Lombardia autonoma? No, salsa tartara

di GIULIO ARRIGHINI*

Perdiamo pezzi di Pil come pezzi di grondaia della casa ma la preoccupazione della politica è il perenne scontro televisivo e politico tra Cavaliere e giudici. Sembra una fiction con cui inebetirci per distrarci dall’abisso su cui viviamo. Stai con Silvio o con Ilda? E’ davvero questo il dilemma italico? Non credo. Questa è l’anomalia. I governi si alternano con i grandi decreti, dire, fare, baciare, lettera, sentimento, ma niente che spazzi via le piattole della burocrazia, che smantelli i parassiti della pubblica amministrazione. Si ricicciano tra loro.

C’è più di un passaggio del pensiero di Gianfranco Miglio che può essere utile per risvegliare le coscienze e imporci di fare zapping più sulle strategie che sulle miserie della politica italiana, sulla ripetitività delle sue patologie mediatiche.

“La sopportazione passiva e senza limiti – scriveva il prof. – richiesta per tutelare un inesistente “interesse generale” o “l’ordine sociale”, non è degna di uomini liberi e apre le porte al dilagare inarrestabile di angherie e soprusi. Una società senza produttori diventa asfittica e prima o poi muore. Una società senza parassiti invece vive benissimo e fiorisce”.

Noi oggi abbiamo avuto il piacere di vedere in prima persona “Il regime rappresentativo e la dittatura carismatica”. E’ l’Italia. Ed è il Paese in cui si fanno gli Statuti delle Regioni senza difenderli e farne ragione di una battaglia. Scritti, presi e buttati lì.

Ci interessa di più un processo a Mediaset, il sesso fatto o meno con Ruby o l’articolo 1 dello Statuto, laddove si afferma che la Lombardia è regione autonoma della Repubblica italiana? E in cosa consiste la sua autonomia?

Ci piace di più collocare ex prefetti nei gangli della gestione amministrativa lombarda, sannitizzare la Lombardia  o spiegare ai cittadini come fare per applicare l’articolo 6, ovvero il riconoscimento dell’autodeterminazione del popoli?

Ci coinvolge di più un convegno al Lingotto o, come recita l’articolo 2, immaginare almeno come riconoscere e valorizzare le nostre identità storiche, linguistiche, culturali?

Portiamo a casa più pane se ci preoccupiamo dell’interdizione eventuale dai pubblici uffici di un ex premier o se applichiamo e rispettiamo l’articolo 7 in cui si parla di solidarietà interregionale, a patto che al primo posto per la Lombardia venga “il rispetto essenziale dei bisogni dei propri cittadini” e “compatibilmente con le sue finalità primarie”? Perché un conto è dire prima il Nord, un conto è fare prima il Nord.

Fino ad ora, abbiamo visto, letto e sentito di centinaia di nomine. Ce ne vuole rendere conto qualcuno, indicarci in che modo sono funzionali all’autonomia, ai bisogni dei cittadini, all’autodeterminazione, alla valorizzazione culturale, e pertanto anche ad un progetto scolastico, educativo lombardo?

Scriveva ancora, Miglio: “I popoli liberi e meglio ordinati sono quelli che si permettono ogni tanto di ribellarsi: che non temono di impugnare le decisioni del loro governo, ma che tornano poi ogni volta a rifondare, con più solida persuasione, l’ordinamento in cui vivono”.

Non solo si tratta di ribellarsi ma di non farsi tirare come buoi con l’anello al naso, in attesa che arrivino i tartari. Perché questo ci pare il destino del nostro popolo, in mano ad un esercito di funzionari senza elettori, nominato dai propri apparati, asserragliato dentro ad una fortezza, in cui si sono spartiti ruoli e comandi, per difendere il territorio dal nemico che non arriva mai. E, quando arriva, noi siamo stati portati a morire nelle retrovie, dopo una vita passata a rispettare l’ordine costituito. Con l’aggravante che i generali hanno fatto il deserto anche senza i tartari. E questa è la Lombardia oggi, autonoma in salsa tartara.

*Segretario Indipendenza Lombarda

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3 Comments

  1. Giancarlo says:

    la Lombardia avrebbe potuto fare a meno di produrre il Banana, mica glielo aveva ordinato il dottore! E invece, testarda, l’ha voluto produrre per forza, o magari per una irresistibile spinta antropologica interiore. Sarebbe il caso di dire “Chi è causa del suo mal….”, ma purtroppo questa orrenda tabe la dobbiamo subire tutti, per il fatto che volenti o nolenti abbiamo il passaporto italiano. Se ora, egregio sig. Arrighini, tutta la vita pubblica di un paese che rischia la desertificazione industriale e il futuro delle prossime generazioni è concentrata sul problema “Salvacondotto sì, salvacondotto no”, è perché LUI LO VUOLE, e ha la capacità di ricattare in questo senso tutti gli attori in gioco.

  2. giorad says:

    http://www.color44.org – andate a (far) firmare per il referendum Veneto – style.

  3. Nazione Toscana says:

    Consultazione referendaria per l’autodeterminazione!
    Facciamo esprimere la gente e cominciamo da li’ caro segretario, tutti uniti.
    Se non centriamo l’indipendenza a noi basta anche l’autonomia.
    Tanto, peggio di così….

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