia, accomunati dalla stessa voglia di vivere in uno stato civile, efficiente, ordinato, pulito, che guardi al centro Europa e che non sia trascinato dai meridionali, che invece monopolizzano lo stato italiano, verso il nord Africa.
    La Lega Nord ha fallito, ma l’idea di metterci tutti insieme per liberarci è vincente.

    • Pavarutti says:

      Semplicemente perchè le attuali regioni sono state riconosciute dallo stato italiano e quindi esso non può negarne l’esistenza come di una fantomatica Padania.

      Non complichiamoci le cose.

    • santelli says:

      Gino finalmente! ma dove eri stato fino ad ora? Mancava la tua analisi, siamo piacevolmente sopresi…Grazie. Tutti insieme…mica male

  6. Albert Nextein says:

    Va tutto bene.
    Ma non vedo la mazza che aprirà il varco.
    Col cesello non si va lontano.Col cesello si rifinisce.

    La mazza , per me, è la protesta fiscale organizzata.
    Voti,delibere,determinazioni,prese di posizione,tutto quello che vuole,Professore.
    Ma se i lombardi non iniziano una granitica protesta fiscale, non andremo lontano.
    Io non sono lombardo, ma spero nelle azioni intraprese in lombardia da persone libere che vogliono liberarsi dello stato italiano vessatore.

    • Miki says:

      Concordo ma dovrebbe partire dai sindaci,dal non rispettare il patto di stabilità e soprattutto da non mandare 1 euro allo stato centrale per tot mesi. I borgomastri possono coordinare una rivoluzione del genere e poi pretendere di ottenere l’appoggio della società civile (magari con qualche piccolo ricatto tipo “non ti erogo questo servizio, visto che continui a pagarlo allo stato centrale fattelo erogare direttamente da lui!” A costo di rischiare un commissariamento),ma che il singolo cittadino possa organizzarsi dal basso e ottenere questo è pia illusione.

    • Io says:

      Azzardo: fra un po’ di tempo, dopo le elezioni, quando si sapranno i veri numeri in parlamento, è ipotizzabile una collaborazione con M5S su alcuni temi che sembrano comuni, almeno nei programmi
      dimezzamento nr dei parlamentari, riduzione fisco, incentivi alle imprese piccole e medie, ecc

  7. pigrecosan says:

    e per fortuna che siamo in periodo elettorale post carnevale altrimenti sono solo indipendenti scemenze

  8. Peccato che nessun indipendentista come Bassani sia nella lista di Brescia.

  9. jacopo says:

    La Lombardia e il Veneto indipendenti, o anche soltanto un Norditalia indipendente, quali contraccolpi porterebbe? Esistono ancora dei vantaggi derivanti dalla massa critica di 60 milioni di abitanti.
    Un esempio ne è la Lombardia, che apparentemente ha un ritorno sulle tasse molto più basso di Veneto e Piemonte, ma che a spulciare i numeri si scopre che questo ritorno basso è limitato alla sola area metropolitana milanese, che per le sue funzioni direzionali sull’intero paese produce una ricchezza nominale molto elevata in un’area territoriale e di popolazione contenuti.

    Un altro fattore è la cornice europea. Che non sarà mai una cornice di macroregioni. Come la crisi del 2008 ha dimostrato, gli stati centrali hanno spazzato via in una settimana l’operatività della Commissione Europea, e hanno preso direttamente le redini della Comunità Europea.
    La UE è e rimarrà figlia degli stati centrali, espressione di Parigi e Berlino. Nella cornice europea, le macroregioni saranno espedienti di comodo ma senza forza contrattuale.
    Lombardia e Veneto indipendenti saranno condannati senza una forza finanziaria propria ad essere dominati da Parigi e Berlino. Come fu dopo il 1600, quando Venezia perse la sua forza bancaria, e restò fino al 1860, peraltro. E come tornerà ad essere, inesorabilmente Una regione ordinata ma povera, e terra d’emigrazione. Amen.

    Sull’importanza di uno stato centrale:
    il popolo di questa nazione che con tanto entusiasmo per due volte ha abolito per referendum il ministero dell’Agricoltura, ha lasciato l’Italia scoperta sul fronte europeo, dove i ministeri agricoli di Spagna, Germania e Francia hanno fattto lobby per vent’anni e hanno incassato le quote di maggiori benefici all’agricoltura, lasciando a noi le multe per le quote latte.
    Uno stato centrale popoloso in grado di alzare la voce serve più di tanti piccoli costretti ad elemosinare. Questa è l’Europa. Da sempre.

    Sul presunto trattenimento delle tasse al 66% della Lombardia rispetto al 73% del Veneto e al 78% del Piemonte:
    Le provincie lombarde esclusa Milano nella realtà sono tassate e ricevono dalla mano pubblica come le altre provincie settentrionali. Il problema della Lombardia che vede solo il 66% delle proprie tasse nella verità riguarda solo Milano. Ma a Milano pagano le tasse Unicredit e Banca Intesa, che al loro interno hanno per esempio incamerato la Banca di Roma, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, Cariverona, ecc… Il conto delle tasse su Milano è taroccato per vie delle funzioni direzionali, ne più ne meno come New York negli USA, che si guarda bene però per questo dal richiedere un ritorno di tassazione come il resto della nazione…

    E’ stato verificato che per la Lombardia l’incidenza delle funzioni direzionali di Milano sull’intero paese vale il 24% del Pil, e che se queste si riducessero al solo Norditalia, la Lombardia avrebbe un contraccolpo sulla ricchezza di circa il 18%. Non sono bruscolini, specie in una regione, come tutto il Nordovest, che non fa figli da trent’anni e con un’età media sempre più elevata.

    Sulla capacità di generarsi:
    Il norditalia non fa figli da troppe decine d’anni. La Liguria è già in via d’estinzione, una regione di pensionati. Un’operazione identitaria indipendentista restringerà ulteriormente la possibilità per gli ”stranieri”
    di essere accolti in un’identità regionale. Ma il Norditalia, eccetto il Veneto, ha un bisogno quasi fiosiologico di manodopera esterna, e crescerà.
    Bella gatta da pelare: diventare indipendenti per rischiare di diventare minoranza la generazione seguente…

    Sulla tenuta unitaria del Norditalia:
    Scarsa. Se prendiamo la Transapadania con Piemonte, Veneto, Lombardia e Friuli, la Lombardia pesa demograficamente come tutti gli altri messi insieme. I Veneti non accetterebbero mai, perchè non avrebbero possibilità di veto, neppure alleandosi con i Piemontesi, con cui hanno peraltro poco da spartire, troppo diversi il territorio, l’economia e la mentalità. La Lombardia,e sopratutto Milano, dominerebbe.
    L’unica chance sarebbe una disgregazione della Lombardia per riequilibrare Piemonte e Veneto, con la cessione del Bresciano, Valtellina, parte del Bergamasco e del Cremasco a Venezia, e del Pavese ai Piemontesi, per portare la Lombardia sui 6-7 milioni di abitanti, politicamente gestibile in un’unione transapadana. In pratica, i confini del 1840.

    Su Milano.
    L’unità d’Italia ha fatto la fortuna di tre città: Torino, Milano e Roma. Torino perchè con una mentalità da caserma divenne il terreno fertile per l’industria pesante, ma è durata poco. Roma perchè come capitale dello Stato ha cominciato a gestire una massa finanziaria senza precedenti, e Milano perchè la sua posizione baricentrica nella Padania all’incrocio della T Torino Trieste e Sempione-Bologna-Roma l’ha resa la piazza finanziaria e commerciale naturale del Paese.
    Come è sempre stato peraltro, finantochè si è garantita una continuità territoriale alla penisola italiana. Così era in epoca romana (Milano era la seconda metropoli italiana), così fu in epoca medioevale quando il Sacro Romano Impero garantiva unità sull’Italia centro settentrionale e meridionale. Anche allora Milano raggiunse un apice.
    L’unità della penisola è sempre stata garanzia di espansione per Milano, ma la sua frammentazione è stata invece sempre un freno allo sviluppo.
    Il punto è che nella frammentazione vincono i veneti e i toscani, che sono baricentri regionali naturali, ma perdono sempre i lombardi chiusi dalle Alpi e senza sbocco al mare.
    C’è una ragione se il sentimento identitario resta più forte in Veneto e Toscana.

    Sulla globalizzazione.
    Croce e delizia dei regionalisti. Croce perchè la globalizzazione erode l’identità tradizionale di popolo, delizia perchè erode anche l’identità degli stati centrali e perchè in un mercato globale ipercollegato si ha la sensazione di poter esistere anche come piccole nazioni operose.

    Due brutte notizie, tuttavia: la globablizzazione sta subendo un rallentamento, che avvantaggia però gli stati centrali prima delle regioni. E nella globalizzazione sta comunque vincendo uno stato-continente, la Cina, che è una struttura imperiale a vocazione unitaria molto radicata negli ultimi duemila anni, per contenere la quale l’Occidente senza forze si riorganizzerà sempre più per stati centrali ancora più grandi e non più piccoli, senza contare che al di là del Mediterraneo un’enorme popoli di ventenni resi coscienti del mondo sta muovendo i suoi passi, e non saremo noi vecchietti a fermali a lungo….
    Per i sogni di riconquista delle piccole sovranità una piccola doccia fredda da parte della Storia.

    Sull’Italia.
    Tralasciando la prospettiva suicida dei parlamenti e governi a partire dagli anni ’80, senza strategia economica perchè troppo intento a dividersi le prebende, quest’accozzaglia di Paese, povero di materie prime, povero di terra e povero d’energia, è condannato a produrre per scambiare con i vicini. Ma questo paese è anche una piattaforma continentale verso Asia e Africa, e non è una condizione che cambia o che potremo mai eludere.
    L’esperienza di uno stato disunito è stata possibile in Italia con un mediterraneo bloccato dal 600 d.c. Ma non è più così, il Mediterraneo non è più un mare chiuso dalla metù dell’800, ed è sempre meno chiuso. Non potremo più eludere la cosa.

    • Giacomo says:

      Nessuno stravolge i termini della realtà meglio dei peninsulari. Per rispondere a questo tipo di trito misto, una sola parola d’ordine: Lombardia indipendente.

      • jacopo says:

        Nato a Ferrara, cresciuto e abitante di Milano dall’età di 5 anni. Ho girato abbastanza il mondo, e conosco bene l’Europa, e sì, ho studiato molta Storia.
        Storia che seppellirà le velleità identitarie se restano staccate dalla realtà e dalla verità delle cose.

      • jacopo says:

        Con l’identitarismo questo paese è andato a rotoli. C’è andato con l’identitarismo da ideologia (DC-PCI), occhio che l’identità padana, che pur esiste, resti più ancorata alla realtà dei fatti.
        Parlo da ferrarese trasferito a Milano. Parlo di fatti, parlo del futuro dei fatti.
        Converrebbe a tutti farlo. Una deriva anche dell’unità padana sarebbe catastrofica. Maneggiatela con cura, please

        • Giacomo says:

          io non parlo di identità né di unità padana. Parlo di Lombardia indipendente come si parla di Catalunya indipendente. Lombardo è chi vuole vivere da Lombardo. Invito gli storici del “futuro dei fatti” come te a sospendere il loro giudizio apodittico.

          • jacopo says:

            Accolgo l’invito, non mi interessano i toni estremi, ma temo che anche un’identità lontana dai fatti è un forma di estremismo destinanata a fallire.

            Sulla Catalogna io non saprei se riuscirà nell’operazione. Barcellona ha il vantaggio del mare, che significa sempre libertà di commercio senza passare per il suolo altrui, un vincolo di meno.

            Se resta l’unica a staccarsi, avrà però il problema di restare compressa tra due stati centrali, Madrid e Parigi.
            Parigi boicotterà ovviamente con forza Barcellona, perchè ha una nutrita minoranza catalana interna a cui non permetterà neppure con le armi di aprire le danze dei regionalismi nel sudovest francese. Sono 800 anni che Parigi soffoca le istanze, e non invertirà la marcia per questo.
            Madrid boicotterà ugualmente Barcellona indipendente, per tenere compatto il resto del paese. La Catalogna indipendente deve prepararsi ad un embargo economico significativo da parte dei suoi vicini. Libera ma più povera, ma almeno può commerciare sul mare.

            Esistono due fattori interni tuttavia. Una forte minoranza castigliana a Barcelona, se non quasi la maggiornaza effettiva, nell’unica area metropolitana importante, e il fatto che l’indipendenza non è un cavallo di battaglia soltanto della media borghesia. La Catalogna ha un forte indipendentismo di tradizione marxista ed operaia, che è riemersa anche alle sue ultime elezioni, quando Artur Mas non ha vinto come sperava, ma la sinistra indipendentista sì.

            L’indipendentismo di sinistra da quelle parti è tradizionalmente rivoluzionario, e cresce nei consensi proprio nei periodi di crisi industriale come questo, con un progetto eversivo rispetto alla borghesia industriale. La Catalogna ha già tentato due volte nel secolo scorso la strda dell’autonomia e dell’indipendenza, inizialmente sulla spinta decisiva della borghesia industriale di Barcellona, cui è sempre subentrata una componente rivoluzionaria di sinistra che spinse la borghesia catalana a chiedere la protezione dello stato centrale spagnolo, tale era il rischio sociale. Madrid riportò sempre la pace, ma ad un caro prezzo, quello dell’oblio dell’identità catalana per 50 anni.

            Infine l’economia: la Catalogna ha funzioni direzionali sulla Spagna analoghe alla Lombardia in Italia, in particolare nel suo sistema bancario. La Caixa du Catalunya, Banco Sabadell e la Caixa non sono banche solo catalane, ma con la maggior parte dei loro asset proprietari e della raccolta del risparmio nel resto nella Spagna extracatalana. Non sarei quindi certo della lealtà catalana di banchieri la cui ricchezza è altrove, perchè se seguissero la causa catalana si vedrebbero decimare per esproprio la loro stessa base finanziaria.
            Stessa situazione nei Paesi Baschi, peraltro.
            E da che mondo è mondo, finchè non hai l’apparato finanziario alle spalle, le rivoluzioni hanno sempre avuto le gambe corte.

    • Giacomo says:

      peninsulari isole comprese, naturellement.

    • Pavarutti says:

      Potrebbe citare fonti dei vari dati che ha scritto?

      Non c’è una riga nell’articolo di Bassani in cui si parli di identitarismo quindi non capisco le critiche.

  10. Giacomo says:

    Come già discusso personalmente con Marco, spero che parta un progetto ricvoluzionario, che vada oltre questo turno elettorale, che ribalti la prospettiva indipendentista e che risulti inclusivo di larghi strati della popolazione lombarda che non abbiamo saputo reclutare per nostra colpa. In 4 parole: la fine del padanismo.

    Lombardia indipendente.

  11. Ivan says:

    Come Grillo, vedo che anche voi avete le fette di salame negli occhi!
    Spiegazione: non vi rendete conto che il problema fondamentale di tutti i popoli e di tutte le organizzazioni politiche risiede nella grande truffa del signoraggio bancario (in particolare quello primario ma anche quello secondario).
    Altro problema fondamentale e’ la totale assenza di una vera democrazia diretta (solo la Svizzera ci si avvicina un pochino) in cui tutte le leggi, le spese e gli investimenti per diventare effettivi devono essere approvati dal popolo mediante refendum elettronico (naturalmente senza quorum minimo).
    Ok, ipotizziamo che la Lombardia diventi indipendente (di per se non avrei proprio nulla in contrario, anche se dovrei aggiungere che ci sono regioni come ad es. la Sardegna, che meriterebbero gia da diverso tempo di diventare indipendenti), ma alla fine che cosa cambia se continua a rimanere nell’Euro o se avendo una propria moneta (ad esempio il Tallero), questa continua ad essere di proprieta’ di banche private attraverso il signoraggio bancario? Secondo me proprio un bel niente. Certo, magari alcuni lombardi che vergognano di essere italiani (vergogna alla quale proprio i lombardi hanno contribuito in modo ecclatante con i loro politici corrotti e schiavi dei loro padroni banchieri, massoni, cancellieri tedeschi, ecc.) e avere un loro bel passaporto lombardo all’inizio potrebbe renderli piu’ orgogliosi: ma se non si va al cuore dei problemi, le cose non cambieranno mai, e alla fine i lombardi si vergogneranno di essere lombardi, come un tempo si vergognavano di essere italiani

    • Pablo says:

      Si, Ivan, concordo pienamente col tuo ragionamento e aggiungerei che se l’Europa non fosse diventata quell’oligarchia antidemocratica in mano a banchieri, massoni e Nato, ovvero se invece l’Europa fosse stata una vera istituzione democratica (con una democrazia diretta, come dici tu) e senza signoraggio bancario, allora avrei detto che non avrebbe fatto alcuna differenza se la sovranita’ fosse stata a liv. europeo, a liv. nazionale o a liv. regionale (in questo caso la Lombardia come uno Stato sovrano). Anzi aggiungerei pure che piu’ siamo e piu’ forti siamo, e meno facilmente manipolabili da realta’ esterne come gli USA, la Nato o il governo ombra mondiale. Invece su tutti i vari livelli siamo diventati una vera e propria schifezza: lo schifo piu’ grande c’e’ da dire avviene a liv. di Unione Europea, seguito poi dall’Italia e infine dalla Lombardia. Come dici tu, le vere radici del male stanno essenzialmente nella grande truffa del signoraggio bancario primario e secondario, sulla mancanza di una vera e propria democrazia diretta, sull’essere schiavi degli americani attraverso quella criminale organizzazione chiamata Nato (le cui conseguenze piu’ gravi sono l’irrorazione delle velenosissime scie chimiche che vengono sparse nei nostri cieli da aerei americani/Nato), sull’avere la massoneria infiltrata in tutte le organizzazioni (comunque con una democrazia diretta si toglierebbe a questi criminali ogni tipo di potere) e sul fatto che invenzioni geniali (come la fusione fredda il cui liv. di riproducibilita’ ha raggiunto 2 anni fa il 100% in tutti i laboratori del mondo) vengano boicottate dalle lobby petrollifere.

  12. roberto says:

    mah,io credo che quando persone arrivano ad avere pensieri indipendentisti,o sono esasperati dalla politica o dalla vita,e vivono di protagonismo!la lombardia certo produce ,esporta,guadagna da’ lavoro come nessun’altro in italia,e figuriamoci poi insieme al veneto,sarebbero senz’altro una buona potenza economica europea,ma il problema e’ di chi li governerebbe e di chi li ha governati finora,tutto qui…chi piange del suo mal pianga se stesso!!!vi auguro un futuro indipendente,a voi e al veneto…buona padania a tutti…

  13. Aurelio Galli says:

    Condivido pienamente il commento di Federico. Forza Marco, crediamo in tuo ottimo risultato elettorale.

  14. ERIO says:

    Al momento però, occorre come si diceva una volta “turarsi il naso” e votare ancora una volta LN.(per me sono 24 anni ininterrotti)

    Chissà mai che le previsioni dei bookmakers inglesi non si realizzino: Bersani e il PD ed il fido Errani a Roma

    Maroni vittoria sul filo di lana e nascita del blocco regionale del Nord a cui a breve si spera si aggiunga
    l’emilia romagna al voto regionale dopo la partenza di Errani.

    MEDITATE……MEDITATE…..FRATELLI

  15. Luke says:

    È proprio quessto che è mancato alla Lega: la serietà, la cultura, il coinvolgimento di intellettuali che possano spiegare l’autonomia senza alzare il dito medio (a parte Miglio, subito cacciato via!). Inoltre hanno sempre avuto una vaga venatura razzista, è inutile negarlo. Invece pretendere l’autogoverno non sigbifica credersi migliori degli altri! Questo deve essere ben chiaro. E lo è nel messaggio di Bassani. Bravo.

    • teresita says:

      no ma adesso c’è l’intellettuale Cruciani! Cazzo che colpo! Dpo Stucchi e Salvini adesso Cruciani…per non parlare degli altri che ci sono in Rai!!!! Caro Bassani prego per lei….

  16. Unione Cisalpina says:

    … e si abbia una bella concorrenza tra istituzioni indipendenti
    (Stati, cantoni, città) …

    …Stati, Distretti, Komuni 😀

  17. Federico says:

    La candidatura di un indipendentista come Bassani in un partito come FARE mi pare sia già stata uno “sdoganamento” delle nostre idee. Ora si deve andare avanti lungo questa strada,

    • FrancescoPD says:

      @federico Esatto, e se la lega perdesse (come pare) sarebbe un’accelerazione formidabile per spazzar via i ciarlatani e posizionare nuove idee e uomini seri per la successiva tornata elettorale.
      Che la lega muoia e non se ne parli più !!!!!

    • Crapa de legn says:

      Sdoganamento delle nostre idee ?
      Solo il pensiero di collegare le nostre speranze al successo del partitino di un “balusèt de l’uratòri” come O’ scarrafone mi ferisce il duodeno !

      Meglio soli che con i clown, per di più impostori !

      Bravi pero ! Veramente bravi !

      Economisti di grido !

      Aiutooooooooooo !!!!!!!!

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