Lombardia: ecco la leggina per non raccogliere le firme

di REDAZIONE

Il voto si avvicina e con esso la grana raccolta firme. Non in regione Lombardia, dove è in corso il cosiddetto “spacchettamento”. Vale a dire consiglieri regionali che, in fretta e furia, o quantomeno all’improvviso, a gruppi di tre formano nuovi gruppi autonomi. Il motivo? I maligni pensano al regolamento del Pirellone: chi è già presente in un gruppo nel Consiglio regionale della Lombardia, è esonerato dal raccogliere firme “elettorali”. Ad assicurare questa “scorciatoia” è infatti un comma della nuova legge elettorale lombarda, come spiega il “Corriere della Sera”. Il testo venne approvato il 26 ottobre, giorno in cui fu sciolto il Consiglio regionale. Ecco il paragrafo relativo: “Sono esonerate dalla sottoscrizione degli elettori le liste espressione di forze politiche corrispondenti ai gruppi presenti nel Consiglio regionale della Lombardia”.

Vediamo più nel dettaglio come funziona il meccanismo. E’ sufficiente che anche nell’ultima seduta della legislatura nel parlamentino lombardo sieda un gruppo consiliare, anche in versione “mini” (si richiedono almeno tre persone), perché quel gruppo si possa presentare alle elezioni, evitando il laborioso e faticoso processo della raccolta firme.  Ecco quindi che alcuni di quelli che oggi siedono in Consiglio al Pirellone si sono fatti il loro gruppo autonomo, distaccandosi dal partito ufficiale. Cinque le richieste arrivate all’Ufficio di presidenza della Regione in questo senso. Due domande vengono da consiglieri del Pd, due dalla Lega Nord, una da alcuni transfughi dell’Udc.

I cinque nuovi nati


Da una “costola” del Pdl sono nati “Lombardia popolare” di area formigoniana con Doriano Riparbelli, Angelo Gianmario, e Marcello Raimondi, questi ultimi due indagati per peculato: tutti e tre appoggeranno Gabriele Albertini. Sempre dal Pdl viene “Centrodestra nazionale” che ospita Roberto Alboni, Romano La Russa e Carlo Maccari, tutti ex An.

Transfughi della Lega hanno dato origine a “Tremonti – 3L Lista, Lavoro e Libertà“: ne fanno parte Massimiliano Romeo, Jari Colla e Roberto Pedretti. Altri tre leghisti, Angelo Ciocca, Ugo Parolo, entrambi indagati per i presunti rimborsi illeciti, e il pluriinquisito ex presidente del Consiglio lombardo Davide Boni si sono riuniti nel gruppo “Popolo della Lombardia“. Infine il quinto gruppo, il “Centro popolare lombardo – I moderati“, è stato costituito dagli Udc Enrico Marcora e Valerio Bettoni e dall’Idv Franco Spada, che ha fatto il suo ingresso al Pirellone solo due mesi fa: appoggeranno il candidato di centrosinistra Umberto Ambrosoli.

Nuovi gruppi e la grana delle firme false

I diretti interessati motivano questi fenomeni da “spacchettamento” come “scelte coraggiose nell’interesse dei cittadini”. Ma la sostanza appare ben diversa. I consiglieri a rischio corrono ai ripari in questo modo: per chiunque altro voglia presentarsi alle elezioni si presenta invece l’iter della raccolta firme, da 750 a 2mila in base alla densità degli abitanti.   D’altra parte nel 2010 Formigoni dovette confrontarsi con la vicenda delle 926mila firme false, quelle che gli permisero di presentarsi e di vincere.

E naturalmente tutte queste microscissioni costeranno a noi cittadini. Solo i cinque nuovi gruppi peseranno sulle casse pubbliche per 100mila euro e l’indennità di un capogruppo è più alta rispetto a quella di un consigliere: fino a 1.300 euro in più al mese. Senza contare che per il funzionamento dei gruppi si prevede uno stanziamento: per i tre mesi che mancano per la nuova legislatura si calcolano quindi uscite supplementari per altri 70mila euro.

FONTE RIGINALE: www.tgcom24.it
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2 Comments

  1. Ferruccio says:

    Non solo i pidiellini ……ed i democristianucci

    Vedo che anche i consiglieri regionali legaioli fanno lo SPACCHETTAMENTO,!!!

    Mi raccomando portate gli scontrini di tutti questi PACCHI che state facendo agli elettori lombardi…

    Verranno tutti rimborsati

  2. Vittore Vantini says:

    La spudoratezza non ha mai limite !

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